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Concetti Chiave

  • Il componimento ritrae l'orrore della guerra attraverso l'immagine di un corpo ridotto in poltiglia, evidenziando la devastazione fisica e morale causata dal conflitto.
  • Il poeta esprime l'impossibilità di piangere per la tragedia vissuta, riservando il pianto a chi ignora la brutalità della guerra.
  • Si sottolinea l'importanza di non rivelare l'orrore della guerra a chi non lo conosce, suggerendo di immergersi nell'amore come risposta alla sofferenza.
  • Il concetto di "frode la terra" viene interpretato come un giudizio morale sull'inganno della realtà, ma senza chiarire a chi sia attribuito.
  • Il testo si colloca nell'ambito dell'espressionismo, enfatizzando le emozioni e l'esperienza soggettiva della guerra attraverso un linguaggio forte e crudo.

C’è un corpo in poltiglia

con crespe di faccia, affiorante

sul lezzo dell’aria sbranata.

Frode la terra.

Forsennato non piango:

affar di chi può, e del fango.

Però se ritorni,

tu, uomo, di guerra

a chi ignora non dire;

non dire la cosa, ove l’uomo

e la vita s’intendono ancora.

Ma afferra la donna

una notte, dopo un gorgo di baci,

se tornare potrai;

soffiale che nulla del mondo

redimerà ciò che è perso

di noi, i putrefatti di qui;

stringile il cuore a strozzarla:

e se t’ama, lo capirai nella vita

più tardi, o giammai.

Interpretazione e significato

Parafrasi con spiegazione

C’è il corpo [di un soldato] ridotto in poltiglia

Con il viso deformato, che affiora

Dal fetore dell’aria lacerata dalle esplosioni.

La terra inganna.

[Per quanto io sia folle] non piango;

il pianto è riservato a chi può piangere [riferito a chi non si è trovato di fronte alla realtà della morte in trincea] e al fango [perché si pensa che provi compassione per le vittime]

Però se potrai ritornare [vivo a casa] ,

o uomo, [opp. Se ce la farai a ridiventare l’uomo che tu eri] non raccontare [l’orrore]della guerra

a chi non n sa nulla della guerra

non rivelare l’indicibile (= la cosa), in cui è possibile capire ancora che cosa siano

veramente l’uomo e la vita.

Piuttosto afferra il corpo della donna ( sembra che l’aggressiva della guerra si riversi sulla donna)

una notte, dopo un vortice di baci

a condizione che potrai ritornare a casa vivo;

sussurrale che nessuna cosa al mondo

potrà redimere ciò che si è perso di noi nella guerra,

noi che siamo gli esseri putrefatti di qui;

abbracciala violentemente fino a toglierle il respiro:

e se essa ti ama, lo capirai continuando a vivere

più tardi, o forse mai (= capirai quale sia il significato ultraterreno dell’impossibile redenzione terrestre di ciò che nella guerra è andato perduto.

Espressionismo e guerra

Clemente Rebora fa parte dell’ espressionismo cioè della corrente artistica che tende ad esaltare, esasperandolo, il carattere emotivo della realtà a scapito di ciò che può essere percepito oggettivamente. Il tema presente è quello della Prima Guerra Mondiale che viene affrontato con un linguaggio forte e molto crudo. Il componimento si apre con un’immagine che, con la sua presenza, occupa tutto l’orizzonte sia visivo che morale dello scrittore. È l’immagine di un corpo ridotto in poltiglia, con il viso solcato da deformazioni che, essendo ormai in stato di decomposizione esala un fetore nell’aria che sa di polvere da sparo.. La comprensione del verso “frode la terra” non è facile: si tratta di un giudizio morale sull’intera realtà che è solo un inganno, ma non ci è dato capire a chi sia attribuibile: o alla vendetta morta o al poeta stesso. Poi, il testo procede sul piano dei sentimenti individuali; l’uomo reso “forsennato” dalla guerra è impossibilitato a versare una lacrima per la tragedia che ha vissuto in prima persona e con un tono di ironia o di polemica, scrive che il pianto è riservato agli altri, forse a coloro che ignorano la guerra o agli interventisti. Ma se colui che sta osservando il suo cadavere potrà tornare in vita, in mezzo agli esseri viventi, osserva la vendetta, esso non dovrà raccontare l’orrore della guerra e dovrà lasciare agli altri uomini la possibilità di tuffarsi a capofitto nell’amore. In ogni caso, nulla potrà restituire ciò che nel conflitto hanno perso i “putrefatti di qui “. L’espressione può essere intesa in senso letterale, cioè chi è morto fisicamente, e in senso metaforico, cioè chi è morto moralmente. La loro vita di sopravvissuti non potrà mai essere quella di prima.

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Domande da interrogazione

  1. Qual è l'immagine centrale del componimento di Clemente Rebora?
  2. L'immagine centrale è quella di un corpo ridotto in poltiglia, simbolo della devastazione della guerra, che occupa l'orizzonte visivo e morale del poeta, evidenziando la brutalità e il fetore della morte in battaglia.

  3. Come viene descritta la reazione emotiva dell'uomo di fronte alla guerra?
  4. L'uomo, reso "forsennato" dalla guerra, non riesce a piangere per la tragedia vissuta, suggerendo che il pianto è riservato a chi non ha affrontato direttamente l'orrore del conflitto.

  5. Qual è il consiglio dato all'uomo che potrebbe tornare dalla guerra?
  6. L'uomo è esortato a non raccontare l'orrore della guerra a chi non ne sa nulla, ma piuttosto a immergersi nell'amore, lasciando agli altri la possibilità di vivere senza il peso della verità.

  7. Cosa rappresentano i "putrefatti di qui" nel testo?
  8. I "putrefatti di qui" rappresentano sia i morti fisicamente che quelli moralmente distrutti dalla guerra, sottolineando che la vita dei sopravvissuti non potrà mai tornare a essere quella di prima.

  9. Qual è il significato della frase "nulla potrà redimere ciò che si è perso"?
  10. Questa frase esprime l'idea che, nonostante il desiderio di recuperare ciò che è andato perduto a causa della guerra, non esiste alcuna possibilità di redenzione per le esperienze e le vite distrutte.

Domande e risposte

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