Indice

  1. Quasimodo - Biografia e opere
  2. La poetica
  3. Temi salienti
  4. Alle fronde dei salici
  5. Uomo del mio tempo

Quasimodo - Biografia e opere

Salvatore Quasimodo nacque a Modica (Ragusa) nel 1901 e trascorse la sua infanzia in vari paesi della Sicilia dove via via s'era trasferito il padre che faceva il capostazione. Dal 1919 al 1926 visse a Roma per frequentare il Politecnico e laurearsi in ingegneria, ma le ristrettezze economiche e gli interessi per le lingue latina e greca lo dissuasero presto da quel tipo di studi. Nel 1926 si impiegò presso il Genio Civile di Reggio Calabria e nel 1929, trasferito a Firenze, fu introdotto da suo cognato Elio Vittorini, nell'ambiente letterario della rivista "Solaria" dove conobbe anche Montale. Nel 1930 pubblicò la sua prima raccolta di versi Acque e Terre e nel 1932, trasferito a Genova, pubblicò Oboe Sommerso. Nel 1934 il poeta andò a Milano dove, accolto nell'ambiente culturale milanese, e lasciato l'impiego al Genio Civile, si dedicò completamente alla poesia. Nel 1940 pubblicò la sua mirabile traduzione dei Lirici Greci ottenendo tali consensi che nel 1941 "per chiara fama" fu chiamato ad insegnare letteratura italiana al Conservatorio. Intanto, scoppiata la seconda guerra mondiale, il poeta ne fu profondamente sconvolto e maturò l'idea che la poesia dovesse uscire dalla sfera aristocratica del privato per interessarsi alle problematiche sociali e civili, intenta a "rifare l'uomo" abbruttito dagli orrori della guerra. Da questa volontà nacque la raccolta Giorno dopo giorno (1947).
Quasimodo figura tra i maggiori interpreti della condizione dell'uomo moderno: egli svolse una funzione significativa nella letteratura del Novecento, come dimostrano i numerosi riconoscimenti a lui tributati dalla cultura internazionale, che culminarono nel 1959 con l'assegnazione del premio Nobel per la letteratura.
Dal 1960 al 1968, anno della sua morte, viaggia molto sia in Europa che in America, per conferenze e letture di poesia. La sua opera, tradotta in diverse lingue, si diffonde sempre più, ottenendo consensi crescenti di critica. Anche le sue traduzioni proseguono, contribuendo alla divulgazione dei grandi classici della letteratura italiana e straniera. Nel 1960 riceve la laurea honoris causa dall’Università di Messina e nel 1967 la riceve dall’Università di Oxford. Nel 1966 esce la sua ultima raccolta di poesie, Dare e avere. Il poeta muore nel 1968 a seguito di un’emorragia cerebrale, mentre presiede ad Amalfi un premio di poesia.

La poetica

L'esperienza poetica di Quasimodo si può suddividere in tre tappe essenziali.
La prima è rappresentata dalle poesie improntate ai modelli più illustri del tempo, dal Pascoli ai simbolisti, dal d'Annunzio ai crepuscolari.

Temi salienti

• l'amore per la terra siciliana
• la malinconia
• il ricordo dell'infanzia.

La seconda ha come esperienza "l'ermetismo"; nelle liriche di questo periodo prevale la scelta formale (lo studio della parola porta ad una poesia "pura" e intensa). Siamo negli anni dell'appassionato studio dei lirici greci e l'esercizio sulle lingue classiche permette a Quasimodo di conciliare le esigenze della nuova poetica con il costante impegno di chiarezza.
La terza tappa si può considerare quella che scaturisce dalla dolorosa esperienza della guerra. In quello sconquasso la poesia non può rimanere nel suo idilliaco isolamento, ma deve farsi interprete dell'uomo, acquistare concretezza e coscienza. Quasimodo si impegna in una poesia "nuova" che manifesta l'aberrazione per la guerra e l'ansia di "rifare" l'uomo, ridandogli le sue illusioni e la fiducia nel futuro.

Alle fronde dei salici

Alle fronde dei salici è la lirica d'apertura della raccolta Giorno dopo giorno (1947). In questa poesia l'autore volutamente ricorda l'esilio in Babilonia del popolo ebraico, ripetendo quasi fedelmente nel primo e nell'ultimo verso due passaggi del salmo 136. In tale salmo si afferma l'impossibilità di cantare a causa dell'esilio del popolo ebraico in Babilonia: per questo le cetre, usuale accompagnamento musicale, dovranno essere appese alle fronde dei salici. Allo stesso modo Quasimodo afferma l'impossibilità a "cantare" dei poeti italiani, a causa dell'invasione. I temi principali sono due: la guerra come devastazione e male orribile e la poesia come impegno civile e morale che, tuttavia, resta muta di fronte alla desolazione e alle distruzioni della guerra.

E come potevano noi cantare
Con il piede straniero sopra il cuore,
fra i morti abbandonati nelle piazze
sull’erba dura di ghiaccio, al lamento
d’agnello dei fanciulli, all’urlo nero
della madre che andava incontro al figlio
crocifisso sul palo del telegrafo?
Alle fronde dei salici, per voto,
anche le nostre cetre erano appese,
oscillavano lievi al triste vento.

Uomo del mio tempo

In Uomo del mio tempo da Giorno dopo giorno (1947) Quasimodo si rivolge all’intera umanità, accusandola di essere rimasta immutata nel corso della storia: come gli uomini della preistoria, come quelli del Medioevo, come quelli di ogni tempo, anche l’uomo di oggi continua a praticare la violenza, a replicare il gesto spietato di Caino che uccide il proprio fratello.

• Sei ancora quello della pietra e della fionda,
• uomo del mio tempo. Eri nella carlinga,
• con le ali maligne, le meridiane di morte,
• – t’ho visto – dentro il carro di fuoco, alle forche,
• alle ruote di tortura. T’ho visto: eri tu,
• con la tua scienza esatta persuasa allo sterminio,
• senza amore, senza Cristo. Hai ucciso ancora,
• come sempre, come uccisero i padri, come uccisero
• gli animali che ti videro per la prima volta.
• E questo sangue odora come nel giorno
• quando il fratello disse all’altro fratello:
• «Andiamo ai campi». E quell’eco fredda, tenace,
• è giunta fino a te, dentro la tua giornata.
• Dimenticate, o figli, le nuvole di sangue
• salite dalla terra, dimenticate i padri:
• le loro tombe affondano nella cenere,
• gli uccelli neri, il vento, coprono il loro cuore.

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