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L'età anglosassone

La Britannia anglosassone

La letteratura di cui si parla si riferisce al suolo dell’Inghilterra storica propriamente detta, dunque escludendo la Scozia, il Galles e l’Irlanda. Nel VI secolo a.C. il territorio era occupato dalle popolazioni celtiche. Già verso la metà del IV secolo le tribù celtiche attaccavano la Britannia romana mentre scorrerie di pirati, dette generalmente "sassoni", infestavano le coste meridionali. Nel 409 l’imperatore Onorio rispose alle civitates britanniche che chiedevano aiuto di fronte a queste invasioni che si difendessero da sole dagli invasori interni e d’oltremare, certificando così la rinuncia di Roma a esercitare il proprio dominio sulla Britannia.

Quanto avvenne a partire da quel momento è solo approssimativamente ricostruibile grazie alle fonti storiografiche coeve, in particolare Historia ecclesiastica gentis Anglorum del Venerabile Beda. Nel corso di qualche decennio ebbe luogo un’invasione dell’isola da parte di popolazioni germaniche ancora non cristianizzate. Si trattava di tre gruppi principali: Iuti, Angli e Sassoni.

Questo flusso di genti continuò fino al 590 circa, provocando in questo periodo la germanizzazione della Britannia. Questi flussi influenzarono anche la lingua: in questo senso si fa una distinzione tra Old English e Middle English, che porteranno poi all’attuale inglese moderno. Gli anglosassoni sostituirono fisicamente popolazioni celtiche preesistenti e importarono una lingua del tutto nuova; il Middle English coincide con l’invasione normanna del 1066. La lingua celava l’esistenza di quattro dialetti principali fra i quali emerse il sassone occidentale parlato nel Wessex. Questi cambiamenti nella morfologia, grammatica, lessico, ecc., fanno sì che l’Antico Inglese sia una lingua per lo più incomprensibile. Fino all’inizio del IX secolo, la produzione e la promozione della cultura in Inghilterra erano prerogativa esclusiva dei centri monastici e la lingua utilizzata era il latino.

L’invasione dei Vichinghi (o meglio, i Danesi) nell’865 sbarcò da oriente dando vita a un vastissimo dominio il cui centro principale era York. Solo la monarchia sassone del Wessex resiste e afferma la propria egemonia sotto Alfredo il Grande, riuscendo poi con i suoi successori a giungere alla riunificazione della frammentata Inghilterra anglosassone.

Prosa storica e omiletica

Con Alfredo il Grande nel IX secolo si voleva risollevare la cultura inglese dalla decadenza in cui era precipitata tramite un programma educativo incentrato da un lato sullo studio del latino e sul mettere a disposizione dei giovani liberi i testi più significativi traducendoli in volgare. La prosa anglosassone nasce dunque dalle traduzioni (Historia di Beda, Bibbia, ecc.).

Ugualmente importante è l’avvio della compilazione annalistica in volgare della Anglo-Saxon Chronicle databile nel 891, nata come prosecuzione di un’originaria raccolta dei principali fatti storici inglesi. Essa fornisce una traccia continua fino al 1155. La produzione omiletica, frutto della riforma monastica del X secolo, è un campo nel quale spiccano Wulfstan e AElfric. Il fervore culturale del X secolo induce anche a rivolgere lo sguardo verso le testimonianze di un passato più o meno recente avvertito come parte irrinunciabile della propria identità storica.

A questo periodo risalgono infatti quattro manoscritti che contengono la quasi totalità del patrimonio poetico anglosassone a noi pervenuto: Junius, Vercelli, Exeter e Cotton Vitellius, meglio noto come Manoscritto Beowulf. All’interno di questo corpus in versi possiamo individuare tre filoni principali: religioso, epico ed elegiaco.

Poesia religiosa antico-inglese

La Historia Ecclesiastica di Beda ci tramanda quanto sappiamo del primo poeta cristiano dell’Inghilterra anglosassone, Caedmon. Questo umile servitore avrebbe ricevuto da Dio il dono dell’ispirazione poetica e avrebbe composto un inno al Creatore. Egli avrebbe composto una serie di componimenti su temi tratti dall’Antico e Nuovo Testamento.

Alla fine del VIII secolo si colloca invece Cynewulf, primo poeta religioso di cui si conosca il nome. Gli vengono attribuite opere sulla vita dei santi e altre di diversa natura. Quest’ultimo riprende la leggenda della Croce salvata dalla madre dell’imperatore Costantino: lo stesso tema che sta al centro dell’opera di maggior rilievo della poesia religiosa in Antico Inglese, i 156 versi di The Dream of the Rood (Il sogno della Croce) contenuto nel codice Vercelli e in passato attribuito allo stesso Cynewulf. L’autore costituisce una duplice struttura narrativa, tutta condotta in prima persona, dove la voce del sognatore che riferisce il proprio sogno fa da cornice al racconto della Croce stessa, che narra le proprie vicende attraverso i secoli. Il linguaggio coniuga semplicità e commossa partecipazione emotiva mentre, ancora una volta, la storia sacra assume coloriture epiche.

La poesia eroica

Ottavo secolo, Old English, 3182 versi ripartiti in un prologo e 43 sezioni di lunghezza irregolare. Beowulf è il più antico poema composto in una delle lingue volgari europee. La coloritura dialettale largamente mista non rivela molto riguardo alla sua provenienza. Infatti si tratta sicuramente di una copia di chissà quante altre precedenti. Non si sa nulla neppure sulla datazione del poema. Analoga oscurità avvolge l’autore, ammesso che sia un unico individuo.

Gli scenari dell’azione sono le regioni della Danimarca e della Scandinavia meridionale. La trama si svolge attorno a tre nuclei narrativi che tuttavia ripropongono lo stesso schema di fondo, costituito dal combattimento tra l’eroe e il mostro.

[TRAMA: La reggia del re Hrothgar di Danimarca è infestata da un mostro, Grendel (figura di un orco), che di notte lascia la sua dimora per divorare gli uomini. Giunge in soccorso il principe Beowulf che dopo un combattimento corpo a corpo mette in fuga il mostro ormai morente. Tuttavia la madre di Grendel giunge per vendicare il figlio e nuovamente il re chiama Beowulf in soccorso che riesce a uccidere il mostro con l’aiuto di una spada magica. Nell’ultima sezione Beowulf, ormai re (del suo paese) e vecchio, dovrà affrontare un drago derubato di una coppa del tesoro di cui è a guardia, devasta le terre e riesce a ucciderlo grazie all’aiuto del giovane nipote, ma viene comunque ferito a morte. Il poema si chiude sul rogo funerario delle sue spoglie che preannuncia cupamente il dissolversi della sua nazione, priva del suo difensore.]

Evidente è il pessimismo tragico che sta al fondo della visione del cosmo. Vengono messe a confronto due forze archetipiche: il Male e il Bene, restaurato dall’intervento dell’eroe.

Stile:

  • Verso lungo a quattro accenti principali
  • Numerose allitterazioni e il Kenning, cioè frase poetica che sostituisce rimpiazzandolo con una perifrasi il nome di una persona o di una cosa
  • Ricca di dialoghi e figure retoriche come l'allitterazione (ripetizione di lettere o sillabe in una serie di due o più vocaboli)
  • Metafore, una similitudine non esplicita (quel sole di mio marito)
  • Metonimia, una metafora che però va per contiguità (Bere una bottiglia - bottiglia la metonimia)

Analisi dei personaggi

Beowulf è il protagonista ed è l’eroe per eccellenza. Forte, coraggioso, leale ma anche esuberante ed eccessivo: secondo alcuni si dice sia l’unione di Ulisse e di Achille, dunque di astuzia e forza, di mente e braccio. Pur essendo un personaggio antico, è molto complesso, in quanto ambivalente: vanitoso per le sue doti ma modesto allo stesso tempo. Infine un personaggio anche allegro, ma si tratta di un’allegria nera, collegata alla morte.

Grendel è un altro personaggio altrettanto interessante. Non ci viene descritto nella sua totalità, ma nei dettagli che inducono a pensare che fosse orco. È uno dei primi mostri della cultura occidentale, tanto da poter essere definito un archetipo, un modello primordiale che abbiamo come riferimento per alcune categorie di personaggio (archetipo del male Satana). Egli inoltre è uno dei primi archetipi che rappresentano l'altro, il mostro, il diverso: essendo diverso viene escluso dalla società e quindi rancoroso nei confronti di questa società che lo ha per l'appunto escluso. Soffre perciò e per questo compie delle incursioni notturne nella corte del re, venendo così definito “maggiordomo della corte del re”. In realtà, forze archetipiche come il Male, Oscurità, e Caos sono incarnate in tutti e tre i mostri contrapposti dalle corti che incarnano Bene, Luce, Ordine e Vita. Grendel all'interno del testo viene detto essere un discendente di Caino, altro elemento cristiano. Tutti gli esuli in effetti sono discendenti di Caino perché quando egli uccise Abele, Dio lo punì allontanandolo dagli umani e lasciandolo vagare per il mondo da solo. Per la paura di essere ucciso al di fuori della società, Dio gli dona un marchio sulla fronte, che comunicava agli altri di non ucciderlo (Enock città da cui discende il male).

La madre di Grendel entra in scena per vendicare il figlio.

Temi principali

  • Il viaggio: archetipo della letteratura con infinite declinazioni, volto alla formazione. Beowulf in effetti compie un viaggio di formazione, si reca in altre terre per salvare la corte di un re, diventando a sua volta re (probabilmente senza questo spostamento egli non lo sarebbe mai stato).
  • L’erranza: tema tipicamente occidentale. Importante perché unisce due necessità del personaggio: rappresentare l'avventura, l'ignoto (la parte di intrattenimento del lettore) e la formazione dell'eroe stesso.
  • Valori e immagini pagani e cristiani: cristiana la lotta tra bene e male, il tema del sacrificio (Beowulf si sacrifica per il popolo); pagano la figura del drago, il funerale di Beowulf che viene lasciato in mare su una barca assieme a tutti i suoi oggetti più cari.

La poesia elegiaca

Elegie: sono un certo numero di componimenti in versi di intonazione lirica, nei quali trova espressione un senso di desolato sgomento e alienazione provocato dalla perdita di un passato che rappresentava stabilità e sicurezza.

Widsith: poeta immaginario ne è protagonista, parla in prima persona, la cui esistenza è quella di perpetuo errante. È il cantore di leggende eroiche depositario di una sapienza tradizionale.

Deor: lamenta a sua volta in prima persona l’esilio cui è costretto, forse per essere stato soppiantato presso il suo signore, confrontando la sua attuale miseria con il suo stato precedente.

La letteratura medioinglese dalla conquista normanna al XV secolo

Parentesi storica: Nel 1066 Guglielmo di Normandia sconfigge l’ultimo re anglosassone, l’Inghilterra subisce l’ultima svolta entrando nell’orbita franco-continentale.

L’Inghilterra normanna è contrassegnata da un trilinguismo di fatto:

  • La gente comune parla il volgare
  • Il potere politico si esprime fino al Duecento in normanno, cioè una varietà locale di francese
  • La Chiesa e la cultura si esprimono in latino

La produzione letteraria in inglese era ancora prevalentemente devozionale, prodotta da ecclesiastici che volevano edificare spiritualmente gli strati popolari non educati.

Letteratura omiletica e mistica

Alla fine del XII secolo troviamo i primi esempi di testi omiletici in versi, ma la prosa a costituire lo strumento più adeguato per le finalità didascaliche e dottrinali della Chiesa. Di tutta la produzione devozionale del primo periodo medioinglese il capolavoro resta la Ancrene Riwle (Regola delle Anacorete). La prima e l’ultima delle otto sezioni del trattato offrono consigli sulle pratiche devote e sugli aspetti pratici della vita. Le restanti affrontano invece la vita spirituale delle recluse.

Nel XIII secolo si affermano gli ordini mendicanti dei francescani il cui fulcro era la predicazione. Tra il XIV e il XV secolo la cultura si va sempre più laicizzando. Si affacciano quindi sulla scena letteraria (a parte Chaucer, Gawain poet, Langland e Gower) le grandi personalità dei mistici e contemplativi del tardo Medioevo inglese. Tra di essi spiccano Walter Hilton di cui si ricorda soprattutto The Scale of Perfection (la scala cioè che conduce gradatamente alla contemplazione di Dio).

Produzione comica e lirica

Una rinnovata stagione letteraria andava ad affermarsi nell’Inghilterra tra il XII e il XIII secolo, e lo dimostra l’opera The Owl and the Nightingale (il gufo e l’usignolo). L’autore è sconosciuto; il poemetto articola un contrasto tra due contendenti del mondo animale. Ai due protagonisti l’autore assegna una serie di associazioni simboliche come pregi e difetti. L’unico altro esempio di favola animale della tradizione medioinglese è The Fox and The Wolf, dei primi decenni del XIII secolo. Anche qui troviamo un contrasto nel quale è più forte l’azione drammatica rispetto al dibattito puramente verbale e ideologico.

[TRAMA: una volpe rimane intrappolata in fondo a un pozzo e cerca di convincere un lupo che passava di lì a scendere con il secchio che avrebbe fatto da contrappeso portando lei in salvo. La sua astuzia sta nel fingere di essere morta e di trovarsi in un paradiso di delizie che gli descrive con talmente tante dovizie di particolari da indurlo a raggiungerla.]

Land of Cokaygne: viene ripreso il tema folklorico del "Paese della Cuccagna" da parte di un chierico vagante che descrive con una vena parodica un anti-Paradiso di leccornie e piaceri carnali. Questo è il primo esempio di una produzione comica di cui è rimasta scarsa traccia nella letteratura medioinglese.

La narrativa comica in versi dei "fabliaux":

Dame Sirith è un breve racconto di 450 versi il cui argomento, costituito dagli sforzi di un giovane di conquistare una virtuosa moglie il cui marito è assente. Respinto, avrà infine successo grazie a uno stratagemma.

Solo a partire dal tardo Trecento si hanno testimonianze di una produzione lirica in volgare. A differenza della lirica continentale, quella inglese sembra caratterizzata da un’impronta marcatamente popolare. Gli esempi che si possiedono hanno contenuti che si dividono tra liriche religiose e secolari.

Secolari: non contengono solo testi di tipo cortese e amoroso, ma anche satirico e politico (carattere più popolare The man of the Moon).

Religioso: ha nuclei tematici più omogenei, dove la Vergine viene descritta in modo simile alla donna nella lirica amorosa di tradizione continentale; in maniera analoga anche Cristo ha i tratti del cavaliere e dell’amante cortese.

La narrativa romanzesca

Il romanzo cavalleresco (in inglese Romance) si sviluppa inizialmente nella Francia settentrionale nel XII secolo, mentre in Inghilterra ha successo piuttosto tardivamente. In particolare si svilupparono due filoni narrativi:

  • Bretone: era incentrato sulla figura di re Artù e dei suoi cavalieri, colmo di illusioni magiche e amorose.
  • Carolingio: celebra le gesta di Carlo Magno e dei suoi paladini. Un analogo atteggiamento eroico è applicato da Lagamon nella sua opera composta all’inizio del Duecento, Brut, il più celebre resoconto della Britannia celtica. Merito di Lagamon è quello di essere stato il primo a collocare al centro della storia inglese delle origini la figura emblematica di re Artù. Intorno al 1260 compaiono i due più antichi romances medioinglesi che ci siano pervenuti:
  • Floris and the Blaunche leur: narra senza eccessivi sentimentalismi le peripezie di due innamorati.
  • King Horn: intreccia situazioni romanzesche con protagonisti, scenari e vicende vicini a realtà locali. Gli stessi motivi tradizionali che troviamo in uno dei più interessanti romances del primo Trecento, William of Palerne, incentrato sul motivo del trovatello nutrito da animali selvatici, in questo caso, un lupo mannaro. Intreccio amoroso e avventura sono collocati in un’atmosfera fiabesca.
  • Sir Orfeo: XIII-XIV secolo, poemetto di 600 versi, autore ignoto. Offre un’originale riscrittura del mito di Orfeo ed Euridice, ambientata a Fairyland. L’essenza della tradizione romanzesca del Medioevo inglese si incarna nella figura di re Artù e dei suoi cavalieri.

Il "Gawain-poet"

Genere Bretone, cavalleresco. Il capolavoro dell’anonimo poeta fu Sir Gawain and the Green Knight (Gawain e il cavaliere verde). Lo stesso anonimo poeta scrisse anche Pearl, Cleanness e Patience. Sir Gawain è scritto in Middle English. La storia del poema inizia a Camelot, dove un favoloso cavaliere verde arriva alla corte di re Artù durante le festività natalizie per lanciare una sfida, un bedeading game, gioco della decapitazione, che ha origini nel mito celtico. La sfida è raccolta dal nipote del re, Sir Gawain, che taglia la testa del cavaliere ma non ne provoca la morte. Il cavaliere verde raccoglie la sua testa e si allontana dalla corte invitando Sir Gawain a ripetere l’incontro l’anno successivo alla cappella verde. L’anno dopo, nella notte di Natale, durante la ricerca della dimora del cavaliere verde, si imbatte nel castello di Bartilak, che lo invita a soggiornare lì. Nel castello, Gawain è sottoposto al triplice tentativo di seduzione della Lady del castello, per mettere alla prova il suo onore. Le scene di seduzione sono costruite in alternanza a quelle di caccia di Bartilak. Gawain supera la prova. Arrivato alla cappella verde, è sottoposto alla prova della decapitazione, riceve solo un colpo lieve dal cavaliere verde, che lo ferisce. Il cavaliere verde gli rivela di essere Bartilak, trasformato dalla fata Morgana con lo scopo di mettere in pericolo la reputazione di Gawain.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/10 Letteratura inglese

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher saradigabriele di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Cultura e letteratura inglese e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Suor Orsola Benincasa di Napoli o del prof Di Gennaro Paola.
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