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Psicologia sociale

Capitolo 1: che cos’è la psicologia sociale?

Psicologia sociale -> ramo della psicologia che studia l’interazione tra le persone: manifestazioni, cause, conseguenze e processi psicologici coinvolti.

  • Gordon Allport: “La psicologia sociale è l’indagine scientifica di come pensieri, sentimenti e comportamenti degli individui siano influenzati dalla presenza oggettiva, immaginata o implicita degli altri”.

Presenza oggettiva: essere fisicamente in presenza di altre persone.

Presenza immaginata: immaginare di essere in presenza di altre persone.

Presenza implicita: come l’interazione umana attribuisca significato alle cose -> significato sociale: costruito e trasferito attraverso il linguaggio (es. le norme o convenzioni sociali).

La p.s è una scienza in quanto sviluppa teorie per spiegare il comportamento umano e la verifica empiricamente attraverso esperimenti e osservazioni -> al centro del suo interesse si trovano pensieri, sentimenti e azioni (movimento fisico e ciò che la gente dice e il modo in cui lo dice) -> per gli studiosi è una sfida compiere inferenze attendibili sugli stati interiori grazie all’osservazione del comportamento manifesto.

- La psicologia sociale attinge concetti e metodi di ricerca da diverse sotto-discipline della psicologia generale. Ha anche legami con altre discipline appartenenti per la maggior parte alla sfera delle scienze sociali: psicologia cognitiva, psicologia dell’individuo, antropologia sociale, sociologia, sociolinguistica, linguaggio e comunicazione.

La psicologia sociale viene definita una scienza non per quello che ricerca ma per il modo in cui lo fa. Secondo il metodo scientifico nessuna teoria è “vera” solo perché logica e apparentemente sensata ma sulla sua corrispondenza con fatti pubblicamente verificabili. Gli studiosi, dunque, prima sviluppano ipotesi o previsioni basate su teoria o osservazioni precedenti, poi raccolgono dati per verificare se le ipotesi sono corrette. Per capire se l’ipotesi è valida gli psicologi sociali analizzano i dati raccolti e cercano di stabilire se l’effetto che hanno scoperto sia un evento casuale oppure no. Per fare ciò vengono condotte delle analisi statistiche.

I test statistici genererebbero un numero, un valore statistico basato sulla misura della differenza tra i gruppi e sull’entità della differenza tra gli individui appartenenti a ogni gruppo, e ciò permetterebbe allo sperimentatore di registrare la probabilità che l’effetto studiato sia frutto del caso. Nella psicologia sociale il numero è 0,05. Se le statistiche dimostrano che l’effetto ha una probabilità inferiore al 5% di essere casuale, allora lo si può considerare autentico -> l’ipotesi è confermata.

Metodi di ricerca

Esistono due ampie tipologie di metodi:

Metodo sperimentale: richiede l’intervento sotto forma di manipolazione intenzionale di variabili indipendenti per indagare gli effetti su una o più variabili dipendenti.

Confusione: situazione in cui due o più variabili indipendenti covariano in modo tale che è impossibile sapere quale è causa dell’effetto.

  • Martin Orne (studioso di ipnosi): caratteristiche della richiesta -> elementi di un esperimento che sembrano “richiedere” una certa risposta. Il problema potrebbe nascere dal fatto che i partecipanti potrebbero riuscire a individuare l’ipotesi e quindi comportarsi intenzionalmente in modo da confermarla o negarla.
  • Eliot Aronson e altri: quando si manipola una variabile è importante assicurarsi che non si manipoli inavvertitamente qualcos’altro che potrebbe essere causa dell’effetto prodotto.

Realismo mondano: somiglianza tra le circostanze in cui ha luogo un esperimento e le circostanze che si incontrano nella vita di tutti i giorni -> gli sperimentatori hanno l’obiettivo di mantenere le manipolazioni a un basso livello di realismo mondano.

Realismo sperimentale: impatto psicologico delle manipolazioni in un esperimento -> scopo degli sperimentatori.

Metodo non sperimentale: non prevede la manipolazione di variabili indipendenti a fronte dell’assegnazione casuale dei partecipanti a una condizione -> quasi impossibile giungere a conclusioni attendibili circa i rapporti causa-effetto.

Correlazione: fenomeno per cui i cambiamenti in una variabile si combinano in modo attendibile a quelli in un’altra variabile, senza che però sia possibile stabilire quale delle due variabili abbia causato il cambiamento.

Ricerca d’archivio: collezione di dati raccolti da altro -> utile per indagare fenomeni ampiamente diffusi su larga scala riconducibili a tempi passati -> confronti tra culture o nazioni differenti in merito a fenomeni come il suicidio, la salute mentale, o l’educazione dei figli.

Studi di un caso: approfondita analisi di un evento o individuo basata sull’osservazione del comportamento, raccolta di dati e diverse tecniche di analisi, tra cui interviste aperte e questionari -> adatti allo studio di fenomeni rari o inusuali che non potrebbero essere ricreati in laboratorio -> i punti critici sono:

  • 1) Tendenze sistematiche di cui è portatore il ricercatore.
  • 2) Tendenze sistematiche del partecipante.
  • 3) Paura del giudizio che le persone provano quando sono al centro dell’attenzione -> può portare alla facilitazione sociale.
  • 4) I risultati emersi dallo studio su un caso non possono essere facilmente estesi ad altri casi.

Analisi del discorso: insieme di metodi usati per analizzare un testo, in particolare il linguaggio naturale, il modo di comprendere significati e connotazioni -> l’interpretazione del discorso si basa fortemente sulla prospettiva ed esperienza del ricercatore.

Ricerca basata sull’inchiesta: metodo in cui un ampio campione rappresentativo di persone risponde a domande dirette sui propri atteggiamenti o comportamenti.

Ricerca sul campo: raccolta di dati sul comportamento umano o animale in un ambiente naturale -> soggette alle tendenze sistematiche dell’osservatore e alle distorsioni dovute all’involontaria influenza del ricercatore sui partecipanti monitorati -> mancano di obiettività e contribuiscono a generalizzazioni poco solide.

  • Associazione degli Psicologi Americani: serie di principi di condotta etica riguardanti la ricerca sugli esseri umani. Quelli che hanno ricevuto più attenzione sono cinque:
  • 1) Protezione del danno.
  • 2) Diritto alla privacy.
  • 3) Inganno: negli esperimenti è necessario che i partecipanti non siano a conoscenza della manipolazione e delle ipotesi che vengono verificate, altrimenti i dati rifletterebbero risposte deliberate, anziché reazioni automatiche, e sarebbe impossibile studiare molti processi psicologici.
  • 4) Consenso informato e trasparenza: ai partecipanti viene rilasciato un debriefing, cioè un rapporto dettagliato relativo all’esperimento a cui hanno preso parte.

Teorie sociopsicologiche

Gli psicologi sociali elaborano e sottopongono a verifica teorie riguardanti il comportamento sociale umano.

Teoria sociopsicologica: insieme integrato di proposizioni che illustra le cause del comportamento sociale, generalmente nei termini di uno o più processi sociopsicologici. Esse si fondano su assunti espliciti relativi al comportamento sociale e contengono numerosi concetti specifici ed enunciati formali sulla relazione tra concetti -> queste relazioni sono di tipo causale e vengono attribuite al funzionamento di processi sociali e/o psicologici.

Le teorie sociopsicologiche variano in termini di rigore, verificabilità e generalità. Alcune sono a corto raggio e collegate a fenomeni specifici; altre sono ampie teorie generali che spiegano intere classi di comportamenti. Altre ancora sono definite grandi teorie (es. evoluzionismo, marxismo, relatività e psicodinamica) in quanto offrono una prospettiva generale sulla psicologia sociale.

Metateoria: insieme di concetti intercorrelati e di principi che assumono come oggetto di studio determinate teorie o tipologie di teorie che siano idonee.

Le prospettive comportamentiste o dell’apprendimento derivano originariamente dai primi lavori di Ivan Pavlov sui riflessi condizionati e dalle ricerche di B.F. Skinner sul condizionamento operante -> esse producono enfasi al ruolo dei fattori situazionali e del rinforzo/apprendimento nel comportamento sociale -> le persone sono passive e destinatarie di influenze esterne.

  • Lott: modello di attrazione interpersonale basato sul rinforzo -> le persone si abituano ad apprezzare tutti coloro ai quali associano esperienze positive.
  • Kelley e Thibaut: teoria dello scambio sociale -> l’andamento delle interazioni sociali dipende da valutazioni soggettive delle ricompense e dei costi implicati.
  • Bandura: modellamento sociale -> imitiamo il comportamento che è rinforzato negli altri; pertanto, il nostro comportamento è influenzato dall’apprendimento vicario.
  • Zajoc: teoria della pulsione -> spiega il miglioramento e il peggioramento della prestazione in un compito eseguito di fronte a un pubblico nei termini della forza di una forza appresa.

Comportamentista radicale: chi spiega il comportamento osservabile in termini di programmi di rinforzo, senza far ricorso all’intervento di alcun costrutto non osservabile (per esempio, cognitivo).

Neocomportamentista: chi tenta di spiegare i comportamenti osservabili in termini di fattori contestuali e con l’intervento di costrutti non osservabili, come credenze, sentimenti e motivazione.

Le teorie cognitive hanno origine dalla psicologia della Gestalt di Kurt Koffka e Wolfgang Kohler -> ristabiliscono l’equilibrio, focalizzandosi sul modo in cui le persone interpretano e cambiano in modo attivo il proprio ambiente attraverso processi e rappresentazioni cognitive.

  • Kurt Lewin: teoria del campo -> modalità attraverso cui le rappresentazioni cognitive delle caratteristiche dell’ambiente sociale elaborate dalle persone producono in loro forze motivazionali che li spingono a comportarsi in maniere specifiche.
  • Abelson e altri: teorie della coerenza cognitiva -> le cognizioni contraddittorie, o in altri modi incompatibili, su sé stessi, sul proprio comportamento e sul modo davano luogo a uno sgradevole stato di attivazione cognitiva, capace di motivare le persone a risolvere il conflitto cognitivo sperimentato.
  • Hewstone: teorie attribuzionali -> il modo in cui le persone spiegano il proprio e l’altrui comportamento, e sulle conseguenze delle spiegazioni di tipo causale.

In psicologia sociale assume un ruolo di prospettiva dominante la cognizione sociale, la quale include diverse teorie sul modo in cui i processi cognitivi (come la categorizzazione) e le rappresentazioni cognitive (per esempio, gli schemi) sono costruiti e influenzano il comportamento.

Recentemente l’attenzione è stata rivolta sui correlati neurologici e biochimici del comportamento sociale.

Neuroscienza sociale: ricognizione dell’attività cerebrale associata alla cognizione sociale e a processi e fenomeni sociopsicologici -> al fine di scoprire e localizzare l’attività cerebrale associata al pensiero e al comportamento sociale vengono utilizzate metodologie basate sulla ricostruzione di immagini cerebrali, per esempio la risonanza magnetica funzionale fMRI.

Biochimica: proposte teoriche che si focalizzano in maggior misura sui marcatori biochimici del comportamento sociale (per esempio sulle misure dell’ormone cortisolo presente nel sangue o nella saliva delle persone, come marcatore del loro stress).

Un ulteriore sviluppo teorico è rappresentato dalla:

Psicologia sociale evoluzionistica: un prolungamento della psicologia evoluzionistica che considera il comportamento sociale complesso come adattivo, capace di contribuire alla sopravvivenza dell’individuo, della famiglia e della specie nel suo complesso.

Psicologia evoluzionistica: approccio teorico che spiega tratti psicologici “utili”, come la memoria, la percezione o il linguaggio, come adattamenti realizzati attraverso la selezione naturale.

Gli psicologi hanno spesso cercato di spiegare il comportamento sociale in termini di attributi durevoli (talvolta innati) della personalità…

Teorie individualiste: approccio bottom-up -> il comportamento sociale individuale è costruito a partire dalla cognizione e dalla personalità del singolo individuo.

La personalità viene considerata, nella più favorevole delle ipotesi, una spiegazione parziale; nella peggiore, una ri-descrizione inadeguata dei fenomeni sociali -> ci sono due ragioni per questo:

  • 1) Il comportamento delle persone cambia nel tempo, a seconda della situazione e del contesto.
  • 2) La personalità è un’incognita da spiegare in quanto è definita come coerenza comportamentale nei differenti contesti di essa.

Le teorie della personalità possono essere contrapposte alle:

Teorie collettiviste: modo in cui le persone prendono socialmente forma grazie alla loro collocazione nella matrice delle categorie sociali e nei gruppi che danno corpo alla società -> le persone si comportano in un certo modo non a causa di predisposizioni individuali o della personalità, ma per il modo in cui vengono influenzati dal contesto e dalla relazione con altri individui -> approccio top-down in cui il comportamento sociale individuale può essere spiegato in maniera adeguata soltanto facendo riferimento ai gruppi, alle relazioni intergruppi e alle forze sociali.

  • William McDougall: mente di gruppo -> nei gruppi le persone cambiano modo di pensare, di elaborare informazioni e di agire, cosicché il comportamento di gruppo differisce in larga misura dal comportamento interpersonale, facendo emergere una mente di gruppo.

Dibattiti nella psicologia sociale

La psicologia sociale è stata spesso al centro di diversi dibattiti in quanto portatrice di diverse preoccupazioni come ad esempio:

Riduzionismo: spiegazione di un fenomeno attraverso la terminologia e i concetti propri di un livello di analisi inferiore -> società = gruppo gruppo = processi intrapersonali processi intrapersonali = meccanismi cognitivi intrapersonali cognizione = neuropsicologia neuropsicologia = biologia.

Livello di analisi (o di spiegazione): tipologia di concetti, meccanismi e linguaggio usati per spiegare un fenomeno -> se non si sintonizza con il livello a cui la domanda è stata posta, essa rimane di fatto senza risposta.

  • 1) Intrapersonale: analisi dei processi psicologici che hanno a che fare con l’organizzazione da parte degli individui delle proprie esperienze riguardanti l’ambiente sociale.
  • 2) Interpersonale e situazionale: analisi dell’interazione in situazioni circoscritte. I fattori sociali posizionali esterni alla situazione non sono considerati. L’oggetto di studio sono le dinamiche relazionali stabilite in un dato momento, da dati individui in una data situazione.
  • 3) Posizionale: analisi dell’interazione interindividuale in situazioni specifiche, ma che prende in considerazione anche il ruolo svolto dalla posizione sociale, esterna alla situazione.
  • 4) Ideologico: analisi dell’interazione interindividuale che considera il ruolo delle credenze sociali generali e delle relazioni sociali tra gruppi.
  • William Doise: ha proposto una possibile soluzione al problema ovvero di accettare che esistano differenti livelli di spiegazione, ma fare uno sforzo speciale per costruire teorie che integrino formalmente concetti provenienti da livelli diversi.

Positivismo: si sostiene che in fondo gli psicologi sociali studino sé stessi; in tale condizione non possono raggiungere il livello di oggettività -> essendo la completa oggettività irraggiungibile, i metodi scientifici, in particolare quelli sperimentali, non sono appropriati per la psicologia sociale.

Capitolo 2: pensiero sociale

Pensiero: coincide con il linguaggio interiore e con i simboli che usiamo; è spesso conscio, o almeno è qualcosa di cui siamo o potremmo essere consapevoli.

Cognizione: programma mentale attraverso cui si elaborano, comprendono o memorizzano informazioni percettive e attraverso cui si pianifica e programma ciò che si dice e si fa; non ne siamo consapevoli e spesso ce ne accorgiamo solo facendoci attenzione -> non possiamo rappresentarla con un linguaggio o insieme di simboli.

La psicologia sociale ha sempre proposto teorie dell’attività cognitiva per spiegare il comportamento sociale.

  • Kurt Lewin: cognizione sociale -> processi e strutture cognitive che influenzano il comportamento sociale e ne sono influenzate.

Coerenza cognitiva: le persone provano disagio quando i loro pensieri sono contraddittori e si impegnano con tutti i comportamenti e le razionalizzazioni possibili a risolvere l’incoerenza, anche modificando i propri atteggiamenti -> questa teoria perse popolarità negli anni Sessanta.

Scienziato ingenuo: modello di cognizione sociale secondo cui le persone hanno necessità di attribuire specifiche cause ai comportamenti e agli eventi, per rendere il mondo un luogo dotato di senso in cui agire -> sta alla base della:

Teoria attribuzionale: processo di individuazione di una causa alla base del nostro comportamento o di quello degli altri.

Le persone vengono considerate capaci di analizzare in modi razionali e scientifici cause ed effetti. Loro però sono scienziati molto imprecisi, condizionati da capacità cognitive limitate, oppure mossi da interessi personali.

  • Richard Nisbett e Lee Ross: economizzatore cognitivo -> modello di cognizione sociale secondo cui le persone utilizzano le cognizioni meno faticose e complesse in grado di produrre comportamenti generalmente adattivi -> spesso si giunge a conclusioni in modo rapido piuttosto che accurato.
  • Carolin Showers e Nancy Cantor: tattico motivato -> modello di cognizione sociale secondo cui le persone dispongono di molteplici strategie cognitive, che selezionano i
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/05 Psicologia sociale

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