Concetti Chiave
- L'Italia, dopo la Prima guerra mondiale, si sentì rafforzata per aver ottenuto i suoi confini naturali e per la sconfitta dell'Impero Asburgico.
- Il Patto di Londra del 1915 prometteva all'Italia l'annessione di diverse regioni, ma non considerava i diritti delle popolazioni locali, creando tensioni future.
- Alla conferenza di pace di Versailles del 1919, l'Italia chiese il rispetto del Patto di Londra e l'aggiunta di Fiume, ma incontrò il dissenso del presidente americano Wilson.
- Gabriele D'Annunzio occupò Fiume nel 1919, proclamando la città come parte dell'Italia e instaurando un governo provvisorio che rifletteva il malcontento nazionale.
- Il Trattato di Rapallo del 1920 risolse la questione di Fiume, dichiarandola città libera e stabilendo nuove frontiere tra Italia e Jugoslavia.
L'Italia dopo la Prima guerra mondiale
Tutto sommato, l’Italia era uscita dalla Prima guerra mondiale abbastanza rafforzata per due motivi: aveva raggiunto i suoi confini naturali e il suo nemico , l’Impero Asburgico, era stato ridotto all’impotenza.
Il Patto di Londra e le sue conseguenze
Con il Patto di Londra del 10915, firmato fra Italia, Francia, Russia e Italia, prima che quest’ultima entrasse in guerra, si prevedeva che in caso di vittoria, l’ Italia avrebbe annesso il Trentino, il Sud Tirolo fino al Brennero, la Venezia Giulia, l’Istria, con esclusione di Fiume, nonché la Dalmazia e alcune isole del mar Adriatico. Non si tenne conto che la Dalmazia era abitata in maggioranza da slavi e che a Fiume la prevalenza degli abitanti era di origine italiana che invece restavano sotto il dominio asburgico.
La conferenza di pace di Versailles
Il dilemma era questo: o rispettare integralmente il Patto di Londra, inspirato al principio dei confini naturali o applicare il nuovo principio delle nazionalità. La delegazione italiana che partecipò alla conferenza di pace di Versailles del 1919 propose di rispettare alla lettera il Trattato di Londra ma in virtù del nuovo principio di nazionalità chiese di aggiungere Fiume.
La reazione italiana e il governo Nitti
Il presidente degli Usa, Wilson manifestò il suo dissenso nei confronti della richiesta italiana e per protesta i ministri Orlando e Sonnino, che facevano parte della delegazione, abbandonarono i lavori e rientrarono in Italia dove furono accolti da imponenti manifestazioni patriottiche. Un mese dopo, però, dovettero ripresentarsi alla conferenza di Versailles, senza ottenere alcun risultato.
Questo insuccesso fu la causa delle dimissioni del governo Orlando che fu sostituito da Francesco Saverio Nitti. Quando quest’ultimo giunse al governo, trovò una situazione notevolmente peggiorata perché l’opinione pubblica era chiaramente ostile nei confronti degli ex.-alleati che venivano accusati di aver defraudato l’Italia di un proprio diritto. Anche la classe dirigente manifestava scontento nei confronti della classe politica perché considerata incapace di tutelare gli interessi della nazione.
L'occupazione di Fiume da parte di D'Annunzio
Fu allora che Gabriele D’Annunzio cominciò a parlare di “vittoria mutilata”. Nel 1919, comandati da Gabriele D’Annunzio, alcuni volontari occuparono la città di Fiume e ne proclamarono l’annessione all’Italia che durò 15 mesi. A Fiume D’Annunzio istituì un governo provvisorio (= Reggenza del Carnaro) che trovò ilo consenso di nazionalisti, dei sindacalisti rivoluzionari, di esuli di varia provenienza che protestavano contro le clausole dei trattati di Versailles e di avventurieri di ogni tipo. Si pensò anche di organizzare una marcia su Roma con l’intento di cacciare il governo. In quei mesi, a Fiume, per la prima volta, si ebbero anche delle adunate collettive di tipo coreografico e contatti diretti fra il capo e la folla,tutte iniziative che caratterizzeranno il periodo fascista degli anni seguenti.
Il Trattato di Rapallo e la questione di Fiume
Il problema di Fiume fu risolto dal Trattato di Rapallo del 1920.
L’Italia rinunciava alla Dalmazia che passava alla Jugoslavia da poco costituitasi, ma conservava la città di Zara e da parte sua, l’Jugoslavia rinunciava ad ogni rivendicazione sull’interno dell’Istria. Fiume restava: città libera, cioè conservava la propria fisionomia italiana con alcune facilitazioni alla Jugoslavia per il suo sbocco a mare
Domande da interrogazione
- Quali furono i principali vantaggi per l'Italia dopo la Prima guerra mondiale?
- Cosa prevedeva il Patto di Londra del 1915 per l'Italia?
- Quale fu la reazione della delegazione italiana alla conferenza di pace di Versailles?
- Chi occupò Fiume nel 1919 e quale fu il suo obiettivo?
- Come fu risolta la questione di Fiume nel 1920?
L'Italia uscì dalla Prima guerra mondiale rafforzata, avendo raggiunto i suoi confini naturali e ridotto l'Impero Asburgico all'impotenza.
Il Patto di Londra prevedeva che, in caso di vittoria, l'Italia avrebbe annesso diverse regioni, tra cui il Trentino, la Venezia Giulia e la Dalmazia, senza considerare le diverse etnie presenti in queste aree.
La delegazione italiana chiese di rispettare il Patto di Londra e di aggiungere Fiume, ma incontrò il dissenso del presidente Wilson, portando a un insuccesso che causò le dimissioni del governo Orlando.
Gabriele D’Annunzio occupò Fiume nel 1919, proclamando l'annessione all'Italia e istituendo un governo provvisorio, sostenuto da nazionalisti e sindacalisti, con l'intento di protestare contro le clausole dei trattati di Versailles.
La questione di Fiume fu risolta dal Trattato di Rapallo, che dichiarò Fiume una città libera, mantenendo la sua fisionomia italiana e concedendo alcune facilitazioni alla Jugoslavia per il suo sbocco a mare.