Gehlen - L’uomo nell’età della tecnica
Saggio del 1957: “L’uomo nell’età della tecnica”. È scritto qualche anno dopo il saggio di Heidegger. Gehlen offre il suo contributo.
È una posizione dell’antropologia filosofica, spiega il tema del linguaggio e la sua tesi si trova nel primo capitolo.
Né Heidegger né Sloterdijk affrontano il tema del linguaggio; il primo lo fa in modo magistrale, nel libro “Il cammino verso il linguaggio”, mentre il secondo non si interroga su questo tema.
Questo tema è difficile da ignorare perché non è naturale ed è come se fosse una macchina in ogni uomo. È un grande strumento, come la mano. Forse è indispensabile se abbiamo di mira il linguaggio, forse è la sua unione con la tecnica. André Leroi-Gourhan dice: “Il gesto è la parola”.
Molti filosofi chiamano il linguaggio con il termine strumento, molti lo credono un tutt’uno con l’uomo stesso -> la mano è qualcosa che si prende cura del corpo -> il linguaggio lo sperimentiamo dal dentro, ma ci arriva come altro, infatti quando ascoltiamo la nostra voce registrata è diversa da come la percepiamo dentro di noi -> il linguaggio è un allungamento di noi.
Il linguaggio può essere inteso come un’opera? Il linguaggio è nostro e la lingua sopravvive in noi. L’uomo è attraversato dal linguaggio, l’uomo è la fonte sonora -> la lingua sopravvive all’uomo che morirà, è indipendente da noi.
Cultura -> nome complessivo delle opere e il linguaggio appartiene a ciò e la istituisce.
C’è uno strano rapporto tra l’uomo e la parola, perché senza l’intenzionalità non ci sarebbe la parola, ma senza quest’ultima l’intenzionalità morirebbe.
Parola -> produce quello che siamo, senza non esisterebbe il nostro pensiero.
È sbagliato pensare che prima della nascita del linguaggio non ci sia il pensiero, infatti esistono degli esseri viventi sprovvisti del linguaggio, che tuttavia pensano, ma lo fanno in modo diverso dall’uomo.
Rapporto tra soggetto e soggettività -> parole -> attività che svolgiamo di più, anche se non fuori, parliamo dentro di noi, con un linguaggio particolare.
L’inconscio è un effetto del linguaggio, infatti senza quest’ultimo, non esisterebbe l’inconscio.
Linguaggio -> è una produzione particolare, infatti l’apparire del linguaggio è enigmatico. Parliamo del linguaggio della parola ed è impossibile essere fuori dalla scena che si descrive; non si può parlare del linguaggio a partire da qualcosa di diverso dalla parola, la conclusione è che l’uomo è interno e mai esterno.
Le domande sul linguaggio
Sono due le domande sul linguaggio:
- Virtù del linguaggio: Aristotele diceva “Noi siamo il vivente che parla”; infatti siamo i viventi che possiedono il logos (=ragione) e di conseguenza ragioniamo in quanto possediamo la parola.
Qual è la virtù del linguaggio? Come funziona?
Esempio: i segni che costituiscono il linguaggio hanno lo stesso significato per tutti.
Il linguaggio è costituito, non costituente. Anche i lupi parlano, emettendo effetti sonori, che sono uguali per tutto il branco. Quando il lupo è in pericolo, emette un segno/effetto sonoro che tutto il branco percepisce come tale, ma se il lupo non è in pericolo non produce l’effetto sonoro che significa pericolo. Questo perché il lupo è istintivo.
I segni indicano qualcosa sia nel passato che nel futuro, in quanto il linguaggio ha la virtù di significare anche in assenza. Ma esisterebbero il passato e il futuro senza il linguaggio? Il potere del linguaggio in alcuni casi è qualcosa di presente, mentre in altri è assente anche quando è presente.
Come va inteso il significato del segno? Esempio: la frase “I miei occhiali” non può essere specifica perché ognuno ha una vista differente e di conseguenza ha occhiali diversi; così si comprende che la virtù del linguaggio è di riferirsi a qualcosa di empiricamente singolare e non identificabile, infatti il correlato del segno è universale. Se analizziamo la frase “Questi occhiali” è ancora universale, poiché può essere ripetuta da chiunque.
Modalità idealistica di interpretazione: la parola crea dal nulla il significato universale, infatti non esistono parole prima del significato, perché è la parola a creare il significato, quindi è evidenziato il rapporto tra il segno e il significato.
Quando si pensa prima di parlare si produce un discorso silenzioso e interiore.
Linguaggio -> evento costituito da segni significativi e significati di questi segni, non esiste un evento senza un altro, né uno prima/dopo un altro; la parola è universale e si differenzia tra “questi occhiali” e “gli occhiali”.
La virtù della parola è di creare il significato ideale: che è incarnale, infatti si disincarna dalla mente e dalla struttura della percezione (=azione), mentre per la scimmia sta solo nella mente.
Tommasello -> grandi antropomorfi hanno riconoscimenti a una forma simile all’in generale, avviene solo in determinate situazioni, non è un oggetto separabile dalla struttura percettiva.
Dunque il significato si separa dalla mente e dall’azione, diventa così ideale e va altrove.
Teoria delle idee -> stanno nell’iperuranio dove pre-esistono, in seguito diventano operative nella mente grazie alla sollecitazione, la questione platonica della reminiscenza non è più irreale.
- Genealogia del linguaggio: La condizione preliminare della categorizzazione avviene con un passaggio ulteriore di scorporazione dello schema. Affrontiamo due ipotesi prese dall’opera di Gehlen, egli cita la posizione di alcuni linguisti:
- Fosler: supponiamo che un suono casuale avesse accompagnato un’attività. Tutto ciò non era ancora un linguaggio. Ma se uno di questi esseri che levigavano produceva quel suono ancora prima di intraprendere quelle azioni per indicare che lui o altri dovevano iniziare quell’azione, è già un linguaggio.
- Jaspers: Evento e canto si associano. In questo caso sono già poste le basi per un collegamento tra il canto e la produzione dell’evento aggiungendo un determinato numero di persone.
Non ci dicono come mai il passaggio è avvenuto, ma si limitano a dire che è avvenuto. Noi ci chiediamo cosa implica questo passaggio. Viene identificato un suono che ha il compito di esprimere quel significato, ma il significato esiste già. Un certo suono porta fuori qualcosa che era già nella mente e nella situazione conosciuta. Gli uomini hanno isolato dei suoni e hanno potuto esprimere, portar fuori, qualcosa che era già presente prima.
Ma quando un suono diventa segno linguistico, cosa succede? Che cosa viene indicato? Con l’apparizione del segno linguistico abbiamo anche la comparsa di un significato che non è più uno schema. Quando il suono diventa linguistico e il correlato viene significato dal segno, si stacca dalla situazione concreta e dalla mente individuale schematizzante. Si va verso il significato ideale.
Se il suono non accompagna l’azione, ma viene prima di quella, succede che quell’azione diventa l’azione. Levigare la pietra -> il levigare la pietra.
Dall’individualità si va nell’universalità.
Diventa un significato indipendente, non sta più nell’azione, né nella mente. Il significato si è autonomizzato perché si è trasferito nel segno. Il segno diventa il medium di ogni rievocazione possibile e sempre possibile. Il significato emigra fuori dalla situazione concreta e fuori dalla mente individuale. C’è un’identità di significato che si è scorporata, disincarnata. Il significato si è compiutamente idealizzato. Una lingua sarà allora un immenso archivio di significati ideali. Avere i segni coinciderà con l’avere i significati: avere lo schema nel nome.
Cosa vuol dire avere un linguaggio? Sapere. Sapere significa avere significati ideali attraverso i nomi. Io ho significati attraverso i segni. Al bambino manca il linguaggio. Ma se manca il linguaggio, manca il sapere come l’avere il significato una seconda volta. Gli animali praticano il significato, ma non lo hanno a disposizione. Lo vivono ma non lo dispongono a piacimento (il cane consola il bambino quando è triste). Avere il significato significa averne fuori a disposizione. Come possiamo nominare il passaggio dal praticare il significato (animale) ad averlo (uomo)? È il sapere. Il cane non ha il significato, come qualcosa di cui dispone. Frequenta sempre dal vivo i significati, ma non li possiede. Occorre una mente plasmata dai segni per accedere a un sapere. Avere un linguaggio significa anche avere una mente riflessiva. Il saper parlare è un parlare sapiente di sé. Quando dico, devo sapere cosa dico.
La riflessività nasce insieme al linguaggio (Vygotskij, Lurija). Ereditare una lingua, significa ereditare un serbatoio di significati. Il linguaggio implica una riflessione perché quando parlo devo avere in mente cosa indicano i segni. Con l’idea noi possiamo proiettarci nel futuro, costruire il futuro. La scimmia non può. Il linguaggio inaugura la riflessività.
Il passaggio secondo Fosler
Com’è avvenuto il passaggio tra i due passaggi di Fosler?
- Rendere per presupposto la voce. La teoria di Mead fa leva sulle caratteristiche della voce. Se emetto un suono qualunque anch’io lo sento. Questo pone le basi ad una situazione di accomunamento. La voce è etero e auto-affettiva. È uno stimolo che attacca entrambi. La voce favorisce quella situazione per cui si risponde allo stesso modo a uno stimolo. La voce accompagna l’azione e pubblica: quando parlo, dico a tutti.
Mead - Mind, Self and Society
In Mind, Self and Society, Mead descrive come la mente di ogni individuo e l’Io si presentano fuori dal processo sociale, analizzando l’esperienza dal punto di vista della comunicazione come necessaria all’ordine sociale.
Il processo di comunicazione implica due fasi, entrambe presuppongono un contesto sociale entro il quale due o più individui interagiscono tra loro:
- La comunicazione fatta di gesti.
- Il linguaggio.
Mead introduce l’idea della comunicazione fatta di gesti con il suo famoso esempio della lotta tra cani (i cani si avvicinano in un atteggiamento ostile portando avanti un linguaggio, fatto di gesti, si girano intorno, ringhiano e scattano in avanti e aspettano il giusto momento per attaccare; il comportamento di ogni cane fa da stimolo all’altro cane a reagire, si stabilisce quindi una relazione tra i due; il fatto stesso che un cane sia pronto ad attaccare l’altro stimola l’altro cane a cambiare la sua propria posizione e il suo atteggiamento). L’individuo è inconsapevole delle reazioni degli altri ai suoi gesti ed è incapace di rispondere ai suoi stessi gesti dal punto di vista degli altri.
L’individuo che partecipa alla conversazione dei gesti sta comunicando ma non sa che lo sta facendo perché la conversazione dei gesti è una comunicazione inconscia. Il linguaggio è comunicazione attraverso simboli significativi. Mead descrive il processo comunicativo come un atto sociale poiché esso richiede necessariamente almeno due individui che interagiscono tra di loro.
- Collegamento linguaggio-gesto. È difficile immaginare che la significazione sia iniziata d’improvviso senza appoggiarsi ad una comunicazione già aperta. Il linguaggio umano è così complicato che non si può spiegarlo se non riconducendolo ad un innatismo. Ci dev’essere un gene del linguaggio che appartiene al cervello umano. Sono condizioni preliminari che fanno da culla al linguaggio, ma non ne spiegano la causa. C’è anche il problema dell’apparato fonatorio. L’apparizione della voce viene con l’apparizione dell’uomo sapiens. Far leva sulla voce significa datare la nascita del linguaggio con l’uomo sapiens. Ma una certa forma di linguaggio dev’esserci stata anche prima per lo sviluppo tecnico di cui abbiamo fonti.
Comunque sia, è difficile immaginare una scissione tra gesto e suono. La voce si è sempre intranata al gesto. Inizio gestuale affrontato da Tomasello: L’indicare e il mimare -> Il bambino indica, ma nessuno glielo ha mai insegnato. L’indicare è il primo gesto di formatore di mondo. Infatti Heidegger diceva: “L’uomo è formatore di mondo”. L’indicare non è un gesto utilitaristico, manipolante-usante: è un gesto speculativo e gratuito. I bambini fin dalla più tenera età fanno gesti per indicare, mentre nessuno ha mai visto additare le scimmie. Anche quando sottoposte ad un addestramento, le scimmie non lo colgono.
Teoria ricorsiva della mente
Dobbiamo supporre una capacità di immedesimarci con l’altro. Per Tomasello la nostra peculiarità -> il nostro antenato come sarebbe più simile alle scimmie antropomorfe piuttosto che a noi. Noi avremmo un patrimonio simile. Tomasello parla di un pensiero unicamente umano sarebbe la nostra capacità cooperativa. Secondo lui ci sarebbe stata una sorta di cooperativa tra i nostri antenati a seguito di mutate condizioni ecologiche. L’adattamento principale non culminerebbe in una modifica del cervello ma in un’attitudine più cooperativa. Questa svolta cambiò tutto. La necessità di cooperare avrebbe favorito forme di comunicazione adatte alla cooperazione. I gesti naturali dell’indicare e dell’animare. Con una doppia tappa evolutiva, si sarebbe giunti a una sorta di intenzionalità condivisa. Bisogna coordinare le azioni, si cerca il cibo in coppia, per cui bisogna comprendersi. Nella prima tappa si forma la coppia, poi si aggiunge la competizione tra gruppi. La necessità di un ulteriore affinamento della capacità comunicativa dev’essere perfezionata. Si parla di intenzionalità collettiva. Emerge
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