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I fallimenti microeconomici del mercato

Il ruolo delle istituzioni economiche

Il genere dei problemi è come diverse istituzioni economiche (procedure di interazione fra individui sul piano economico; stato e mercato) consentono di meglio soddisfare i principi e gli obiettivi verso i quali dovrebbe tendere la società. Come e in quali condizioni i risultati economici che possono essere conseguiti attraverso l’azione del mercato o dello stato garantiscano il rispetto dei principi di efficienza e di equità.

Efficienza ed equità

Le istituzioni sociali possono essere valutate sulla base del criterio di efficienza e di equità. Adam Smith, convinto assertore delle virtù del mercato concorrenziale. Il concetto della “mano invisibile” esprime la capacità del mercato di garantire che scelte economiche compiute da ognuno in vista del perseguimento di interessi e soddisfazioni personali avessero esiti benefici dal punto di vista dell’intera società (l’uomo mira soltanto al guadagno proprio ed è guidato da una mano invisibile a promuovere un fine che non rappresentava alcuna parte delle sue intenzioni).

Concetti di efficienza

I concetti di efficienza sono molti ma si distinguono:

  • Efficienza allocativa (paretiana);
  • Efficienza X;
  • Efficienza dinamica.

Secondo il criterio paretiano (giudizio di valore; carattere soggettivo su ciò che dovrebbe essere) un insieme di persone migliora la propria soddisfazione passando dalla situazione A a quella B, se alcuni (al limite un solo individuo) stanno meglio in B che in A e nessuno sta peggio in B che in A.

Il criterio paretiano corrisponde a un concetto di efficienza: la possibilità di ottenere più di qualcosa senza dover meno di qualcos’altro con disponibilità date. Dal concetto paretiano può derivarsi quello di ottimo paretiano (efficienza allocativa): una situazione A è ottima in senso paretiano se comunque ci si sposti da essa non è possibile migliorare la soddisfazione di qualcuno senza peggiorare la soddisfazione di almeno un altro membro della collettività.

Ottimo paretiano

L’ottimo paretiano richiede:

  • Efficiente allocazione nel consumo dei beni, quando gli SMS per ogni coppia di beni, fra i vari consumatori, sono uguali;
  • Efficiente allocazione degli inputs produttivi, quando i SMST per ogni coppia di inputs, fra le varie produzioni, sono uguali;
  • Efficienza generale, quando il saggio marginale di sostituzione fra ogni coppia di beni per tutti i soggetti è uguale al saggio marginale di trasformazione (SMT).

Per la produzione è la stessa cosa, al posto di carne e pesce metto lavoro e capitale. Per ogni coppia di inputs tra le varie produzioni viene garantita l’uguaglianza di saggio marginale di sostituzione tecnica. SMST = SMS finisce tutto quando l’economia di produzione è uguale a quella del consumatore.

Efficienza X e dinamica

Efficienza X è la capacità di scegliere i programmi di produzione tecnicamente efficienti: scelte le tecniche produttive efficienti, si tratta di organizzare la produzione in modo da rendere massima la qualità dell’output; richiede specificazione degli obiettivi dell’impresa.

Efficienza dinamica è un concetto meno preciso di quello dell’efficienza paretiana allocativa:

  • Concetto di efficienza adattiva ed è la capacità di apprendimento graduale dei problemi e delle risposte corrette ai problemi stessi (conoscere curva di domanda o abbassare costo di produzione).
  • Capacità innovativa che consiste nella capacità di introdurre innovazioni di processo (riduz. costi) o di prodotto.

Equità

I concetti di equità sono numerosi ma in linea generale una distribuzione del reddito o della ricchezza viene considerata equa se essa assicura uguaglianza delle opportunità o delle posizioni finali per i membri di un collettività.

Primo teorema fondamentale dell'economia del benessere

Sulla base di uno specifico insieme di ipotesi è stata dimostrata la corrispondenza fra equilibrio di mercato di concorrenza perfetta e ottimo paretiano. La corrispondenza rappresenta una precisazione della concezione smithiana della “mano invisibile”. Il primo teorema fondamentale dell’economia del benessere afferma che: in un sistema economico di concorrenza nel quale vi sia un insieme completo di mercati, un equilibrio concorrenziale, se esiste, è un ottimo paretiano.

Il rapporto fra i prezzi di equilibrio di due beni è uguale al SMS e al SMT fra i due beni. Per concorrenza perfetta si intende un regime di mercato caratterizzato, dal lato sia della domanda che dell’offerta da:

  • Omogeneità dei beni;
  • Numerosità degli operatori;
  • Assenza di intese fra essi;
  • Libertà di entrata e uscita dal mercato;
  • Perfetta informazione.

L’omogeneità del prodotto consente di definire con esattezza i mercati, e insieme alle numerosità degli operatori, all’assenza di accordi e alla libertà di entrata e di uscita, assicura che gli operatori stessi nelle loro scelte considerino il prezzo che si forma sul mercato per un dato bene (price-taking).

Esternalità e mercati completi

La completezza dei mercati implica l’assenza di esternalità: questi possono essere definiti come vantaggi o danni prodotti dall’azione di un operatore su un altro operatore per i quali il primo non riceve o paga un compenso al secondo. Le esternalità sono relazioni fra operatori non mediate da un rapporto di scambio e per le quali, non esiste un mercato.

L’equilibrio walrasiano di concorrenza è quella situazione nella quale esiste un vettore di prezzi tale che su tutti i mercati l’eccesso di domanda è nullo. L’esistenza di tale equilibrio è assicurata se le funzioni di utilità hanno le caratteristiche ipotizzate (continuità, non saziabilità delle preferenze) e non sussistono rendimenti crescenti di scala che porterebbero alla riduzione del costo medio e alla riduzione delle imprese (convessità degli insiemi).

Limiti del primo teorema

Il primo teorema fondamentale dell’economia del benessere ha una portata propositiva alquanto limitata, per la difficoltà di soddisfare nelle economie concrete le condizioni che garantiscono l’esistenza di un equilibrio di concorrenza perfetta. Esso può essere interpretato come una precisazione dei limiti della “mano invisibile” costituita dal mercato nella configurazione che esso assume nella realtà concreta (non riuscire ad assicurare una posizione sociale buona nel senso di efficienza ed equità). Dire che una certa posizione del sistema economico è di ottimo paretiano non significa che essa sia buona o auspicabile ma assicura solo “efficienza produttiva” rispetto a una data distribuzione iniziale delle risorse. Una società può trovarsi in una posizione di ottimo paretiano ma essere “disgustosa”.

Allora ci si pone una domanda se si possono raggiungere posizioni di maggiore equità distributiva attraverso i meccanismi di mercato.

Secondo teorema dell'economia del benessere

Il secondo teorema dell’economia del benessere afferma che se sono rispettate alcune condizioni relative alle funzioni di utilità individuali (insiemi di preferenza convessi) e alle funzioni di produzione (insiemi di produzioni convessi), in presenza di mercati completi ogni posizione di ottimo paretiano può essere realizzata come equilibrio concorrenziale, previa un’appropriata ridistribuzione delle risorse (dotazioni iniziali), fra gli individui.

Propone la divisione di compiti tra stato (funzione redistributiva) e mercato (funzione allocativa).

Mercati concorrenziali e realtà dei regimi

Nella realtà dei mercati prevalgono situazioni di concorrenza imperfetta o monopolistica, oligopolio, monopolio. In tutte queste situazioni di mercato viene violata la condizione di uguaglianza fra prezzo e costo marginale, che realizza l’equilibrio delle imprese in concorrenza perfetta e che per il primo teorema dell’economia del benessere assicura l’ottimo paretiano.

Il monopolio può essere di fatto, legale e naturale. Si ha monopolio di fatto quando, per effetto dei processi di crescita interna ed esterna, un’impresa si trova ad essere l’unica offerente di un determinato bene, indipendentemente dall’esistenza di accentuate economie di scala. Il monopolio legale scaturisce da alcune norme che prevedono l’unicità del soggetto offerente di un certo bene. Il monopolio naturale si ha quando esistono accentuate economie di scala in relazione alla dimensione del mercato in questione.

In tutti e tre i casi il monopolista massimizza i profitti se produce la quantità in corrispondenza della quale il costo marginale uguaglia il ricavo marginale. Questo comportamento implica un allontanamento dalla condizione che assicura l’ottimo paretiano (P = CM). La presenza di più imprese in un regime di costi decrescenti darebbe luogo a instabilità. L’esistenza di costi decrescenti porta al “fallimento” del mercato, impedendo di soddisfare le condizioni che assicurano l’ottimo paretiano.

Oligopolio

Il regime di monopolio è meno frequente di quello di oligopolio. L’oligopolio è una situazione comune nella realtà di molte industrie, quelle con forti economie di scala (minerarie, chimiche, ecc.). In oligopolio, invece di rispondere in modo meccanico al prezzo fissato dal mercato, come in concorrenza perfetta, ogni impresa si troverà impegnata in un gioco: esso determinerà il prezzo o la quantità prodotta tenendo conto delle relazioni delle altre imprese alle proprie decisioni e assumerà comportamenti di tipo “strategico”, con la conseguenza che non tutti i possibili equilibri saranno efficienti in senso paretiano o nessuno lo sarà.

L’intervento pubblico può alleviare il fallimento del mercato essenzialmente attraverso forme di regolamentazione o la costituzione di imprese pubbliche.

Economia di scala e mercati contendibili

L’esistenza di economie di scala è la più importante causa di fallimento del mercato ma ci sono risultati analoghi a quelli di concorrenza perfetta anche in situazione di monopolio. Il risultato è vincolato alla contendibilità dei mercati, alla possibilità che nuove imprese entrino liberamente e senza costi sul mercato e ne fuoriescano sempre liberamente e senza costi (mercati contendibili). La tattica del hit and run è resa possibile dalla completa libertà di entrata e uscita. Quindi la contendibilità deriva dall’assenza assoluta di costi di entrata e uscita, mentre nella realtà tali costi esistono (costi di addestramento, progettazione etc.).

L’efficienza che è possibile conseguire nei mercati contendibili è diversa da quella paretiana e consiste semplicemente nel fatto che l’impresa monopolista produce una quantità in corrispondenza della quale il costo di produzione è minimo, tenuto conto del vincolo della domanda complessiva. Solo in un caso questa efficienza corrisponde a quella paretiana, quando la curva di domanda interseca la curva del costo unitario nel punto minimo di questa e in corrispondenza anche del costo marginale.

Omogeneità e legislazione antimonopolista

La molteplicità degli operatori non implica risultati di concorrenza perfetta in presenza di accordi o intese tendenti a limitare la competizione fra gli operatori. Vi è un ulteriore compito dell’ente pubblico, quello di garantire l’assenza di simili accordi, attraverso la legislazione antimonopolista.

L’omogeneità dei prodotti è una condizione che potrebbe non verificarsi, in primo luogo per effetto di politiche aziendali di differenziazione che mirino a creare mercati particolari per i prodotti dell’azienda stessa, ossia mercati tendenzialmente monopolistici. La differenziazione viene esaltata dalla pubblicità. Questa dovrebbe essere frenata dall’intervento dei pubblici, quando non abbia un reale contenuto informativo.

Informazione e segmentazione dei mercati

La perfetta informazione dei prezzi praticati nelle diverse contrattazioni relative allo stesso bene è presupposto della concorrenza perfetta. Alla sua assenza sono imputabili l’esistenza per uno stesso bene di vari sottomercati largamente indipendenti (segmentazione dei mercati) e la possibilità che in alcuni di essi si manifestino eccessi di domanda, laddove in altri sia presente la situazione opposta, senza alcuna tendenza di riequilibrio.

Di un aspetto particolare della incompleta informazione prevale nella realtà dei mercati è quello delle asimmetrie informative.

Mercati completi e esternalità

Il primo teorema dell’economia del benessere postula l’esistenza di mercati completi, ma nella realtà può esservi incompletezza dei mercati in relazione a:

  • Esistenza di esternalità;
  • Esistenza di beni pubblici;
  • Esistenza di asimmetrie informative.

Le esternalità possono essere positive (economie esterne) o negative (diseconomie esterne). Casi tipici di esternalità negative del consumo (esternalità di consumo) sono l’inquinamento acustico o l’inquinamento atmosferico, economie esterne di consumo possono essere, per esempio, la cura del giardino o la cultura.

Nel campo della produzione un effetto esterno negativo è quello dello scarico dei rifiuti (inquinamento industriale), economie esterne possono essere, per esempio, conoscenze tecnologiche diffuse attraverso l’addestramento dei lavoratori, la costruzione di vie di comunicazione (esternalità di produzione).

Effetti delle esternalità

L’effetto che le esternalità provocano sulle condizioni di efficienza paretiana è quello di richiedere che i SMS siano diversi fra i vari individui (est. di consumo) e che i SMST siano diversi per le varie industrie (est. di produzione). Negative SMS > SMT, positive SMS < rapporto fra i prezzi e il SMT.

Le esternalità sono causa di divergenza fra costi privati e costi sociali, ovvero fra prodotto marginale privato e prodotto marginale sociale. In presenza di economie esterne il costo marginale privato è maggiore di quello sociale. Le diseconomie esterne comportano che il costo marginale privato sia minore di quello sociale. Le industrie che causano esternalità negative producono più di quanto sia socialmente ottimale, mentre quelle da cui si originano economie esterne producono meno di quanto non sarebbe socialmente auspicabile.

Intervento pubblico e esternalità

L’intervento pubblico può rimuovere la divergenza fra costo privato e sociale, rendendo interno il costo o il vantaggio procurato dall’operatore al resto della collettività. Si può far ricorso a imposte pigouviane a carico dei creatori di diseconomie esterne; o introduzione di una regolamentazione che ne vieti la creazione.

L’esternalità è l’inesistenza di un corrispettivo a fronte del vantaggio o del danno procurati da un operatore ad altri e ciò configura proprio l’assenza di un mercato. Ciò è dovuto a:

  • Inesistenza di diritti di proprietà individuali su alcuni beni che risultano di proprietà comune (sfruttamento beni);
  • Esistenza di attività di produzione o consumo congiunto: nel momento in cui un operatore compie un’attività di produzione o di consumo, egli determina il sorgere di un bene per altri operatori (inquinamento).

Esternalità e il teorema di Coase

Le esternalità e il teorema di Coase: l’esistenza di un danno o di un vantaggio non pagati e l’identità dei soggetti che li procurano dipendono da come vengono assegnati i diritti di proprietà. Secondo Coase il problema da risolvere è la scelta delle istituzioni e dei criteri di assegnazione dei diritti di proprietà. Coase enuncia queste due proposizioni:

  • Se sono soddisfatte le condizioni (assegnazione diritti di proprietà e assenza costi di transazione), gli operatori interessati dall’esistenza di esternalità possono raggiungere accordi mutuamente vantaggiosi senza intervento del governo; se la posizione che massimizza la ricchezza sociale è unica, gli operatori raggiungeranno quella posizione. Occorre la presenza di un’autorità esterna agli operatori che assicuri l’esecuzione dei contratti e l’esistenza di una merce trasferibile che agisca da numerario del tipo moneta.
  • In presenza di costi di transazione la possibilità di raggiungere la posizione più efficiente attraverso il mercato può dipendere dall’assegnazione dei diritti di proprietà (la posizione più efficiente non è unica). La possibilità di raggiungere l’allocazione delle risorse più efficiente per la società è condizionata dall’assegnazione dei diritti di proprietà. Pertanto nell’attribuzione del diritto di proprietà lo stato dovrebbe considerare gli aspetti di efficienza ed equità e non privilegiare un solo aspetto.

Costi di transizione e asimmetria informativa

In alcuni casi i costi di transazione possono essere talmente alti da non permettere l’esistenza del mercato, tali costi sono riconducibili a costi necessari all’organizzazione e al funzionamento del mercato. I costi di transazione interessano sia i mercati a pronti (il bene è scambiato contro il prezzo nel periodo considerato) sia i mercati a termine (il bene viene scambiato contro il prezzo ad una prestabilita scadenza futura). I costi di transazione sono più elevati in presenza di informazione asimmetrica. Cioè alla diversa informazione disponibile per le due parti interessate ad una transazione, chiamate “principale” (quella che non ha informazione completa) e “agente” (quella che ha completa informazione).

Informazione asimmetrica

L’informazione asimmetrica da luogo a due situazioni:

  • Selezione avversa (adverse selection);
  • Rischio morale (moral hazard).

La selezione avversa si ha quando una delle parti (principale) non può osservare importanti caratteristiche esogene o preesistenti alla decisione di effettuare la transazione dell’agente o del bene oggetto della transazione, le caratteristiche sono ex ante (Akerlof, Auto Usate).

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/02 Politica economica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher siyalu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Politica economica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Teramo o del prof Morelli Giovanna.
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