S. V. 7: R R (1815-1861) Toria e testi della letteratura italiana Ol Estaurazione e Isorgimento
Capitolo 1: L’Europa e l’Italia tra Restaurazione e rivoluzioni
Dopo la rivoluzione e le guerre napoleoniche, nel Congresso di Vienna le potenze vincitrici sembrò voler spazzare via tutte le conquiste della Rivoluzione Francese, riaffermando il valore dell’autorità, l’uso della religione come sostegno del potere e la funzione dell’aristocrazia come guida della società. L’età della Restaurazione conservò i suoi caratteri più significativi almeno fino al 1830. In questi anni la borghesia acquisì una nuova coscienza di sé fino a diventare una protagonista dello sviluppo economico e sociale. Gli anni della Restaurazione videro una potente accelerazione sociale e un intenso sviluppo della produzione economica perché si aprirono nuovi spazi imprenditoriali e le prime forme della rivoluzione industriale si estesero ad alcuni paesi europei. Il potere della borghesia durerà in Italia fino al 1861, per poi dar spazio all’unità nazionale, e in Europa fino al 1848, per poi dar spazio all’esplosione rivoluzionaria contro l’assolutismo.
Le premesse della grande espansione economica del 1850 si posero nel dinamismo economico e sociale della Restaurazione e delle iniziative liberali e nazionali: anche se l’agricoltura restò il fondamento degli equilibri economici, iniziò un processo di industrializzazione che rafforzò le forme di sviluppo industriale. La nuova industria trovò un potente incentivo nell’utilizzo del vapore con l’invenzione delle navi a vapore e della ferrovia. La costruzione della ferrovia produsse un mutamento generale non solo nel modo di viaggiare, ma anche nel paesaggio e nel rapporto dell’uomo con la natura.
Il treno provocò un’essenziale mutazione ambientale, i cui effetti si sentirono anche nella letteratura e nelle diverse forme dell’immaginario. La ferrovia suscitò negli scrittori una forte attenzione e reazioni di vario tipo, che andarono dallo sgomento di fronte alla mostruosa prepotenza delle macchine all’entusiasmo per il progresso che la velocità dei treni sembrava annunziare. La ferrovia costituì la vera prima occasione di confronto della letteratura con la macchina. Nacquero allora immagini e metafore che avrebbero avuto lunga vita e il treno divenne una figura essenziale dell’immaginario europeo e americano, presente spesso nei testi poetici e narrativi dell’Ottocento e del Novecento.
Le iniziative industriali promossero più rapidi mezzi di comunicazione, che facilitarono i rapporti e gli scambi e incrementarono la circolazione dei prodotti industriali sul mercato mondiale. Gli enormi profitti e il rapido sviluppo furono resi possibili da una disponibilità di forza-lavoro a basso costo del proletariato industriale, cioè di contadini immiseriti dalle nuove forme di sfruttamento dell’agricoltura. Si impose il capitalismo che vide la classe borghese come protagonista e soggetto attivo, nella quale acquista un rilievo particolare chi gestisce aziende industriali e chi controlla il capitale e la circolazione del denaro.
All’espansione della ricchezza borghese si accompagnò la maturazione di una nuova coscienza nel proletariato, soggetto passivo del capitalismo, che cercò di rivendicare i propri diritti. Lo sviluppo capitalistico portò ad un dominio dell’economia e del denaro su tutte le sfere della vita pubblica e privata. La centralità dell’economia indusse a studiarne scientificamente gli andamenti e promosse il pieno sviluppo della disciplina chiamata economia politica. Il ciclo della produzione industriale cominciò ad influenzare anche le forme di intrattenimento e gli aspetti culturali delle relazioni sociali, seguendo le leggi della moda che definisce i costumi e gli usi variabili ed effimeri.
La moda attribuisce un ruolo sempre meno marginale alle donne borghesi che conquistano nuovi spazi di autonomia, anche se la loro vita è in genere controllata da rigide convenzioni e da un costume profondamente moralistico. Il suo compito primario è quello di custodire lo spazio della casa e della famiglia e di offrire al borghese un rifugio sereno in mezzo alla frenetica lotta economica. Sollecitati dai valori dell’economia capitalistica e dalle trasformazioni che lo sviluppo industriale impose al ritmo di vita, molti strati sociali avvertirono un senso di instabilità e insicurezza con situazioni di estrema miseria e arretratezza.
Intellettuali, stampa e istruzione
In questo periodo giunse allo stadio più avanzato la crisi e la conseguente trasformazione delle istituzioni culturali tradizionali e dell’antico rapporto fra intellettuali e potere. In Italia questo rapporto fra intellettuali e strutture statali entrò in crisi: la maggior parte degli intellettuali erano scrittori di origine aristocratica o provenienti dalla ricca borghesia, di origine piccolo-borghese, preti ed ecclesiastici, che rifiutarono la collaborazione con i nuovi regimi e cercarono forme di rapporto e di iniziativa indipendenti.
Una nuova figura è quella dell’intellettuale italiano che vive fuori d’Italia, cioè un esule politico, che cerca di mantenersi con l’insegnamento, i lavori pubblicisti, l’appoggio di ricchi sostenitori e attività di propaganda nell’attesa di poter rientrare in patria. Nel nuovo contesto sociale e politico, la parola dello scrittore non si rivolge più ad ambienti circoscritti e definiti, ma alla nazione intera e alla sua opinione pubblica composta da una collettività di individui e da un intreccio di valori, tendenze e tensioni che è compito dello scrittore orientare e stimolare.
La stampa agì sull’opinione pubblica attraverso libri, iniziative editoriali e riviste letterarie e politiche che diventarono le scene essenziali della battaglia politico-culturale. La circolazione dei libri e delle riviste si legò ad un forte orientamento pedagogico, promulgando un’educazione nazionale e sollecitando la coscienza pubblica verso i valori unitari. Questo orientamento si rivolse anche alle classi più basse, tentando di costruire un’educazione popolare. L’istruzione scolastica elementare registrò un considerevole sviluppo, specialmente nell’Italia settentrionale, ma l’analfabetismo restò su livelli alti nel Meridione.
Le università perpetuarono i loro insegnamenti tradizionali ma diedero maggiore spazio alla cultura scientifica e tecnica e il numero degli studenti crebbe fortemente. Un fondamentale ruolo politico-culturale fu assunto dagli scienziati e dai tecnici per lo studio dello sviluppo industriale.
Mercato librario ed editoria
Nei più avanzati paesi europei il mercato librario assunse proporzioni eccezionali, con una produzione rivolta ad un pubblico molto ampio: il successo di uno scrittore si riconosce nella sua capacità di raggiungere un vasto pubblico e di vendere i suoi libri in grande quantità. L’editoria si avviò a diventare un’industria di ampie dimensioni: l’editore interviene sulle scelte degli autori e favorisce e commissiona opere che promettono guadagni notevoli, acquistando un importante peso culturale.
La letteratura si trovò così condizionata dai meccanismi economici della produzione e del consumo e ciò originò nuovi conflitti tra scrittori e società. Un’importante conquista degli anni rivoluzionari fu il riconoscimento del diritto di proprietà letteraria che imponeva il pagamento di un autore per il suo lavoro e impediva che la sua opera potesse essere utilizzata da altri senza il suo consenso. La situazione politica creò limitazioni all’attività editoriale dovute alla censura sui messaggi considerati pericolosi ed eversivi, alle barriere doganali che ostacolarono la circolazione dei libri e al diritto di proprietà letteraria non sempre applicato ovunque.
Per molti editori fu essenziale l’impegno su opere e libri redditizi, come le collane di classici, i libri destinati alla scuola, le collane dedicate a tematiche o a discipline particolari e gli almanacchi popolari. L’almanacco era una pubblicazione che conteneva indicazioni sulle festività, sui fenomeni astronomici, sui dati climatici e stagionali relativi all’anno in corso. Nella prima metà dell’Ottocento gli almanacchi costituirono uno degli strumenti fondamentali per l’educazione popolare e raggiunsero un pubblico vastissimo.
Tra i generi letterari, il solo ad avere un mercato di notevole ampiezza e un successo economico fu il romanzo storico, cioè una forma di romanzo basato sulla rappresentazione di fatti e personaggi appartenenti a ben definite epoche storiche. Il narratore riferisce il carattere dell’epoca storica di cui scrive, documentandosi su usi, costumi, linguaggi e modi di vita. Solo negli anni Cinquanta cominciò a svilupparsi anche in Italia il romanzo d’appendice, cioè una forma di romanzo pubblicato a puntate in appendice ai giornali quotidiani settimanali, rivolto ad un pubblico vasto, basato su schemi narrativi convenzionali e ricco di esagerazioni e di contrasti.
Questo genere narrativo ebbe un eccezionale successo nella Francia del 1830 e da allora la pubblicazione di romanzi d’appendice divenne uno dei più importanti veicoli di produzione e diffusione di letteratura.
Il Romanticismo europeo
La parola romantico ebbe origine in Inghilterra dove era usata nel Seicento per riferirsi al mondo dei vecchi romanzi cavallereschi. Nel corso del Settecento il termine cominciò ad assumere anche un’accezione positiva indicando il fascino della natura selvaggia, delle creature fantastiche o soprannaturali, del mistero e del sentimento. Il termine inglese fu tradotto in francese per sottolineare la partecipazione commossa dell’anima agli spettacoli della natura e poi in italiano per riferirsi alla sensibilità moderna per distinguerla da quella “classica”.
Il Romanticismo influenzò in modo decisivo l’arte, la letteratura, l’ideologia, il costume quotidiano dell’Europa nella prima metà dell’Ottocento: esso genera una rivoluzione romantica che definì l’Ottocento il “secolo romantico” e segnò un profondo distacco dal secolo precedente. Il Romanticismo si origina da una nuova sensibilità, da una nuova esperienza dell’io spesso in opposizione al contesto sociale e da una nuova attenzione al negativo. Si rifiutano molte prospettive illuministiche e sotto il nome di Romanticismo finiscono per raccogliersi orientamenti anche tra loro contrastanti e ideologie e scelte politiche opposte, come esaltazioni dell’assolutismo e dell’ordine costituito, atteggiamenti rivoluzionali e libertari, posizioni di moderato equilibrio.
Nonostante le varietà delle sue espressioni, è comunque possibile riconoscere alcuni caratteri generali che allontanano il Romanticismo dalle concezioni prevalenti del secolo precedente. L’individualismo diventa esaltazione del valore e della libertà dell’individuo, che riconosce la sua esperienza privilegiata nell’arte e nella poesia, intese dai romantici come manifestazioni delle esperienze assolute e vitali in cui si concentra il significato dell’esistenza del singolo e della società.
Il culto dell’individuo si incontra con la riscoperta e l’affermazione dei valori nazionali: si rifiuta l’ideale illuministico di un’universalità della ragione e dell’uomo e si rivendica il valore dei caratteri originali di ogni nazione. La nazione è esaltata nella sua capacità di costruire saldi legami di vita collettiva. Il folclore racchiude tutti i saperi e le tradizioni popolari che si diffusero in particolare nel secondo Ottocento per indicare tutto il patrimonio di costumi, credenze e valori risalenti alle epoche più arcaiche e ancora vivi presso le popolazioni moderne.
L’interesse per la vita e la storia dei popoli europei si risolse in una passione per il mondo medioevale, per i suoi miti e le sue credenze, e in una rivendicazione del valore della religione, capace di dare un senso non effimero alla vita. Essenziale è il rapporto dei romantici con la natura, intesa come un organismo vivente di cui l’uomo è pienamente parte: la natura è specchio dei sentimenti e delle passioni che agitano l’uomo perché anch’essa è animata da sentimenti e passioni, perché in essa circola un flusso vitale, cioè una profonda forza indistinta che ha caratteri divini.
Strumento essenziale per comunicare con la natura è la poesia, che ha bisogno del simbolo, il quale condensa immagini e significati profondi e segreti, e dell’analogia, la quale crea inedite corrispondenze tra gli aspetti anche più lontani della natura e dello spirito. Il Romanticismo introduce un’illimitata libertà creativa del soggetto che si alterna spesso all’ironia. Il simbolo romantico cerca di dar voce a un’esperienza assoluta, concentrandosi sul proprio valore di espressione intera e presente: la poesia vuole afferrare il senso totale della vita, fino a protestare con violenza contro quanto impedisce la ricerca di assoluto.
La storicità della natura e dell’uomo concepisce il mondo naturale e umano in continuo divenire e non appaiono mai compiuti perché tendono a mutamenti e rivoluzioni. Il Romanticismo ama tutto ciò che è oscuro, la notte, i paesaggi lunari e tempestosi e tenta la rappresentazione di tutto ciò che è negativo e distruttivo. Allo stesso tempo il Romanticismo ama rappresentare ambienti complessi e ricchi di colore, movimenti di massa e realtà collettive e ama evocare tempi passati e lontani ma anche i caratteri e gli aspetti della vita quotidiana.
In Germania, prima che in ogni altro paese, si cercarono forme espressive completamente nuove. Verso questa rottura col passato furono orientati anche autori che attraversarono molteplici esperienze e che ricercavano un nuovo equilibrio “classico”, rifiutando i caratteri distruttivi del Romanticismo estremo, come Goethe e Schiller. Fondamentali per lo sviluppo del Romanticismo sono comunque la produzione teatrale di Schiller che propone una distinzione fondamentale tra due aspetti della poesia: ingenua è la poesia degli antichi, nata dalla natura, oggettiva, impersonale, precisa e definita, e sentimentale è la poesia dei moderni, nata dalla frattura tra l’io e gli oggetti, tra l’ideale e il reale, riflessiva e indefinita.
Questa distinzione portò alla netta opposizione tra una letteratura classica e una letteratura romantica. Il gruppo di Jena fu il primo a designarsi esplicitamente romantico, che insistette sul ruolo essenziale della fantasia. In Inghilterra, temi e atteggiamenti di tipo romantico si affermarono già alla fine del Settecento, anche se allora non sorse uno specifico movimento. In Francia, durante gli anni rivoluzionari e napoleonici, cominciarono a diffondersi atteggiamenti di Romanticismo antiilluministico.
Generi letterari romantici
Nel cercare la più forte, intensa e libera espressione, la letteratura romantica ruppe il tradizionale sistema dei generi: essa legò tutte le forme del reale e, proprio per questo, non potette tollerare esclusioni, limiti e codici tracciati dai generi letterari. Ai classici Virgilio, Cicerone, Orazione e Petrarca si sostituirono Omero, Dante e Shakespeare, tre grandi poeti dotati di eccezionale densità storica e rappresentativa. Il rapporto con questi nuovi modelli fu uno stimolo per abbandonare le equilibrate forme poetiche razionalistiche e classicistiche del secolo precedente e a ricercare modi espressivi più intensi e vibranti.
La rottura del sistema dei generi non è comunque radicale, ma costituisce nuovi codici, che spesso si ricollegano a quelli tradizionali rinnovandone le forme. Per quanto riguarda la lirica, entrano in crisi le forme chiuse della tradizione petrarchesca, sostituite da forme libere, spesso create dai singoli poeti in funzione delle loro esigenze espressive. In Italia, nuove forme proiettano la lirica verso nuove misure narrative, come la ballata romantica e la romanza.
Entrambi sono due termini che indicano un genere di poesia insieme lirica e narrativa, in cui l’effusione sentimentale si accompagna ad uno svolgimento di motivi romanzeschi, secondo un ritmo popolare e intende rivolgersi ad un pubblico di ascoltatori partecipi e solidali. La ballata indica un insieme di componimenti popolari di tipo epico-lirico, molto amati e variamente ripresi dagli scrittori romantici. Spesso questo genere viene indicato anche con il termine romanza che indica varie forme poetiche legate al canto e all’esibizione davanti ad un pubblico, mentre nell’ambito della musica viene usato per definire forme melodiche per canto e strumenti.
Per quanto riguarda la narrativa, il posto centrale viene assunto dal romanzo che si sovrappone e assimila altri generi. Una forma narrativa di grande successo è la novella romantica in versi, cioè una forma narrativa di media ampiezza. Nell’ambito drammatico restano in ombra le forme comiche, mentre si ha una rivitalizzazione della tragedia storica intrecciata ad elementi realistici, in cui il tragico s’incontra con il grottesco e con frammenti di realtà quotidiana, in modi ridondanti ed eccessivi.
L’Italia romantica
L’Italia della Restaurazione e del Risorgimento si presenta come un paese per eccellenza “romantico” per lo splendore dei suoi paesaggi naturali e dei suoi monumenti storici. L’Italia rappresenta per l’immaginario romantico un insieme di apparenze seducenti e di vicende ricche di colore. Un’attenzione diversa alle vicende contemporanee dell’Italia, alla sua lotta politica e ai possibili sviluppi di un’Italia moderna comincia a diffondersi in Europa e l’Italia viene intesa come “terra della libertà”.
Capitolo 2: Il Romanticismo in Italia
In Italia si comincia a parlare di Romanticismo con la polemica contenuta nell’articolo Sulla maniera e l’utilità delle traduzioni di Madame de Staël che conteneva un invito ai letterati italiani
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