Concetti Chiave
- La Repubblica di Genova era un piccolo Stato aristocratico che controllava gran parte della costa ligure e la Corsica, con una popolazione di circa 300.000 abitanti.
- Andrea Doria, passando dalla parte di Carlo V nel 1528, portò Genova sotto l’influenza spagnola, garantendo protezione militare e supporto economico tramite il Banco di San Giorgio.
- Doria introdusse una nuova costituzione che gli conferì una carica vitalizia di “priore dei sindacatori”, permettendogli di esercitare un controllo significativo sulla Repubblica.
- Il complesso ordinamento costituzionale prevedeva un potere esecutivo affidato al doge e un potere legislativo ai consigli, ma Doria rimase il reale dominatore della politica genovese del Cinquecento.
- Nel 1576, la riforma abolì gli “alberghi”, unendo la nobiltà in un unico ordine, ma non riuscì a fermare le lotte intestine tra le varie fazioni aristocratiche.
La repubblica di Genova
La Repubblica di Genova era uno Stato di vecchia tradizione aristocratica. Pur essendo di modeste dimensione, essa arrivava a controllare buona parte della costa ligure, oltre alla Corsica. Il Banco di San Giorgio rappresentava la roccaforte finanziaria dell’oligarchia genovese. Alla fine del Cinquecento la città aveva poco più di 60.000 abitanti e tutto lo Stato ne contava circa 300.000.
Influenza spagnola e Andrea Doria
Inoltre, era uno Stato vassallo della Spagna anche se la pace di Cateau-Cambrésis ne aveva riconosciuto l’indipendenza formale. La Repubblica era entrata nell’orbita spagnola nel 1528 quando Andrea Doria che, in quel tempo comandava la flotta genovese a servizio della Francia, era passato dalla parte di Carlo V, ottenendo così la protezione imperiale, in cambio della garanzia del mantenimento del regime repubblicano. Questa decisione fu piuttosto clamorosa perché pose Genova sotto l’influenza asburgica e successivamente sotto quella spagnola, quando gli Sforza dovettero cedere il ducato di Milano all’imperatore. Dopo la morte di Francesco II Sforza i legami di Genova con la Spagna divennero sempre più stretti, e utili per entrambe le parti. Infatti, Genova poteva offrire alla Spagna un porto sicuro ed un prezioso punto di appoggio per lo smistamento di uomini e di materiale verso i Paesi Bassi per fronteggiare le rivolte anti-spagnole. Inoltre, le dissestate finanze spagnole trovavano un beneficio nella presenza del Banco di San Giorgio in cui confluivano i profitti dei ricchissimi banchieri e commercianti genovesi. In cambio, la Spagna offriva il suo appoggio militare indispensabile per una Repubblica così piccola e debole, continuamente insediata dalle mire espansionistiche dei Savoia e della Francia.
Politica interna e costituzione
Anche in politica interna, la decisione di Andrea Doria lasciò una traccia importante. Infatti, in modo molto astuto, introdusse una nuova costituzione, approfittando dell’appoggio spagnolo, che gli avrebbe permesso un’evidente supremazia politica. Con essa egli acquisiva la carica di “priore dei sindacatori” cioè di capo della magistratura che aveva il compito di controllare l’operato di tutti i magistrati. La carica era vitalizia e permetteva ad Andrea Doria di esercitare la funzione di moderatore della Repubblica.
Riforme e rivalità nobiliari
L’ordinamento costituzionale era complesso: il potere esecutivo spettava al doge e quello legislativo ai due consigli (maggiore e minore), con lo scopo di eliminare ogni broglio elettorale e garantire, così, i diritti di ciascun candidato. Il realtà, il vero dominatore della politica genovese del Cinquecento fu Andrea Doria; fra altro, ampliò il numero di “alberghi” (Conserterie fra nobili), istituendone quattro nuovi che raggruppavano la nuova nobiltà. Questa modifica non fu ben vista dalla vecchia aristocrazia tant’è vero che esisteva una forte rivalità fra la Vecchia Nobiltà e la Nuova Nobiltà che si concretizzarono nella fallita congiura dei Fieschi, nemici personali dei Doria, avvenuta nel 1547.
Nel 1576, gli “alberghi” furono aboliti, dopo tutta una serie di aspri dibattiti; infatti, si giunse alla costituzione di un unico ordine nobiliare che riuniva tutti gli aristocratici senza più alcuna distinzione fra vecchi e nuovi. Tale riforma costituzionale portò anche all’elezione dei componenti del consiglio maggiore e minore, ad opera di un consiglio elettorale di 30 membri, senza tuttavia riuscire a spengere le lotte intestine, anche un po’ meno violente di quelle di inizio secolo.
Domande da interrogazione
- Qual era la struttura politica della Repubblica di Genova?
- Come influenzò Andrea Doria la Repubblica di Genova?
- Quali erano i rapporti tra Genova e la Spagna?
- Cosa accadde alla nobiltà genovese nel 1576?
- Qual era il ruolo del Banco di San Giorgio nella Repubblica di Genova?
La Repubblica di Genova aveva un ordinamento complesso, con il potere esecutivo affidato al doge e quello legislativo a due consigli, maggiore e minore, per garantire diritti elettorali e prevenire brogli.
Andrea Doria, passando dalla parte di Carlo V, introdusse una nuova costituzione che gli conferì una supremazia politica, diventando "priore dei sindacatori" e moderatore della Repubblica, consolidando così il suo potere.
Genova, pur essendo formalmente indipendente, era uno Stato vassallo della Spagna, beneficiando della protezione militare spagnola e offrendo un porto sicuro per le operazioni contro le rivolte nei Paesi Bassi.
Nel 1576, dopo accesi dibattiti, gli "alberghi" furono aboliti, portando alla creazione di un unico ordine nobiliare che unificava aristocratici di vecchia e nuova nobiltà, ma non riuscendo a fermare le lotte interne.
Il Banco di San Giorgio era la roccaforte finanziaria dell'oligarchia genovese, contribuendo alle finanze spagnole e raccogliendo i profitti dei banchieri e commercianti genovesi, essenziali per la stabilità economica della Repubblica.