Concetti Chiave

  • Il Purgatorio rappresenta un viaggio di ricordi affettuosi e perdono, in preparazione all'incontro con Beatrice.
  • La Montagna del Purgatorio si erge su un'isola nell'oceano, dove le anime chiedono perdono prima di iniziare la purificazione.
  • Nell'Antipurgatorio, le anime negligenti attendono il loro turno, tra cui figure storiche come Catone e Manfredi.
  • La Scalata delle Sette Cornici consente alle anime di purificarsi dai sette peccati capitali, guidate da angeli custodi.
  • Nel Paradiso Terrestre, Dante si pente dei suoi errori e denuncia la corruzione della Chiesa e della corte di Francia.

Indice

  1. Il Purgatorio: Ricordi e Perdono
  2. La Montagna del Purgatorio
  3. L'Antipurgatorio e i Penitenti
  4. La Scalata delle Sette Cornici
  5. Il Paradiso Terrestre e la Denuncia

Il Purgatorio: Ricordi e Perdono

Dopo le passioni dell’Inferno, il Purgatorio segna un tipo diverso di poesia: è la cantica del ricordo affettuoso delle amicizie e delle memorie giovanili. È anche la cantica dell’arte e dei ricordi poetici di gioventù, visto che Dante si prepara a rincontrare, alla fine del purgatorio, la sua Beatrice. Infine, il purgatorio è il regno del perdono, della misericordia data e ricevuta nella luce di Dio. A sé sono gli ultimi canti, ambientati nel paesaggio della «divina foresta», l’Eden, il paradiso terrestre di cui parla la Bibbia. Qui lo scenario è più mistico, più religioso e simbolico: siamo ormai vicini al grande volo verso il paradiso.

La Montagna del Purgatorio

Il purgatorio è un’altissima montagna protesa verso il cielo. Sorge su un’isola nel grande oceano, nell’emisfero disabitato perché tutto ricoperto dalle acque. Dante pone la montagna in una delle isole Fortunate, le Canarie, dove già gli antichi dicevano che si recassero le anime dopo la morte. Qui aveva puntato la prua la nave di Ulisse; qui era naufragato l’eroe, desideroso di conoscenza. Su quest’isola l’angelo nocchiero conduce coloro che sono morti chiedendo perdono a Dio, dopo averli raccolti alla foce del fiume Tevere. In questo stesso luogo giungono il poeta pellegrino e Virgilio, sbucando da sottoterra, dopo aver battagliato avventurosamente, aggrappati al vello di Lucifero, contro la forza di gravità.

L'Antipurgatorio e i Penitenti

La spiaggia dell’isola costituisce l’antipurgatorio: non è ancora purgatorio vero e proprio, ma il luogo dove le anime negligenti attendono il momento in cui potranno iniziare la scalata della montagna. Qui Dante incontra Catone, l’eroe romano che si tolse la vita a Utica (in Africa settentrionale) per non finire prigioniero di Giulio Cesare, suo grande nemico. Benché suicida, Dante lo celebra come il campione della libertà. Seguono gli incontri con i primi penitenti. Le anime di coloro che morirono scomunicati devono dimorare nell’antipurgatorio un tempo lungo trenta volte quello che vissero fuori della Chiesa. Seguono coloro che si pentirono solo all’ultimo istante di vita: devono rimanere sulla spiaggia tanto tempo quanto vissero. Nei due gruppi di ani- me vi sono Manfredi, Belacqua, Pia de’ Tolomei, Bonconte da Montefeltro, Sordello. Finita l’attesa, tutti costoro potranno finalmente affrontare la scalata delle sette cornici in cui si divide il monte.

La Scalata delle Sette Cornici

Salendo di cornice in cornice, gli spiriti (e Dante, pellegrino assieme a loro) purificano, sostando in ciascuna di esse un tempo che dipende dallo loro condotta in vita, i sette peccati capitali: la superbia, l’invidia, l’ira, l’accidia, l’avarizia, la gola, la lussuria. Ciascuna delle sette cornici è posta sotto il controllo di un angelo dalla spada fiammeggiante. Gli incontri purgatoriali risultano più pacati e spesso più commossi rispetto a quelli dell’inferno e anche del paradiso, dove la mente risulterà troppo occupata a lodare Dio per potersi abbandonare ai moti del cuore. Le pene risultano dolorose, anche se addolcite dalla speranza della prossima meta, cioè il paradiso che attende le anime penitenti alla fine della scalata. I superbi camminano sotto gravi pesi (tra loro, nel canto XI, il miniatore Oderisi da Gubbio, che ammonisce sulla vanità della gloria terrena); gli invidiosi (tra cui Sapìa e Guido del Duca) indossano il cilicio e hanno le palpebre cucite con filo di ferro; gli iracondi, come il dotto Marco Lombardo (canto XVI), sono avvolti in un denso fumo, che li acceca e li soffoca; gli accidiosi, che peccarono per scarso amore verso il bene, corrono senza tregua, gridando esempi di sollecitudine esaltata e di accidia punita; gli avari e i prodighi, tra cui Dante incontra papa Adriano V (canto XIX), sono distesi bocconi con le mani e i piedi legati a piangere e pregare. Le facce magre, consunte e scavate dalla fame dei golosi, come l’amico Forese Donati (canto XXIII-XXIV), suscitano viva pietà nel pellegrino. L’ultima schiera del monte è quella dei lussuriosi, che camminano attraverso le fiamme: così accade ai poeti Guido Gunizelli e Arnaut Daniel (canto XXVI).

Il Paradiso Terrestre e la Denuncia

In cima alla montagna si apre il paradiso terrestre (canti XXVII-XXXIII). Qui Virgilio si congeda e si fanno incontro a Dante una donna di sogno, Matelda, e Beatrice, che lo rimprovera con vibrante partecipazione perché lui s’è fatto traviare dopo la morte di lei. Dante se ne pente, immergendosi nel Lete, il fiume dell’oblio (dimenticanza), e nell’Eunoè, che ravviva la memoria della virtù. Assiste poi a una simbolica processione, nel corso della quale ode parole di vigorosa denuncia contro la corruzione della Chiesa di Roma e della corte di Francia, che tiene in ostaggio il papa ad Avignone. Malgrado il clima raddolcito del purgatorio, Dante non può tacere il proprio furore di uomo politico offeso dall’avidità dei potenti: tanto meno adesso, che è «puro e disposto a salire a le stelle» (canto XXXIII, v. 145) guidato da Beatrice.

In cima alla montagna si apre il paradiso terrestre (canti XXVII-XXXIII). Qui Virgilio si congeda e si fanno incontro a Dante una donna di sogno, Matelda, e Beatrice, che lo rimprovera con vibrante partecipazione perché lui s’è fatto traviare dopo la morte di lei. Dante se ne pente, immergendosi nel Lete, il fiume dell’oblio (dimenticanza), e nell’Eunoè, che ravviva la memoria della virtù. Assiste poi a una simbolica processione, nel corso della quale ode parole di vigorosa denuncia contro la corruzione della Chiesa di Roma e della corte di Francia, che tiene in ostaggio il papa ad Avignone. Malgrado il clima raddolcito del purgatorio, Dante non può tacere il proprio furore di uomo politico offeso dall’avidità dei potenti: tanto meno adesso, che è «puro e disposto a salire a le stelle» (canto XXXIII, v. 145) guidato da Beatrice.

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Domande da interrogazione

  1. Qual è il significato del Purgatorio nella poesia di Dante?
  2. Il Purgatorio rappresenta il ricordo affettuoso delle amicizie e delle memorie giovanili, nonché il regno del perdono e della misericordia, in preparazione all'incontro con Beatrice (testo).

  3. Dove si trova il Purgatorio secondo Dante?
  4. Il Purgatorio è descritto come un’altissima montagna su un’isola nell’emisfero disabitato, identificata con le Canarie, dove le anime chiedono perdono a Dio (testo).

  5. Chi sono i penitenti che Dante incontra nell'Antipurgatorio?
  6. Nell'Antipurgatorio, Dante incontra anime negligenti, come Manfredi e Pia de’ Tolomei, che attendono di iniziare la scalata della montagna, con pene proporzionate alla loro vita (testo).

  7. Quali peccati vengono purificati durante la scalata delle sette cornici?
  8. Durante la scalata, gli spiriti purificano i sette peccati capitali: superbia, invidia, ira, accidia, avarizia, gola e lussuria, con pene specifiche per ciascun peccato (testo).

  9. Qual è il messaggio politico che Dante esprime nel Purgatorio?
  10. Dante denuncia la corruzione della Chiesa di Roma e della corte di Francia, esprimendo il suo furore contro l'avidità dei potenti, nonostante il clima di perdono del Purgatorio (testo).

Domande e risposte

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