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Metodi e tecniche per l'attività motoria

Tecnica

Tecnica: s’intende una modalità operativa strettamente finalizzata ad uno specifico risultato/prodotto. In didattica si riferisce a strategie normalmente intese singolarmente, separate rispetto ad un ambito teorico di riferimento e applicabili in vari contesti.

Metodologia

Metodologia: in didattica può intendersi come lo studio dei/sui metodi, ovvero riflessione sulla natura e sulla struttura dei metodi, definendone e confrontandone i principi generali e i riferimenti teorici.

Metodo

Metodo: un insieme di procedure che hanno lo scopo di pianificare in maniera articolata le variabili dei processi di apprendimento. Può includere l’attinenza a teorie dell’apprendimento, specificare norme, avvertenze operative e può fare riferimento ad una o più tecniche, indicando i mezzi e gli strumenti idonei per l’ottenimento dei risultati. Definire un metodo implica definire obiettivi, scansioni temporali e modalità di raggiungimento degli esiti formativi.

Modello

Modello: è da intendersi come un generale riferimento teorico rappresentativo di una classe di fenomeni o metodi.

Cervello e movimento

Cos'è il movimento?

Cos’è il movimento? Concetto di movimento è molto ampio, può andare dallo spostamento al movimento di idee. Può avere varie accezioni.

Cos'è il movimento umano?

Cos’è il movimento umano? Noi terremo conto del movimento umano, ma quel movimento che possiamo educare e allenare. Si suddivide in base alle strutture nervose interessate:

  • Movimenti riflessivi
  • Movimenti volontari
  • Movimenti ritmici/automatici

Movimenti riflessi

Movimenti riflessi: in fisiologia un riflesso è una risposta involontaria ad uno stimolo mediante elementi nervosi. I riflessi hanno generalmente lo scopo di mantenere l’omeostasi dell’organismo, servono a preservare e mantenere il corpo umano.

I movimenti riflessi sono delle risposte motorie che si verificano a seguito di uno stimolo sensoriale adeguato, ovvero quando questo supera un certo livello soglia, prima che lo stimolo arrivi a livello cosciente. Consiste in una risposta muscolare stereotipata (movimento che abbiamo metabolizzato, non arriva al cervello, arriva dopo che si è fatto, ad esempio avvicinare la mano ad un calore e spostarla subito) ad uno stimolo adeguato. Non sono tutti innati, alcuni vengono sviluppati nel tempo.

Perché abbia luogo un riflesso debbono esserci sempre due elementi essenziali:

  • Un organo recettore, rappresentato da qualsiasi terminazione nervosa
  • Un organo effettore, rappresentato da qualsiasi muscolo del corpo

Movimenti riflessi di postura

Movimenti riflessi di postura: si compiono involontariamente a causa di eventi sensoriali di un certo livello, l’allontanarsi da una fonte di dolore.

Movimenti riflessi di comportamento

Movimenti riflessi di comportamento: manifestazioni comportamentali che si compiono involontariamente e automaticamente a causa di eventi sensoriali e/o emozionali, risata o pianto.

Movimenti riflessi metamerici

Movimenti riflessi metamerici (locali): sono propri del sistema nervoso periferico quali quello propriocettivo, il riflesso osteotendineo, bicipitale, tricipitale. Li svolgiamo a seguito di altri movimenti volontari ma sono involontari (Contraggo il bicipite e si contrae il tricipite senza volerlo). Non sono movimenti involontari, sono una parte di essi ma non tutti.

Movimenti volontari

Movimenti volontari: sono la tipologia più complessa di movimenti. Possono iniziare anche in assenza di stimoli esterni e possono divenire involontari come i riflessi (es. andare in bicicletta o condurre l’auto). Richiedono una coordinazione tra corteccia cerebrale, cervelletto e gangli della base. Si distinguono tre tappe:

  1. Decidere e progettare il tipo di movimento (li ho prefigurati nella mia testa)
  2. Iniziare il movimento (corteccia cerebrale, qua il movimento viene sezionato)
  3. Diventano dei comandi elettrici fino ad arrivare alla terminazione nervosa per poi andare nei muscoli. Eseguire il movimento.

L’elemento distintivo è che sono progettati nel cervello questo movimento.

Movimenti ritmici/automatici

Movimenti ritmici/automatici: sono una combinazione di movimenti volontari e riflessi (es. camminare, correre). Sono avviati da comandi corticali ma, una volta iniziati, possono continuare senza ulteriori influssi cerebrali. Ad esempio camminare, correre, nuotare: inizialmente è volontario ma poi diventa automatico. Quindi parte sempre come movimento volontario poi va senza essere trasmesso dal cervello. Il cervello è coinvolto nella fase di apprendimento di questo movimento poi viene trasferito alla parte fisica, ovvero il sistema nervoso.

Tipologie di movimento umano

  • Primo livello: midollo spinale -> comportamenti automatici e stereotipati, riflessi spinali.
  • Secondo livello: tronco dell’encefalo, formazione reticolare e cervelletto -> integrazione dei comandi motori discendenti dai livelli superiori, elaborazione delle informazioni provenire dagli organi di senso e midollo spinale, elaborazione dei segnali per stabilizzare la postura.
  • Terzo livello: corteccia motoria e nuclei della base -> movimenti volontari e controllo dei centri motori del tronco e del midollo spinale.
  • Quarto livello: aree corticali pre-motorie -> identificazione dei bersagli nello spazio, scelta del decorso temporale dell’azione motoria e programmazione del movimento.

Elementi e terminologia della motricità

Il movimento

In didattica ed educazione motoria si intende la capacità di modificare attivamente e reversibilmente la propria posizione nell’ambiente. (Un singolo movimento, contrazione di un muscolo).

Azione (motoria)

Azione (motoria): insieme coordinato, efficace e consapevole di uno o più movimenti.

Comportamento motorio

Comportamento motorio è l’insieme delle azioni che una persona è in grado di compiere per corrispondere attivamente all’ambiente.

Schema corporeo

Schema corporeo: rappresentazione cognitiva (mentale) della posizione e dell’estensione del corpo nello spazio, e dell’organizzazione dei singoli elementi corporei, finalizzata principalmente all’organizzazione dell’azione nello spazio. Prima di muoverci immaginiamo il nostro corpo nello spazio. Nello schema corporeo è implicita la percezione spaziale perché il movimento si svolge nello spazio secondo dimensione, forma e ampiezza delle azioni. Il movimento ha anche un indissolubile rapporto con la percezione temporale. Il ritmo è fondamentale, conferisce armonia e coordinazione. La capacità senso-percettive legate agli analizzatori sensoriali (visivo, uditivo, labirintico, cinestetico, tattile) permettono di adattare i movimenti ai parametri spazio-temporali.

All’acquisizione dello schema corporeo contribuisce la lateralizzazione, processo neurofisiologico che ci dona la conoscenza dei lati destro e sinistro del corpo (lateralità), la discriminazione laterale dello spazio (direzionalità) e l’uso privilegiato di un lato del corpo (dominanza laterale). Lo schema corporeo è il risultato dell’esperienza del corpo e del suo mettersi in relazione con l’ambiente attraverso l’agire. Parte dai primi movimenti innati fin verso i 12 anni quando il bambino diventa padrone del proprio corpo.

Evoluzione del concetto di schema corporeo

Evoluzione del concetto di schema corporeo: il rapporto tra corpo biologico e la relazione con la realtà psichica.

0-3 mesi: funzione sensitiva non ancora sviluppata, automatismi relativi ai bisogni vitali (respirare, succhiare), riflessi arcaici (estensione, pressione). Al bambino serve il rapporto affettivo con la madre e il solo giocattolo è il corpo.

3 mesi - 3 anni: scomparsa dei riflessi arcaici, maturazione delle funzioni corticali che portano alla motilità volontaria. Lo sviluppo avviene secondo due leggi: la cefalo-caudale determina in successione il controllo della muscolatura del capo, del tronco e degli arti inferiori; la prossimo-distale fa si che le parti degli arti vicine alle radici vengono controllate prima delle estremità.

  • 2-3 mesi: fissazione dello sguardo, mimica facciale.
  • 4 mesi: allineamento della testa all’asse corporeo.
  • 6-8 mesi: posizione seduta e manipolazione.
  • 9 mesi: stazione eretta, pressione.
  • 12-14 mesi: primi passi.
  • 24 mesi: deambulazione coordinata.

3-6 anni: il bambino inizia a riconoscere, capire e organizzare le informazioni sensoriali. Sviluppa tre funzioni psicomotorie: l’organizzazione dello spazio attraverso la percezione di forme, dimensioni, distanze; l’organizzazione dello schema corporeo attraverso la percezione delle parti del corpo e le loro relazioni e la percezione del tempo. In questo stadio il perfezionamento degli schemi motori deve essere favorito da esercizi e giochi visivi, tattili, uditivi e cinestetici. Ricordarsi che il bambino tende ad imparare per imitazione.

6-12 anni: intorno ai 6-7 anni acquisisce uno schema del proprio corpo come guida per il movimento volontario. Prima l’immagine del corpo si struttura col movimento, ora il rappresentarsi il corpo in movimento gli permette di pensare l’azione prima di eseguirla. Questa maturazione passa attraverso lo sviluppo dell’orientamento spaziale legato alla lateralizzazione e la strutturazione spazio-temporale. Fino a 6 anni l’organizzazione dello spazio è egocentrica, il punto di riferimento è il corpo stesso del bambino, verso gli 8-9 anni il bambino acquisisce la capacità di rappresentarsi al di fuori di sé stesso (decentrazione) a questo punto il bambino si orienta nello spazio secondo 6 dimensioni: alto, basso, avanti, indietro, destra, sinistra.

Posizione anatomica

Posizione anatomica: La posizione anatomica è una posizione utilizzata come punto di riferimento per stabilire le relazioni tra le diverse parti del corpo. I termini anatomici come anteriore e posteriore, mediale e laterale, abduzione e adduzione sono sempre riferiti alla posizione anatomica. Una persona che si trova nella posizione eretta, con la testa eretta, sguardo e palmi delle mani rivolti in avanti, braccia lungo i fianchi e dita delle mani estese, piedi in avanti e perpendicolari al corpo.

Assi anatomici

Assi anatomici: sono linee immaginarie che attraversano il corpo intersecandosi nel punto mediano, intorno alle quali si svolgono i movimenti del corpo.

  • Asse longitudinale: linea che attraversa il corpo dall’alto, vertice della testa, in basso, in mezzo ai talloni. Attorno a questo asse si possono eseguire dei movimenti di torsione e rotazione.
  • Asse trasversale: linea che attraversa il corpo da destra a sinistra, parallelamente al suolo. Lungo questo asse si possono eseguire piegamenti e distensioni.
  • Asse sagittale: linea che attraversa il corpo dal davanti al dietro. Attorno a questo si possono eseguire movimenti di abduzione e adduzione.

Piani corporei

Piani corporei: i piani di riferimento sono rappresentati dai piani immaginari che, intersecando gli assi anatomici di riferimento, scompongono il corpo nella sua tridimensionalità. Essi sono di notevole importanza sia per quanto riguarda l’osservazione delle curve fisiologiche del nostro corpo, sia per quanto riguarda la misurazione di possibili atteggiamenti viziati o dismorfismi.

  • Piano frontale: divide il corpo in una parte anteriore e una posteriore. Saltellare sul posto abducendo e adducendo gli arti è un esempio di un movimento che si esegue su questo piano.
  • Piano sagittale: divide il corpo in una parte destra e una sinistra. Il movimento delle braccia che si muovono in avanti e indietro durante la corsa è un esempio di movimento che si esegue su questo piano.
  • Piano trasverso: divide il corpo in una parte superiore e una inferiore. Il movimento che una ballerina compie quando piroetta su sé stessa viene eseguito su questo piano.

Postura corporea

Postura corporea: atteggiamento spaziale-tridimensionale del corpo quale risultante psico-fisica globale nella costante contrapposizione alla forza di gravità e altre forze interferenti. La postura è la posizione che assume il corpo nello spazio e la relazione spaziale tra le varie parti del corpo (arti, schiena, collo) al fine di garantire la posizione eretta e il movimento (funzione anti-gravità statica e dinamica).

È consuetudine suddividere la postura in:

  • Statica: Postura corporea soggetto fermo sul posto
  • Dinamica: Postura corporea soggetto in movimento

Tuttavia ciò rappresenta una distinzione funzionale e non scientificamente corretta in quanto in realtà, un soggetto stabile su di una superficie, per non muovendosi, oscilla costantemente, magari in un range non rilevabile all’osservazione. La specie umana, considerata consuetudinariamente bipede, misura la propria capacità antigravitaria all’interno di una “superficie di sostegno” relativamente limitata, rispetto all’altezza corporea, attraverso la proiezione al suolo del centro di gravità (che si trova circa 1 cm al davanti della L3 - vertebra lombare).

Equilibrio

Equilibrio: Stato di quiete di un corpo. Può essere statico o dinamico.

Statico: si basa sull’elaborazione dei segnali degli analizzatori: vestibolare, cinestetico, tattile ed ottico (quelli vestibolari, si trova nell’orecchio, comunque hanno minore rilevanza rispetto alle azioni dinamiche).

Dinamico: per gli spostamenti ampi e rapidi, specie nelle rotazioni del corpo, sono invece le informazioni vestibolari ad essere maggiormente rilevanti. Esse partono dall’apparato otolitico (canali semicircolari) che registra le accelerazioni lineari e angolari.

Capacità motorie

Con il termine capacità motorie s’intende l’insieme delle caratteristiche fisiche e dinamiche che un individuo possiede e che permettono l’apprendimento e l’esecuzione delle varie azioni motorie. Le capacità motorie influenzano l’intensità e la qualità di risposta motoria all’ambiente e si connotano come componenti parziali delle abilità. Le capacità sono proprie dell’individuo, in parte legate all’ereditarietà e al patrimonio genetico, e possono modificarsi con l’allenamento.

  • Capacità condizionali: sono legate alla condizione fisica e quindi agli aspetti energetici del movimento (aspetto quantitativo del movimento).
  • Capacità coordinative: sono connesse alla capacità del sistema nervoso centrale di avviare e controllare il movimento (aspetto qualitativo del movimento).

Questa suddivisione è fissata convenzionalmente poiché, in realtà, le capacità motorie interagiscono costantemente. Tuttavia si è constatato che, mentre esercitazioni volte ad allenare le capacità coordinative migliorano anche le capacità condizionali, non sempre così efficacemente si verifica il contrario.

Capacità condizionali

Capacità condizionali: sono quelle capacità che necessitano di essere condizionate (allenate) con continuità per far sì che migliorino o si mantengono nel tempo. Dipendono principalmente dalle qualità dell’apparato locomotore e dai processi fisiologici di produzione dell’energia (processi metabolici). Determinano la durata, la quantità e l’intensità della risposta motoria e incidono in modo determinante sulla prestazione. Sono direttamente influenzate dai processi metabolici che conducono alla produzione di energia indispensabile per muoverci: aerobico, anaerobico latticino ed anaerobico alattacido. Dipendono dal grado di sviluppo e di efficienza dei grandi apparati del nostro corpo: cardiaco, circolatorio, respiratorio e muscolare. Gli effetti dell’allenamento delle capacità condizionali si traducono in un miglioramento funzionale dei tre processi energetici precedentemente elencati.

Forza

Forza: è la capacità di vincere una resistenza grazie al lavoro espresso dai muscoli scheletrici. Tale resistenza può essere espressa dal peso del corpo, da una parte di esso oppure da un carico esterno. Ogni attività quotidiana come ogni disciplina sportiva, richiede in misura maggiore o minore questa qualità.

Resistenza

Resistenza: è la capacità di sopportare o di prolungare per il maggior tempo possibile un determinato sforzo, durante il quale si contrasta la fatica. In altre parole, è la capacità di resistere alla stanchezza tollerando sforzi di media e lunga durata.

Velocità

Velocità: è la capacità di eseguire un movimento o una azione nel minor tempo possibile.

Flessibilità

Flessibilità: è la capacità di eseguire nel rispetto dei limiti fisiologici, i movimenti con naturalezza e con l’ampiezza prevista è possibile.

Forza e fattori determinanti

Diversi sono i fattori che determinano la forza e tra questi i principali sono: il volume del muscolo, tipologia delle fibre muscolari (fibre bianche, rosse, intermedie: ciò che maggiormente condiziona la forza è il numero di fibre bianche), capacità di reclutamento delle unità motorie, disponibilità delle risorse energetiche, coordinazione muscolare (intesa come la capacità di far lavorare in sinergia i muscoli agonisti e quelli antagonisti al movimento).

Forza massimale

Forza massimale: è la tensione massima che una contrazione muscolare volontaria può sviluppare per vincere un’elevata resistenza (nel sollevamento pesi). Dipende soprattutto dal volume muscolare, cioè dalla quantità di fibre che costituiscono la massa muscolare. Si allena dopo i 16-17 anni, quando si è completata la formazione del sistema muscolo-scheletrico e si è raggiunta una piena efficienza degli apparati respiratorio e cardio-circolatorio. Un allenamento prematuro della forza massimale potrebbe rivelarsi dannoso.

Forza veloce

Forza veloce: è la capacità di produrre una forza di intensità elevata nel più breve tempo possibile (nel lancio del giavellotto, nel getto del peso). Questo tipo di forza si può allenare a partire dagli 11-12 anni, quando il sistema nervoso ha raggiunto la completa funzionalità e maturazione, e si sviluppa incrementando in particolare la velocità di contrazione dei muscoli.

Forza resistente

Forza resistente: è la capacità del sistema muscolare e degli apparati respiratorio e circolatorio di sostenere un lavoro di forza che si protrae nel tempo (gara di arrampicata). Questo tipo di forza quindi è in stretto rapporto con la resistenza.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-EDF/01 Metodi e didattiche delle attività motorie

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Eleonora-Bolzani di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Metodi e Tecniche delle Attività Motorie e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Perugia o del prof Pattoia Maurizio.
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