1: Principi di economia
Tutti abbiamo a che fare con l’economia, è insita nelle nostre vite anche nelle cose più quotidiane come l’organizzazione di una festa. Il termine economia significa letteralmente “leggi di casa”. Veniva utilizzata nell’amministrazione dei beni di famiglia e nella gestione delle risorse. Solo con la nascita degli stati nazionali passa da significato domestico ad oggetto di studio dell’amministrazione pubblica di uno stato. Si può definire anche come “scienza delle scelte” o “studio della scelta in condizione di scarsità”.
Visto che è difficile raggiungere contemporaneamente più obiettivi, e le risorse a nostra disposizione, tempo e capacità di spesa, sono limitate, bisogna compiere delle scelte. L’economia deve studiare come allocare nel modo migliore le scarse risorse a disposizione dello stato o del singolo individuo; studia il modo in cui vengono risolti questi problemi ed è per questo viene definita come una scienza sociale.
Macroeconomia e microeconomia
I fenomeni economici possono essere osservati da due punti di vista differenti:
Macroeconomia: riguarda i fenomeni economici che fanno riferimento alla collettività, ed hanno un punto di vista più ampio e generale. Studia il rapporto tra domanda aggregata, spesa totale di consumatori, stato e imprese, e l’offerta aggregata, intera produzione di beni e servizi. Senza un equilibrio tra la domanda e l’offerta i fenomeni che possono verificarsi sono due: inflazione o recessione.
- Inflazione: quando la domanda supera l’offerta, e ha come conseguenza l’aumento del livello generale dei prezzi dei beni e servizi, circoscritto ad un determinato periodo di tempo, diminuzione del potere di acquisto della moneta.
- Recessione: quando la domanda è inferiore all’offerta, e ha come conseguenza una riduzione del livello dell’attività economica aggregata, misurata tipicamente dal PIL in almeno due trimestri consecutivi.
Entrambi i fenomeni fanno parte del cosiddetto ciclo economico, ossia quel susseguirsi di fasi alterne di espansione e contrazione dell’attività economica di un paese. La grandezza fondamentale della macroeconomia è il PIL che indica “il valore totale di tutti i beni e i servizi finali prodotti in un paese in un dato periodo di tempo”.
- Valore: i beni sono valutati a prezzi di mercato correnti cioè al prezzo a cui vengono effettivamente venduti.
- Tutti: meno quelli prodotti e venduti illegalmente e meno quelli prodotti e consumati all’interno delle famiglie, es: immobili abusivi, sigarette di contrabbando.
- Finali: la farina è un bene finale se venduta come farina; è un bene intermedio se venduta al panettiere per fare il pane. In questo caso il valore della farina è incorporato nel valore del pane.
- Prodotti: il PIL misura il valore di beni e servizi prodotti in un anno, non le transazioni di un anno, le auto nuove che vengono vendute e acquistate fanno parte del PIL, mentre la compravendita di auto usate viene escluso.
Il PIL ha dei limiti: tiene conto solo delle attività che danno luogo a transazioni in denaro e trascura quelle a titolo gratuito, terzo settore, fai da te, ecc., inoltre non misura il miglioramento della qualità della vita.
Microeconomia: riguarda i fenomeni economici che fanno riferimento al singolo soggetto economico ed ha un punto di vista più ristretto. Studia le scelte razionali degli individui in condizione di scarsità ed elabora le condizioni che portano all’allocazione efficiente delle risorse. I protagonisti che fanno parte di questo concetto di microeconomia sono: individui, agenti economici, consumatori ed imprese, istituzioni; tutti “soggetti” con cui un architetto entra in contatto.
I bisogni
Un altro presupposto fondamentale dell’economia è il bisogno. Il comportamento dell’essere umano è sempre caratterizzato dall’insoddisfazione determinata da una molteplicità di bisogni e desideri. Questi bisogni non possono essere tutti soddisfatti per la limitata disponibilità dei mezzi idonei, tempo e disponibilità economica. I bisogni seguono una gerarchia, gerarchia di Maslow, utilizzata per identificarli in funzione della necessità e l’importanza.
C’è però da sottolineare che “anche se lo stato di insoddisfazione data dalla scarsità di mezzi genera il bisogno, non può essere considerato tale uno stato di insoddisfazione che può essere soddisfatto istantaneamente”, ad esempio i bisogni naturali.
Definizione di bene
“Un bene è un mezzo di qualsiasi natura capace di soddisfare un bisogno”. Rispetto a questa definizione possiamo classificare i beni in due categorie:
- Beni non economici: sono quei beni disponibili in natura in quantità illimitata e fruibili da tutti. L’economia classica prima di Keynes considerava beni disponibili in quantità illimitata acqua, terra e aria. Poi a partire dagli anni ’70 si è assistito a un passaggio dall’“economia del cowboy” che indica una disponibilità illimitata, all’“economia dell’astronauta” che indica la scarsità delle risorse naturali.
- Beni economici: sono quei beni disponibili in quantità limitata ed ottenibili solamente tramite uno sforzo o attraverso il pagamento di un certo prezzo. Un bene per dirsi economico deve possedere tre requisiti fondamentali:
- Utilità: devono essere in grado di soddisfare un bisogno.
- Accessibilità o fruibilità: devono essere accessibili, cioè il consumatore deve avere la possibilità di procurarselo sostenendo un prezzo.
- Scarsità: devono essere beni presenti in quantità limitate o addirittura scarse.
Classificazione dei beni economici
I beni economici possono essere classificati in funzione delle caratteristiche che presentano:
- Bene durevole: soddisfa i bisogni per un periodo di tempo prolungato anche se subisce un invecchiamento, casa, macchina...
- Bene non durevole: soddisfa bisogni immediati, cibo, combustibili…
- Bene diretto o di consumo: soddisfa direttamente un bisogno senza subire trasformazioni intermedie, panino…
- Bene indiretto o strumentale: ossia quelli che subiscono trasformazioni prima di diventare beni di consumo, farina, lievito, cemento, sabbia…
L’utilità economica
Quando parliamo di utilità economica facciamo riferimento all’attitudine di un bene economico a soddisfare un bisogno. Il grado di utilità varia ovviamente da persona a persona, dall’età, abitudini ed altre circostanze. Inoltre, nell’ipotesi in cui questo bene economico si possa dividere in dosi, l’utilità si definisce:
- Dosale: quando attribuita alle singole dosi.
- Iniziale: se relativa alla prima dose.
- Totale: se pari alla somma delle utilità di tutte le dosi del bene economico.
L’utilità totale è il grado di soddisfazione complessiva che deriva dal consumo di un certo bene. È funzione della quantità di consumo del bene, ossia tanto maggiore sono le quantità consumate del bene, variabile indipendente, tanto più è alta l’utilità totale del consumatore.
L’utilità marginale, uno dei principali fattori che determinano il prezzo di mercato di un bene o servizi. È un fenomeno economico legato all’utilità e al valore dei beni economici. Più precisamente quando un bene è scarso, rispetto al fabbisogno umano, il bisogno è molto forte e l’uomo è disposto a pagare di più per avere un’unità di consumo del bene, per questo il valore marginale della prima unità è sempre molto alto. Per definizione l’utilità marginale è l’incremento di utilità conseguita a seguito di una piccola variazione nella quantità consumata di un bene.
Dunque:
- A) L’utilità diminuisce con l’aumentare delle quantità disponibili di un bene;
- B) Quanto più è alta l’utilità marginale, maggiore è il prezzo;
- C) Dosi successive alla prima, dello stesso bene, hanno un’utilità sempre minore.
2: La produzione e i fattori produttivi
Un architetto svolge un’attività di produzione. In genere si parla di “produzione insediativa” che riguarda la realizzazione di opere, i suoli su cui realizzarle, le opere edilizie e le urbanizzazioni necessarie. Per analizzare la produzione insediativa e tutti i fattori che intervengono, e quindi il prezzo per acquisire questi fattori, vediamo in generale, nell’ambito della microeconomia cosa si intende per produzione.
La produzione
La produzione è un’attività di trasformazione di determinati beni economici in altri beni che dispiegano maggiore utilità. Quindi produrre non significa creare, ma trasformare: noi utilizziamo determinati beni economici, immettendoli nel processo di trasformazione, per ottenere un prodotto finale diverso. Ad esempio, immettiamo nel processo produttivo acqua, cemento, sabbia e ghiaia per ottenere, attraverso il lavoro e un certo capitale, il calcestruzzo, che è un bene economico che dispiega maggiore utilità.
Produzione = risorse + capitale + lavoro
I fattori produttivi e il loro prezzo d’uso
Si definiscono fattori produttivi i beni e i servizi che concorrono al processo produttivo e che in esso vengono trasformati, le risorse. I fattori fondamentali della produzione sono 4:
- Terra, con tutte le risorse naturali che è in grado di dispiegare.
- Lavoro.
- Capitali.
- Organizzazione.
Per l’uso di ciascun fattore produttivo si deve corrispondere un prezzo.
Definizione di prezzo
All’atto dello scambio tra un bene ed una quantità di moneta si verifica un prezzo. Attribuire un valore ad un bene significa quindi prevederne il più probabile prezzo. In genere ogni attribuzione di valore è precedente ad un prezzo che potrà verificarsi ed è a sua volta preceduta dai prezzi che nel passato si sono verificati. Se quindi il prezzo è un dato storico che si constata, il valore è un dato ipotetico che si prevede.
Terra
Con il termine “terra” vengono indicate tutte le risorse fornite dalla natura, quindi possiamo intendere il suolo destinato all’agricoltura, il suolo destinato alla realizzazione di edifici e le risorse naturali che il terreno è in grado di offrire come minerali, alberi, acqua, frutta, verdure, ecc…. Il prezzo d’uso della terra si definisce “rendita” e spetta al proprietario.
Lavoro
Con il termine “lavoro” si indica l’energia fisica che si immette per produrre un bene o un servizio. Nel fattore lavoro sono compresi tutti i tipi di lavoro, sia dipendente, sia diretto sia imprenditoriale. Il prezzo d’uso del lavoro sono i salari, per il lavoro manifatturiero, e gli stipendi, per il lavoro di tipo intellettuale laddove si è lavoratore dipendente.
Capitale
Con il termine “capitale” si indica sia il valore dei mezzi di produzione, cioè il valore delle macchine e delle materie prime impiegate, sia il denaro che si impiega per produrre qualcosa, compreso il denaro che occorre per pagare i lavoratori o il denaro che si chiede in prestito alla banca. Proprio per questo il capitale si distingue in due categorie:
- Capitale fisso: consente di essere usato più volte in più cicli produttivi, macchinari, terreni, edifici, ecc..
- Capitale circolante: consente di essere utilizzato solo per un unico ciclo produttivo, denaro, materie prime, energie, ecc..
Il prezzo d’uso del capitale è detto “interesse” e compete al capitalista. Il prezzo d’uso riferito all’unità di tempo dell’unità di capitale indifferenziato, la moneta, si dice saggio di interesse. Esiste una particolare forma di capitale a cui negli ultimi 30 anni si è rivolto grande interesse ovvero il capitale umano che è un termine utilizzato per la prima volta dall’economista Theodore Schultz, premio Nobel per l’economia nel 1979 per le ricerche pioneristiche nello studio dello sviluppo economico con particolare riguardo alle problematiche dei paesi in via di sviluppo. Indica “l’insieme delle facoltà e delle risorse umane, in particolare conoscenza, istruzione, informazione, capacità tecniche, che danno luogo alla capacità umana di svolgere attività di trasformazione e di creazione”.
Organizzazione
Con il termine “organizzazione” si intende la “combinazione efficiente dei fattori produttivi, capitale e lavoro, per massimizzare la produzione o il profitto di impresa. Spetta all’imprenditore, coordinatore, il compito di definire l’organizzazione dei fattori produttivi. Il prezzo d’uso dell’organizzazione è detto “profitto” inteso come remunerazione delle capacità imprenditoriali.
3: Le startup e il mercato
Imprenditore: “Chi esercita professionalmente un’attività economica organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni e servizi”, Art. 2082 del Codice civile.
Per impresa si intende l’organizzazione di un’attività economica il cui scopo è quello di produrre beni e servizi. L’impresa trasforma i fattori della produzione, input, in beni e servizi, output.
Le imprese possono essere:
- Unilocalizzate: costituita da una sola unità locale che coincide con la sede dell’impresa.
- Plurilocalizzate: costituite da due o più unità locali, delle quali una coincidente con la sede dell’impresa e le altre situate nello stesso comune e/o in comune diverso.
E possono essere organizzate come:
- Imprese individuali: proprietà di un singolo individuo.
- Società di persone: proprietà di due o più individui.
- Società per azioni: la proprietà è suddivisa fra coloro che comprano quote del capitale, le azioni. Ogni azione dà diritto a un voto per il CDA, Consiglio di amministrazione, che assume i dirigenti e ad una quota del profitto della società.
La startup innovativa
Dal 2012 in Italia abbiamo una nuova figura di impresa, ovvero le startup innovative, introdotte da un apposito decreto-legge. Lo scopo di questo decreto è favorire la nascita di imprese caratterizzate da un alto valore tecnologico. Per incentivare la nascita di queste imprese, lo stato fornisce agevolazioni, dalle semplificazioni ad una serie di esenzioni, fino ad incentivi fiscali e facilitazioni per l’accesso al credito. La legge introduttiva, la 179 del 2012 ci dà i criteri generali di una startup innovativa: deve essere un’impresa nuova o di età non superiore ai 5 anni, deve essere residente in Italia, deve avere un fatturato annuo inferiore ai 5 milioni di euro, deve essere un’impresa non quotata, dove vige il divieto di redistribuire gli utili, non deve essere un’impresa che risulta da fusioni o scissioni di altre aziende, l’oggetto sociale prevalente deve essere l’innovazione tecnologica. Inoltre, la startup deve aver sostenuto almeno il 15% di spese in ricerca e sviluppo. Altro requisito è che deve impiegare personale altamente qualificato, ciò significa che deve impiegare almeno un terzo di dottori in ricerca, dottorandi o ricercatori oppure almeno 2/3 di giovani con laurea magistrale. Altro requisito importante è l’essere titolare o depositare o essere licenziatario di un brevetto o software registrato. Quando si presenta la candidatura come startup innovativa il progetto va corredato dal business plan, ovvero un approccio di valutazione in cui si verifica la fattibilità amministrativa, commerciale e finanziaria della propria idea. Il B. Plan fa riferimento all’approccio valutativo classico dell’estimo che è l’analisi costi-ricavi. Invitalia sostiene iniziative nei settori a maggior potenziale di crescita e in particolare nell’economia digitale.
Impresa sociale
Un tipo di impresa che vede particolarmente attivi i giovani è l’impresa sociale. In Italia dal 2016 abbiamo avuto la riforma complessiva del terzo settore, riforma che ha dato origine ad una nuova impresa, ovvero l’impresa sociale. Il Codice del terzo settore del 2017 introduce l’impresa sociale come una modalità di impresa intesa come organizzazione privata che esercita un’attività di utilità sociale. In generale si tratta di un’organizzazione:
- Privata.
- Senza scopo di lucro.
- Che esercita un’attività economica di utilità sociale.
- Con finalità di interesse generale, interventi di tutela e valorizzazione del patrimonio culturale e del paesaggio, organizzazione di attività turistiche di interesse culturale, riqualificazione di beni pubblici inutilizzati o di beni confiscati alla criminalità organizzata.
Molti sono i beni che vengono confiscati, spesso però i comuni non hanno la possibilità di gestirli e questi beni versano in uno stato di degrado. Attraverso formule che il diritto amministrativo consente, si potrebbero cedere a giovani che erogano servizi o attività. Es villa Scarface confiscata alla camorra che oggi è un centro poli-ambulatoriale a Casal di Principe. L’individuazione dei beneficiari viene effettuata tramite bandi pubblici. La valutazione si può fare prima di iniziare un progetto, durante o a valle, la valutazione ex post. La riforma del terzo settore ha fatto sì che un’impresa sociale è tenuta a fare una valutazione di impatto sociale annualmente.
Il mercato
Nella lingua comune il mercato è un luogo fisico dove ha luogo la compravendita di beni. Nel linguaggio economico, invece, con il termine mercato ci si riferisce ad un insieme di soggetti che commerciano tra loro: gli acquirenti e i compratori.
- Con questo termine si intende l’insieme delle contrattazioni che si svolgono tra c
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Riassunto esame Istituzioni di scienza delle finanze, Prof. Fedeli Silvia, libro consigliato Manuale di scienza del…
-
Riassunto esame Estimo e Valutazione, prof. Guarini, libro consigliato Forte e dispense
-
Economia ed estimo ambientale - Riassunto esame della dispensa, prof. Oppio
-
Riassunto esame Istituzione di diritto pubblico, Prof. Forte Pierpaolo, libro consigliato Istituzioni di diritto pu…