I fondamenti del costruire: materiali, tecniche, metodi
Introduzione al corso
Tecnica
Ogni insieme di norme in grado di fondare la pratica di una qualsiasi attività, non solo manuale ma anche intellettuale. Nell’antichità intesa come “arte, mestiere, capacità”: è la capacità pratica di operare per raggiungere un certo fine, ed è basata sulla conoscenza ed esperienza. In epoca contemporanea la tecnica viene sempre più intesa quale ricaduta di un sapere scientifico, tendendo a trasformarsi in uno strumento di controllo dell’ambiente naturale al fine di controllarlo. Si fa riferimento ad un sapere pratico. La tecnica è amorale secondo Galimberti: ad essa non è pertinente alcun giudizio se non di efficienza. È maturata oggi la consapevolezza delle conseguenze anche negative che la sua evoluzione può produrre sulla libertà e la salute dell’uomo. Cresce alimentandosi di se stessa, quasi indipendente al controllo umano. Negli ultimi decenni è maturata una sempre maggiore consapevolezza sulle sue conseguenze.
Tecnologia
Tecnologia come “logos-téchne”, ragionamento, discorso critico e sistematico sulle tecniche. Nasce nel post-guerra. Alcuni intellettuali (fra cui Ciribini) hanno proposto di attribuirgli il significato di dottrina dei processi di trasformazione, assunti sia nel loro costruirsi materialmente (cioè lo studio dei processi tecnici) sia nel loro costruire cognitivamente. È una definizione molto complessa, fanno entrare in gioco i motivi dei processi di produzione. Diventa importante occuparsi non solo dello studio dei processi tecnici come fatti materiali ma diventa importante interrogarsi sulla legittimità delle scelte che andiamo a fare, avere consapevolezza rispetto a questi processi di trasformazione e allo loro conseguenze. Diviene l’ambito entro il quale occuparsi dei processi di trasformazione studiandoli dal punto di vista materiale (nel loro costruirsi materialmente), ma anche discutendo le motivazioni e la legittimità delle scelte, valutandone consapevolmente e responsabilmente l’impatto (nel loro costruirsi cognitivamente). Von Weizsacker afferma che la tecnologia è la scienza di fornire mezzi per uno scopo. Dove non c’è alcuno scopo, i mezzi sono inutili.
Tecnologia dell’architettura
Discorso critico e sistematico sulle tecniche per l’architettura. Cosa si studia? I materiali, gli elementi e i sistemi costruttivi, le tecniche operative, di gestione del progetto e del cantiere, le tecniche per conseguire la qualità attesa dell’ambiente costruito, l’evoluzione delle tecniche dal punto di vista storico, antropologico e culturale. Incorpora anche il lato figurativo oltre a quello strutturale. Capiamo che l’obiettivo è un obiettivo alto, studia i materiali, gli elementi e i sistemi costruttivi, le tecniche operative di gestione del progetto e del cantiere, le tecniche per conseguire le qualità tese per l’ambiente costruire, l’evoluzione delle tecniche. L’attenzione alla sostenibilità ambientale prevede la garanzia del maggior benessere possibile per l’uomo. Il riferimento alla soddisfazione delle esigenze per l’uomo fa sì che si occupi non solo di cosa e come si fa, ma anche del perché. Questa capacità di scelta è molto importante: le tecniche sono molteplici, riferibili in parte a processi di tipo industriale (es. serramenti) e in parte l’edilizia continua ad essere un mondo legato a delle consuetudini di tipo artigianale (consuetudini locali, capacità delle imprese). È un mondo composito quello dell’edilizia. Nella tecnologia dell’architettura, il costante riferimento alla soddisfazione delle esigenze dell’uomo fa sì che essa si occupi non solo di cosa si fa e di come lo si fa (know-how) ma anche del perché (know-why). “L’opinione che tutto ciò che è tecnicamente fattibile possa essere realmente fatto è un sogno infantile di onnipotenza, emozionante in un bimbo ma criminale in un adulto. Quest’opinione è innanzitutto espressione di una mentalità non tecnologica” (Weizsacker).
Significato e ruolo della tecnologia dell’architettura
La tecnologia non è solo uno strumento, ma una risorsa per il progetto e per la qualità dell’ambiente costruito. Deve essere concepito come un modo complementare rispetto a quello compositivo. Spesso si tende a dare corpo prima ad un’idea e poi solo successivamente al come realizzarla: così si dà consistenza a materiali e tecniche costruttive già strutturate che non sempre possono subire modifiche significative. Questo modo di operare è figlio della separazione fra arte e tecnica ma da questo modo di operare non può che derivare un disimpegno dalla costruzione che va a discapito della qualità dell’architettura. È opportuno abbandonare la concezione meramente strumentale della tecnologia. Queste conoscenze devono fare parte del progetto fin da subito. In questo modo la tecnologia diventa una vera e propria risorsa. Fin dall’inizio si vedono quei vincoli che più avanti nel progetto rischiano di creare problemi. Ogni scelta tecnologica, e di conseguenza ogni costruzione, è sempre un atto culturale irripetibile, a specifici bisogni, a partire da precisi vincoli e circostanze (come la disponibilità di materiali e di forza lavoro, il clima, i sistemi di valore propri di ciascuna società, o le culture dei diversi attori che partecipano al processo di progettazione e realizzazione).
Materiali e tecniche della tradizione locale
I materiali e le tecniche proprie della tradizione locale o regionale sono fondamentali. La costruzione di un edificio si basava su differenti modi di costruire, a particolari modi di costruire consolidati. Sono conoscenze prevalentemente trasmesse in modo orale. Nell’edilizia premoderna il rispetto delle regole dell’arte, cioè di modi di costruire consolidati (ma adattabili) si pone a garanzia della qualità delle opere. Sino all’inizio del Novecento si costruisce ancora in modo tradizionale, facendo quindi riferimento ai modi “dell’arte”, cioè l’accumulo di una serie di esperienze su questi modi di costruire tradizionali. La progettazione e la realizzazione di edifici in questo periodo erano formati sulla regola dell’arte. Costruire a regola d’arte significava usare regole pressoché univoche, che rimandavano a soluzioni ricorrenti, il problema esecutivo veniva risolto secondo modi consolidati di costruire.
Poi la situazione è cambiata fra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento. Iniziano ad essere impiegate strutture in ghisa e poi l’uso dell’acciaio. Viene introdotto l’uso del calcestruzzo armato. L’ingombro della struttura si è ridotto e tutto il sistema della costruzione tradizionale si è mosso verso modalità del tutto innovative. Le pareti di tamponamento non sono più portanti, devono resistere all’azione orizzontale del vento ma non occorre che siano molto spessi. Cambiano. Diventano delle casse vuote.
Come garantire la qualità?
Negli anni 60-70 si individua un criterio nuovo che fa riferimento ad un grado di soddisfacimento dell’utenza che quell’edificio lo vive, sia da un punto di vista tecnico che da un punto di vista morfologico. La qualità del vivere non discende dal rispetto di regole dell’arte, cioè di soluzioni precostituite, ma dalla capacità di soddisfare le esigenze degli utenti. La qualità si determina non specificando come si vuole un determinato oggetto edilizio, ma cosa si vuole da quell’oggetto.
Nasce la tecnologia dell’architettura. Occorre specificare quindi che cosa ci si aspetta da un determinato edificio: alle regole dell’arte vengono sostituite le regole di qualità. Si costituiscono delle normative tecniche che stabiliscono una soglia minima di accettabilità per prodotti ed elementi costruttivi. Deve andare incontro all’esigenza dell’utenza, a prescindere dai materiali e dalle soluzioni tecniche adottate. Questo principio viene sancito dagli organismi che si occupano di normativa tecnica, come dall’UNI e dall’ISO.
Approccio sistemico
In questi anni vengono svolti una serie di studi che puntano a superare la regola dell’arte, definendo un metodo e un approccio al progetto nuovo. Ci sono una serie di intellettuali che hanno lavorato su questa questione, fra cui ricordiamo Blachère, Ciribini, Maggi, Spadolini e altri, che hanno puntato a definire un approccio al progetto e al processo edilizio fondato su basi oggettive della qualità. L’obiettivo è il controllo della qualità del prodotto edilizio. Viene chiamato anche sistemico ed è sintomo dell’industrializzazione del settore edilizio.
Ciascun oggetto viene visto come un oggetto messo in relazioni con gli altri, non deve esser visto come elemento singolo. Come sistema viene definito come un insieme di entità concrete o astratte che sono connesse fra loro da una rete di relazioni. Questo sistema nel suo sistema possiede delle caratteristiche: alcune delle sue proprietà si sviluppano solo nel tutto e grazie al tutto. Gli oggetti non vengono più studiati come elementi autosufficienti, ma vengono visti come sistemi. Partendo da questi studi anche l’edilizia e l’edificio sono stati studiati con un approccio sistemico, come un sistema strutturato di elementi spaziali (sistema ambientale) ed elementi tecnici (sistema tecnologico). L’obiettivo di ogni azione di costruzione è quello di soddisfare delle specifiche esigenze.
Questo sistema aperto, applicato all’edificio, completa queste relazioni con il suo significato. Questo approccio consiste nell’individuare le parti e le relazioni. L’idea è quella per cui l’edificio non è concepibile come una semplice sommatoria di spazi ma piuttosto come un sistema. In particolare, il sistema ambientale è un insieme di volumi vuoti in grado di ospitare le persone, mettendo loro a disposizione le caratteristiche ambientali più adatte. L’unità ambientale si intende un raggruppamento delle attività degli utenti. L’elemento spaziale è lo spazio concreto, cioè una porzione di spazio da dedicare alle attività.
Quindi, ogni edificio è un sistema strutturato di:
- Elementi spaziali (sistema ambientale);
- Elementi tecnici che li circoscrivono (sistema tecnologico)
Caratterizzati dalle loro funzioni e dalle loro relazioni, il cui compito principale è quello di soddisfare specifiche esigenze. Un sistema aperto, in relazione con il sito, con la città, con il territorio, che completa in queste relazioni il suo significato e la sua funzionalità.
L’unità ambientale = dormire
Unità spaziale = camera da letto
Il sistema ambientale è un insieme di volumi vuoti in grado di ospitare le persone, mettendo loro a disposizione le caratteristiche ambientali più adatte (temperatura, illuminazione, acustica), le attrezzature adeguate allo svolgimento delle attività, gli spazi necessari per muoversi intorno a tali attrezzature e per organizzare flussi e percorsi di relazione fra le attività. Più precisamente un sistema ambientale viene definito come un insieme di unità ambientali e di elementi spaziali:
- Unità ambientali, cioè raggruppamenti di attività degli utenti, derivanti da una determinata destinazione d’uso, compatibili spazialmente e temporalmente (es. spazi per dormire);
- Elementi spaziali, cioè le porzioni di spazi destinate allo svolgimento delle attività comprese in un’unità ambientale (es. l’ufficio).
Non è possibile pensare a un sistema ambientale, e quindi ad una forma, senza pensare anche a come sia fatta. Un sistema tecnologico è un insieme di parti piane, di elementi fisici, in grado di delimitare e di attrezzare gli spazi e soprattutto di assicurare protezione, sicurezza, comfort alle persone che abitano l’edificio. Più precisamente, la norma UNI 8290-1:1981 scompone il sistema tecnologico in un insieme strutturato di unità tecnologiche e di elementi tecnici.
- Unità tecnologiche, ovvero unità che si identificano con raggruppamenti di funzioni, compatibili tecnologicamente, necessari per l’ottenimento di prestazioni. Vengono raggruppate in classi di unità tecnologiche, identificate per il ruolo funzionale prevalente che svolgono all’interno dell’edificio. Si tratta di: strutture, chiusure, partizioni interne.
- Elementi tecnici o edilizi, sono le parti di un organismo edilizio in grado di fornire prestazioni autonome, cioè di svolgere completamente o parzialmente funzioni proprie di una o più unità tecnologiche. Sono ad esempio elementi edilizi un muro, un pavimento un pilastro.
Approccio esigenziale
Nel quadro di questo approccio sistemico che vede l’edificio come un sistema matura anche il cosiddetto approccio esigenziale. Si pone l’obiettivo di controllare la qualità del costruire verificando il grado di soddisfacimento della costruzione. Il desiderio è quello di andare incontro alle persone. Le esigenze degli utenti si esprimono in richieste al sistema ambientale e in richieste al sistema tecnologico. Il processo progettuale appare come un sistema di decisioni motivate, nell’ambito del quale le esigenze individuate devono informare ogni fase del processo. Le parti che compongono il sistema tecnologico sono in grado di fornire le corrette protezioni verso ciò che avviene all’esterno. Secondo questo approccio bisogna progettare il sistema degli spazi ed effettuare le scelte tecnologiche partendo dalle esigenze dei futuri fruitori.
Significa partire dall’individuare le esigenze, tradurle in termini tecnici (cioè i requisiti), poi stabilire le prestazioni che devono offrire le diverse parti dell’edificio per rispondere ai requisiti richiesti. Infine occorre scegliere i materiali più appropriati, cioè quelli che possiedono delle proprietà in grado di fornire, per le diverse parti dell’edificio, le prestazioni desiderate.
Esempio:
Pensiamo di dover progettare una casa di riposo per anziani. Occorre capire quali siano le esigenze dell’utenza: bisogna garantire la sicurezza nella loro deambulazione, che ha l’obiettivo la fruizione degli spazi che stiamo progettando. Questa esigenza si traduce nel requisito di fare dei pavimenti non scivolosi. Si ricercano quindi dei materiali che siano in grado di soddisfare questo requisito. In particolare, ci si deve soffermare sul coefficiente d’attrito del pavimento: maggiore è questo fattore, più abbiamo la sicurezza di fare un lavoro sicuro.
Ripasso
Pluralità di valenze: si può intendere sia i fattori di condizionamento (ogni scelta deriva da una serie di condizionamenti) sia i fattori culturali che ogni società incarna. Ogni cultura fa riferimento a determinati modi di costruire che sono legati a tanti modi diversi o altri aspetti. Con tale definizione si voleva sintetizzare questo tipo di discorso. La differenza fra requisito e prestazione: su questo tema si proseguirà ancora, quindi verrà ripreso.
Lezione
Il sistema ambientale, le unità ambientali sono entità più astratte che identificano dei gruppi di attività. L’approccio esistenziale finisce nella scelta dei materiali più appropriati per rispondere all’esigenza e alla richiesta di prestazioni richieste. Non è tutto così semplice: è un processo complesso. L’individuazione delle esigenze non è un fatto scontato. Sono i desideri delle persone e non è facile capirle. Queste esigenze, nel corso del tempo, si sono andate ad articolare ed ogni progetto va concepito come una risposta di un insieme di esigenze. Ci sono alcune che sono essenziali, imprescindibili (sicurezza, benessere) mentre altre sono più soggettive e sfuggenti. Si deve comporre una sorta di quadro esigenziale, che non è un’attività neutra o immediata. Questo perché gli utenti sono i fruitori ma secondo questo approccio sono anche gli operatori del processo edilizio. Non sono solo i fruitori, ma sono tutti quelli che partecipano alla progettazione e alla manutenzione di un determinato edificio.
La costruzione del quadro esigenziale
Principalmente dobbiamo tener presente i fruitori ma anche che alcuni aspetti riguardano la variazione delle esigenze rispetto al contesto storico o geografico o culturale. Quello che fino a pochi decenni fa era un lusso ora magari è un’esigenza comune. Le esigenze cambiano anche in base al tipo di edificio e all’attività che viene fatta all’interno. I quadri esigenziali sono quindi diversi. Possono essere in contraddizione fra loro: gli utenti potrebbero esprimere esigenze diverse (la sicurezza alle possibili intrusioni che contrasta con la volontà di avere un forte legame fra interno ed esterno della casa). Possono essere anche contrastanti fra committenti, fruitori. Il progettista deve stabilire delle priorità, confrontandosi con il discorso economico, e cercare una soluzione accettabile per tutti.
L’esigenza può essere esplicita, se l’utente è anche il committente. Succede però che il committente non coincida con l’utente (si pensi agli edifici pubblici). Il progettista deve costruire un quadro esigenziale che tenga conto di chi realmente usufruirà di questi spazi. In questi casi, come fare? Ad un’utenza anonima (non conosciamo i veri utenti) non possiamo fare altro che attribuire delle esigenze tipo, stabilite sulla base di ricerche scientifiche. In questa direzione è utile stabilire una scaletta di esigenze proposte da una norma UNI (benessere termico = isolamento. Che valori vogliamo ottenere? Riusciamo a dare risposte grazie a tali norme). Fra queste esigenze per il tecnico è più facile fornire risp.
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