Psicologia sociale
Percezione del mondo sociale
La percezione sociale è un insieme di processi molto differenziati tra loro, che utilizziamo per capire cosa sta succedendo intorno a noi. Si ha quindi una rappresentazione del mondo fisico sufficientemente accurata. Non è un processo cognitivo, ma un insieme complesso di sistemi cognitivi che ci permette di orientarci nel mondo sociale.
Esiste un parallelo molto stretto tra la percezione del mondo fisico e la percezione del mondo sociale intorno a noi: viene interpretato e rappresentato dal nostro sistema cognitivo. I nostri sistemi percettivi (organi di senso e sistema centrale) non sono precisi, ma creano una realtà interna, una rappresentazione mentale sulla base delle informazioni che arrivano dal mondo esterno. Un fenomeno che spinge la nostra percezione a sbagliare è il trompe l’oeil. Si utilizzano procedure euristiche.
Caratteristiche della percezione sociale
- Deve essere flessibile.
- Efficace.
- Rapido.
- Deve poter funzionare con poche informazioni.
- Deve assorbire una quantità limitata di risorse (attenzione).
Gli errori della percezione sociale sono regolati in modo che possiamo comportarci in relazione a chi abbiamo intorno in maniera errata.
Modello sequenziale di Gilbert
Descrive il modo di operare del sistema di percezione sociale come una sequenza di eventi:
- Categorizzazione: Si include la persona in questione in alcune categorie (bianca, nera, maschio, femmina). È automatica.
- Caratterizzazione: Si basa sulla categorizzazione. Si attribuisce alla persona di fronte a noi caratteristiche proprie della categoria dentro la quale l’abbiamo inclusa. Se la caratterizzazione si rivela inadatta vi è una correzione della prima impressione di personalità. È automatica.
- Correzione: processo strategico, intrinsecamente diverso. Richiede tempo e l’allocazione specifica di attenzione. La stereotipizzazione non viene corretta se non si hanno risorse a disposizione.
Impressione di personalità
Il risultato di quelle operazioni si definisce "impressione di personalità": questa rappresentazione corrisponde solo parzialmente alle reali caratteristiche di chi abbiamo di fronte dal momento che:
- Le persone scelgono cosa mostrare.
- Immaginiamo tratti dietro ai comportamenti.
- Non riusciamo a correggere l’impressione.
- Ci affidiamo a teorie implicite.
Esperimenti di David Rosenhan (1973)
David Rosenhan voleva dimostrare che il sistema di percezione sociale è un sistema attivo che produce inferenze non sempre corrette e che è relativamente semplice ingannarlo. Gli errori ci dicono molto sul sistema. Pseudo-pazienti proposero un’immagine di sé che differiva dal vero solo per alcuni aspetti: nome, professione, sintomo inventato (sento delle voci). Per il resto erano completamente sinceri. In nessun caso i medici sospettavano di non avere a che fare con veri pazienti; solo altri pazienti si resero conto che non erano reali sofferenti. Questo dimostrò che la formazione di impressioni di personalità può, in particolari circostanze, essere molto imprecisa.
Modelli di formazione delle impressioni
I processi cognitivi su cui viene formata l’impressione di personalità vengono spiegati secondo due modelli:
- Modello algebrico (Anderson 1981): il tutto è la somma algebrica delle parti. Principio di "invarianza di significato": il significato di ogni termine è invariante e ha sempre lo stesso peso.
- Modello configurazionale (Asch 1946): il tutto è più della somma delle parti. Uno dei dati più convincenti è che il modo in cui vengono presentate le informazioni influisce sul risultato finale (effetto primacy); un altro è l’effetto del cambiamento di significato di un tratto (medico cauto, opinionista cauto). Uno dei dati problematici è l’effetto centralità: alcune informazioni hanno lo stesso peso sempre.
I due modelli non possono essere confrontati perché non hanno assunzioni compatibili.
Modello del continuum di Susan Fiske e Neuberg (1990)
Susan Fiske e Neuberg misero a punto un modello più articolato di giudizio sociale chiamato "modello del continuum": l’essere umano può funzionare in entrambi i modi. Se funziona in una maniera non può funzionare in un’altra. Da una parte, il giudizio è basato su caratteristiche della categoria di inclusione (Asch), dall’altra, il giudizio è basato sulle caratteristiche dello stimolo (Anderson).
Ciò che fa sì che il nostro giudizio risenta più di alcune informazioni che di altre è:
- Motivazione all’accuratezza.
- Quantità di informazione fornita dallo stimolo.
Questo dimostra che il modo in cui integriamo le informazioni e il modo in cui costruiamo l’impressione cambia a seconda delle condizioni in cui ci troviamo. I due processi hanno un costo diverso: il giudizio basato sulle categorie (categorizzazione e caratterizzazione) ha un costo minore di attenzione rispetto al giudizio basato sulle caratteristiche dello stimolo, che necessita di attenzione e attiva aggregazione delle informazioni.
Processi cognitivi nel continuum
Il movimento lungo il continuum avviene attraverso questi processi cognitivi:
- Si comincia sempre con un livello categoriale.
- Si osservano nuovi dettagli che confermano la categoria o la rivalutazione.
- Si basa il giudizio su informazioni individualizzate.
Tutto questo avviene dal momento in cui abbiamo informazioni a disposizione, se siamo motivati all’integrazione di informazioni individualizzate e se abbiamo risorse cognitive per poter integrare queste informazioni. Se le informazioni categoriali sono coerenti con quelle individuali, allora ci mettiamo nel mezzo del continuum.
Salienza percettiva
Si introduce il concetto di salienza percettiva: più una categoria è percettivamente saliente, maggiore sarà il suo contributo nella formulazione del giudizio. Tutti questi modelli hanno in comune l’integrazione di informazioni derivanti dalle categorie in cui abbiamo incluso l’individuo. Per dare fiducia a questi modelli, dobbiamo immaginare un sistema cognitivo in cui sono sempre presenti categorie nella memoria a lungo termine.
Modello di giudizio sociale basato su esemplari di Zarate e Smith
Si utilizzano rappresentazioni in memoria di persone che si siano incontrate in precedenza; questi vengono definiti "modelli".
Assunti:
- La memoria contiene rappresentazioni di esemplari specifici che possono essere utilizzate per la formulazione di giudizi anche senza che ne siamo consapevoli.
- L’effetto degli esemplari conosciuti dipende dalla loro somiglianza con lo stimolo target. La valutazione di un esemplare precedentemente incontrato, se somigliante, influenza la valutazione di un individuo successivo.
- I fattori sociali che sono noti influenzare il giudizio (contesto, dinamiche) lo fanno influenzando le dimensioni dello stimolo lungo le quali viene valutata la somiglianza. La somiglianza non è una caratteristica fissa ma contestuale.
Esperimento di Lewicki (1986)
In un esperimento di Lewicki, i soggetti ricevevano un questionario da uno sperimentatore (gentile con un gruppo e sgarbato con un altro). Alla fine del questionario, i soggetti dovevano riconsegnare il foglio a due collaboratori: si evitava il collaboratore più somigliante al professore sgarbato.
L’attenzione alle dimensioni dello stimolo dipende da fattori sociali, motivazionali e contestuali, ma anche da:
- Obiettivo di chi percepisce.
- Esperienza passata di chi percepisce.
- Caratteristiche di chi percepisce: si tende a considerare gli individui lungo una propria caratteristica.
- Frequenza nell’esposizione: se si associano due caratteristiche, quando si presenterà una di queste allora si tenderà a considerare maggiormente gli aspetti della caratteristica mancante.
- Presenza di caratteristiche che violano le aspettative culturali: una caratteristica riceve un peso diverso a seconda della condizione del soggetto osservato.
Attribuzione causale
L’interpretazione alla luce del comportamento dei soggetti è dovuta a:
- Attribuzione causale: È una serie di inferenze che si fa quando si osserva il comportamento di una persona e si cerca di capire cosa stia facendo e perché. Si cerca una causa dei comportamenti osservati. Questi processi sono chiamati "meccanismi di attribuzione causale". Il motivo fondamentale che innesca questi processi è la "percezione di incongruenze": la violazione di aspettative.
Questi stessi processi possono essere utilizzati anche nei confronti di noi stessi. Il primo problema da risolvere è il "locus". Se "interno", l’origine del comportamento inatteso ha a che fare con il soggetto; se "esterno", ha a che fare con le circostanze ambientali. A seconda del caso riconosciamo diversi livelli di responsabilità nell’attore sociale: Associazione (l’attore non ha fatto nulla per impedire l’evento), Causa (l’attore ha prodotto personalmente l’evento in modo accidentale), Intenzione (l’attore ha intenzionalmente dato luogo all’evento), Giustificazione (l’evento è stato provocato in risposta a specifiche circostanze).
Inferenze corrispondenti
Inferenze corrispondenti: Sono delle strategie cognitive per cui le persone attribuiscono disposizioni stabili a chi compie un’azione. Supponiamo che il locus sia interno, tendiamo sistematicamente a pensare che se una persona fa una cosa è perché sia una sua caratteristica peculiare. Questa strategia ha lo scopo di farmi pensare che il comportamento altrui sia prevedibile. Alcuni esempi:
- Effetti non comuni: se notiamo che il comportamento osservato sia frutto di una scelta, ciò ci dà informazioni sui gusti e le caratteristiche della persona (scelte non convenzionali ci danno informazioni sui gusti).
- Desiderabilità sociale: un comportamento socialmente desiderabile non ci dice nulla su chi abbiamo di fronte; un comportamento socialmente sanzionato è molto più informativo.
- Ruoli sociali: un comportamento conforme al proprio ruolo non ci dà molte informazioni; un comportamento difforme dal ruolo ci dice molto di più.
In sintesi, ciò che conferma un’aspettativa è poco diagnostico, mentre ciò che la contraddice è più informativo.
Differenza attore-osservatore
La differenza attore-osservatore: Noi interagiamo con i nostri simili nel costante tentativo di mantenere alta la stima nei nostri confronti. Vogliamo garantire a noi stessi una valutazione positiva. Sopravvalutarci leggermente ci consente di portare a termine le azioni in cui siamo coinvolti. Capire le ragioni che hanno portato alla messa in atto dei comportamenti è un compito di problem solving. Tendiamo però a semplificare, utilizziamo euristiche di ragionamento; queste però hanno dei difetti come "errori sistemici", ma anche dei pregi che controbilanciano gli errori.
L’errore fondamentale di attribuzione è una situazione in cui si attribuisce il comportamento osservato a caratteristiche disposizionali delle persone. Si tende a sovrastimare le caratteristiche disposizionali negli altri e a sottostimarle nei nostri comportamenti (self-serving bias). La tendenza sistematica a trovare spiegazioni disposizionali per il comportamento altrui e situazionali per il proprio prende il nome di "differenza attore-osservatore" ed è moderata dal giudizio positivo o negativo sui comportamenti messi in atto. Se il risultato è positivo per noi, il locus sarà interno; se negativo, sarà esterno; per gli altri il locus sarà sempre interno.
Impressioni e realtà
Come le impressioni plasmano le interpretazioni e resistono alle controprove:
- La prima impressione di personalità rimane nella memoria di lavoro; con l’elaborazione di nuove informazioni congruenti si rende più robusta la prima impressione, mentre informazioni incongruenti innescano processi attribuzionali. Attraverso l’impiego di processi attribuzionali rivediamo drasticamente la prima impressione: per farlo è necessario agganciare ai processi in corso nella memoria di lavoro, informazioni che provengono dalla memoria a lungo termine. Se le informazioni pregresse (stereotipiche) utilizzate per cambiare idea sono troppe, bisognerebbe modificare lo stereotipo stesso. Questa operazione è molto difficile dal momento che gli schemi sono efficienti nel codificare informazioni coerenti e nel trascurare quelle incoerenti. Per riconoscere un individuo come atipico allo stereotipo abbiamo bisogno di raccogliere molte informazioni su di lui.
- La profezia che si autoavvera (Merton): Il meccanismo fondamentale di creazione di una profezia che si autoavvera è l’errore fondamentale di attribuzione. Esso, utilizzato da più persone su un unico soggetto, non fa che rinforzare la prima impressione di personalità che abbiamo del soggetto ma allo stesso tempo non fa che attuare cambiamenti nella mente del soggetto osservato finché egli stesso diventerà completamente coerente alla prima impressione suscitata.
Effetti delle profezie che si autoavverano
Una conseguenza è l’“effetto Pigmalione”: L’esperimento primo di Rosenberg fu condotto in una scuola degli Stati Uniti (sistema educativo selettivo, ovvero, lo sforzo che la scuola dedica agli allievi è direttamente proporzionale alla bravura). Diede un test di intelligenza formulato da lui per poter formare classi casuali senza dire nulla ai docenti (anziché classi di serie A e serie B). A fine anno i risultati furono: i professori davano voti più alti alle “classi di serie A” e gli studenti avevano avuto prestazioni migliori a prove oggettive. Questo significa che il modo in cui si tratta un soggetto determina le sue prestazioni.
Un’altra conseguenza è l’“effetto Hawthorne”: Questi esperimenti furono condotti in ambito lavorativo. Gli psicologi incapparono in un paradosso: la produttività degli operai aumentava dopo qualsiasi cambiamento introdotto per migliorare le prestazioni. Gli operai provavano a capire cosa volessero gli psicologi e si comportavano di conseguenza. Il solo fatto di sapere di essere osservati faceva sì che gli operai aumentassero la produttività.
Un’altra conseguenza è l’“effetto Placebo”: Solo il fatto che si assuma una sostanza in medicina che ci si aspetta ci curi, ci fa stare effettivamente meglio. Il “Doppio Cieco” è un metodo che isola l’effetto del farmaco dal placebo. È la tipologia di esperimento in cui il medico non sa se la medicina che sta offrendo al paziente sia un placebo o quella vera e il paziente non sa se stia ricevendo un farmaco o un placebo: in questo modo, confrontando i miglioramenti, solo lo sperimentatore sa chi assume il placebo e chi la medicina vera; la differenza tra il gruppo sperimentale e quello di controllo è l’effettività del farmaco. In questo modo l’effetto placebo c’è in tutti e due i gruppi e quindi la differenza sta nel farmaco vero e proprio.
“Ratti intelligenti”: Gli psicologi si interessano di intelligenza mettendo i topi nei labirinti e vedendo quanto ci mettevano a percorrere il labirinto in base al rinforzo. Topi dello stesso ceppo furono affidati a due gruppi di psicologi (ad un gruppo veniva detto che erano particolarmente intelligenti, agli altri era stato detto che erano comunemente intelligenti). I ratti ritenuti intelligenti ebbero effettivamente migliori prestazioni sull’apprendere il percorso del labirinto. Gli psicologi, pensando che fossero più intelligenti, li trattavano meglio. Tutto questo fa comprendere come lo stereotipo sia un veicolo di profezia che si autoavvera.
Conseguenze dell’appartenenza a gruppi discriminati
Condizioni per una percezione accurata
Percezione di persone e gruppi secondo Hamilton e Sherman
Per un sistema cognitivo sarebbe più efficiente avere un sistema che si occupa della percezione sociale in riferimento ai singoli e ai gruppi. Si tende a fare inferenze disposizionali sia nei singoli che nei gruppi con modalità diverse.
Per le persone singole: "Nel processo di formazione di impressioni assumiamo che le personalità degli individui siano un’unità, caratterizzate da una elevata coerenza".
Principi:
- L’osservatore cerca di inferire in ciò che osserva le proprietà disposizionali che costituiscono il nucleo della personalità.
- L’osservatore si aspetta una elevata coerenza tra i comportamenti di una persona e le sue caratteristiche di personalità.
- L’osservatore tende a formarsi una impressione organica della persona che ha di fronte. (Se osserviamo una persona generosa pensiamo che essa abbia anche altre qualità collegate a questa.)
- In presenza di informazioni discordanti si attivano processi di attribuzione causale.
Per i gruppi: "L’osservatore non si attende dai membri del gruppo lo stesso grado di coerenza che ci si attende dallo stesso individuo, ma i membri di uno stesso gruppo sono più simili rispetto a membri di gruppi diversi".
Principi:
- Proprietà disposizionali: "Correlazione illusoria".
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