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Capitolo 1: l’influenza sociale

Argomento base della psicologia sociale.

Che cos’è l’influenza sociale?

Approfondire le modalità con cui i processi mentali, le emozioni e i comportamenti degli individui sono modificati dalla presenza di altri individui.

Processi interpersonali

Le persone si formano un’impressione degli altri e di loro stesse in situazioni interattive.

Le persone scelgono una linea di condotta in situazioni reali, nelle quali i loro atteggiamenti sono solo uno dei molti fattori in gioco.

L’influenza sociale non è né un bene né un male, dipende dalle conseguenze, lo scopo della fonte dell’influenza.

L’influenza sociale non è un cambiamento dell’atteggiamento

Un cambiamento di atteggiamento è solo uno dei possibili esiti di un processo di influenza.

Un cambiamento di atteggiamento non deriva necessariamente dall’influenza che una persona esercita su un’altra, ma può essere anche attivato dal ragionamento, dal comportamento e da un sentimento della persona stessa.

Lo studio degli atteggiamenti è focalizzato sull’analisi dei processi psicologici individuali, mentre lo studio dell’influenza sociale colloca in primo piano il contesto sociale e le relazioni che intercorrono tra sorgente e bersaglio.

Le ricerche sugli atteggiamenti trascurano il fatto che la situazione di ricerca è una situazione di potenziale influenza sociale e che le risposte dei partecipanti possono essere influenzate da processi di interazione sociale.

Conformismo: adesione a un’opinione o a un comportamento prevalente anche quando questi sono in contrasto con il proprio modo di pensare.

Secondo Nail, nelle situazioni sperimentali i partecipanti possono:

  • Conversione: cambiamento sia pubblico che privato, un vero cambiamento di opinione.
  • Acquiescenza: cambiamento in pubblico ma non privatamente; opportunismo.
  • Anti-acquiescenza: conformarsi privatamente ma non in pubblico; reattanza.
  • Indipendenza: non conformarsi né privatamente né pubblicamente; mantenimento delle convinzioni personali.

L’influenza sociale non è un processo unidirezionale ma è un processo di tipo bidimensionale/costruttivo: l’influenza sociale è l’effetto dell’incontro tra l’esperienza del bersaglio e lo stimolo a cui esso è esposto.

Nella vita quotidiana ciascuno/a di noi è spesso contemporaneamente fonte e bersaglio di influenza sociale.

Chi influenza?

La fonte può essere più o meno intenzionata ad esercitare un’influenza.

Il grado di intenzionalità della fonte distingue due tipi di fonte:

  • Fonte passiva: non sono intenzionati, tuttavia non intenzionalmente influenzano le altre persone.
  • Fonte attiva: tanto più è in grado di influenzare intenzionalmente una persona, come scopo finale.

La fonte passiva

Alcuni fenomeni di questa fonte:

  • Facilitazione sociale: la semplice presenza degli altri è sufficiente a facilitare certi comportamenti o certe attività cognitive e ragionamenti.

Triplett (1987) è colui che si è focalizzato su questo fenomeno, attraverso l’osservazione di discipline sportive. In particolare notò che i partecipanti rendevano meglio quando erano messi a confronto con altre squadre.

Esperimento: chiese ai bambini di avvolgere la lenza, sia individualmente che collettivamente. Notò che quando i bambini si trovavano in gruppi erano più veloci e lo effettuavano molto meglio.

Conclusione: la semplice presenza di altri può migliorare le performance individuali (facilitazione sociale).

  • Inerzia sociale: la semplice presenza degli altri ha potere inibitorio. Il calo di motivazione e di impegno che si verifica quando le persone sono coinvolte in un’attività collettiva, rispetto a quando le stesse persone agiscono individualmente.
  • Comportamenti di aiuto: mancato soccorso a persone in difficoltà.
  • L’apatia degli astanti: caratterizza il comportamento degli sconosciuti ed è più evidente quando essi sanno che in seguito non interagiranno e verosimilmente non dovranno spiegare il loro mancato intervento.
  • Quando gli spettatori si conoscono è più probabile che venga offerto aiuto, specialmente se la vittima è un amico o un parente o un bambino.
  • Darley e Latanè proposero due processi psicologici che possono innescare la riluttanza all’aiuto in presenza di altri.
  • Diffusione della responsabilità: la presenza di altri offre l’opportunità di trasferire a questi la responsabilità connessa con l’agire o il non agire. È più probabile che le persone sole aiutino una vittima perché credono di avere su di sé l’intera responsabilità dell’azione.
  • Ignoranza pluralistica: si pensa che gli altri abbiano più informazioni sulla situazione, e quindi di fronte a un evento le persone osservano il comportamento altrui che cercare di interpretarlo correttamente senza considerare che anche gli altri fanno lo stesso.

Fonte attiva

Chi si propone di influenzare qualcuno, può essere mosso da intenti di vario tipo: egoistici, altruistici, di entrambi i tipi, da una ragione sociale/antisociale.

L’influenza non è quindi di per sé né un bene né un male.

Una fonte attiva deve esercitare sul bersaglio una forma di pressione:

  • Diretta: tutti i messaggi che, avvalendosi di gradi diversi di pressione, sollecitano apertamente il bersaglio ad assumere un determinato comportamento (fino all’indottrinamento coercitivo: lavaggio del cervello).
  • Indiretta: viene esercitata senza richiedere esplicitamente al bersaglio di adottare un certo comportamento, ma limitandosi a comunicare i possibili vantaggi che derivano dal compiere una determinata azione (pubblicità...).

Chi è influenzato/a?

Consapevolezza e assenso del bersaglio

Un bersaglio può essere più o meno cosciente (e consenziente) di essere influenzato/a.

In generale, le persone tendono a sottovalutare l’influenza di altri su di loro (effetto terza persona).

Kelman e Hamilton (1961) propongono tre livelli di influenza:

  • Compiacenza: 1. livello meno profondo e comporta un cambiamento solo apparente. Poco durevole. Il bersaglio sa che la fonte può osservarlo ed esercitare un controllo.
  • Identificazione: 2. il bersaglio adotta un comportamento per instaurare una relazione soddisfacente con la fonte e assomigliarle. Crede ed accetta realmente la posizione (in pubblico e in privato), è più interessato a comportarsi in modo coerente con le aspettative di ruolo. Dura finché la relazione con la fonte resta un obiettivo primario del bersaglio.
  • Interiorizzazione: 3. livello più profondo. Il bersaglio accetta pienamente di essere influenzato dalla fonte, a cui riconosce particolari capacità ed integra le informazioni nel suo sistema di credenze e valore, e le fa sue. Si tratta di un apprendimento. È il processo che dura più a lungo nel tempo, poiché i suoi effetti permangono anche quando la fonte non è più presente o viene dimenticata.

Deutsch e Gerard (1955) sostengono che le persone possono essere influenzate dagli altri per due ragioni:

  • Influenza normativa: le persone desiderano avere da coloro che li influenzano conseguenze positive (sia in termini materiali sia in termini di accettazione e approvazione sociale) ed evitare conseguenze negative (rifiuto sociale, decisione, isolamento).
  • Influenza che porta a conformarsi alle aspettative positive degli altri, per ottenere approvazione sociale o per evitare disapprovazione sociale.
  • Entra in gioco quando riteniamo che il gruppo abbia la forza e la capacità di ricompensarci o punirci per ottenere il massimo vantaggio.
  • Perché sia efficace, dobbiamo sentirci sotto la sorveglianza del gruppo.
  • In realtà l’influenza normativa crea acquiescenza esteriore (compiacenza) piuttosto che vero cambiamento cognitivo.

Le persone sono generalmente consapevoli dell’influenza normativa.

  • Influenza informativa: le persone utilizzano i giudizi e i comportamenti altrui come fonte valide di informazioni sulla realtà.
  • Tendenza ad accettare le opinioni degli altri come prove della realtà.
  • Entra in gioco quando siano incerti, perché gli stimoli sono ambigui o perché c’è disaccordo sociale.
  • L’influenza informativa efficace produce autentico cambiamento cognitivo (conversione).

Le persone sono generalmente inconsapevoli dell’influenza informativa.

In entrambi i casi c’è un’adesione alle idee e/o al comportamento altri ma i bisogni motivazionali che sono alla base di questa decisione sono differenti.

Conformismo

  • Sherif: uno dei più famosi esperimenti in psicologia sociale sul conformismo in situazioni ambigue e incerte. Dall’interazione fra le persone in un gruppo possono emergere delle norme sociali? Esperimento dell’effetto autocinetico o della formazione delle norme sociali.
  • Autocinetico: illusione ottica.
  • Sherif decise di studiare la percezione di uno stimolo ambiguo: un punto luminoso all’interno di una stanza completamente buia che, per effetto di un’illusione ottica sembra essere in movimento.

Le tre fasi dell’esperimento di Sherif

3 fasi dell’esperimento:

  • 1° fase: ciascun individuo doveva indicare di quanti cm la luce si spostava. L’entità del movimento percepito variava da persona a persona ma diventava abbastanza stabile per ciascuna persona dopo un certo numero di prove (stabilizzazione della stima di movimento individuale).
  • 2° fase: le persone venivano esposte al punto luminoso in gruppi di tre. I giudizi delle tre persone convergono verso una stima comune. Norma di gruppo.
  • 3° fase: accettazione privata della norma di gruppo. Le risposte individuali corrispondevano alla stima di gruppo e non alla stima individuale. La norma di gruppo permaneva anche in successive esposizioni individuali allo stimolo.

Il giudizio degli altri veniva usato come fonte di ulteriore informazione in una situazione di stimoli sensorialmente ambigui. Il contatto con gli altri può influenzare la nostra percezione della realtà creando una norma percettiva.

La norma viene interiorizzata: quando i partecipanti iniziano e continuano l’esperimento all’interno di un gruppo, la norma di gruppo è quella su cui si basano e la mantengono quando compiono la valutazione da soli.

Diversi ricercatori presero in considerazione l’esperimento effettuato da Sherif per dare inizio ad altri e poter dedurre altre informazioni particolari.

Alcuni di questi ulteriori esperimenti:

  • Roher: gli individui interiorizzano tali norme e continuano a utilizzarle nei propri giudizi individuali anche ad un anno di distanza dall’induzione della norma in situazioni di gruppo.
  • Jacobs e Campbell; MacNeil e Sherif: in un gruppo in cui erano presenti tre collaborati dello sperimentatore, che davano valutazioni estreme, e un unico partecipante reale, emerse una norma relativamente estrema. Il gruppo attraversò diverse generazioni durante le quali usciva un collaboratore ed entrava un nuovo partecipante reale, fino a che il gruppo non fu completamento svuotato dei suoi membri originali.

Normalizzazione: fenomeno per il quale le persone si affidano l’una all’altra per definire la realtà e arrivano ad accettare privatamente la spinta del gruppo. Spinta del gruppo alla formulazione di una nuova norma, ovvero un criterio di giudizio comune, scaturito dall’interazione.

Cavazza: normalizzazione quando si va a mangiare fuori con amici.

Spostamento del rischio: le persone tendono ad assumere decisioni più rischiose quando sono in gruppo (ecco come possono iniziare violenze di gruppo). Le persone mettono in atto delle azioni che da soli non compirebbero mai.

Conclusione di Sherif

Quando ci troviamo di fronte ad una realtà che non sappiamo come interpretare o valutare, ci lasciamo influenzare dagli altri, specialmente se si mostrano sicuri di loro stessi. Tale influenza rimane anche in assenza delle persone che ci hanno influenzato.

Gran parte dei processi di socializzazione si basa su meccanismi di questo tipo.

Sherif definisce che in una situazione ambigua di incertezza, fidarsi del gruppo ha valore adattivo.

Ma qual è il nostro comportamento quando il gruppo esprime un giudizio che è senza dubbio sbagliato? Un giudizio che va contro quello che i nostri stessi occhi ci dicono riguardo la realtà? ↓

Entra in gioco l’esperimento di Asch.

L’esperimento di Asch

  • Asch: uno dei più famosi esperimenti in psicologia sociale sul conformismo in situazioni non ambigue. Esperimento dell’influenza della maggioranza.
  • Voleva studiare la capacità degli individui di resistere all’influenza di gruppo e le condizioni che inducono gli individui a restare indipendenti o a cedere alle pressioni di un gruppo quando queste sono contrarie ai fatti. Creò una situazione percettiva non ambigua nella quale i partecipanti non potevano avere nessun dubbio circa la risposta giusta da dare.
  • Studenti di sesso maschile parteciparono a quello che pensavano essere un compito sulla percezione visiva.
  • Gruppi da 7 a 9 individui attorno ad un tavolo.
  • In realtà solo una persona era un partecipante reale e si trovava al penultimo posto nell’ordine di risposta.
  • A turno, secondo un ordine fisso, ciascuno dichiarava in pubblico quale di tra segmenti messi a confronto fosse della stessa lunghezza di un segmento standard di riferimento.
  • Gli altri erano collaborati istruiti a dare la risposta sbagliata.

Risultati dell’esperimento di Asch

Risultati:

  • 20% dei partecipanti si è dimostrato del tutto indipendente.
  • 76% dei partecipanti si conformò almeno una volta alla pressione del gruppo, fornendo una risposta sbagliata.
  • Quando i partecipanti erano esposti alle prove individualmente, la percentuale di errori era inferiore all’1%.

Studi successivi confermarono la robustezza del fenomeno anche quando veniva impedita l’interazione faccia a faccia.

La situazione dilemmatica

La situazione dilemmatica si sviluppa secondo le seguenti fasi:

  • Percezione di una difficoltà: tutti i partecipanti si rendono conto della contraddizione tra la propria risposta e quella degli altri confederati.
  • Sforzo per ristabilire l’equilibrio: i partecipanti sono perplessi e confusi e chiedono chiarimenti sul compito assegnato, cercavano di spiegare il conflitto con un’incomprensione delle istruzioni.
  • Localizzare la difficoltà in loro stessi: cercano di giustificare il proprio giudizio piuttosto che chiedere alla maggioranza di giustificare il loro.
  • Tentativi per giungere ad una soluzione: formulano ipotetiche spiegazioni al fatto che loro vedono le cose diversamente dalla maggioranza senza mai sospettare che la maggioranza stia mentendo.

Dubbio sulle proprie capacità percettive:

  • Desiderio di essere d’accordo con il gruppo.
  • Preoccupazione di apparire strani e assurdi di fronte alla maggioranza.

Diversi tipi di indipendenza

Diversi tipi di indipendenza:

  • Indipendenza con fiducia: i partecipanti mostrano una forte convinzione. Fissano con lo sguardo lo sperimentatore, irremovibilità sebbene provino disagio della situazione conflittuale. Determinazione di mantenere la propria posizione.
  • Indipendenza senza fiducia: i partecipanti ritengono di dover essere assolutamente sinceri nel dire quello che vedono per rispettare quella che credono sia la funzione dell’esperimento. Ritengono i propri giudizi errati e quelli della maggioranza corretti.

Diversi tipi di conformismo

Diversi tipi di conformismo:

  • Deformazione della percezione: dovuta a i partecipanti sono scarsamente consapevoli della pressione della maggioranza e dichiarano di aver sempre risposto sinceramente secondo quanto vedevano.
  • Un processo mediante il quale vengono alterati la percezione e il giudizio dell’individuo.
  • Deformazione del giudizio: dovuta a i partecipanti sentono fortemente la pressione della maggioranza e la paura di apparire ridicoli.
  • Un processo mediante il quale vengono attivati fattori motivazionali e affettivi che spingono a conformarsi.
  • Deformazione dinamica: dovuta a i partecipanti sentono il bisogno di non apparire e di non essere esclusi dal gruppo. Agiscono con la piena consapevolezza di quello che fanno: sanno di non dare giudizi appropriati ma non riescono a fare diversamente.
  • Un processo mediante il quale vengono attivati fattori motivazionali e affettivi che spingono a conformarsi.

Le persone sono continuamente consapevoli di vivere in un mondo che condividono con gli altri. Le persone si aspettano di giungere ad un sostanziale accordo. È proprio il contrasto con tale aspettativa che suscita il disagio e i tentativi di risolvere il conflitto tra le proprie opinioni (coerenza con se stessi) e quella della maggioranza (conformismo).

Il fenomeno del conformismo può indurre le persone a compiere azioni contrarie al proprio modo di sentire e pensare.

Fattori che facilitano oppure ostacolano l’influenza della maggioranza

Fattori che facilitano oppure ostacolano l’influenza della maggioranza:

  • Discrepanza: aumentando la discrepanza tra il giudizio della maggioranza e la realtà del fatti, la tendenza ad arrendersi alla maggioranza diminuiva.
  • Unanimità e sostegno sociale: essere solo o avere un minimo di sostegno costituiva la differenza psicologica fondamentale. Quando era stato introdotto nel gruppo un componente deviante, si era verificato un drastico calo dell’influenza della maggioranza. Se il deviante si allontanava dal gruppo a metà dell’esperimento, il conformismo aumentava nuovamente.

Sostegno sociale: una persona la cui risposta coincide con la credenza o la percezione privata del soggetto.

È stato dimostrato che quando il sostegno sociale veniva a mancare non per scelta ma per causa fortuite, la persona continuava a resistere alla maggioranza anche in assenza del sostegno.

Se l’abbandono è interpretato come dipendente dalla volontà del soggetto, esso induce la

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/05 Psicologia sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sofia_Morstabilini di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Libera Università Maria SS.Assunta - (LUMSA) di Roma o del prof Scopelliti Massimiliano.
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