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Estetica e Semiotica

prof. Cantelli - Libro: Estetica e Design, di Andrea Mecacci

Indice

0. Introduzione 2

0.1 I presupposti per la nascita del design 2

0.2 L’arte nell’epoca premoderna 2

L’Antica Grecia - Il bello come armonia 2

Il Medioevo - Imitazione dell’opera di Dio 3

Il Rinascimento - L’imitazione della natura 3

Tra ‘500 e ‘600 - Tra Manierismo, Barocco e Classicismo 4

Platone - Il bello come trascendenza 4

Aristotele - Arte come realizzazione delle forme possibili 5

Immanuel Kant - Natura, arte e genio 5

1. L’emancipazione estetica dell’oggetto d’uso 7

1 La merce 7

Charles Baudeleaire - L’estetica dell’artificio 7

Karl Marx - Il feticismo della merce 7

2 L’oggetto industriale 7

Gottfried Semper - La forma dell’utile 7

John Ruskin e William Morris - Artigianato e Utopia 8

3 Oggetto e società 9

George Simmel - Oggetto esposto 9

Thorstein Veblen - Oggetto esibito 9

2. L’estetica dell’arte applicata 10

4 Forma e Funzione 10

L’estetica tecnica 10

Hermann Muthesius - Funzionalismo estetico 10

August Lux - Funzionalismo estetico estremo 10

Peter Behrens - Problematica del funzionalismo 10

Walter Gropius - La standardizzazione dell’estetico 11

5 Oggetto e Ornamento 12

Henry Van de Velde - La riforma dell’ornamento 12

Adolf Loos - Negazione dell’ornamento 12

Le Corbusier - Determinismo biomeccanico 12

3. L’estetica del progetto 14

6. Critica e Cultura del progetto 14

Herbert Read - Il funzionalismo critico 14

Lewis Mumford - Lo sviluppo della tecnica 14

Tomàs Maldonado - Utopia Razionale 15

4. L’estetizzazione del quotidiano 16

8. Il design come bello di massa 16

Reyner Banham - L’estetica del consumabile 16

Richard Hamilton - L’oggetto pop 16

9. L’oggetto semiotico 17

Roland Barthes - Gli oggetti come sistema 17

10. L’estetica del neocapitalismo 17

Scuola di Francoforte - L’oggetto ideologico 17

Wolfgang Fritz Haug - Estetica delle merci 17

11. Al di là dell’oggetto 18

Jean Baudrillard e Mario Perniola - Il simulacro industriale 18

Abrahm Moles e Vilèm Flusser - L’estetica diffusa 18

1

0. Introduzione

0.1 I presupposti per la nascita del design

Il 1 maggio del 1851 viene inaugurata a Londra la prima grande esposizione di opere di

​

industria, ospitata nel Crystal Palace

, un edificio di ghisa e vetro costruito in nove mesi a

​

​

Hyde Park. Fu concepito come un’immensa serra, rappresentando, con i materiali utilizzati,

la celebrazione della produzione industriale​ . All’interno si poteva trovare ogni genere di

​ ​

prodotto legato all’industria

: si parla di vapore (macchine a vapore), carbone, elettricità;

​

negli stand si trovano modellini di treni e di macchine industriali, affiancati da quadri,

sculture, stampe, gioielli, ecc.

L’esposizione celebra la nuova identità della modernità​ , non solo economica e produttiva,

​

ma anche estetica: l’epicentro diventa l’oggetto in serie

, non più l’oggetto d’arte unico, e

​

​

questo cambiamento porta a riflessioni sulla progettazione estetica dell’arte applicata. Tutto

ciò si colloca nel quadro di mutazione che Hegel aveva definito come “​ morte dell’arte​ ”:

l’arte abdica al suo ruolo esclusivo di produttrice di bellezza

. Questo ri-orientamento del

​

gusto porta a una ridefinizione delle categorie con cui valutare esteticamente i prodotti

​

umani: i criteri di unicità e irripetibilità con cui era stata portata avanti la riflessione estetica

​

del ‘700 non sono più attuali, e si assiste alla nascita delle prime teorie sul design

​

(rapporto tra forma e funzione, tra ornamento e prodotto).

0.2 L’arte nell’epoca premoderna

L’​ Antica Grecia​ - Il bello come armonia

Nell’antica Grecia, il bello manifestava l’ordine dell’universo e l’ordine armonico della

​

natura, ed era quindi legato al concetto di verità

. Una cosa è bella quando realizza la sua

​

​ ​

virtù​ , ovvero lo scopo a cui è preposto. Esemplare è la riflessione di Socrate sulla bellezza

:

​

​

partendo dalla constatazione che esistono molte cose belle diverse tra loro (un bel dardo

non è uguale a un bello scudo), e che ne esistono alcune ora belle ora brutte (il corpo del

lottatore risulta goffo in determinate situazioni), si afferma che una cosa è bella quando è

conforme alla funzione o finalità che le è propria; questo spiega perché esistono cose belle

e brutte al tempo stesso (il corpo del lottatore risulta goffo quando corre, perché non è un

corridore). Nel mondo antico non esisteva distinzione tra arte e tecnica

, tra estetica e

​

​

funzionalità: l’arte è essenzialmente tèchne (tecnica), ovvero ogni attività umana

​

connessa all’uso delle mani e alla trasformazione di materiali, fondata sulla conoscenza di

regole e procedimenti, e su capacità migliorabili con l’esercizio. Tra le attività tecniche

troviamo l’architettura, la scultura e la pittura

. Esisteva un altro tipo di arte mousika

​

​ ​

(musiva, che deriva dalle Muse), comprendente poesia, musica e danza: queste discipline

venivano considerate come frutto di un dono divino presente nel musico (l’aedo omerico).

​

Cantando opere e azioni umane accadute per volere divino, il musico è capace di

imprimere nella memoria avvenimenti e gesti, e ha quindi una funzione religiosa, politica e

sociale. Tutti i tipi di arte si configurano come mìmesis​ , ovvero imitazione (ogni concetto di

​

creatività è escluso): le arti tecniche agiscono conformemente a un canone

, a regole precise

​

​ 2

che nascono dai rapporti perfetti tra gli elementi naturali (es. Canone di Policleto per il

rapporto tra le parti e il tutto), rispecchiando la perfezione dell’ordine del cosmo; le arti

musive nascono da una legge divina per assolvere la loro funzione religiosa, conoscitiva,

​

etico-morale e politico-sociale. Tutto ciò che di bello viene prodotto manifesta la sua

bellezza accordandosi all’ordine della natura.

Il Medioevo​ - Imitazione dell’opera di Dio

​

Nel Medioevo viene introdotto il principio di creazione​ , anche grazie alla religione

​

cristiana. L’arte umana non è comunque concepita come creazione libera

, ma come

​

​

assunzione di una prerogativa che appartiene a Dio. L’artista rimane un semplice imitatore

​

dell’opera divina​ , le cui creazioni non hanno che finalità religiose

. Si ha una nuova

​

​

distinzione tra arti del trivio (​

grammatica, retorica e dialettica

) insegnate nelle scuole, e arti

​

​ ​

del quadrivio (​ aritmetica, geometria, musica e astronomia

) che costituiscono la filosofia,

​

ovvero il sapere preparatorio allo studio e all’esercizio della teologia.

Il Rinascimento​ - L’imitazione della natura

​

Nel Rinascimento vengono poste le premesse per la rivalutazione della figura dell’artista

​

come distinto dall’artigiano, attraverso una riflessione teorica sui principi del proprio operare

​

messa in atto dagli artisti stessi; un importante punto di partenza è l’invenzione della

prospettiva​ , trasformata in teorie matematiche del disegno

, la quale apre la strada al

​

​

naturalismo. Importante fu l’attività teorica e artistica di Leonardo Da Vinci, che manifesta il

processo di intellettualizzazione delle arti​ , caratterizzato dalla saldatura tra sapere

​ ​

scientifico e pratica artistica

; viene ripresa l’idea di bello come armonia, ma i rapporti

​

proporzionali sono basati sull’analisi scientifica della realtà. Nasce una nuova concezione di

arte, definita arte del disegno (architettura, scultura e pittura): il disegno non è più solo un

​

supporto grafico, ma il campo in cui l’artista esercita il suo ingegno ed elabora la sua idea.

​

Vengono ancora esaltate le doti imitative, ma si fa strada l’espressione dell’individualità

​

degli artisti: ogni opera è individuale, ma non compromette la fedeltà al vero e aderisce

​

canoni offerti dall’osservazione della natura.

Tra ‘500 e ‘600​ - Tra Manierismo, Barocco e Classicismo

​

L’artista inizia la scalata sociale​ , rivendica la paternità delle opere, si inserisce nell’ambito

​ ​

delle corti signorili

; si delinea la nozione di artista come alter-deus​ : l’artista è creatore al

​ ​ ​

pari di Dio

, poiché attinge alle forme ideali con cui Dio ha plasmato la materia e le usa per

​

creare con la sua mente. Si ha una valorizzazione dell’inventio​ , grazie alla quale l’artista è

​

in grado di produrre una natura più perfetta di quella esistente

, ma anche nuova e diversa.

​

​

Da questi principi nasce una tensione all’assoluto e all’incommensurabile, che mette in

​

crisi la possibilità di trovare la rappresentazione della bellezza in discipline dominate dalla

ragione (matematica e geometria). In questo contesto nasce l’arte Manierista (1530-1610),

​

che si svincola dalle leggi della rappresentazione in nome di una licenza creativa di

​

ispirazione divina e spontanea

. A queste premesse si aggiungono le scoperte di

​ ​

Copernico, Keplero e Galileo​ : il mondo diventa un insieme di elementi quantitativi,

​

realizzato da un Dio-orologiaio che governa questa macchina inanimata. L’arte perde la

natura come modello, e la bellezza, legata ai sensi, non ha più realtà se non in funzione del

gusto soggettivo. In questo quadro si inserisce l’artista barocco​ , che esalta il carattere

​ ​ 3

inventivo dell’immaginazione per dar forma a nuovi mondi mai visti, organizzando

liberamente la sua opera per ottenere risultati stupefacenti e imprevedibili. Per il suo

illusionismo, l’arte barocca produce un’idea di bellezza svincolata dalle funzioni conoscitive

.

​

​

Dall’altro lato, il Classicismo auspica un ritorno all’armonia e alla misura

, riprendendo come

​

​ ​

idea di bello la natura e i suoi rapporti perfetti, per liberarsi di ogni elemento superfluo.

Platone - Il bello come trascendenza

Secondo Platone, di tutto ciò di cui abbiamo esperienza sensibile esiste una forma o idea

​

(eidos) eterna e immutabile, che costituisce l’unica cosa vera

. Tutti gli alberi che vediamo,

​

​

per esempio, non sono altro che esemplificazioni imperfette dell’unica idea immutabile di

​

albero che l’uomo possiede per sua natura; il rapporto tra l’albero e l’idea di albero è lo

stesso che sussiste tra l’albero e la sua ombra. Anche il bello (eidos), pur essendo presente

​

sensibilmente, rimanda a una dimensione al di là dei fenomeni stessi

, che risiede in un

​

​

mondo trascendente, quello delle idee (​ iperuranio​ ). Da queste riflessioni parte una critica

​

al pittore​ , definito come volgare imitatore incapace di andare al di là della mera

​

manifestazione sensibile della realtà, come presuntuoso che tende ad attribuirsi capacità

divine e a occultare il carattere di immagine riflessa del suo prodotto con artifici come il

chiaroscuro e la prospettiva, facendo appello alla dimensione sensibile ed emotiva

dell’animo umano. Prendiamo ad esempio un letto​ : esiste il letto ideale (l’idea di letto), poi

​ ​

esiste il letto reale costruito dal falegname a immagine dell’idea di letto, e infine esiste il

​

letto rappresentato

, l’immagine di letto prodotta dal pittore, fatta a imitazione del letto del

​

falegname; la pittura non è altro che imitazione di un’imitazione, sono riflessi deboli del

bello divino. Nel Cratilo, Platone fa l’esempio di una spola​ : nella progettazione, il

​ ​

falegname è orientato solo dal rapporto che esiste tra l’oggetto e la sua funzione

, ovvero tra

​

la spola e la tessitura, che dovrà avere quindi una certa forma e certi materiali. Viene quindi

messo al bando ogni capriccio creativo​ , la bellezza è tecnica, dettata dal valore d’uso, e

la mimesi perfetta tra l’oggetto reale e quello ideale risponde allo scopo operativo per cui è

​

costruito.

Aristotele - Arte come realizzazione delle forme possibili

Per Aristotele, idea e forma non sono altro che entità immanenti alla realtà​ , che

​

costituiscono il fine delle cose stesse di cui sono forma: ciascun individuo è un sinolo​ ,

​

un’unità inscindibile di forma e materia

. Non esiste forma senza materia, e viceversa: una

​

cosa è quella che è quando attualizza la sua forma o finalità​ , per cui sarà tanto bella

​ ​

quanto realizzerà perfettamente questa finalità

. Il bello, definito come ordine (taxis), è la

​ ​

giusta proporzione tra le parti e il tutto

, è il possesso di tutte le componenti nella giusta

​

proporzione. Percepire una cosa come bella significa riconoscere che ha raggiunto

pienamente il suo fine interno. Da questi principi deriva la considerazione dell’​ arte come

tecnica​ , in quanto sapere incorporato in abilità acquisibili con l’esercizio

, e guidate

​

​ ​

dall’intelletto

, da un’applicazione consapevole dei mezzi ai fini. Si tratta di una disposizione

​ ​

produttiva mediante ragionamento​ , una disposizione naturale a realizzare qualche

​

oggetto di quelli che possono essere e non essere

; sia l’arte che la natura sono orientate a

​

realizzare forme potenzialmente racchiuse nella materia. A differenza del prodotto naturale,

quello artificiale richiede una causa ad esso esterna per venire all’essere, ma questo non

deve portare a considerare la sua forma come estrinseca alla materia di cui è fatto. La

4

tecnica quindi si inserisce nel contesto produttivo della natura

, o perfezionandola portando

​

​

all’atto forme potenzialmente presenti nella materia, o imitandola; in questa divaricazione la

tecnica si adegua alla finalità interna della natura.

Immanuel Kant​ - Natura, arte e genio

​

La riflessione di Kant part

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/04 Estetica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher francesac di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Estetica e semiotica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Cantelli Chiara.

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