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Politica economica a.a. 2025/2026

La politica economica: obiettivi e strumenti (Capitolo 12 Valli)

La politica economica è un insieme di regole e di azioni grazie alle quali il governo di un Paese fa in modo che i suoi obiettivi in campo economico e sociale siano conseguiti.

Sono 4 i principali obiettivi della politica economica:

  • Efficienza – Mira a soddisfare le preferenze dei cittadini, cercando di produrre a costi minimi quanto essi desiderano;
  • Equità – Realizzare una distribuzione del reddito e della ricchezza desiderabile dal punto di vista sociale;
  • Stabilità – Sia monetaria (inflazione) che finanziaria (ordinato funzionamento dei principali intermediari finanziari) e reale (economia vicina al potenziale rappresentato dal massimo utilizzo della capacità produttiva);
  • Crescita – PIL.

Per raggiungere questi obiettivi i riferimenti utilizzati più di frequente sono: occupazione, controllo dei prezzi, equilibrio nella bilancia dei pagamenti. Per fare ciò si hanno a disposizione degli strumenti come la politica monetaria, la politica di bilancio, e la manovra del tasso di cambio.

La politica monetaria e creditizia

Ha in genere un ruolo di rilievo nella politica economica a breve periodo di un Paese. Dal punto di vista operativo, mentre alcuni modelli, semplici come quello keynesiano o monetarista, utilizzano il concetto di offerta di moneta come strumento chiave, approcci più recenti tendono a utilizzare invece il concetto di base monetaria. Le autorità di politica monetaria, infatti, hanno un buon controllo della base monetaria, mentre l'offerta di moneta dipende anche in notevole misura dal comportamento del sistema bancario e del pubblico.

La quantità di moneta che circola in un sistema economico ha molta importanza nel determinare diverse variabili economiche. Tuttavia, cosa includiamo all'interno della quantità di moneta? A tal proposito dobbiamo distinguere:

  • Moneta circolante: banconote e monete nelle mani del pubblico;
  • Depositi a vista: i saldi dei conti bancari a cui i risparmiatori possono accedere con facilità, es. carta di credito o assegni;
  • Altre forme e modalità con cui il risparmio viene trasferito nel tempo che differiscono significativamente per il loro grado di liquidità e che si può pensare possano essere o meno utilmente conteggiate nella quantità di moneta.

Si usano tre grandi aggregati per misurare lo stock di moneta in circolazione nell’economia:

  • M1 (aggregato monetario ristretto) = circolante + depositi a vista;
  • M2 = M1 + altre attività a liquidità elevata e valore certo nel futuro, ma la cui conversione in M1 potrebbe essere collegata a qualche restrizione, come la necessità di un preavviso o penalizzazioni;
  • M3 = M2 + alcuni strumenti emessi da diverse istituzioni finanziarie con alto grado di liquidità e di certezza del prezzo, es. quote o partecipazioni nei fondi comuni monetari.

Le autorità monetarie possono quindi stabilire nel tempo l'andamento dello stock di moneta controllando l'ammontare e la composizione della base monetaria. La base monetaria è l'insieme delle attività finanziarie che possono essere utilizzate dalle banche ordinarie come riserva a fronte dei depositi o che, a richiesta dei possessori, sono prontamente trasformabili in strumenti depositabili come riserva. Insieme costituito dalle passività a vista della banca centrale, il circolante e le riserve bancarie. La creazione della base monetaria avviene principalmente attraverso tre canali: il Tesoro, la Banca centrale, e la situazione nei rapporti con l'estero.

La Banca centrale può regolare con vari mezzi la formazione degli aggregati monetari. Gli strumenti più importanti sono: operazioni di mercato aperto, acquisto o vendita dei titoli da parte delle autorità monetarie sul mercato, variazione del saggio ufficiale di sconto, ridotto per una politica espansiva e aumentato per una politica restrittiva, variazione del coefficiente di riserva obbligatorio, liquidità che le banche devono tenere presso la Banca centrale in proporzione ai propri depositi, e altri.

Come fanno le banche a “creare” offerta di moneta attraverso la loro attività di raccolta e prestito? Parte dei depositi che la banca ha raccolto, ma non impiega in prestiti è detenuta nella c.d. riserva. La riserva può essere totale, se la banca trattiene come riserva tutto ciò che raccoglie, o frazionaria, se una parte di ciò che è raccolto è tenuto come riserva e l'altra parte è data in prestito, tasso di riserva. Supponiamo che il tasso di riserva di una banca sia del 10%, se colloca a riserva una parte solo della sua raccolta, la banca di fatto crea moneta. A dirci quanta moneta si può creare è il moltiplicatore monetario, che è pari al reciproco del tasso di riserva dunque → se il tasso di riserva è pari a 1/10 allora su un deposito iniziale di 100 si potrà creare moneta pari a 1000.

Se si adotta uno schema neokeynesiano, il controllo dell'offerta di moneta, tramite il tasso di interesse, influenza investimenti e reddito tranne che non ci si trovi in trappola di liquidità o che gli investimenti siano in qualche modo insensibili a variazioni del tasso di interesse.

Asimmetria della politica monetaria → La politica monetaria si è rivelata spesso efficace per stroncare una fase di surriscaldamento congiunturale, crescita economica eccessiva e inflazione, mentre è apparsa essere assai meno efficace per far riprendere l'economia una volta che questa sia caduta in una recessione. Questo fenomeno si chiama “asimmetria della politica monetaria” e le motivazioni le vedremo successivamente, es. trappola della liquidità.

Politica di bilancio

Consiste essenzialmente nella regolazione delle due voci che contribuiscono a formare il bilancio della pubblica amministrazione: le entrate e le uscite. Essa comprende dunque sia la politica tributaria, sia la politica della spesa.

L'uso della politica di bilancio in senso espansivo può incontrare dei limiti: se ci si trova vicini alla piena occupazione, se vi sono forti strozzature dal lato dell'offerta, nell’inflazione, e se l'elasticità delle importazioni rispetto al reddito è elevata, come lo è in Italia. Inoltre, vi è il problema dei cosiddetti ritardi temporali, allorché, come accade sovente in Italia, certi tipi di spesa hanno bisogno di un iter burocratico particolarmente lungo e complesso.

Le preferenze individuali e sociali (Capitoli 1-2 Acocella)

La politica economica, a differenza dell’Economia politica, analizza il comportamento di altri operatori oltre a quelli privati, detti pubblici, ai quali sono attribuite finalità di natura collettiva. Per questo il quadro della Politica economica si compone di tre livelli di analisi:

  1. L’individuazione degli obiettivi socialmente desiderabili, ovvero delle linee guida e dei principi di fondo che poi possono guidare tutte le nostre azioni di politica economica. In particolare, si tratta di comprendere se e come si possa derivare un sistema di preferenze per la società nel suo complesso, a partire dalle preferenze dei vari componenti della collettività.
  2. Occorre scegliere il tipo di istituzioni economiche di grado superiore necessarie ed opportune per il governo della società, in particolare in relazione al rapporto Stato-mercato.
  3. Comprendere il processo sulla base del quale l’ente pubblico perviene alle proprie scelte, e capire come queste operano e che conseguenze hanno.

È chiaro, osservando tali livelli, che nessuna scelta istituzionale o corrente, strutturale o correttiva, può aver luogo senza che siano definite le preferenze sociali. Nell’individuare gli obiettivi di una società esistono due approcci:

  • Positivo/descrittivo = Tende a conoscere le preferenze che una determinata collettività effettivamente manifesta in un certo periodo di tempo, osservandole e descrivendole. È un approccio interessante nel momento in cui si voglia concretamente delineare l’intervento pubblico. Solitamente vengono appunto individuate le preferenze che la collettività manifesta attraverso i suoi rappresentanti.
  • Normativo/prescrittivo = Considerando la descrizione della società attuata con l'approccio precedente, si cerca di individuare gli obiettivi e le preferenze che la società dovrebbe avere, in base a qualche postulato di natura etica o politica. Si va dunque a valutare se l’assetto istituzionale sia più o meno efficace per perseguire tali obiettivi. Vengono così prescritti degli interventi per “aggiustare” o indirizzare lo Stato verso le preferenze individuate. È l'approccio che usiamo nel corso per capire quali sono i più famosi criteri di politica economica, Pareto, Rolls, Bentham…: l'approccio normativo coincide con l'Economia del Benessere, che mira a definire qualche criterio od obiettivo supremo della Politica economica, rappresentando così la logica della Politica economica. Questa valutazione generale si manifesta nella costruzione del cosiddetto “ordinamento sociale”.

La costruzione di un ordinamento sociale

Un ordinamento sociale è una graduatoria delle “situazioni”, o stati del mondo, o stati sociali, nelle quali può trovarsi una società. Esso individua le situazioni che, dal punto di vista sociale, sono indifferenti tra loro, quelle preferite ad altre e, infine, quelle peggiori di altre. Normalmente, dunque, vale la proprietà di transitività: se uno stato del mondo a è preferito a b e questo è preferito a c, lo stato a è preferito a c.

Fare una graduatoria, però, non è sempre immediato, perché occorre trovare un criterio sensato, che tenga conto di molteplici fattori contemporaneamente. Infatti spesso usando alcuni criteri non si riesce a comparare ordinamenti sociali completi, ma solo alcune parti di essi che non permettono di metterli a paragone, sono criteri che vengono comunque usati in determinati casi perché mostrano indicatori certi e non opinabili.

L’ordinamento sociale, una volta stabiliti i suoi parametri, può esprimersi attraverso una funzione: funzione del benessere sociale (FBS) = agli stati del mondo possono essere associati dei valori che derivano dal modo in cui vengono valutati, numericamene. La complessità della costruzione di un ordinamento sociale si deve al fatto che diverse scelte devono essere fatte per delinearne i parametri: 1) decidere tra ordinamenti sociali diretti e indiretti; 2) scegliere quale metodo usare per aggregare le preferenze individuali.

Partendo dalla prima scelta, gli ordinamenti sociali possono essere:

  • Diretti: Sono ordinamenti sociali che ordinano gli stati del mondo direttamente riferendosi ad essi, sulla base di un principio introdotto dall'esterno, es. ispirato da una dottrina filosofica o religiosa, un singolo criterio che diventa unico parametro di misura. Ad esempio, se consideriamo l’uguaglianza come principio ispiratore per ordinare gli stati del mondo, una volta definito un indice per valutarlo, siamo in grado di ordinare i diversi stati sulla base di questo. Obiezioni: → le preferenze individuali sarebbero sostituite da quelle di una persona, al limite del tutto esterna alla comunità, ciò chiaramente dovrebbe essere evitato prefissando costituzionalmente diritti e libertà.
  • Indiretti: La preferenza sociale sugli ordinamenti si ottiene dall'aggregazione delle preferenze individuali. Essi sembrano più coerenti con l’orientamento liberale, basandosi in particolare in ultima istanza sul postulato di individualismo etico, welfarismo o benesserismo nell’espressione di Hicks, secondo il quale ognuno è il miglior giudice di sé stesso e i connotati degli stati del mondo si esauriscono nella percezione che ne scaturisce per gli individui. Noi ci focalizzeremo su questi ordinamenti sociali. Obiezioni: → 1) Le preferenze individuali a volte tralasciano aspetti che potrebbero essere rilevanti in sé nell'ambito della collettività, al di là del modo in cui vengono valutati dagli individui, es. una sufficiente disponibilità di beni. Inoltre, ogni soggetto valuta le conseguenze in maniera diversa a seconda del loro vissuto, consequenzialismo, e dunque il processo influisce su come il risultato viene percepito. 2) Le preferenze individuali tendono ad essere endogene rispetto al processo che genera lo stato sociale desiderato e le forze che operano all'interno di esso. Il che significa che le preferenze individuali non emergono in modo indipendente dal contesto economico e sociale, ma sono influenzate da fattori quali le abitudini personali, le mode, le norme, le abitudini sociali. Esse risultano dunque manipolabili, specialmente da parte delle imprese, diventando le preferenze ultime di una frazione soltanto della società.

Aggregazione delle preferenze individuali

Noi ora ci occupiamo di analizzare i metodi di creazione degli ordinamenti indiretti, e cioè, sostanzialmente, di trovare un modo di aggregare le preferenze individuali, che sono diverse. Nel tentativo di aggregazione, tuttavia, sorgono tre problemi, risolti dai vari criteri di ordinamento sociale:

  1. Come il criterio misura le soddisfazioni legate alle preferenze individuali, dunque la loro rappresentanza effettiva. Vi sono in particolare due tipi di misurazione: A) misurazione ordinale, applicata da Pareto, attraverso la quale vengono assegnati alle soddisfazioni individuali dei numeri ordinali, quindi ogni preferenza ha lo stesso “peso” – il che comporta un ordine degli stati del mondo, senza indicare esattamente quanto essi siano vicini o lontani tra di loro; B) misurazione cardinale, applicata da Pigou, attraverso la quale vengono assegnati alle soddisfazioni numeri cardinali, sulla base dell’utilità, “peso”, che ogni preferenza ha per gli individui. Questa seconda visione nasce dall’idea per cui è sbagliato dare per scontato che l'unico parametro di misurazione possa essere il reddito, in quanto non c'è per tutti una corrispondenza 1:1 tra soddisfazione e presenza di beni materiali. Questo aspetto è rilevante soprattutto per il secondo problema.
  2. Valutare se è possibile fare confronti interpersonali. Alcuni sono disposti ad ammettere le comparabilità delle soddisfazioni, e dunque la possibilità di misurare vantaggi e svantaggi degli individui, in particolare la corrente dell’utilitarismo, fatta propria da Pigou, L’economia del benessere, 1920. Altri, come Robbins, 1932, la negano, affermando che l’economia pura sia incapace di pronunciarsi sulla confrontabilità interpersonale delle soddisfazioni. Chiaramente, qualora sia accettata la possibilità di confronti, essa è possibile esclusivamente con misure cardinali [non è comunque detto che chi accetti le misure cardinali automaticamente accetti confronti interpersonali]. Il confronto deve comunque tener conto di un problema di fondo: ognuno ha una scala diversa di interpretazione della soddisfazione.
  3. La regola di aggregazione da applicare. Occorre infine individuare regole logico-matematiche adatte, differenziate dagli operatori matematici principali, es. somma, prodotto. Tendenzialmente, ammettendo misurabilità cardinale e confronto, è possibile sommare le soddisfazioni dei singoli stati del mondo, senza però osservare come queste siano distribuite, cosa che ci direbbe invece il prodotto legato alle utilità individuali; mentre con una misurabilità ordinale è necessario usare metodi diversi, come quello di Pareto.

Le problematiche finora affrontate si basano quindi in larga misura su valutazioni soggettive e sul ricorso a giudizi di valore – soprattutto nel caso di ordinamenti diretti, ma anche in quello indiretti, individualismo etico.

Approfondimento legato alla misurazione della soddisfazione

  • La misurazione ordinale richiede informazioni minime e consente il confronto dei livelli di utilità dello stesso individuo, ma non delle loro variazioni. Confrontando la soddisfazione relativa ai due panieri, possiamo dire quale sia il paniere che conferisce una maggiore utilità, ma non di quanto l’utilità sia maggiore per questo → una funzione di utilità ordinale è invariante a meno di una trasformazione monotona crescente.
  • La misurazione cardinale invece permette di confrontare le variazioni di utilità, e consente di dire che l’individuo ottiene più utilità passando dal paniere a al paniere b che non dal paniere b al paniere c, cosa non possibile con misurazioni ordinali.

Criterio di Pareto (Capitolo 3 Acocella)

Considerando i tre aspetti precedentemente elencati, il criterio di Pareto è un criterio di ordinamento sociale che assume misurabilità ordinale delle soddisfazioni e inconfrontabilità. Per quanto riguarda il terzo punto, ovvero la regola di aggregazione, il criterio segue due proposizioni che permettono di classificare due situazioni, A e B:

Criterio paretiano debole

Un insieme di persone migliora la propria soddisfazione passando dalla situazione A a quella di B, se tutti, unanimità, perché non siamo in grado di fare confronti, gli individui sono più soddisfatti in B che in A. Il problema è che non si può più dire lo stesso qualora un singolo non sia d'accordo con gli altri, perché non si è in grado di dire se essa abbia una motivazione che vale più o meno rispetto alle altre.

Criterio paretiano forte

Quell’insieme di persone migliora la propria soddisfazione passando dalla situazione A a quella B, se alcuni stanno meglio in B e nessuno sta peggio in B che in A. È sufficiente che una persona stia meglio e un'altra no per modificare la preferenza tra due ordinamenti.

Su tali criteri si possono rivolgere diverse critiche o modifiche: ad esempio se con il passaggio da A a B si avvantaggiano solo i ricchi, cresce la disuguaglianza.

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/02 Politica economica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Annales di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Politica economica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Parma o del prof Degli Antoni Giacomo.
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