Storia della filosofia (B)
Lezioni del Prof. Guido Bonino
A.A. 2020/2021
Appunti di Lucrezia Cusato
Laurea Magistrale in Storia dell’Arte
UNITO – UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI TORINO
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Sommario
Scienze dello spirito e scienze della natura 1
Differenze di approcci 1
Wilhelm Dilthey (1833 – 1911) 1
Wilhelm Windelband (1848 – 1915) 2
Sociologia positiva e sociologia comprendente 2
Il modello nomologico-deduttivo 4
Distinzione tra cause e ragioni 4
Il sillogismo pratico secondo Frascolla 5
I generi storiografici 6
Richard Rorty (1931 – 2007) 6
La filosofia è un genere naturale? 9
Emanuela Scribano (1948) 10
Storia esegetica o storia filosofica? 10
La proposta di Scribano 10
Il caso di Gueroult 11
La filosofia è un genere naturale? 12
Michael Ayers (1965) 12
La recensione a Learning from Six Philosophers (2001) 12
Il Descartes di Bennett 13
Bertrand Russell (1872 – 1970) 13
Michael Beaney (1959) 13
Considerazioni sulla filosofia analitica 13
Le radici della ricostruzione razionale 14
Rudolf Carnap e la nascita del termine 15
Karl Popper 15
Willard Van Orman Quine 15
Michael Dummett 16
Scott Soames 16
La proposta di Beaney 16
Martial Gueroult (1891 – 1976) 16
Eugenio Garin (1909 – 2004) 17
Il metodo whiggish 17
La tesi dell’unità 17
La proposta di Garin 18
Il dibattito con Paci 18
Arthur Oncken Lovejoy (1873 – 1962) 18
Storia delle idee 18
Filosofia della scienza 20
Imre Lakatos (1922 – 1974) 20
Gli assunti di partenza 20
Metodologie normative 21
Valutazione delle metodologie 22
Falsificazione delle metodologie 23
David Bloor (1942) 23
Conoscenza e opinione 23
Sociologia della scienza secondo il Programma forte 24
Presunta autonomia della conoscenza 24
Justin E. H. Smith (1972) 26
Due schemi di ascesa semantica 26
Alla ricerca delle origini “pure” 27
La teoria del linguaggio di Frege 27
Cosmopolitismo filosofico 28
David Lee Hull (1935 –2010) 29
Orientamenti tassonomici 29
La definizione di specie 30
La domanda di Hull 31
Internalismo ed esternalismo 31
Metodi quantitativi 33
Il distant reading di Moretti 33
The Slaughterhouse of Literature (2000) 33
Style, Inc. Reflections on Seven Thousand Titles (2009) 34
Interpretare pattern (2017) 34
Conclusioni 35
Applicazione alla storia della filosofia 35
Bonino & Tripodi | Academic Success in America: Analytic Philosophy and the Decline of Wittgenstein (2019) 35
Bonino, Maffezioli & Tripodi | Logic in Analytic Philosophy: a Quantitative Analysis (2020) 36
Arianna Betti & Van den Berg | Modelling the History of Ideas (2014) 37
Petrovich & Tolusso | Exploring Knowledge Dynamics in the Humanities. Two Science Mapping Experiments (2019) 37
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Scienze dello spirito e scienze della natura
Differenze di approcci
Wilhelm Dilthey (1833 – 1911)
Uno dei principali dibattiti sulla storia della filosofia si è concentrato in Germania a fine Ottocento e riguarda le scienze dello spirito: principale interprete fu Wilhelm Dilthey. In inglese ciò è stato talvolta tradotto con “moral sciences”, anche se si tratta di un’espressione imprecisa (non si occupano solo di etica). Un esempio è dato dal testo in cui David Hume distingueva i caratteri nazionali (quindi le peculiarità delle varie popolazioni) in:
- Cause morali (i caratteri nazionali sono generati da ciò che può agire sulla mente, «come dei motivi o delle ragioni»);
- Cause fisiche (i caratteri nazionali sono generati da clima, atmosfera, etc. «che si ritiene agiscano insensibilmente sul carattere alterando il tono e la costituzione fisici»).
Uno dei principali assunti di Dilthey è che scienze della natura e scienze dello spirito sono due cose diverse. Al contrario, i positivisti credevano nella supremazia delle scienze della natura che regolerebbero anche quelle dello spirito; se ci sono degli errori, ciò è da imputarsi a dei “difetti” di queste scienze, che devono ancora adeguarsi al metodo scientifico. Questa diversità per Dilthey si colloca su più piani:
- Differenza di oggetto. Nelle scienze dello spirito, il soggetto conoscente appartiene allo stesso mondo umano che costituisce l’oggetto dell’indagine. Le scienze della natura invece non hanno questo oggetto. Ma non è questo il problema principale di Dilthey, che non riconosceva questa sostanziale differenza ontologica (facciamo pur sempre parte della natura).
- Diversità delle fonti di esperienza. Le scienze dello spirito sono esperienze interne (Erlebnis), quella della natura esterne, perché varia l’appartenenza (o meno) del soggetto al mondo dell’indagine. Dice Dilthey: «La natura ci è straniera. Infatti essa è per noi soltanto qualcosa di esterno, non di interno. La società è il nostro mondo». Anche Wittgenstein disse: «Se un leone potesse parlare noi non potremmo capirlo»; il leone fa parte di un altro mondo. Paradossalmente, egli potrebbe fare una scienza dello spirito “leonina”, ma non umana.
- Differenza metodologica. Nelle scienze dello spirito, coesistono procedure miranti a determinare aspetti individuali della realtà umana e altre che ricercano le uniformità, ma le prime sono prevalenti. Al contrario, nelle scienze della natura si ha una prevalenza delle seconde. Se nelle scienze della natura si parte dai singoli elementi e si cerca di ricondurli ad un’unità, nelle scienze dello spirito ciò viene già fatto dall’inizio perché l’Erlebnis è unita, indifferenziata: siamo noi a scomporre i suoi singoli elementi.
Per Dilthey, infatti, la vera psicologia è descrittiva, cioè si basa solo sulla propria introspezione; tutto ciò che cerca di osservare “esternamente” è considerato comportamentismo (concezione ottocentesca). Dilthey si interessava anche di poesia in quanto mezzo attraverso cui l’immaginazione può comprendere l’essenza altrui. Per lui la rappresentazione pura non può esistere, perché la percezione è sempre filtrata (preferenze, desideri…).
All those sciences that have as their object either the human mind itself, or the relations of men to another. 1
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Si potrebbe obiettare che la vera esperienza diretta è soltanto la propria: io non posso sapere quello che provano gli altri. L’unico salto possibile è infatti quello dell’analogia, con le nostre facoltà immaginative.
Compito delle scienze della natura per Johann Gustav Droysen è l’erklären (spiegare), nelle scienze dello spirito è il verstehen (comprendere). Nelle scienze dello spirito vi sono sia elementi volti a capire le “individualità” degli esseri umani (storia), sia i comportamenti collettivi (sociologia). Al contrario, le scienze della natura non mirano alla “comprensione”, ma alla “spiegazione” (attraverso la riconduzione a leggi) e si interessano delle generalità.
Wilhelm Windelband (1848 – 1915)
Per Windelband, Dilthey poneva una differenza di oggetto di studio tra le scienze, mentre in realtà vi è solo una differenza di metodo. La distinzione che lui propone è tra:
- Scienze nomotetiche (propongono delle leggi);
- Scienze idiografiche (descrivono eventi individuali, sono storiche).
Quale che sia l’oggetto, possiamo studiarlo attraverso differenti modalità. Ad esempio, la storia sarebbe idiografica perché vuole studiare il singolo fatto, mentre se cerchiamo delle tendenze generali stiamo facendo una scienza nomotetica (sociologia). Ciò può avvenire anche nel mondo delle “scienze della natura”: una scienza idiografica è la biologia evolutiva, ossia la ricostruzione di una singola specie, oppure la cosmologia (l’universo è uno solo).
Sociologia positiva e sociologia comprendente
Nel campo delle scienze sociali è bene porre una distinzione tra due approcci: la sociologia positiva (Durkheim) e la sociologia comprendente (Weber). Secondo Luca Perrone, la loro apparente inconciliabilità si riduce nel momento in cui si conduce una ricerca empirica, perché si è costretti a scendere a compromessi.
| Durkheim (sociologia positiva) | Weber (sociologia comprendente) |
|---|---|
| Ruolo dell’osservatore. Liberarsi dai preconcetti, trattare fenomeni sociali come “cose”, osservatore passivo. | Ruolo dell’osservatore. La selettività dell’analisi sociale non deriva da fattori esterni, ma dall’iniziativa dell’osservatore attivo nella produzione di conoscenza. |
| Ruolo dell’osservato. Fatti sociali indipendenti dalla conoscenza individuale (critica la spiegazione “psicologica” dei fatti sociali in quanto governati da leggi proprie). | Ruolo dell’osservato. Azione sociale: il suo significato è soggettivo e tiene conto del comportamento altrui, regolandosi di conseguenza. |
| Inferenza causale. La causa determinante è nei fatti sociali, non nella coscienza individuale: a uno stesso effetto corrisponde sempre una stessa causa (ad es. se il suicidio dipende da varie cause è perché vi sono varie specie di suicidio). | Inferenza causale. Causalità sociale concepita come una continua combinazione: un medesimo effetto può avere infinite cause. |
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I compromessi empirici
| Durkheim | Weber |
|---|---|
| 1. L’introduzione di categorie tipiche. Esistono fatti sociali normali e altri patologici, ma nessuno può essere considerato intrinsecamente tale: un comportamento può essere patologico in una società e normale in un’altra. Riconoscendo la necessità di selezionare i fatti per classificare le specie di società, Durkheim “distorce” la realtà empirica. | 1. L’introduzione di categorie tipiche. Non esistono leggi generali, ma per comparare ha bisogno di un principio generalizzante. Ecco che crea “l’ideal-tipo”, dove accorpa elementi comuni. |
| 2. Identificazione di sequenze causali con variabili intervenienti. La tendenza al suicidio va di pari passo con la tendenza all’istruzione, ma la correlazione tra due fenomeni non dice che uno sia causa o effetto dell’altro. Per lui è però impossibile che l’istruzione possa contribuire al suicidio in quanto si opporrebbe alle leggi della psicologia (che aveva però rifiutato), perché l’istinto di conservazione non può essere influenzato da una cosa così marginale. | 2. Identificazione di sequenze causali con variabili intervenienti. Weber si trova costretto a generalizzare attribuendo determinati interessi “idealtipici”. Esempio: per un guerriero è indegno piegarsi dinnanzi a preti e sacerdoti; probabilmente, la sua religione sarà più profetica e punirà gli infedeli nemici di Dio. I ceti sociali alti tendono a usare la religione per legittimare la propria posizione, mentre gli strati bassi la considerano come una liberazione dalle pene. |
| 3. Verifica delle ipotesi causali. I cattolici sono sempre in minoranza: il più basso tasso di suicidi dipende dalla religione o dalla quantità numerica? Per rispondere, cerca i dati di altre regioni in cui sono la maggioranza e conferma la sua ipotesi. Passa quindi dal modello della variazione concomitante a quello stuartmilliano della differenza (rendere i fenomeni a confronto identici tranne che per un antecedente, che può essere considerato la causa), che aveva inizialmente rigettato. | 3. Verifica delle ipotesi causali. Il sistema di motivazioni derivante dall’appartenenza religiosa influisce sui modi di comportamento economico. Per verificare che ciò non sia dovuto a diverse condizioni economiche di partenza, anch’egli adotta il metodo stuartmilliano della differenza: i gruppi sociali, anche se parificati a livello di status socioeconomico, differiscono. Quindi, il fattore causale è l’etica religiosa. |
Il modello nomologico-deduttivo
Dunque qual è il modello opposto alle scienze dello spirito, quello che cioè vorrebbe spiegare e ricondurre a leggi? Spesso questo indirizzo è stato definito nomologico-deduttivo, la cui idea è spiegare (dedurre) i singoli eventi a partire dalla descrizione di premesse che costituiscono la “situazione di partenza” e da leggi generali. La formulazione, dovuta a Hume, è la seguente:
Quando si afferma che un particolare evento “e” è stato causato da un particolare evento “c” s’intende che c è un evento del “tipo C”, e un evento del “tipo E” e, come dato di fatto osservabile, tutti gli eventi del tipo C sono regolarmente seguiti da eventi del tipo E.
In base all’osservazione di quanto avvenuto in passato, si può fare una generalizzazione induttiva dicendo che la sequenza regolare tra i fenomeni dei due tipi continuerà a valere anche in futuro: si può fare, in sostanza, una previsione. Ad esempio: ho dei proiettili di un certo peso (premessa), la legge della gravità funziona in un certo modo (legge generale) quindi posso prevedere che se lo lancio arriverà in un certo punto (evento storico). Ciò è riassumibile nella formula:
C1, C2, …, Cm (= causa)
L1, L2, …, Ln (= legge generale)
_______________________________________________
E (= evento storico che vogliamo spiegare)
L’applicabilità di questo principio non vale solo per gli eventi singoli, ma anche per i fatti generali: ad esempio, il fatto che tutte le volte che l’acqua è riscaldata a sufficienza si forma vapore, è dedotto da principi ancora più generali (le molecole si muovono, producono calore, etc.).
Accanto a questo modello vi è quello probabilistico, o statistico‐induttivo. Qui, un particolare evento è spiegato quando si dimostra che era ragionevole aspettarsi che esso si verificasse, anche senza poterne avere la certezza,
Distinzione tra cause e ragioni
Nel 1958 erano stati pubblicati i Blue and Brown Books di Wittgenstein, debitore del modello nomologico-deduttivo di Hume: qui il filosofo parla della necessità di tracciare una distinzione tra questi due termini.
Egli pone come esempio dover spiegare a qualcuno il significato della parola “rosso” indicando un pezzo di carta e dicendo che, con “rosso”, s’intende il colore della carta. Poi si impartisce all’interlocutore l’ordine di dipingere una macchia rossa e, dopo che l’ha eseguito, gli si chiede: «Perché, eseguendo il mio ordine, hai dipinto una macchia che ha proprio questo colore?». Il “perché” è una formulazione ambigua, dato che non specifica che tipo di risposta ci si attende:
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| Cause | Ragioni |
|---|---|
| Regolarità di connessioni tra condizioni ed effetti. | Relazioni concettuali. |
| Tutte le volte che sento la parola “rosso” mi viene in mente un’immagine del colore che ho riprodotto. | Ho dipinto una macchia dello stesso colore del campione che mi hai mostrato. |
| Ci si basa su una serie di condizioni sperimentate fino a quel momento e si immagina che possano produrre determinati effetti. | Non c’è una connessione di fenomeni, bensì una connessione logico-semantica, concettuale. |
| Azioni collocate nello spazio dei fatti. | Azioni collocate nello spazio delle norme. |
Wittgenstein, che studiò approfonditamente le ragioni, le definisce legami “grammaticali”. Alcuni fatti sono mossi da “ragioni” estranee al mondo delle leggi generali e con un rapporto puramente logico. Il modello nomologico-deduttivo, quindi, elimina le ragioni e considera solo le cause. L’indirizzo diltheyano non è d’accordo con l’idea che le scienze dello spirito abbiano questo obiettivo: non cercano cause, ma ragioni.
La distinzione tra questi due termini viene posta anche da Platone nel Fedone, ossia gli ultimi momenti di Socrate dedicati a un discorso sull’immortalità dell’anima: la causa per cui si trova lì è che «i tendini lo tengono insieme», mentre le ragioni sono legate all’intelletto e alla logica (ritiene sia meglio sopportare la condanna piuttosto che fuggire).
Il sillogismo pratico secondo Frascolla
Frascolla, per invalidare la tesi del “monismo metodologico” (esistono solo cause spiegabili con il modello nomologico-deduttivo, le intenzioni sono cause delle azioni) opposta al “dualismo metodologico” (le ragioni sono dotate di propria autonomia), ha analizzato un esempio da entrambi i punti di vista.
La sua controproposta è l’adozione del sillogismo pratico nella spiegazione delle scienze dello spirito, perché i concetti “intenzionalistici” (quelli di intenzione, di significato) si rivelano indispensabili nella spiegazione delle azioni umane, individuali e collettive.
Situazione: Gianni corre lungo la strada che porta alla stazione.
Domanda: perché Gianni, invece di camminare tranquillamente, corre?
Risposta: perché solo correndo potrà arrivare alla stazione in tempo
Il sillogismo pratico sarebbe composto da:
- Premessa maggiore, che riguarda la sfera motivazionale dell’agente (scopi, intenzioni, desideri, etc.);
- Premessa minore, che riguarda la sfera doxastico‐cognitiva dell’agente (credenze sulla pertinente relazione mezzi/fine). Per spiegare la situazione non è necessario che sia vero che, correndo, Gianni riuscirà a prendere il treno: basta che egli creda che sia così;
- Azione, a conclusione del sillogismo.
In altre parole, potremmo dire che:
Il sillogismo pratico è una forma di sillogismo in cui due premesse si concludono con un’azione. 2
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A vuole che si realizzi P
A crede che P non si possa realizzare se non fa M
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