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Linguistica romanza: profilo storico-comparativo

La forma latina da cui derivano quelle romanze è designata come base o etimo, le forme derivate come risultato o esito.

Alfabeto fonetico

Vocali (nelle coppie di vocali anteriori la prima è non-arrotondata, la seconda arrotondata; le vocali posteriori sono arrotondate, le vocali centrali non-arrotondate): tutte le vocali teoricamente possono essere nasali: [ã], ecc. Le vocali possono essere poi brevi (V) o lunghe (Vː). Parleremo dunque di distinzioni quantitative (di lunghezza) e qualitative o timbriche (di apertura o anteroposteriorità).

Consonanti (la prima di ogni coppia di ostruenti è sorda, la seconda sonora; le sonoranti sono tutte sonore): per le fricative ed affricate dentali e alveolari useremo anche il termine sibilanti. Aggiungiamo che le consonanti alveolari possono essere retroflesse, ossia pronunciate con la punta della lingua ripiegata indietro (es. sic. [ˈiɳɳu]); la vibrante può essere uvulare, ossia prodotta da una vibrazione dell’ugola, [ʀ]; l’approssimante palatale può essere arrotondata, [ʝ].

Il metodo comparativo

La parentela linguistica

La grammatica storica/diacronica romanza è un’opera che descrive e cerca di spiegare le corrispondenze tra il latino e le lingue romanze. Siamo quindi nel campo della storia, per questo in questo caso il termine "grammatica" è diverso da:

  • Grammatica normativa: quella che prescrive il buon uso di una lingua;
  • Grammatica sincronica: quella che descrive il funzionamento della lingua.

Siamo, con la grammatica storica, nel campo della storia linguistica interna, intesa come evoluzione di un sistema linguistico o dei suoi subsistemi (fonologico, morfologico, sintattico). Esempio: la perdita dei casi dal latino all’italiano. Contrapposta alla storia linguista esterna: storia dell’incontro sociale. Esempio: processo e motivi storici per cui il toscano si è imposto sulle varietà vicine.

L’espressione grammatica comparativa risale all’Ottocento e riguarda uno dei criteri possibili di classificazione linguistica. Prendendo tutte le lingue possiamo fare due gruppi in base a due criteri:

  • Criterio tipologico: l’elemento classificatore in questa tipologia è una caratteristica morfologica (anche fonologica o sintattica), es. lingue che hanno una flessione;
  • Criterio genealogico: distinguiamo le lingue in base al fatto che abbiano un antenato comune o parentela diretta.

Nel caso di questa materia siamo nell’ambito della classificazione genealogica delle lingue, si parla di: famiglia linguistica, di lingua madre e lingue figlie derivate da essa. Sono indoeuropee quasi tutte le lingue europee tranne:

  • L’estone, il lappone che provengono dalla famiglia ugro-finnica;
  • Il basco, il finlandese, l’ungherese, e quindi dalla famiglia semitica;
  • Neanche il maltese che proviene dall’arabo;
  • Neanche il turco, famiglia altaica.

Corrispondenze tra lingue romanze

Come possiamo dire che due lingue sono imparentate? Spesso hanno parte del lessico in comune, o anche una corrispondenza più profonda: parole simili. Ma c’è un esempio: parole italiane e spagnole che cominciano per [k], le corrispondenti francesi hanno alternanza tra [k] e [ʃ] (sh), l’alternanza non è casuale ma legata alla vocale seguente: davanti a [a] (champ, chanter), mentre [k] davanti a [o-u] (corn, courtoisie). Questo significa che le tre lingue hanno lo stesso punto di partenza dal quale una si è allontanata sistematicamente. Abbiamo una prima fase, comune, in cui in ogni intorno fonetico c’era una [k] → [ka], [ko], [ku]; e una fase successiva, propria del francese, la [k] si è palatalizzata davanti ad una [a] → [ʃa].

L’ipotesi inversa, che [ʃa] sia divenuto [ka] in italiano e in spagnolo, è meno probabile, per diversi motivi:

  • Per il principio di maggioranza è più probabile che queste due conservino la fase più antica, piuttosto che innovare nello stesso modo indipendentemente. Non sempre comunque questo principio funziona. A volte una lingua può essere in minoranza e non per questo essere quella che evolve;
  • Per il principio areale le lingue si sviluppano anche in base alle aree geografiche, nel caso di [ka] contro [ʃa] abbiamo due aree laterali (Spagna, Italia) separate da un’area centrale (Francia). Le aree laterali conservano normalmente lo stadio anteriore;
  • Per il principio tipologico: l’ipotesi che [ka] sia lo stadio originario è ancora più probabile per il terzo principio, relativo alla comparazione non genealogica delle lingue. Il passaggio [ka] > [tʃa] > [ʃa] è frequente nelle lingue del mondo, mentre il passaggio inverso non lo è.

La frequenza di un processo è spesso sintomo della sua "naturalezza", ovvero favorito da motivi fisiologici (legati all’apparato fonatorio) o comunicativi (funzionali).

NB: la comparazione linguistica non può aspirare alla precisione delle scienze esatte.

Nuovi esempi di evoluzione linguistica

Altro esempio riguarda l’evoluzione della vocale tonica. [a] di italiano e spagnolo corrisponde alternativamente ad una [a] oppure una [ɛ] francese. Anche qui è il francese che innova. Fase comune e fase evolutiva:

  • [a]
  • [a] > [ɛ]

Quindi in francese la [a] si anteriorizza o palatalizza. Ma dovevano esserci due tipi di contesti, uno che permetteva la palatalizzazione e uno che la impediva (visto che non è sempre che [a] > [ɛ], ma in modo alternato). Inoltre, in francese si verificano altri due processi:

  • Semplificazione delle consonanti doppie o geminate (Carro spagnolo > char francese),
  • Perdita o apocope delle vocali finali (Vedi esempio sopra).

Si tratta questo di un esercizio di cronologia relativa: la linguistica storica ricostruisce i processi di trasformazione ma ne stabilisce anche l’ordine relativo. Allora tentiamo di ordinare questi processi per stabilirne la successione temporale. In questo caso possiamo ordinare così: palatalizzazione (-[ɛro] > -[arro]), poi degeminazione e apocope (-[ɛr] > -[ar]). L’ordine inverso è improbabile perché produrremmo delle forme inesistenti.

Quindi riscontrando corrispondenze fonologiche sistematiche tra due o più lingue probabilmente muovono con diversi sviluppi da una fase comune e usiamo la comparazione per ricostruire la fase comune. Ma quando una lingua non è imparentata con nessuna, possiamo usare la ricostruzione interna: giocando sulle alternanze morfonologiche. (es. alternanza tra ami[k]o e ami[tʃ]i, possiamo supporre che la lingua madre avesse ovunque [k], seguendo il principio tipologico).

In base a queste ricostruzioni talvolta possiamo produrre una legge fonetica: il cambiamento fonologico si produce in forma regolare e non in maniera caotica, con uno stesso segmento che ha sempre la stessa evoluzione e si parla quindi di principio di regolarità. Ma nota bene che non valgono sempre.

NB: la morfologia è più stabile del lessico perché subisce meno la volubiltà della moda, è più facile che una parola venga sostituita con un’altra piuttosto che venga sostituito un morfema. Per questo il metodo comparativo si è fondato sul confronto delle forme prima che dei suoni.

Non sempre la classificazione delle lingue è evidente, ci sono:

  • Convergenza linguistica: lingue geneticamente diverse che dividono lo stesso spazio a volte tendono ad assomigliarsi;
  • Lingue miste: in questo caso processo di riorientamento lessicale, es. la media lengua (Ecuador) unisce la grammatica Quechua e il lessico spagnolo;
  • Lingue creole: infine problema di classificazione per le lingue creole a base romanza nate dai contatti con popolazioni extraeuropee, hanno lessico prevalentemente romanzo ma grammatica diversa, di tipo isolante.

Nel lessico di una lingua ci sono:

  • Fondo ereditario o patrimoniale: insieme di parole ricevute dalla lingua madre e trasformate dalle leggi fonetiche), parliamo anche di parole popolari/di tradizione diretta;
  • Prestiti: parole entrate da un’altra lingua che non hanno subito i cambiamenti fonologici antichi, ma solo quelli successivi al loro ingresso. Parliamo anche di parole dotte o cultismi.

NB: Le corrispondenze fonologiche sistematiche riguardano ovviamente le parole ereditarie. Le parole francesi “forge” e “fabrique” sono allotropi, ossia parole che derivano dalla stessa matrice (es. latino) per via dotta o popolare e ognuna si specializza poi con un proprio significato. Queste due parole provengono entrambe dal latino FABRĬCA, la prima per via popolare, la seconda per via dotta.

Gli strumenti fondamentali della comparazione sono:

  • Dizionario etimologico: che fornisce i dati da comparare, in ambito romanzo il dizionario etimologico di riferimento è il REW di Meyer-Lübke (1935);
  • Grammatica storica: che enumera e studia le differenti leggi fonetiche, la più grande grammatica storica romanza è sempre opera sua, anche se ultimamente l’opera di riferimento è quella del 1971 di Lausberg.

Nascita del metodo comparativo e applicazione alle lingue romanze

Nel 1786, William Jones, funzionario della Compagnia delle Indie, fa una conferenza in cui mostra la parentela tra latino, greco e sanscrito (lingua classica indiana). Il termine grammatica comparata è un’invenzione del filosofo Friedrich Schlegel, che sostiene che il sanscrito sia più puro delle consorelle. Ben presto il metodo si fa più scientifico:

  • Franz Bopp (1791 - 1867) evidenzia corrispondenze morfologiche delle lingue indoeuropee;
  • Jakob Grimm evidenzia corrispondenze fonologiche di quelle germaniche;
  • Friedrich Diez applica per primo il metodo alle lingue romanze.

Presto il metodo comparativo si unisce alle tendenze evoluzionistiche (XIX sec) e la lingua viene vista come un organismo naturale che si evolve come le specie viventi. August Schleicher esplicita la teoria dell’albero genealogico: così come si può disegnare l’albero evolutivo delle specie animali, si può tracciare lo schema genealogico delle lingue indoeuropee.

La scuola dei neogrammatici, i cui principali rappresentanti Hermann Osthoff e Karl Brugmann, abbandona questo parallelismo (albero genealogico) e approfondisce le cause fisiologiche e psicologiche del mutamento linguistico elaborando il concetto di legge fonetica. Qui rimane comunque valido il modello dell’albero perché un cambiamento fonologico inconsapevole determina comunque la scissione di una lingua in due.

A questo modello si oppone la teoria dell’onda, secondo cui il mutamento è visto come una moda (provvista dunque di un certo grado di consapevolezza) che a partire da un focolaio si propaga per cerchi concentrici simili a quelli prodotti da un sasso gettato in acqua. Questa tendenza privilegia:

  • la diffusione nello spazio;
  • gli aspetti culturali del cambiamento.

Domanda: per ricostruire il germanico comune (antenato perduto di inglese, tedesco e danese) usiamo il metodo comparativo. Ma perché applicare lo stesso metodo, visto che conosciamo il latino che è madre di tutte le lingue romanze? Il metodo comparativo ci permette di ricostruire la zona grigia tra latino classico e le lingue romanze, con quei cambiamenti del latino tardo non documentati nella scrittura. Alcuni esempi:

  • Caso lessicale: in latino “parlare” = LOQUI, ma le lingue romanze presuppongono PARABOLARE (fr. parler, it. parlare) e FABULARE (spagn. hablar, port. falar);
  • Caso di morfosintassi: tutte le lingue romanze hanno un articolo, categoria sconosciuta al latino. (Potrebbe essere esistito in stato embrionale nel latino tardo).

Notare bene che i testi latini ci restituiscono solo parzialmente la realtà linguistica, la differenza tra grafia e fonetica potrebbe essere sensibile. E poi alcuni fenomeni normali dei discorsi orali non trovano rappresentazione, spesso, nei testi scritti. In più la cultura classica era più selettiva della nostra e questo implica una progressiva insincerità delle testimonianze scritte latine che rende quindi necessaria la ricostruzione per conoscere la traiettoria dal latino alle lingue romanze.

Come definire questa zona grigia: non rischia di dare l’impressione che nell’Impero romano ci fossero due sistemi linguistici diversi, quello “classico” e quello “volgare”, invece no. Protoromanzo, può essere ottimo per definire appunto un sistema linguistico diverso da quello latino attestato e ricostruibile attraverso la comparazione con le altre lingue romanze. Ma ha un limite quando lo proiettiamo sul piano storico perché è come se fosse una lingua derivata dal latino, che darebbe nascita alle lingue romanze. Quindi è meglio definire questa zona “latino tardo” una lingua ancora in gran parte unitaria ma sottoposta a una progressiva polarizzazione.

Problemi e limiti della comparazione

Spesso la comparazione è l’unico modo per ricostruire la ramificazione del latino e la sua differenziazione geografica. Sulla base della comparazione tra francese, spagnolo e portoghese, si può ricostruire una fase in cui il nesso latino [kt] è diventato [jt]. Questa evoluzione riguarda solo la Romania occidentale.

Non bisogna necessariamente ricostruire uno stadio comune ogni volta che si trovano corrispondenze tra due lingue. Ci sono delle innovazioni che si possono produrre indipendentemente in due varietà, sono cioè poligenetiche. Ad esempio, dei dittonghi discendenti da ē in sillaba libera (es. tēla ‘tela’) producono tanto in pugliese quanto in antico francese: ciò non vuol dire che sia esistito un proto-franco-pugliese, che più tardi si sia scisso nelle due varietà. È evidente qui l'importanza del criterio areale:

  • Innovazioni vicine e contigue saranno probabilmente monogenetiche (derivanti da uno stesso mutamento);
  • Innovazioni a distanza saranno probabilmente poligenetiche, a meno che non riflettano una fase perduta secondo il criterio delle aree laterali.

ES. il latino esprimeva il caso del comparativo con la forma sintetica, ovvero con un affisso (Alt-us, Alt-ior = alto, più alto). Mentre successivamente la forma sintetica classica è stata sostituita con una forma analitica nel latino tardo.

Nella sostituzione della forma sintetica classica con una forma analitica del latino tardo possiamo riconoscere due ondate di innovazione:

  • Prima fase *MAGIS ALTUS, che ha occupato tutta la Romania;
  • Seconda fase *PLUS ALTUS, che non è riuscita a imporsi nelle aree laterali.

Nota bene: la corrispondenza tra spagnolo más alto, e rumeno mai înalt quindi non è poligenetica ma riflette un'antica innovazione.

Occorre precisare che il metodo comparativo non è privo di limiti: per esempio, se il latino fosse scomparso non riusciremmo a risalire al suo passivo sintetico con la comparazione. A volte il confronto tra le lingue romanze ci pone di fronte a delle alternative teoricamente possibili e possiamo uscire dal punto morto solo grazie all'incrocio tra le ipotesi ricostruttive e i dati documentari, ovvero i testi.

Le lingue romanze

Panorama

Le lingue romanze o neolatine si parlano in Romania, un vasto territorio europeo ed extraeuropeo. Esiste:

  • una Romania storica, in cui si è passati continuativamente dal latino alle lingue romanze;
  • una Romania nova, in cui una lingua romanza è stata importata modernamente;
  • una Romania submersa o perduta, dove altre lingue hanno soppiantato il latino o la lingua romanza ivi sviluppata.

I dialetti del panorama romanzo sono:

  • a ovest galego e portoghese, che in epoca medievale non erano ben differenziati (si parla di galego-portoghese);
  • Spagnolo (o castigliano) circondato da due varietà residuali: astur-leonese a ovest e aragonese a est;
  • Si parlano varietà di tipo catalano anche in Valenza e nelle Baleari oltre che nella Catalogna.

Nel territorio francese troviamo:

  • Il guascone, che è considerato a volte una varietà a sé, a volte raggruppato nelle varietà occitane (“lingua d’oc”), con:
    • Il linguadociano;
    • L’alverniate-limosino;
    • Il provenzale;
  • A nord del Massiccio Centrale si parlano varietà di tipo francese (“lingua d’oïl”), i dialetti principali, ormai praticamente scomparsi, sono:
    • A occidente il normanno;
    • A oriente il lorenese;
    • A settentrione il piccardo;
    • Il vallone, sconfinando in territorio belga;
  • Più a sud, a cavallo di Francia, Svizzera e Italia, si parlano (o si parlavano) le varietà di tipo franco-provenzale.

In Italia esiste una netta differenza tra le varietà settentrionali, il toscano e le varietà centro-meridionali, troviamo:

  • Il corso, affine al toscano, parlato anche in Sardegna settentrionale, mentre il resto dell’isola parla il sardo;
  • Sono considerate varietà autonome il romancio, il ladino dolomitico e il friulano;
  • Nei Balcani sopravvive il rumeno, parlato soprattutto in Romania e in Moldavia e un poco in Istria.

La Romania perduta è il territorio che comprende Gran Bretagna, Belgio nederlandofono, Olanda, Germania occidentale e meridionale, svizzera tedesca, Austria, Ungheria, la Slovenia, la Croazia, la Serbia settentrionale, la Bulgaria, l’Albania. In più anche l’Africa dove fu parlata una varietà romanza.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/09 Filologia e linguistica romanza

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher DeboraM99 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filologia romanza e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi L'Orientale di Napoli o del prof Barbato Marcello.
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