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Sommario

- 2 - Sommario 11 Lo sviluppo storico 11 Teorie e metodi di ricerca 12 Metodi d’archivio 14 Approcci correlazionali 14 Metodi sperimentali 14 Esperimenti in laboratorio 14 Esperimenti sul campo 15 Metodi qualitativi 15 L’etica della ricerca 15

16 Lo scienziato ingenuo 16 La teoria dell’attribuzione 16 I tipi di attribuzione 16 Compiere attribuzioni 17 La teoria dell’inferenza corrispondente 17 Il modello della covariazione 18 Gli errori di attribuzioni 18 L’errore fondamentale di attribuzione 18 L’effetto attore-osservatore 19 Attribuzioni a vantaggio del sé 19 Attribuzioni intergruppo 19

20 L’economizzatore cognitivo e lo scienziato ingenuo 20 Le euristiche 20 Euristiche della rappresentatività 20 Euristiche della disponibilità 21 Effetto del falso consenso 21 Euristica dell’ancoraggio 21 Il tattico motivato 21 La categorizzazione sociale 22 La struttura delle categorie 22 Perché categorizziamo? 22 Le teorie del processo duale 22

24 - 3 - La formazione degli atteggiamenti 24 La mera esposizione 24 L’apprendimento associativo 24 L’autopercezione 25 L’approccio funzionale 25 Atteggiamenti e comportamenti 26 La teoria del comportamento pianificato 26 L’azione ragionata e la spontaneità 26 Il cambiamento degli atteggiamenti 26 La dissonanza cognitiva 26

27 Fattori che influenzano la dissonanza 27 Dissonanza o autopercezione La persuasione 27 I percorsi a processo duale di persuasione 27

29 Norme sociali 29 Lo sviluppo delle norme 29 Incertezza e norme sociali 29

30 Norme come atteggiamenti del gruppo Conformismo 30 L’esperimento di Asch sul conformismo 30 Le spiegazioni del conformismo 30 Fattori moderatori del conformismo 31 Fattori moderatori dell’influenza normativa 31 Fattori moderatori dell’influenza informativa 31 Impatto dell’influenza sulle norme sociali 32

32 La polarizzazione di gruppo 32 Il pensiero di gruppo Influenza della minoranza 33 Coerenza e fiducia 33 Come le minoranze esercitano la loro influenza 33 Obbedienza 33 Lo studio di Milgram sull’obbedienza 34 Le spiegazioni dell’obbedienza 34 Determinanti dell’obbedienza 35 Teoria dell’impatto sociale 35

- 4 - 36 I gruppi 36 Cos’è un gruppo 36 Entitatività 36 La produttività di gruppo 36 Facilitazione e inibizione sociale 36 Spiegazioni della facilitazione e dell’inibizione sociale 37

37 La teoria della pulsione 37 Apprensione per la valutazione 38 Il conflitto di attenzione L’inerzia sociale 38 La leadership 38 Lo stile di leadership 39

39 La leadership autocratica, democratica e permissiva 39 La leadership orientata al compito e socio-emotiva 39 La leadership trasformazionale Teorie situazionali e dello stile 40 L’interazione leader-situazione 40 L’interazione leader-seguaci 40

41 Consapevolezza di sé 41 Lo sviluppo dell’autoconsapevolezza 41 Differenze temporanee transitorie della consapevolezza di sé 41 Il mantenimento del sé 42 Teorie del confronto tra sé 42 La teoria del controllo e dell’autoregolazione 42

42 La teoria della discrepanza del sé Teorie del confronto individuale 43

43 Teoria del confronto sociale 43 Modello del mantenimento della valutazione del sé Teorie del confronto con il gruppo 44 Approccio dell’identità sociale 44 Autostima 44 Sviluppo dell’autostima 44 Conseguenze dell’autostima 45 Regolazione dell’umore 45

- 5 - 45 Narcisismo Automotivazioni 45 Autoaccrescimento 45

45 Strategie per accrescere il sé personale 46 Strategie per accrescere il sé sociale Differenze culturali nel sé e nell’identità 46 Culture individualiste e collettiviste 46 Biculturalismo 46

47 Il pregiudizio: vecchio e nuovo 47 Pregiudizio, discriminazione e bias intergruppi 47 Razzismo 47 Sessismo 48 Pregiudizio implicito 48 Infraumanizzazione 48 Esclusione sociale 49 Differenze individuali nel pregiudizio 49 La personalità autoritaria 49 Orientamento alla dominanza sociale 49 Pregiudizio e autoregolazione 49 Regolazione del pregiudizio attraverso il dialogo sociale interattivo 49 Ridurre il pregiudizio 49 L’ipotesi del contatto 49 Il contatto indiretto 50

51 Teorie delle relazioni intergruppi 51 Gli studi di Sherif sul campo estivo 51 Il paradigma del gruppo minimo 51 Il modello della differenziazione categoriale 51 La teoria dell’identità sociale 51 Teoria dell’autocategorizzazione 52 Teoria dell’ancoraggio di sé 52 La teoria della gestione del terrore 52 La teoria evoluzionista 52 Migliorare le relazioni intergruppi 52 Il modello dell’identità dell’ingroup comune 52

- 6 - La categorizzazione incrociata 52 La categorizzazione multipla 53

54 Teorie sull’aggressività 54 Teorie evoluzionistiche 54 Ipotesi catartica 54 Teorie sociali 54

54 Modello cognitivo neoassociazionista Modello del trasferimento dell’eccitazione 55 Teorie dell’apprendimento dell’aggressività 55

55 Rinforzo operante Teoria dell’apprendimento sociale 55 Fattori centrati sulla persona 55 Differenze di genere 55 Personalità 55 Alcol 56 Fattori centrati sulla situazione 56 Ambiente fisico 56 Fattori sociali 56 Fattori culturali 56 Disinibizione 56 Deindividuazione 56 Deumanizzazione 56 Forme di aggressività nella società 57 Violenza domestica 57 Molestie sessuali 57 Violenza sessuale 57 Terrorismo 57

58 Cos’è il comportamento prosociale 58 Origini del comportamento prosociale 58 Prospettiva evoluzionistica 58 Norme sociali 58 Modellamento 58 Determinanti del comportamento di aiuto centrate sulla situazione 59 Il modello cognitivo di Latané e Darley 59

- 7 - Apatia dello spettatore 59 Il modello della stima dei costi-benefici da parte dello spettatore di Piliavin 59 Determinanti del comportamento di aiuto centrate su chi percepisce 59 Personalità 59 Competenza 60 Umore 60 Determinanti del comportamento di aiuto centrate sul destinatario 60 Somiglianza 60 Appartenenza al gruppo 60 Attrazione 60

61 Affiliazione 61 Quando e perché cerchiamo l’affiliazione? 61 Determinanti psicologiche dell’affiliazione 61 Differenze individuali nell’affiliazione 61 Problemi nell’affiliazione 62

62 Ansia sociale 62 Solitudine 62 Ostracismo Attrazione interpersonale 62 Determinanti dell’attrazione centrate sulla persona bersaglio 62 Determinanti dell’attrazione centrate su chi percepisce 63 Attrazione in internet 63

64 Amicizia 64 Teoria della penetrazione sociale 64 Differenze di genere nell’amicizia 64

64 Intimità 64 Contatto fisico 64 Perché esistono queste differenze di genere? Relazioni sentimentali 65 Tipi di amore 65

65 Amore passionale 66 Amore affettuoso Sviluppo delle conoscenze culturali sull’amore 66 Soddisfazione e impegno nella relazione 66

- 8 - Soddisfazione nella relazione 66

67 Attaccamento Teoria dell’interdipendenza 67 Quali fattori contribuiscono alla durata di una relazione? 67 Il modello dell’investimento 67

67 La fine di una relazione - 9 - - 10 -

La psicologia sociale

La psicologia sociale «è un tentativo di comprendere e spiegare come i pensieri e i comportamenti degli individui siano influenzati dalla presenza reale o immaginata degli altri» (Allport, 1985). È lo studio scientifico del comportamento sociale.

Lo sviluppo storico

Dal XIX e l’inizio del XX secolo, sebbene sia difficile stabilire il momento iniziale preciso, tra la fine secolo maturava sempre più l’interesse per questioni che costituiranno il campo d’indagine della psicologia sociale.

Nel 1985, lo scrittore francese Gustav LeBon pubblicò un volume La psychologie des foules in cui analizzava il comportamento delle folle, sostenendo che le persone sono dominate dalla mentalità della folla. Il suo contributo è considerato uno dei primi a focalizzarsi sul modo in cui il comportamento degli individui è influenzato dal contesto sociale, nonché il precursore di anni di ricerca futura sull’influenza sociale e l’aggressività.

Nel 1897, Norman Triplett realizzò lo studio, considerato da molti il primo esperimento di psicologia sociale: partendo dall’osservazione delle corse ciclistiche individuali e in squadra, egli confrontò in modo sistematico bambini che svolgevano un compito da soli con altri che eseguivano lo stesso compito in presenza di altre persone. Scoprì che la presenza di altre persone induceva i bambini a eseguire il compito più velocemente poiché attiva in loro un istinto alla competizione. È inevitabile notare come in quell’epoca si affermò da più aree l’interesse per lo studio degli effetti del contesto sull’individuo da cui andò poi costituendosi la psicologia sociale.

Nel 1908, anno a cui talvolta alcuni studiosi individuano l’inizio dello studio sociale, uscirono i primi due manuali di psicologia sociale. William McDougall scrisse An Introduction to Social Psychology, che spiegava il comportamento sociale facendo ricorso alla biologia, e il sociologo Edward Ross scrisse Social Psychology analizzando fenomeni sociali complessi. In generale la psicologia sociale si sviluppò a partire dagli anni Venti e Trenta del Novecento.

Nel 1934, LaPierre studiò il comportamento e gli atteggiamenti dei proprietari di hotel in America nei confronti di una coppia cinese, e scoprì che gli atteggiamenti e il comportamento delle persone non sempre corrispondono. Nel 1935, Sherif dimostrò in modo sperimentale il ruolo delle norme sociali nell’influenzare il comportamento quando le persone si trovano in presenza di altri individui. Nel 1940, Hovland e Sears proposero e verificarono una teoria secondo la quale le persone si comportano in modo aggressivo con un capro espiatorio per scaricare le proprie frustrazioni.

La Seconda guerra mondiale esercitò una profonda influenza sugli studi teorici e sulle ricerche psicosociali. In questo periodo cominciò a diffondersi l’idea che i pregiudizi contro le minoranze etniche erano irrazionali e moralmente condannabili. I ricercatori scoprirono che i soldati bianchi che avevano combattuto insieme a soldati di altri gruppi etnici, avevano atteggiamenti migliori nei confronti delle altre razze rispetto a quelli che non avevano vissuto questa esperienza.

Questo genere di ricerche ha condotto alla pubblicazione del testo La natura del pregiudizio (1954) di Gordon Allport, in cui sosteneva l’«ipotesi del contatto», l’idea che la vicinanza di gruppi diversi avrebbe ridotto il pregiudizio, pur notevolmente, ma solo in certe condizioni.

In quel periodo risale anche una serie di studi di Sherif e dei suoi collaboratori che analizzarono le dinamiche di gruppo in un campo estivo per ragazzi, dimostrando che le due condizioni fondamentali del contatto intergruppo (cooperazione e obiettivi comuni) in grado di ridurre il pregiudizio e pose inoltre le basi per una teoria classica del conflitto intergruppo: la teoria del conflitto realistico.

Alcuni eventi della Seconda guerra mondiale, come la Germania nazista, indussero gli studiosi a svolgere ricerche sul conformismo nel tentativo di comprendere i fatti che avevano avuto luogo all’epoca. Solomon Asch (1956) analizzò sperimentalmente l’impatto dei membri del gruppo sull’individuo, mentre Milgram (1963), in uno dei suoi esperimenti più noti della psicologia sociale, cercò di comprendere perché le persone seguano gli ordini perfino quando comportano l’infliggere dolore ad altri individui. Nello stesso periodo, Adorno e collaboratori (1950), in una serie di ricerche sulla personalità autoritaria esaminarono se le persone con un certo tipo di personalità tendessero maggiormente ad avere dei pregiudizi nei confronti di altri individui.

Dall’ultima metà del XX secolo fino all’epoca presente l’ambito di ricerca si è rapidamente esteso e diversificato. Negli anni Sessanta furono realizzati studi su numerosi temi, ad esempio l’aggressività, il comportamento prosociale e le relazioni interpersonali.

Il ruolo della cognizione acquistò rilievo invece nella psicologia sociale negli anni Settanta.

Teorie e metodi di ricerca

Idealmente una teoria si propone di spiegare eventi e fenomeni particolari al di là della mera apparenza, può essere descritta come un insieme di proposizioni interrelate relative a uno o più fenomeni. Le teorie si distinguono in termini di generalizzabilità, precisioni e origini.

Le teorie in psicologia sociale coprono un ampio ambito di riferimento definito dalle reciproche influenze e dai contesti sociali, presenti, immaginari o implicati; perciò la maggior parte della ricerca comporta la verifica sistematica di ipotesi basate su osservazioni precedenti, ricerche oppure teorie o costrutti al fine di descrivere, spiegare e prevedere fenomeni riguardanti l’interazione umana e le sue basi psicologiche. Il termine costrutto è usato per indicare i concetti astratti di una teoria (es.: la cooperazione nella teoria del conflitto realistico di Sherif). L’operazionalizzazione si riferisce al modo in cui un costrutto è trasformato in una variabile misurabile in uno studio.

Il processo di ricerca prevede una serie di tappe. In generale si cercherà di comprendere se l’ipotesi è confermata oppure no e la sua rilevanza.

Gli psicologi, in generale, adottano un metodo scientifico per soddisfare quattro finalità:

  • Descrizione di processi mentali e comportamenti per cui ricercatori cominciano con l’osservare e registrare gli eventi per poi definirli, classificarli, catalogarli o categorizzarli. Raramente ci si arresta a questo punto, più frequentemente si vuole indagare il perché degli eventi e dei comportamenti;
  • Predizione di processi mentali e/o fenomeni a partire dall’individuazione di correlazioni tra le variabili in esame. L’obiettivo in questo caso è cercare di descrivere in che misura le variazioni di un certo comportamento sono collegate a quelle di altri fattori (A è correlato con B?). L’informazione aiuta a comprendere le relazioni ma non è decisiva circa la spiegazione;
  • Spiegazione e comprensione quando riescono a identificarne la/e causa/e. La ricerca sperimentale è esplicitamente destinata a tale obiettivo;
  • Applicazione quando trasferiscono le loro conoscenze a contesti di vita reale.

Le 7 fasi principali della ricerca

Le 7 fasi principali della ricerca distinte da Gnisci e Pedon (2004): Fase Come.

  • Individuazione del problema oggetto d’indagine: sviluppare un quesito (es: sottoporre a verifica una teoria oppure suggerire un cambiamento).
  • Formulazione delle ipotesi: a partire dall’analisi accurata della letteratura esistente si individuano i costrutti di riferimento e si identificano le variabili che si intende esaminare.
  • Pianificazione delle procedure operative e valutazione dell’etica della ricerca: sulla base del quesito della ricerca si sceglie un disegno correlazionale; sperimentale per individuare le cause; l’analisi di un caso o un disegno quasi sperimentale. Si identifica un campione. Si valutano i potenziali rischi di una ricerca. Si sottopone la proposta a un comitato etico.
  • Raccolta dei dati: acquisizione dei dati.
  • Analisi dei dati: conoscenza e sintesi dei dati.
  • Interpretazione dei risultati: commento dei risultati ottenuti in relazione alle ipotesi e a quanto già presente in letteratura.
  • Presentazione dei risultati: pubblicazione alla comunità scientifica e comunicazione al contesto più allargato dei risultati della ricerca.

I fenomeni sono descritti utilizzando l’approccio nomotetico, mediante tale approccio gli psicologi cercano di stabilire ampie generalizzazioni da estendere a diverse popolazioni. A tal fine sono coinvolte molte persone per riuscire a descrivere il funzionamento «tipico» di un gruppo. Pur riconoscendo le differenze tra individui chi adotta tale approccio focalizza la sua attenzione sulle similitudini. Tale approccio è contrapposto all’approccio idiografico, tra i sostenitori di tale posizione ricordiamo Gordon Allport, secondo il quale le persone non possono essere descritte da un valore medio, ma deve essere colta la loro unicità. Il metodo di studio del caso singolo costituisce il metodo di indagine preferito a tal riguardo.

Un’ulteriore distinzione rilevante è tra ricerca quantitativa, quando si riferisce agli studi i cui risultati sono l’esito di un’indagine statistica, e qualitativa si riferisce a studi basati sull’analisi del materiale verbale prodotto spontaneamente dai partecipanti. In psicologia sociale la ricerca è più nomotetica e quantitativa.

Metodi d’archivio

Il primo modo in cui gli psicologi possono osservare i fenomeni consiste nel non raccogliere nessun dato, particolarmente utile quando i ricercatori sono interessati all’effetto degli eventi sociali sul comportamento, soprattutto se sono eventi verificatisi nel passato. Come la ricerca d’archivio svolta da Hovland e Sears (1940) per verificare se il numero dei linciaggi dei neri aumentasse nei periodi di crisi economica.

Il problema pr

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/05 Psicologia sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Ren23 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi "Carlo Bo" di Urbino o del prof Pajardi Daniela Maria.
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