Le prime impressioni
L'uomo dunque cerca di formarsi una coerenza cognitiva: la cognizione sociale: rappresentazione cognitiva delle persone.
Modello di cognizione sociale secondo cui le persone cercano di ridurre l'incoerenza tra le proprie cognizioni, poiché la trovano spiacevole.
Processi e strutture cognitive che influenzano il comportamento sociale e ne sono influenzate.
Si tratta di un corpo di conoscenze, legate alla cultura, famiglia/scuola ed esperienze personali, che un individuo accumula nella memoria. Le rappresentazioni guidano fortemente gli atteggiamenti e i comportamenti che attuiamo verso una persona poiché è ciò che ci fornisce la prima impressione su di essa.
I tratti di personalità
Per creare la nostra prima impressione su una persona abbiamo bisogno di attribuirgli dei tratti di personalità.
Su cosa si basano le prime impressioni
- Aspetto fisico: “Ciò che è bello è anche buono”. I significati che diamo agli aspetti fisici sono prodotti culturali che cambiano a seconda del tempo, contesto e cultura. In generale tendiamo a considerare chi è attraente più interessante, estroverso e socialmente dotato.
- Comunicazione non verbale.
- L'ordine in cui vengono espressi i tratti centrali.
Tratti centrali e tratti periferici
Tratti centrali: tratti che hanno un'influenza sproporzionata sulla configurazione delle impressioni finali.
Tratti periferici: tratti che hanno un'influenza poco significativa sulla configurazione delle impressioni finali.
I tratti centrali su cui basiamo le nostre impressioni sono: caloroso vs freddo (Esperimento di Asch).
In uno studio sono stati presentati una lista di tratti a gruppi sperimentali diversi. Alla lista veniva cambiato solo l'ultimo tratto, caloroso vs freddo. Veniva poi chiesto ai partecipanti di formarsi un'impressione di una persona X che avesse quei tratti:
- Caloroso, saggio, generoso, di buon carattere.
- Freddo, antipatico e calcolatore.
Effetto primacy ed effetto recency
Effetto primacy = influenza maggiore delle prime informazioni sull'impressione generale. Avviene in un'interazione relativamente breve e superficiale. Le persone non aspettano di avere tutte le informazioni prima di integrarle tra loro e si fanno maggiormente influenzare dalle prime. Si tratta di una necessità di ridurre le info contrastanti e di giungere in fretta alla conclusione.
Ha una funzione adattiva poiché ci permette di segnalare un pericolo potenziale.
Effetto recency = influenza maggiore delle ultime informazioni. Questo effetto è comune quando abbiamo poche risorse cognitive a disposizione, siamo distratti da altri stimoli o poco motivati.
La categorizzazione
Categorizzazione: formazione delle prime impressioni.
L'uomo tende a incasellare gli altri in categorie, attraverso il criterio di somiglianza con il prototipo, alla base del criterio di inclusione/esclusione all'interno di una categoria.
Posizioni centrali possiedono attributi più tipici della categoria. Esemplari di una categoria.
Posizioni periferiche meno rappresentativi del prototipo.
Categoria e prototipo
Categoria: processo di classificazioni di stimoli all'interno di una categoria. Lo stimolo viene trattato come esemplare di una determinata categoria e così la nostra conoscenza non parte da zero, ma da quelle conoscenza che abbiamo in memoria e che appartengono a quella categoria.
Struttura di conoscenza che porta a raggiungere un insieme di stimoli con in comune una serie di caratteristiche condivise.
Noi memorizziamo attraverso schemi. Si tratta di un processo involontario, indispensabile e inevitabile, che ci permette di economizzare le nostre risorse cognitive.
Prototipo: esempio più rappresentativo e il punto di riferimento per definire la categoria.
Schema e distorsioni
Schema: struttura cognitiva che rappresenta la conoscenza di un concetto o di uno stimolo.
Gli schemi rispondono a un'organizzazione precisa, mentre i confini di una categoria non sono sempre definiti, ma il più delle volte sfocati. Non è sempre facile decidere se un esemplare appartiene a pieno titolo a una categoria.
Più è complesso lo stimolo, più è difficile la classificazione categoriale. La categorizzazione può produrre delle distorsioni nella cognizione e percezione degli stimoli e quindi nel nostro giudizio.
Distorsioni: una volta che uno stimolo viene categorizzato, si genera lo schema.
Principio di accentuazione: la categorizzazione accentua la percezione delle somiglianze all'interno dei gruppi e delle differenze tra i gruppi in merito ad aspetti che persone credono correlati alla categorizzazione stessa. Tendiamo a fare più errori all'interno di una categoria che tra le categorie.
Esperimento delle linee di Tajfel e Wilks.
Assimilazione intracategoriale: le linee della stessa categoria sono percepite più simili rispetto al reale. Questa distorsione si chiama anche effetto dell'omogeneità di gruppo = “Loro sono tutti uguali, noi siamo tutti diversi”.
Uno dei motivi di questo effetto può essere che abbiamo molta più possibilità di conoscenza dei membri del nostro gruppo e quindi possiamo farci un'idea più dettagliata ed eterogenea del loro aspetto fisico. È anche vero che togliendo questa condizione però, l'effetto avviene comunque.
Accentuazione intercategoriale: la differenza percepita tra due linee di confine è esageratamente più grande rispetto al reale.
L'inferenza sociale: come percepiamo gli altri
Inferenza sociale: modo in cui elaboriamo informazioni sociali per formarci impressioni sulle persone ed esprimere giudizi al loro riguardo.
Modelli di cognizione sociale
Individuo come economizzatore cognitivo (Taylor): le risorse cognitive sono limitate rispetto alla complessità degli stimoli. Per tale motivo gli individui economizzano le proprie risorse usando strategie cognitive. Esse sono inevitabili in quanto permettono all'uomo di far fronte al mondo circostante. Producono ovviamente potenziali errori nel ragionamento e nel giudizio sociale.
Individuo come tattico motivato (Friske e Taylor): la motivazione individuale diventa un aspetto fondamentale nell'utilizzo delle risorse cognitive. Se motivata, la persona adotta strategie accurate, altrimenti adotta scorciatoie cognitive.
Strategie cognitive
Processo di top-down: parte da concetti e rappresentazioni già presenti in memoria. Il nostro giudizio sociale parte da conoscenze che vengono applicate allo stimolo sociale portando a un giudizio. Richiede meno tempo e meno lavoro cognitivo. Richiede infatti l'attivazione di categorie. Può portare a distorsioni.
Processo di bottom-up: richiede molto tempo e molte risorse cognitive. Parte da un'osservazione accurata della situazione sociale e il giudizio è basato su un'attenta analisi di ogni singolo aspetto della situazione.
Euristiche
Euristica della rappresentatività: l'individuo viene assegnato a una determinata categoria unicamente in base alla sua somiglianza e rappresentatività con quella categoria, ignorando qualsiasi altro tipo di informazione, come ad esempio la probabilità di base.
Euristica della disponibilità: le persone valutano la frequenza o la probabilità che si verifichi un evento solo sulla velocità con cui vengono in mente esemplari di quella situazione o associazioni. Il nostro giudizio è influenzato da eventi o esempi specifici più facilmente disponibili in memoria.
Errori di attribuzione
Errore fondamentale di attribuzione: tendenza a spiegare i comportamenti degli altri ricorrendo principalmente a cause disposizionali interne piuttosto che esterne. Questo errore non è universale ma tipico delle culture occidentali individualiste.
Correlazione illusoria: sovrastimare l'esistenza di una relazione tra due entità, anche quando esse non sono di fatto legate, ad esempio gruppo sociale/comportamento. È abbastanza simile al concetto di stereotipo.
Errore ultimo di attribuzione: quando il ricorso a spiegazioni causali per i comportamenti riguarda i membri del nostro gruppo, ci basiamo sulla valenza del comportamento:
- Comportamento positivo: cause interne.
- Comportamento negativo: cause esterne.
Tendiamo infatti a difendere i membri del nostro gruppo e pensiamo che abbia avuto un comportamento negativo perché costretto.
Giudizio sociale e stereotipi
Calore: rispecchia tutti quei tratti che si riferiscono alla relazione sociale e alla cooperazione, sincerità, buone intenzioni, amichevolezza, fiducia. Il calore ci permette di stabilire se una persona ha buone o cattive intenzioni verso di noi.
L'80% delle impressioni verso una persona o gruppo sociale si basano su due dimensioni fondamentali, che sembrano non essere influenzati dalla cultura di appartenenza.
Competenza: tratti che si riferiscono alla capacità di raggiungere obiettivi, competente, affidabile, intelligente. Nel caso in cui consideriamo una persona poco calorosa, ci permette di capire se tale persona è in grado di mettere in atto le proprie intenzioni.
NB: i gruppi sociali aggrediti di più nella storia sono coloro che hanno alta competenza ma basso calore. Pensa agli ebrei.
Secondo gli autori Friske, Glick e Cuddy, calore e competenza formano le basi per gli stereotipi e successivamente per i pregiudizi. Possono avere una valenza negativa e positiva.
Stereotipo: immagine semplificata/credenza condivisa di un gruppo sociale e dei suoi membri, ampiamente condivisa e semplificata.
Definiscono come il gruppo appare o agisce, ma soprattutto definiscono come un gruppo è, ovvero quali tratti di personalità definiscono i membri di quel gruppo.
Si tratta di una scorciatoia cognitiva estremamente funzionale: permettono di formarsi rapide impressioni sulla gente. Influenzano profondamente i nostri comportamenti e atteggiamenti.
Si attivano automaticamente perché sono trasmessi in modo più o meno inconsapevole dalla cultura. Sono inaccurati.
Come si apprendono
Esperienze personali / apprendimento sociale.
Già a 5 anni i bambini esprimono particolari stereotipi verso altri gruppi etnici. L'apprendimento non avviene necessariamente attraverso insegnamenti espliciti, ma il più delle volte avviene per osservazione e imitazione degli atteggiamenti degli adulti.
Modello di dissociazione
C'è una dissociazione tra l'attivazione automatica degli stereotipi, processo non intenzionale, e il nostro comportamento, processo intenzionale. È molto importante anche la spinta motivazionale.
Si possono cambiare? Essendo per noi funzionali, sono difficilmente modificabili. Particolari esperienze personali o momenti storici possono però portare dei cambiamenti. Esso però è un processo lungo e anche nel caso delle esperienze personali, è comunque difficile generalizzare ciò che si pensa di un determinato esemplare.
Sé, identità e società
Il sé nella storia
Sé riflessivo: capacità di riflettere attorno al nostro pensiero, a noi e a come ci vedono gli altri. È la qualità fondamentale che ci differenzia da tutti gli altri animali.
L'idea dell'esistenza del sé è relativamente nuova. Nel Medioevo la vita e il sé individuale coincidevano: ognuno era ciò che faceva e ciò che si vedeva dall'esterno. Tutto era predeterminato dalla nascita da particolari fattori, come ceto sociale o appartenenza familiare.
Le spinte al cambiamento derivarono dai seguenti fattori:
- Secolarizzazione: realizzazione personale non avviene solo nell'aldilà ma anche nella vita terrena.
- Industrializzazione: la nascita di un'identità personale mobile.
- Illuminismo: esaltate le identità e le capacità individuali, Rivoluzione.
- Psicoanalisi: nascita del concetto di inconscio.
Il sé psicodinamico
Legame intrinseco tra il sé e l'interazione sociale.
Freud: sé psicodinamico = sé soggettivo e privato, all'apice dell'individualità. È ciò che distingue gli esseri umani uno dall'altro. Impulsi dell'Es tenuti a bada dal Super-io.
Il sé sociale
Williams James: primo a ipotizzare un collegamento tra il sé e gli aspetti sociali.
Il sé era un costrutto di tre dimensioni:
- Sé corporeo: aspetto fisico.
- Sé spirituale: legato all'introspezione.
- Sé sociale: come gli altri ci vedono.
Esiste quindi un:
- IO = soggetto sociale.
- ME = oggetto sociale.
Le rappresentazioni della propria persona e dei propri sé traggono spunto dalle molteplici immagini che gli altri possiedono di noi.
Esistono tanti sé sociali quanti sono gli individui che di noi possiedono un'immagine.
Mead: il sé non esiste dalla nascita, poiché il neonato non ha consapevolezza di sé come agente, né della sua individualità. Il sé nasce attraverso l'interazione sociale. L'interazione avviene attraverso simboli, linguaggio.
“Interazionismo simbolico”. Essa è efficace quando si ha la capacità di assumere il ruolo dell'altro e quindi percepirsi come oggetto sociale. L'uomo è socialmente costruito.
Sé riflesso
Il modo in cui giudichiamo noi stessi è intimamente connesso al modo in cui ci giudicano gli altri. Il sé riflesso è la formazione del nostro concetto di sé in base a come immaginiamo che ci vedano gli altri.
Il nostro concetto di sé riflette dunque la cultura a cui apparteniamo.
Cultura individualistica occidentale:
- Sé autonomo e indipendente.
- Valorizzato il sé unico.
- Esaltare caratteristiche unitamente positive del sé.
- Valorizzare caratteristiche positive come intelligenza e competenza.
Cultura collettivista orientale:
- Sé interdipendente agli altri.
- Valorizzato il sé come appartenente a un gruppo.
- Disapprova unicità e autodeterminazione.
- Valorizzare caratteristiche positive come costanza e persistenza.
Molteplici sé e teoria della discrepanza del sé
- Sé reale = come realmente siamo.
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