Riassunto: il senso del limite. Disinteresse o interesse estetico?
Dal 700 comincia l’indagine sul giudizio e l’uomo di gusto = si ha la necessità di una facoltà preposta alla valutazione/ricezione dell’arte + si parte dalla considerazione che il piacere contaminato dai sensi sia comunicabile + si comprende come la natura/struttura/conformazione del gusto si spieghino attraverso il concetto di tempo e di clima e l’oggetto estetico si adatti ad esso seguendo nella sua evoluzione quella della società in cui si colloca il suo fruitore = per Du Bos (contrario di Buffon) la terra si sta riscaldando: quindi ora a produrre geni sono Olanda ed Inghilterra mentre Roma diventa luogo di confronto del gusto (non possiede come loro le droghe per l’ispirazione).
Il gusto dipende da preferenze individuali coagulate in una comunità che le riconosca: si congiunge la soggettività del piacere con l’universalità del giudizio = il successo nel pubblico si ha con un’emozione forte per Du Bos (scopo: emozionare a teatro), con valore sebbene estemporaneo in grado di perdurare; si lega l’ambito fisiologico (vegetale-motorio: organi) ad un giudizio legato ai sensi, basato sull’immediatezza (attore dilettante di Diderot: sperimenta solo passioni che conosce).
Oltre alla figura dell’uomo di gusto (per Rousseau intelligente/raffinato/sensibile come il genio) si ha l’osservazione del nuovo soggetto del pubblico (collettività con formazione eteronoma): si considera per Du Bos l’arte bassa come di successo e quella alta come di valore perché perdura nel tempo = problema della relatività o assolutismo (bellezza universale degli antichi superiore a quella prodotta dai moderni) dell’esperienza estetica che viene chiarito attraverso la discriminante del tempo che porta a comprendere la vera bellezza e i giudizi di gusto attuati dai contemporanei + le opere antiche possono diventare kitsch nelle mani dei contemporanei.
Per Baumgarten l’estetica è la scienza della conoscenza/perfezione sensibile (o facoltà conoscitive inferiori dell’anima) che ha compimento coincidendo con la bellezza: guida le discipline inferiori alla bellezza sensibile.
Durante la fruizione estetica vi è per Kant un duplice movimento tra soggetto-oggetto dovuto alla produzione dell’arte per essere comunicata (coincidenza tra le molteplicità del dato-facoltà conoscitiva): da oggetto a soggetto si ha un sentimentalismo emotivo, da soggetto a oggetto si ha l’attivazione dell’oggetto artistico; il soggetto deve risvegliare le potenzialità del capolavoro: per Kant e Du Bos avviene epurando dal vissuto emotivo quotidiano di sentimenti extra-estetici/passioni vissute (per Nietzsche invece il genio trionfava sull’uomo di gusto per le sue emozioni extra-estetiche) = il disinteresse non comporta la mancanza di coinvolgimento ma lo vede educato: per Du Bos si eliminano le passioni e per Kant si trovano significati altri con esistenza simbolica.
Il disinteresse ha valore temporale superiore (kitsch: passionalità interessata ed estemporanea): si parte nella teoria emozionalistica di Du Bos (definisce il sentimento come spontaneità emozionale) dal giudizio soggettivo + l’opera viene esperita in base al ritmo del soggetto + si hanno fasi del processo giudicativo fondate sul disinteresse come scelta di responsabilità che portano a rilevare il valore dell’opera e arrivare al piacere in un gioco dialettico di avvicinamento-allontanamento simpatetico dalla stessa. Si hanno un momento giudicativo e uno valutativo in cui si dà un giudizio di valore e uno di godimento dell’opera come nuova produzione = qualità emotiva dell’opera (senza caratterizzazioni intimistiche) avviene in chiave emotiva e come elemento di condivisione in chiave simpatetica.
Per Du Bos il disinteresse è una fruizione emotiva suscitata dall’opera (risposta emotiva purificata dalla passione): l’emozione è suscitata dall’arte e legata al giudizio fondandosi sul terreno intersoggettivo + la consapevolezza giudicativa porta alla fusione di stati emotivi-sentimenti giungendo a significati + si eliminano la valutazione economica e l’involuzione moralistica dell’emozione (sentimentalismo commosso: mancanza di divisione tra passione/commozione/sentimentalismo in un sentire intimistico).
Du Bos pone il piacere nella sensibilità/affettività pura e giustifica le reazioni a forti emozioni con l’istinto (facoltà data all’uomo dalla natura per orientare le sue scelte) e risposte psico-meccaniche: il piacere deriva da un’agitazione dell’animo che produce languore e per Mendelssohn porta ad una conoscenza del nostro essere = con il giudizio di gusto si approfondisce la conoscenza del sé + si rivaluta la ragione senza metterla in crisi; se ne condannano i pregiudizi e vizi e si dimostra come le passioni siano guidate dalla ragione verso il piacere (corretto dalla stessa se troppo intenso) = le passioni sono correlate alla sensibilità fisica (natura umana) e non si può sfuggire da esse (limitate per cause estrinseche: educazione) + vanno controllate da regole e per Hume/Du Bos hanno fondamento nel principio simpatetico essendo espressione del vivere comune.
Bisogna lasciare l’amore libero di esprimersi secondo la logica della natura (valore istintuale) = ogni individuo che ha la capacità comparativa può giudicare un’opera attraverso la congiunzione di disinteresse giudicante e interesse gaudente: un’opera senza valore non avvince ed esso è dichiarato secondo l’emozione creata nel pubblico (per Du Bos l’opera di successo può anche essere kitsch: il suo successo non deriva dall’applicazione delle regole della critica = se esse non vengono contestate si ha però un valore oggettivo dell’opera). L’opera deve essere accattivante ed interessare portando lo spettatore a non vergognarsi di provare le proprie emozioni: coinvolge essendo disinteressatamente interessante + non ha regole di gusto prescrittive e sollecita il sesto senso dell’uomo (apprezzamento di qualcosa di cui non conosciamo le regole) senza istruire ma accattivando.
Nel saggio sul Gusto Montesquieu vede la base della felicità nell’attività intellettuale e passioni dell’anima che danno consapevolezza sulla vita = la felicità dipende dall’equilibrio degli organi e facoltà che portano a percepire il piacere + l’esperienza porta al piacere attraverso la meditazione filosofica che traduce il dolore in piacevole (rassegnazione storica: difficoltà godute) + ci indirizza ai piaceri che possiamo fruire attraverso una considerazione dei limiti umani nella sua connotazione sentimentale-storica-fisica; il bonheur viene raggiunto facilmente conoscendo noi stessi e il nostro mondo attraverso la curiosità interessata che attuata porta alla scoperta del piacere (sorpresa) + l’interesse soddisfatto della curiosità ci porta a provare una vita piena.
L’interessante è pungolo alla vita congiungendo mondo-uomo/coscienza-esistenza: si parte dagli studi sulla felicità per giungere a quelli su godimento estetico; ci emoziona sempre l’insolito e sorprendente: il bello se vero viene scoperto gradualmente e porta un piacere profondo oltre le regole dell’arte = curiosità ed interesse sono i motori dell’anima + vengono frenati dal gusto con equilibrio tra i piaceri dell’anima e ciò che la stimola (si ha un dosaggio della sorpresa e dell’eccezione attraverso il gusto) + la capacità di emozionarsi deriva dalla mediazione tra razionalità ed emozionalità del sentimento.
Nel 700 si sviluppa il tema degli istinti dell’uomo e per Hume/Diderot/Du Bos ne esistono di universali: esempio è il giudizio immediato derivante dalla percezione dell’oggetto antecedente alla riflessione + per Du Bos il gusto è sentimento (irrazionale) + per Shaftesbury è sensazione interiore/raffinatezza che non è facoltà ma senso indefinito (sesto senso). I sensi hanno ruolo primario poiché come dimostra Hutcherston colgono piacere e dolore senza conoscerne le cause (immotivata immediatezza sensibile come il senso del divino) = per lui sia i ciechi che i sordi non provano davvero la bellezza poiché nella nostra fruizione continuiamo a tradurre da una modalità fruitiva all’altra passando dai vari sensi (comunicazione ecfrastica da immagine a parola) in traduzione naturale/immediata.
Lo studio dei sensi è propedeutico alla conoscenza di usi e costumi: si ipotizza attraverso l’educazione del gusto un fondamento empirico dello stesso + in realtà dipendono da immaginazione e mente nell’organizzazione sensoriale = la vista è il senso completo poiché, come l’udito e a contrario del gusto/tatto/olfatto (non distingue l’utile e l’esperienza pragmatica + non si stacca dagli aspetti pratico-operativi), porta una distanza tra oggetto e soggetto in cui si ha spazio per la riflessione e non porta alla prossimità/coinvolgimento; la bellezza per Hutcheston deriva dalla percezione della raffinatezza e morbidezza degli oggetti lisci + l’attività sensibile non si riduce mai al godimento e per Kant differisce dal piacere sensuale troppo legato all’interesse + oltre ai sensi educati serve il sesto senso poiché l’arte non ha fine conoscitivo.
Il disinteresse ha una prospettiva utilitaristica del gusto condiviso: il godimento si ha solo con il disinteresse + le idee di armonia sono immediatamente piacevoli unendosi allo stesso e portando alla correttezza del giudizio (nella voce Gusto di D’Alambert si afferma come alcune bellezze si percepiscono immediatamente ed altre con l’educazione). Hume nella Regola del Gusto cerca la norma che porti alla conciliazione dei sentimenti dell’uomo e a confermare il sentimento + il giudizio estetico è implicito nel piacere provato per l’oggetto.
Il sentimento estetico dipende da mente/organi di senso/apparato fisiologico e immaginazione (Kant si basa su un senso comune a tutti gli uomini) = il rischio dell’emotivismo si supera recuperando il rapporto con l’oggetto estetico e allontanandosi dal patetismo/falsità (con peculiarità cognitive/percettive) + la varietà delle emozioni per Hume non relativizza il gusto ma porta alla percezione della bellezza sempre in modo diverso. Solo la percezione del critico diventa regola poiché abituato a gusti peculiari e con esperienza fruitiva molto vasta (esempio della chiave con laccio di cuoio in fondo alla botte) + l’educazione porta soggettivamente a decretare il valore dell’opera ed esprimere un giudizio universale.
Il senso comune del gusto deriva dal tempo (formazione fisiologica dell’uomo: previsioni sul gusto): il critico non deve avere pregiudizi e vizi per affermare la regola di gusto (gusto dell’immediatezza affiancato da quello sensuale) = per Voltaire il critico distingue immediatamente il particolare/stile nell’unità dell’opera per lo spirito di comparazione + Du Bos lo sostituisce all’uomo di gusto per il giudizio universale poiché per lui è prevenuto dai suoi pregiudizi. Il gusto nasce connaturato nella nostra essenza sensibile-estetica, si relaziona alla storia-tendenze-abitudini e natura corporea-sentimentale-sensuale-emozionale + matura secondo le circostanze sensibili ed estetiche/emotive e non dipende dalla conoscenza teorica poiché il potere creatore dell’artista si esprime con leggi proprie.
Il ragionamento interviene solo a giustificazione del sentimento immediato (cuoco che rovina il pasto spiegandolo) ma non riesce a spiegarne la dinamica: per Kant non si compone di concetti e per Batteaux nelle Belle arti ricondotte ad un unico principio è intelligenza della scienza che afferma i principi del gusto (imitazione della natura) che coincidono con quelli del giudizio. La bella natura è principio estensivo con il fine di commuovere mescolando piacere e dispiacere + nel buon gusto si hanno sempre compromessi tra il piacere disinteressato del pensiero e quello del cuore generato da odio/amore + l’arte deve proteggere il fruitore da emozioni troppo forti ricordando la finzione. Nel caso l’emozione deriva dal Terror Agradeable è condivisa da tutti: oltre al disinteresse nel nostro secolo, per le sue contraddizioni interne, trionfa il patetico.
Il giudizio per Kant di fronte al capolavoro è sia soggettivo-universale in 4 momenti:
- 1° Oggetto del piacere disinteressato.
- 2° Universalità senza concetto del giudizio di gusto.
- 3° Finalità senza fine.
- 4° Necessità senza concetto.
Per Kant il gusto ha come soggetto il bello e non la conoscenza logica (principio fondante nel soprasensibile) + il disinteresse ha due valenze:
- 1° Determina il giudizio di gusto senza interesse (distinzione tra la disinteressata bellezza e interessata attrazione che rende passivo e imbarbarisce il gusto del fruitore = interesse desiderativo e di compiacimento) senza il principio nella facoltà di desiderare distanziando il bello dall’utilità (avviene dopo i bisogni primari) + andando oltre i suoi predecessori che vedevano solo il piacere nella psicologia empirica a favore del piacevole si distacca dall’opera e basa il gusto sul sentimento da essa innescato.
- 2° È la distinzione tra bello e bene: si ha la pretesa di universalità solo con il libero gioco delle facoltà conoscitive + l’arte comunica un sentimento e la sua comunicazione ha differenti caratteristiche rispetto al discorso razionale e massima condivisione nell’uomo di gusto + essa si fonda in immaginazione-intelletto-facoltà dell’animo (condivisa da ogni uomo senza contenuto logico = intersoggettività), distinzione tra universalità del gusto nell’antropologia empirica e universalità a priori in cui si ha un piacere puro poiché le facoltà non sono costrette dalle regole conoscitive.
L’interesse morale è sottoposto a regole per arrivare alla rappresentazione del buono (che nel 700 vede la sua concretizzazione nell’etica = analogia tra bello e buono) + a contrario il bello non ha compiacimento ulteriormente determinato e vede come finalità estetica il sentimento di piacere (forma pura del bello artistico conduce alla bellezza libera). L’estetica del gusto si fonda nel rapporto tra gusto sano e arte buona = la regola di gusto si fonda nella capacità del genio di tradurre il proprio sentire creativo/sentimentale in un oggetto attraverso un giudizio positivo immediato del pubblico (attrazione doverosa ma non compiacente) = attraverso il gusto, come dimostra De Sade arrogandosi il potere creativo, si sperimentano i limiti della fruizione ed espressione.
La mostruosità è rara ma inserita nella legge universale al pari di come gli eccessi creativi dell’uomo siano inseriti in principi comuni = non si ha giustificazione metafisica ma accorpamento nella regola + rispondono alla necessità della ragione di creare universi illusori. Se nel 700 il gusto era per fruitori raffinati Hegel supera tal raffinamento e vede l’indietreggiare del gusto di fronte al genio = egli non cerca più il consenso del pubblico e la comunicazione e crea un‘arte non solo per se stessa (la comunicazione si mantiene con le forme incentrate sul diletto di Kitsch e Melodramma) + la spiritualità del bello non si attiene al gusto perché il senso sentimentale del bello è unilaterale ad una dimensione psicologistica e manca di principi generali + l’arte è sentimento di affezione soggettiva quando non cerca di rappresentare la verità/assoluto (appresa sensibile solo nello spirito: suo luogo di origine).
Il desiderio inghiottisce il singolo portandolo a voler annettere la sua soggettività ad oggetti e al desiderio di possesso (se il rapporto con l’opera non fosse contaminato dal desiderio essa si fonderebbe su un interesse teoretico) = per Hegel il sensibile è parvenza così che l’arte sia mediazione tra la sensibilità e puro pensiero + essa si coglie dai sensi puri di udito/vista. L’arte non ha scopo educativo (non congiunge il mondo degli impulsi a quello dei doveri) rivelando la verità nella forma che ha per fine l’opposizione conciliata nelle sue rappresentazioni = il buon gusto diventa moda/futilità + l’uomo di gusto non possedendo più l’immediatezza del gusto lo mette in crisi: differenza esplicita tra gusto e godimento (giudicare senza godere e godere senza ragionare) rispetto alla congiunzione del giudicare godendo del 700.
Il gusto per Diderot non è senso del naturale ma facoltà preposta al significato dell’opera: per Baudelaire l’uomo di gusto è colui che converte il gusto in stile (l’uomo passa dalla contingenza all’esperienza della coscienza = arte creata per se stessa). Un uomo interessato nei Lumi può giudicare un’opera e uno disinteressato mancarla e, allontanandosi dalle passioni, comprenderne il vero significato = esempio cardine dello spettatore interessato e avido delle forme marmoree create è Pigmalione: come il Don Chisciotte quando uccide le marionette pensandole nemici confonde arte-vita.
Egli vuole una donna in carne ed ossa e quindi supera la contemplazione disinteressata con il suo gesto creando un contatto erotico con la stessa (rottura del distacco contemplativo della vista per quello diretto e soggettivo del tatto): Falconet nel 1763 crea per il Salon una rappresentazione del mito che per Diderot pone in marmo ciò che dal marmo si stava liberando = egli sostiene
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