Estratto del documento

Per una definizione di traduzione

Concetto di traduzione

Come si può definire la traduzione? In “Dire quasi la stessa cosa”, U. Eco afferma che la traduzione è spazio tra le lingue e sui limiti della rappresentazione del verbale. Da qui il concetto di negoziazione e riscrittura del testo. La traduzione, infatti, è negoziazione tra la lingua di partenza e quella di arrivo. La difficoltà del traduttore sta nel selezionare la migliore soluzione (non definitiva) tra le tante. È stato Heidegger ad approfondire il significato del lemma Uber – setzung / Ubersetzung. Secondo Heidegger, la traduzione intesa come trasferimento letterale è un’idea illusoria. Con la fine della latinità si ha la scissione tra l’operazione orale, interpretare, e quella scritta, tradurre. I termini usati nelle varie lingue per indicare il tradurre: to translate, traduire, uber-setzen. Ogni atto linguistico può essere inteso come traduzione di qualcosa di originario, e da questo si desume che la traduzione porti con sé un tasso di novità.

Traduzione biblica

La storia della teoria della traduzione in Occidente va fatta risalire alla classicità latina. Nella Roma antica la traduzione diventa uno degli strumenti più importanti per facilitare il processo di assimilazione di altre culture. I primi traduttori che conosciamo sono Livio Andronico, Plauto, Ennio. Lo scopo era quello di romanizzare quanto più possibile il testo, arricchire e raffinare la lingua latina attraverso l’imitazione dei modelli greci. In epoca romana la traduzione è considerata un esercizio pedagogico e retorico: troviamo in questo periodo le riflessioni di Cicerone nel “De Optimo Genere Oratorum”. In seguito, vi è la traduzione biblica. Fondamentale è il contributo di San Gerolamo, autore della Vulgata e la traduzione dell’Antico Testamento e Nuovo Testamento. Fu accusato di eresia per aver tradotto diversamente alcune versioni precedenti. In realtà, non si trattava di errori, ma di una consapevole rottura con la tradizione. San Gerolamo scrive il De Optimo genere interpretandi, una lettera a difesa del proprio metodo di fronte a coloro che lo accusavano di falsificare e modificare i testi. Egli sostiene che bisogna rimanere fedeli al testo originale ma al tempo stesso avere una libertà poiché l’importante è rendere il senso.

Medioevo e Rinascimento

Medioevo

In età medievale sono pochi i testi tecnici ma è intensa l’attività del tradurre, soprattutto in campo religioso. La Chiesa è un’istituzione di controllo ed è importante la fedeltà al testo di partenza. Il traduttore deve trasportare le parole dal testo originale esattamente nella lingua di arrivo. In Spagna viene fondata la prima scuola di traduttori: “La Scuola di Toledo”, seguita da Cordova, Saragozza, Barcellona e Segovia.

Rinascimento

Vi è una ripresa delle traduzioni dal greco al latino. Si ricordi il “De interpretazione recta” di L. Bruni in cui si discute sulla traduzione dal greco al latino e può essere considerato il primo saggio moderno sulla traduzione di tutto l’Umanesimo. Egli esamina le traduzioni di Aristotele notando che l’eleganza del greco viene deturpata dal latino. Secondo Bruni, una buona traduzione mantiene lo stile del testo di partenza senza far venire meno le parole rispetto ai contenuti e senza che esse manchino di eleganza. In questo periodo storico, si afferma la traduttologia francese fondata da Etienne Dolet, che riprende con alcune modifiche le cinque regole di Bruni sulla traduzione dal latino alle lingue volgari. Egli cerca di creare una teoria universale laica da applicare a qualsiasi testo e formula i compiti del traduttore. Dolet fu arrestato e condannato per eresia ed ateismo. La censura lo condannò al rogo per aver modificato una frase sull’immortalità dell’anima in una traduzione di Platone.

Lutero

Egli traduce e commenta testi sacri. Nell’Epistola sull’arte del tradurre si fa fautore di una traduzione dinamica che rispetti il tedesco vivo (parlato) e allo stesso tempo che susciti nel lettore di arrivo lo stesso effetto. In Lutero è forte il desiderio di rendere il testo sacro comprensibile a tutti. Nell’Epistola egli scrive un’autodifesa per essere stato accusato di aver modificato e falsato il testo della Bibbia, accusa mossa dalla traduzione delle parole di San Paolo. Lutero riprende solo con argomenti linguistici sottolineando altri esempi, sottolineando anche la fatica e la ricerca che richiede il lavoro del traduttore.

La traduzione in Francia e Inghilterra – Il Romanticismo

Francia

È il centro più dinamico per gli studi di traduzione ma è anche la fautrice della traduzione che si concentra sulla cultura di arrivo. Troviamo in questo periodo la corrente di pensiero delle Belle Infideles per cui la traduzione si scostava dal testo originale per privilegiare un bello stile nel testo di arrivo, secondo il gusto dell’epoca.

Inghilterra del 1600

La traduzione identifica un modo di costruire un’identità nazionale basata sulla lingua autoctona e sull’emulazione dei modelli classici; vige l’idea di traduzione libera e si mette sullo stesso piano autore e traduttore. Gli umanisti diffondono la pratica della traduzione permettendo agli inglesi la lettura di Orazio, Ovidio, Seneca, Virgilio.

700-800

La Germania diviene centro di dibattiti sul tradurre. La traduzione è fonte di accrescimento della propria lingua e cultura. Dal 1750 si affermano due approcci:

  • Universalistico: tutte le lingue si differenziano solo in superficie.
  • Relativistico: la diversità delle lingue è irriducibile, giungendo al concetto dell’intraducibilità.

Goethe, Von Humboldt e Schleiermacher

Goethe, Von Humboldt e Schleiermacher intendono la traduzione come incontro tra lingue e culture, un incontro in cui il lettore dovrebbe tentare di muovere verso la lingua straniera e la diversità del testo originale. Compito del traduttore è orientare la propria lingua verso quella straniera.

Goethe

Nelle Note sul Divan Occidentale – Orientale sostiene che in ogni letteratura ci sono tre tipi di traduzione:

  • Traduzione prosaica: ci fa conoscere l’estraneo dalla nostra prospettiva (es. Bibbia di Lutero).
  • Traduzione parodistica: si tende ad appropriarsi del senso estraneo per raggiungerla.
  • Traduzione identica all’originale, per cui la traduzione è una perfetta sovrapposizione.

Schleiermacher

L’obiettivo di tradurre è vuoto e assurdo; il suo pensiero è pervaso dall’idea dell’intraducibilità. S. fa delle importanti distinzioni:

  • Traduzione generale vs traduzione ristretta.
  • Interpretazione (attività quotidiana e orale) vs traduzione (arte e scritta).
  • Parafrasi (che rende il contenuto ma rinuncia all’impressione) vs rifacimento.

Il rifacimento nasce dall’impossibilità di produrre in un’altra lingua la copia di un’opera d’arte letteraria; ci si rassegna allora a elaborare un’imitazione e si perde quindi l’identità dell’opera. Questo metodo viene adoperato nel campo delle arti. I rifacimenti si usano quando ci si rivolge a uomini prodigio, per i quali il tradurre non ha alcuna importanza poiché per loro tutte le lingue sono uguali. Il traduttore che vuole realmente far comunicare due persone estranee, scrittore e lettore, deve scegliere tra due strade:

  • Lasciare in pace lo scrittore e far muovere verso di lui il lettore che è obbligato ad uscire da sé stesso. In questo caso si punta sull’effetto che può suscitare la lettura di un testo.
  • Far muovere lo scrittore verso il lettore e il testo straniero viene avvicinato alla lingua e cultura di arrivo.

Wilhelm Von Humboldt

Egli ha una formazione classica ma decide di approfondire la filosofia. Diventa un’importante figura del suo tempo (funzionario e ministro dell’istruzione in Prussia e fondatore dell’università Humboldt di Berlino). Nel 1816 in un’introduzione alla traduzione di Agamennone di Euripide fa un’importante riflessione sulla traduzione. Partendo dal fatto che le lingue non sono involucri per concetti prefissati ma strutturano il pensiero stesso, egli sottolinea la reciproca dipendenza tra pensiero e parola. La caratteristica più importante di una traduzione è la fedeltà. Nessuna parola è uguale a quella di un’altra lingua: le parole possono essere solo sinonimi. È dunque impossibile che una parola corrisponda ad un’altra in un’altra lingua. Quindi, tradurre significa passare da un’area dotata di una determinata concezione del mondo a un’altra diversamente caratterizzata.

Il Novecento

Negli anni Venti del 900’ si sviluppano le riflessioni di Benedetto Croce e Walter Benjamin. Croce sostiene la verità irriducibile delle forme espressive dove ogni atto linguistico è senza precedenti. Ogni traduzione deforma e sminuisce l’originale poiché è creazione di una nuova espressione. Tradurre vuol dire in questo caso, accumulare irripetibilità. Quindi, la traduzione vera è trasparente, e cogliendo il senso dell’opera il traduttore può liberare la lingua pura racchiusa in tutte le lingue, quasi come avesse un compito metafisico. Negli stessi anni, Benjamin scrive un testo sul compito del traduttore e la traduzione viene vista come un genere particolare e autonomo. Benjamin sembra sognare una lingua paradisiaca, e la traduzione diviene per lui un imperativo teologico. Ciò che conta è l’essenza dell’opera.

Seconda metà del Novecento

L’approccio linguistico rivela poco efficace: esso va integrato con aspetti extralinguistici ed extratestuali. Negli anni Settanta – Ottanta si contrappongono studi teorico – descrittivo, che parlano di teorie funzionali al fenomeno in sé, descrivendo i fattori e gli elementi che caratterizzano la traduzione. La fase di grande entusiasmo inizia a mostrare i limiti: queste teorie sono orientate verso la fonte (source-oriented), sono funzionali solo all’originale e aprioristiche cioè formulano delle regole generali che non dipendono dalla specifica situazione; la ragion per cui l’approccio scientifico e normativo si è rivelato inadeguato stanno nel fatto che la traduzione non consiste in una trasposizione (da lingua a lingua) bensì da testo a testo: la traduzione è un fatto dinamico che si muove in una prospettiva evolutiva. Non ci si concentra più sulla lingua ma sul testo: per traduzione si intende il passaggio di un testo da una lingua all’altra. Tra gli esponenti più importanti si hanno Holmes, Even-Zohar, Toury, la scuola di Tel Aviv, Lefevre, Meshonnic, Ladmiral e Berman. Un ulteriore punto di svolta si verifica negli anni 80’ con l’adozione del termine Translation Studies. Il tradurre viene considerato un processo creativo non accessibile a tutti. La traduzione è vista come una delle forme centrali della comunicazione interculturale. È l’unione che Meschonnic chiama langue – culture; per Lefevre la traduzione è mediazione culturale che comprende concezioni ideologiche, politiche e poetiche della società di arrivo e del traduttore. Il ruolo fondamentale della traduzione evidenziato dagli studi polisistemici ha enfatizzato l’importanza del traduttore nella sua veste di mediatore culturale. Il compito del traduttore è insostituibile poiché individua la diversità tra la cultura di partenza e quella di arrivo, valutando come procedere nel suo lavoro. Il traduttore è l’anello di collegamento che determina l’interazione di culture diverse. Ogni traduttore concilia le informazioni fornite dal testo e dal dizionario con la realtà del proprio contesto socioculturale.

Translation Studies

Nel 1972 G. Steiner pubblicò After Babel, la prima trattazione sistematica del problema della traduzione. Nel 1976 A. Lefevre accolse la proposta di chiamare Translation Studies quell’ambito di studi che riguarda i problemi derivanti dalla produzione e dalla descrizione delle traduzioni. Il termine venne usato per la prima volta da J. Holmes nel suo saggio. Secondo Even-Zohar, la letteratura è un elemento della cultura e la traduzione è un fenomeno di comunicazione interculturale e sociale. Dalla seconda metà degli anni 80’, la traduzione cominciò a rapportarsi a questioni come quelle del gender (la scuola canadese ha usato la teoria femminista per analizzare la condizione di “ibetweeness” attraverso il rifiuto della bipolarità tra testo di partenza e arrivo. Gli interventi sulla scia della svolta culturale si devono anche a S.Bessnett e A.Lefevre che nel 1990 suggerirono una svolta in questo ambito, la cosiddetta cultural turn. La cultura è un processo dinamico che richiede una negoziazione, di cui la traduzione si fa portavoce. Nel 1992 Lefevre pubblicò tre testi sulla traduzione che vennero pubblicati da case editrici importanti e quindi questo dimostra il prestigio dell’emergente disciplina. Di lì a poco vennero anche fondate delle riviste dedicate agli studi sulla traduzione. È il periodo in cui si diffondono enciclopedie sul tema e gli studi sulla traduzione entrano anche nelle accademie sotto forma di master e dottorati.

Anteprima
Vedrai una selezione di 5 pagine su 20
Riassunti Lingua e traduzione inglese 4 Pag. 1 Riassunti Lingua e traduzione inglese 4 Pag. 2
Anteprima di 5 pagg. su 20.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunti Lingua e traduzione inglese 4 Pag. 6
Anteprima di 5 pagg. su 20.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunti Lingua e traduzione inglese 4 Pag. 11
Anteprima di 5 pagg. su 20.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunti Lingua e traduzione inglese 4 Pag. 16
1 su 20
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/12 Lingua e traduzione - lingua inglese

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Mart96 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Lingua e traduzione inglese e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università telematica "e-Campus" di Novedrate (CO) o del prof Rossi Valentina.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community