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Introduzione e definizioni

Per poter fare dei bilanci, bisogna avere dei numeri, quindi dei dati statistici e si possono ottenere mediante rilevazioni dirette o trovandoli su pubblicazioni cartacee e informatiche di:

  • ISTAT
  • Banca d'Italia
  • Eurostat
  • BCE
  • FAO

Parole chiave dell'economia:

  • Scarsità: disponibile in una quantità definita e definibile. Possibilità di contingentamento, che non c'è quindi una disponibilità infinita.
  • Beni economici, sono dei beni scarsi. Per esempio, l'acqua e l'aria stanno diventando dei beni scarsi. Si suddividono in:
    • Beni materiali
    • Beni immateriali
  • Utilità: in quanto un bene dev'essere utile, ovvero ci dev'essere richiesta. Acqua: importante per il settore agricolo e c'è la possibilità di contingentarla.
  • Prezzo: i beni economici, essendo beni scarsi, hanno un prezzo a cui vengono scambiati sul mercato espresso in moneta. È l'incontro tra domanda e offerta che crea il prezzo e si verifica nel momento in cui l'impresa lo mette nel mercato e lo vende al consumatore.
  • Produzione: è la trasformazione:
    • nella forma (conservare, per esempio mele e cereali per poi trasformarle)
    • nel tempo (ci sono luoghi in cui si produce e in altri no)
    • nello spazio di beni in altri beni di maggiore utilità (incremento di utilità del bene).

Fattori produttivi: beni impiegati nel processo e si suddividono in tre categorie:

  • Terra e risorse naturali: non sono prodotte dall'uomo, non sono riproducibili, disponibili in quantità definita (è un tema di conflitti), offerta rigida (effetto rilevante sul comparto produttivo). Bisogna tenere in considerazione anche il fatto che non tutti i terreni sono coltivabili.
  • Capitali derivano da processi produttivi umani, sono riproducibili. Si suddividono in:
    • Indifferenziati (denaro)
    • Differenziati (i costi andranno computati in modo diverso):
      • A utilità semplice (sementi)
      • A utilità ripetuta (trattore), che utilizzo per molti anni e si consuma nel tempo.
  • Lavoro: è il lavoro apportato dall'uomo e da esso inseparabile. Coloro che lavorano possono essere subordinati o autonomi, cioè svolgono la loro attività in proprio. Può essere:
    • Manuale (operaio salario)
    • Intellettuale (impiegato stipendio)

Prodotto principale (frumento granella) motivo per il quale metto in atto il processo produttivo, ma che spesso dà origine a:

  • Prodotti secondari (frumento paglia), che diventano:
  • Prodotti di scarto se non sono vendibili e se non possono essere riutilizzati in azienda e danno quindi origine a costi per lo smaltimento. Gestire bene i prodotti secondari e gli scarti migliorano la gestione del territorio, creando sostenibilità!

Differenza tra macro e microeconomia? La microeconomia analizza il comportamento delle singole unità, quali il lavoro, l'impresa, i mercati; la macroeconomia invece le analizza sotto forma di insieme.

Cos'è un modello economico? I modelli economici vengono utilizzati per inquadrare una realtà economica in modo standardizzato, con l'utilizzo di numeri e grafici in cui i dati raccolti possono essere presi da fonti dirette o statistiche.

Modello circolare

Il flusso circolare del reddito è un modello schematico che descrive il flusso di moneta e quello corrispondente di beni e servizi che intercorrono tra individui e imprese, attraverso i mercati. Le unità che ne fanno parte sono:

  • Famiglie e singoli individui che sono i proprietari della produzione (terra, capitale e lavoro) che vengono poi ceduti alle imprese in cambio di moneta e consumano tutti i beni e servizi che le imprese producono.
  • Imprese: producono beni e servizi utilizzando i fattori della produzione.
  • Stato: preleva tributi da famiglie e imprese e produce beni e servizi.

Si creano due flussi:

  • Flusso di beni e servizi (flusso reale)
  • Flusso di moneta (flusso monetario)

Si hanno due mercati:

  • Mercato dei beni e servizi dove le imprese vendono (offerta) e le famiglie comprano (domanda)
  • Mercato dei fattori della produzione dove le imprese comprano (domanda) e le famiglie vendono (offerta).

Il rapporto che esiste tra imprese e famiglie è fortemente interconnesso!

I tradizionali sistemi economici:

  • Economie di mercato: individui e imprese prendono le principali decisioni sulla produzione e il consumo, ma attualmente non ne esistono.
  • Economie pianificate: è lo Stato che prende tutte le decisioni relative alla produzione e alla distribuzione (ex Unione Sovietica).
  • Economie miste: comprendono alcuni elementi delle due precedenti.

Bisogna ricordare che ci sono anche due concetti:

  • Risparmio: rappresenta la parte del reddito che le famiglie non spendono e possono investire in banca oppure comprare azioni. Sono gestiti dalle banche che prestano, creando interessi, alle imprese per gli investimenti.
  • Investimento: spesa fatta dalle imprese per beni capitali e beni strumentali. Prendono il denaro attraverso il mercato finanziario o vendendo beni e servizi.

Ogni anno l'economia percorre una volta il circuito interno (produzione di beni e servizi e beni d'investimento) ed una volta quello esterno (flussi monetari). Nel circuito monetario fanno parte:

  • Prelievi: flussi che fuoriescono dal circuito riducendo la spesa per i beni (risparmio). Frenano l'economia!
  • Immissioni: flussi che entrano nel circuito aumentando la spesa per i beni (investimento). Attivano l'economia!

Debito pubblico

Spesso il prelievo di denaro attraverso i tributi (prelievo fiscale) non è sufficiente a ricoprire le uscite di denaro e quindi lo stato si fa finanziare da diversi soggetti economici come famiglie, imprese o stati esteri che sottoscrivono un credito allo stato con l'acquisizione di obbligazioni o titoli di stato (BOT, BTP, CCT..) che dovrà successivamente restituire sotto forma di interesse.

  • BOT: buoni ordinari del tesoro, breve periodo, tasso d'interesse definito.
  • BTP: buoni poliennali del tesoro, poliennali, tasso fisso.
  • CCT: certificati di credito del tesoro, poliennali, tasso variabile.

Se l'economia non cresce, i disavanzi si accumulano per anni, non si riesce a pagare gli interessi e si crea il debito pubblico.

La produzione e le sue leggi

Per produzione si intende l'impiego dei fattori della produzione (input) per ottenere beni di maggiore utilità (output). La trasformazione è una modificazione di valore in senso fisico e merceologico. Tra una trasformazione e un'altra, in cui vi è il passaggio tra un soggetto economico ad un altro si crea il valore, chiamato valore aggiunto (+ IVA), che contribuisce a formare il PIL.

La produzione comprende anche i servizi, che possono essere personali o reali, prestati da privati o enti pubblici.

  • Il settore dei beni e servizi destinabili alla vendita si suddivide in:
    • Primario (agricoltura, selvicoltura, pesca..)
    • Secondario (industria)
    • Terziario
  • Il settore dei beni e servizi non destinabili alla vendita: servizi offerti dalle amministrazioni pubbliche o da istituzioni private senza scopo di lucro. Gli utenti pagano tributi specifici (sanità, istruzione..)

L'organizzazione del processo produttivo prevede che i fattori della produzione devono essere tra di loro combinati e organizzati al fine della produzione. L'imprenditore deve possedere la capacità imprenditoriale, considerato come un fattore produttivo. Ha il ruolo di:

  • Decidere cosa e quanto produrre (tipologia di riso).
  • Acquistare i fattori produttivi necessari.
  • Combinare i fattori e scegliere la tecnica di produzione (in sommersione, manodopera interna, subordinata?).
  • Assumersi i rischi economici.

Le leggi della produzione

La funzione di produzione esprime la relazione tecnica tra gli input e gli output, dato un determinato livello di conoscenze tecniche (che si sviluppano nel tempo e bisogna adeguarsi velocemente). Utilizza misure tecniche (litri, ton..) e non economiche (€).

Y = f (T, L, C)

Quanta granella (Y) ottengo in funzione di T, L, C (terra, lavoro, capitale).

Per comprenderne l'andamento si varia un solo fattore produttivo alla volta:

  • All'aumento di un fattore, la produzione aumenta, ma non in modo costante (prima crescita più che proporzionale con concavità verso l'alto poi meno che proporzionale) a causa dei fattori fissi (bisognerebbe cambiare un fattore fisso per sbloccare la produzione). Nel punto in cui si arresta la crescita si ha la massima produzione totale.

La produttività marginale è il rapporto tra incremento di produzione ΔY e incremento di fattore impiegato ΔV (V=generico fattore prod.). Quando è = 0 significa che non c'è più incremento e il prodotto totale è massimo. Il settimo lavoratore non cambierebbe la produzione.

ΔY = Y₂ - Y₁

ΔV = V₂ - V₁

La produttività media è il rapporto tra produzione totale (Y) e quantità totale di input impiegata. La produttività media e marginale nel punto di massima produzione media sono uguali e si intersecano nel grafico.

L'effetto del progresso tecnico è il motivo per il quale il prodotto totale aumenta e migliora, oltre per l'aumento degli input.

  • Innovazione di prodotto: si migliorano prodotti già esistenti o se ne producono nuovi.
  • Innovazione di processo: si migliorano le tecniche produttive esistenti o se ne introducono nuove.

In sintesi, c'è un miglioramento dell'efficienza!

Dalla produzione espressa in termini tecnici si passa alla relativa grandezza economica il ricavo.

R = Y * p

Y = produzione in modalità tecnica

p = prezzo

Quindi, in un mercato di concorrenza perfetta, se la produzione totale è massima, lo è anche il ricavo! Ma, l'obiettivo dell'imprenditore è il profitto o utile (T).

I costi di produzione

Esistono due orizzonti economici:

  • Breve periodo, in cui le aziende possono agire solo sui fattori variabili.
    • I f. variabili danno origine a costi variabili (modificabili) e costi fissi.
  • Lungo periodo, le aziende possono modificare i fattori fissi, diventando quindi variabili.
    • Esistono solo i costi variabili (es: un prestito fino alla scadenza è un costo fisso, che diventa variabile se decido di non rinnovarlo per un ulteriore lungo periodo).

I costi si possono suddividere anche in:

  • Costi esterni, derivano da fattori acquistati sul mercato. Il prezzo è quello di mercato.
  • Costi interni, derivano da fattori produttivi che l'imprenditore ha in suo possesso e li immette nel processo produttivo (terra, lavoro, capitale). Il prezzo è valutato a costo di opportunità.

C = v * p

Un costo generico si indica come:

v = q.tà di fatt. impiegata

p = prezzo

L'imprenditore "puro" o "astratto" ha solo costi esterni e di suo mette la capacità imprenditoriale. Ma nella realtà, mette anche il lavoro, la terra, il capitale indifferenziato.

Il costo di opportunità è il prezzo che avrebbe se impiegato in un processo esterno. Dev'essere comparabile con quest'ultimo, in quanto reale e omogeneo. Es: se ho del terreno di proprietà potrei darlo in affitto, quindi devo calcolare quanto varrebbe questo fattore se decido di non coltivarlo e venisse impiegato in un processo esterno.

Nel breve periodo quindi sono presenti:

Costi fissi

  • Totali: non variano al variare della quantità prodotta, si sostengono anche se non si produce nulla.
  • Medi: sono dati dal rapporto tra i costi fissi totali e la produzione.

Costi variabili

  • Totali: variano al variare della quantità prodotta.
  • Marginali: dati dal rapporto tra la variazione di costo e la variazione di produzione.
  • Medi: sono dati dal rapporto tra i costi variabili totali e la produzione.

I costi totali sono dati dalla somma dei costi fissi totali e dei costi variabili totali.

Il costo medio totale si ottiene in due modi:

  • Sommando i costi fissi medi e i costi variabili medi.
  • Dividendo i costi totali per la produzione.

Costituisce il costo di produzione ed essendo un costo medio è sempre unitario, cioè è riferito alla singola unità prodotta (€ / L, € / kg).

L'ottima dimensione e offerta

L'obiettivo dell'imprenditore è il profitto e cercherà di ottenerlo massimizzando la produzione.

T = RT - CT

T = profitto, che compensa il rischio

RT = ricavi totali

CT = costi totali

In un mercato perfettamente concorrenziale il prezzo è definito dal mercato.

Il ricavo totale è proporzionale alla quantità venduta RT = p * Q

Ricavo medio: ricavo diviso la quantità venduta, rappresenta il prezzo (p) RMe = RT/Q = p * Q / Q = p

Ricavo marginale: è l'incremento di ricavo totale dovuto ad un incremento unitario della quantità prodotta e venduta RM = ΔRT/ΔQ = p * ΔQ/ΔQ = p

Quindi ricavo medio, ricavo marginale e prezzo, in concorrenza perfetta coincidono e sono costanti!

L'ottima dimensione è quando il profitto (T) è massimo, ed è massimo quando il profitto marginale è zero. Il profitto marginale è zero quando il ricavo marginale = costo marginale.

L'ottima dimensione si definisce con l'incontro tra costo marginale e prezzo.

Nel punto A in cui i costi marginali incontrano il prezzo, il profitto marginale = 0. Il ricavo totale è rappresentato dal rettangolo blu. I costi di produzione, che includono sia costi fissi che variabili, si leggono sulla curva dei costi unitari medi (CU) che interseca d. Per ogni unità prodotta in più dopo A, se il costo marginale è superiore al prezzo, il profitto marginale assume un valore negativo e il profitto totale diminuirebbe, aumenterebbero i costi che non darebbero più origine a profitto. Se mi fermo prima di A, avrò dei profitti minori.

IMPORTANTE: la curva del costo marginale determina la quantità offerta dell'impresa e quindi rappresenta l'offerta dell'impresa. L'offerta aumenta all'aumentare del prezzo (da 4,5 può passare a 5 se aumenta il prezzo), viceversa se il prezzo scende, le imprese devono diminuire la produzione perché non possono sostenere i costi.

Condizioni di ingresso e di uscita dal mercato

L'impresa entra sul mercato quando il prezzo è almeno = al minimo dei costi medi totali. L'impresa esce quando il prezzo < del minimo dei costi medi variabili. Considerando che i costi fissi sono comunque presenti.

La curva di offerta (deriva dai costi marginali) illustra la relazione tra il prezzo di un bene e la quantità venduta. L'inclinazione della curva è crescente. L'offerta di mercato è la sommatoria delle offerte individuali delle singole imprese. Gli spostamenti sulla curva sono dovuti a variazioni di prezzo. Ci possono essere degli spostamenti della curva, a parità di prezzo. Se si sposta verso destra le quantità offerte sono superiori e i costi diminuiscono in seguito per esempio ad un progresso tecnico, si impiegano meno fattori produttivi o costano meno. Se si sposta verso sinistra le quantità offerte sono minori anche perché i prezzi dei fattori produttivi salgono e i costi che sostiene l'impresa aumentano.

L'elasticità dell'offerta

È l'indicatore che misura come una curva di offerta reagisce alla variazione di prezzo. Può essere:

  • Elastica, se ha un'elasticità maggiore di 1. Ha una variazione della quantità più che proporzionale rispetto al variare del prezzo.
  • Anaelastica, se ha un'elasticità minore di 1. Ha una variazione della quantità uguale nella quantità offerta rispetto alla variazione di prezzo. Rara da trovare nella realtà.

Le imprese agricole sono in grado di reagire con facilità alle variazioni di prezzo dei beni prodotti? No perché l'offerta dei prodotti agricoli è caratterizzata da rigidità nel breve periodo (ciclo produttivo). (Durata media di un ciclo produttivo di un vigneto 30 anni, durata media per l'insalata 1 mese)

L'elasticità dell'offerta dipende dalla possibilità dell'impresa di adeguare l'offerta alle variazioni del prezzo e cioè dalla flessibilità della produzione e dal periodo considerato.

Domanda: perché il punto di massimo profitto non si ha dove è massimo il ricavo?

Dove il prodotto totale è massimo, in cima alla funzione di produzione, in quel punto il ricavo è massimo. In questo punto la produttività marginale è = 0. I costi marginali tendono verso l'infinito quando la produttività marginale è = 0. Dove è massimo il ricavo i costi si stanno alzando molto perché sto usando ancora fattori produttivi ma non ho incremento di produzione. Il massimo della produzione corrisponde al massimo del ricavo in concorrenza perfetta e i costi marginali sono elevatissimi e il profitto non potrà mai essere nello stesso punto. Il ricavo è legato alla produzione del prodotto. Il profitto (reddito netto) è ciò che ottengo per differenza tra ricavi e costi. Il punto di massimo profitto si ha quando la differenza tra ricavi e costi è massima e dove il ricavo è massimo i costi sono molto elevati.

La domanda

Si intende la quantità di un bene che i compratori sono disposti ad acquistare ad un determinato prezzo. La quantità domandata e il prezzo sono legati da una relazione inversa: al crescere del prezzo la quantità domandata diminuisce e al diminuire del prezzo la quantità domandata aumenta.

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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher framicro di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia ed estimo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Mosso Angela.
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