Riassunto per l'esame di Psicologia dinamica
Basato su rielaborazione di appunti personali e studio del libro adottato dal docente L’esperienza della psicoanalisi di S.A. Mitchell e M.J. Black.
Introduzione
Miti sulla psicoanalisi da sfatare
Mito 1: la psicoanalisi è in larga misura l’opera di un solo uomo. Dal 1939, morte di Freud, il pensiero psicoanalitico è libero di scorrere in modo più naturale e dove prima esisteva un’unica corrente, un’unica tradizione, e un’unica terminologia e forma di pratica clinica, ora ce ne sono molte.
Mito 2: la psicoanalisi viene presentata come se fosse rimasta immutata dall’epoca di Freud. L’opera di Freud resta una delle conquiste più notevoli della storia del pensiero e della cultura occidentali, ma non rappresenta affatto il pensiero psicoanalitico e la pratica clinica di oggi. L’impatto vivente della rivoluzione provocata da Freud si è ampliato, modificato ed è fiorito in concetti, metodi, e valutazioni che difficilmente sarebbero stati immaginabili da Freud e dai suoi contemporanei.
Mito 3: la psicoanalisi freudiana classica, ortodossa, sta passando di moda; non appartiene al nostro tempo. Mentre il mondo intorno alla psicoanalisi cambiava, la psicoanalisi stessa è cambiata, sono cambiate le situazioni e i modi della sua applicazione, e le conoscenze che ne derivano.
Sullivan, teoria del campo interpersonale, influenza sulle scienze sociali; Erikson, modello epigenetico del ciclo di vita, influenza sull’antropologia; Klein, visione della vita di fantasia nella prima infanzia; Mahler, descrizione della nascita psicologica del bambino; Bowlby, teoria dell’attaccamento; Winnicott, origini della soggettività e ruolo dell’ambiente di sostegno per la coppia madre-bambino. Gli sviluppi postfreudiani della psicoanalisi hanno profondamente penetrato la nostra vita e il nostro pensiero.
Mito 4: la psicoanalisi è un culto esoterico che richiede una conversione e lunghi anni di studio, la maggior parte dei testi postfreudiani sono scritti in uno stile che presenta la psicoanalisi come un mondo a sé, impenetrabile, le cui ricchezze sono accessibili soltanto a pochi eletti. Nella psicoanalisi è in corso un processo di modernizzazione; è necessario che le idee della psicoanalisi vengano messe a disposizione di tutti coloro che sono interessati.
Capitolo 1 – S. Freud e la tradizione della psicoanalisi classica
Si laureò in medicina in un’epoca in cui lo studio della struttura fisica del cervello era ancora nella prima infanzia. Cominciò a lavorare come ricercatore in neurofisiologia, e quando passò dalla ricerca alla pratica clinica cominciò a curare i pazienti che soffrivano di quelli che, a suo parere, erano disturbi neurologici, vittime di nervi danneggiati o indeboliti.
Le dimostrazioni dei celebri neurologi Charcot e Bernheim, di cui fu testimone durante il suo soggiorno in Francia, fecero sorgere in lui l’interesse per le idee inconsce, spostando la sua attenzione dal cervello alla mente. Charcot dimostrò non soltanto che erano le idee, e non i nervi danneggiati, a essere responsabili di disturbi come la paralisi e la cecità isteriche, ma anche che le idee potevano curare.
Charcot sottoponeva i suoi pazienti alla trance ipnotica e, attraverso la suggestione ipnotica, era in grado di indurre sintomi isterici che prima non c’erano. Egli usava la suggestione ipnotica per eliminare temporaneamente i sintomi. Il problema è un’idea, estranea alla coscienza: l’idea del paziente di non riuscire a sentire, vedere e camminare. Questa idea patogena viene contrastata da un’altra idea, l’ingiunzione dell’ipnotista che ordina il sentire, vedere, camminare.
Prima di Freud le isteriche, pazienti che soffrivano di disturbi fisici ma non presentavano alcuna lesione somatica, erano considerate simulatrici; egli dimostrò che le isteriche soffrivano di un disturbo della mente, non del cervello; erano le idee, non i nervi, la fonte del problema.
Breuer, Bertha Pappenheim e il metodo catartico
Breuer, collaboratore di Freud, aveva in cura una giovane donna di nome Bertha Pappenheim che aveva sviluppato una vasta gamma di sintomi molto vistosi tra cui paralisi e disfunzioni del linguaggio. B. la sottopose a trance ipnotica ma il tentativo si rivelò inefficace, ma mentre si trovava in trance la paziente cominciò a parlare dei suoi sintomi e, con incoraggiamento del medico, le associazioni della ragazza consentirono di risalire fino al momento in cui ogni sintomo era apparso la prima volta: dopo un evento disturbante e stressante.
La Pappenheim e Breuer scoprirono che quei discorsi e la scarica emotiva che si produceva all’emergere del ricordo dell’incidente originario avevano un effetto curativo. Tramite questo processo i sintomi scomparvero.
Breuer e Freud pubblicano il primo saggio psicoanalitico “La Comunicazione preliminare” nel 1893. L’isteria, sostenevano gli autori, sarebbe causata da ricordi bloccati e dai sentimenti a essi associati. Quei ricordi e quei sentimenti non sarebbero stati mai sperimentati in modo normale; si sarebbero separati dal resto della mente, per ingigantirsi ed emergere poi alla superficie sotto forma di sintomi sconcertanti.
Qualora si riuscisse a risalire alle loro origini, i significati dei sintomi diverrebbero evidenti e i sentimenti a essi associati si scaricherebbero in uno sfogo catartico; allora i sintomi scomparirebbero. F. e B. aggiunsero alla precedente opera casi clinici dettagliati e pubblicarono nel 1895 “Studi sull’isteria”.
Breuer sosteneva che le esperienze che si dissociavano, diventando problematiche, erano quelle che si verificavano durante stati di coscienza alterati, stati ipnoidi, come nel caso della Pappenheim, esausta e sovraffaticata per essersi presa cura del padre.
Freud propose un’ipotesi diversa: i ricordi e i sentimenti patogeni si dissociavano non a causa di uno stato di coscienza alterato a priori ma perché il contenuto effettivo di quei ricordi e di quei sentimenti era perturbante, inaccettabile e in conflitto con il resto delle idee e dei sentimenti della persona; erano incompatibili con il resto della coscienza, e perciò venivano attivamente tenuti lontani dalla consapevolezza.
Mentre Breuer considerava gli isterici persone soggette a stati di coscienza alterati, ad assenze mentali, Freud vedeva in loro persone cariche di conflitti e di segreti da tenere nascosti a sé stesse oltre che agli altri.
Dall’ipnosi alle associazioni libere
Dal 1895 al 1905 Freud produsse un’esplosione di teorie creative e di tecniche cliniche innovative: la psicoanalisi abbandonò l’ipnosi e divenne una metodologia e un trattamento a sé; vennero definiti molti dei concetti fondamentali che tuttora guidano il pensiero psicoanalitico.
Freud si rese conto che il requisito più importante per l’eliminazione permanente dei sintomi era che il materiale inconscio sgradevole diventasse accessibile alla normale coscienza. Le reminiscenze che emergevano durante la trance ipnotica andavano di nuovo perdute una volta che la paziente usciva dalla trance: c’era nella mente del paziente una forza che opponeva resistenza, difesa, che si attivava per tenere i ricordi lontani dalla coscienza.
La trance ipnotica aggirava artificialmente la difesa, permettendo all’analista di accedere ai segreti, ma era il paziente quello che aveva bisogno di sapere, e il paziente non poteva sapere, perché la resistenza a quel particolare ricordo veniva ripristinata al termine della trance.
Freud cominciò a immaginare un modello topico della mente, dividendola in tre possibili territori:
- Uno inconscio, contenente idee e sentimenti inaccettabili.
- Uno preconscio, contenente idee e sentimenti accettabili, prossimi a diventare coscienti.
- Uno conscio, contenente le idee e i sentimenti coscienti in ogni momento.
Freud cercava un metodo che smantellasse o dissolvesse le difese anziché mitigarle temporaneamente come faceva l’ipnosi: il metodo delle associazioni libere. Il paziente dice qualsiasi cosa che gli venga in mente, senza tentare di filtrare o selezionare i pensieri, e viene incoraggiato a diventare osservatore passivo del proprio flusso di coscienza.
L’associazione libera aiuta l’analista a individuare i segreti del paziente, i desideri inconsci, mentre le difese rimangono attive e possono essere affrontate; il paziente è sveglio e gli si può mostrare che il flusso dei suoi pensieri non intenzionali contiene idee e sentimenti camuffati che sono rimasti a lungo lontani dalla coscienza.
Transfert e resistenza
Freud scoprì che è impossibile associare liberamente per lunghi periodi. I pensieri e i sentimenti conflittuali che costituiscono il nucleo delle difficoltà del paziente vengono ben presto trasferiti sulla persona dell’analista, transfert, che diventa oggetto di intenso desiderio, amore e/o odio.
Il paziente si rifiuta di parlare di pensieri imbarazzanti perché quei pensieri spesso riguardano l’analista. Freud cominciò a ipotizzare che fosse proprio la resistenza a particolari associazioni libere la forza motrice che portava i ricordi originari fuori dalla coscienza: sono proprio questo transfert e questa resistenza che devono essere portati alla luce, identificati e dissolti.
Freud era convinto che analizzando le associazioni libere del paziente e le sue resistenze a esse avrebbe potuto accedere a entrambi gli elementi del conflitto patogeno:
- I sentimenti e i ricordi segreti.
- Le difese, cioè i pensieri e i sentimenti di rifiuto verso quei sentimenti e ricordi segreti.
L’interpretazione dei sogni
Freud trattava i sogni come qualunque altra associazione: era probabile che contenessero pensieri nascosti e collegamenti con esperienze precedenti. Si convinse che i sogni sono soddisfacimenti camuffati di desideri conflittuali: nel sonno le difese che normalmente fanno sì che i desideri proibiti non possano accedere alla coscienza, si indeboliscono, come nella trance ipnotica.
Il desiderio può comparire nel sogno soltanto in forma camuffata, in modo da apparire come se si trovasse al posto giusto. Condensazione, spostamento, simbolizzazione: questi meccanismi vengono utilizzati dal lavoro onirico per trasformare i pensieri onirici latenti inaccettabili in immagini accettabili, anche se apparentemente sconnesse e prive di significato, che vengono collegate a formare una storia per sviare ancora di più il sognatore.
Interpretazione dei sogni: ogni elemento del contenuto onirico manifesto viene isolato e usato per produrre associazioni; queste conducono in direzioni diverse, portando alla luce i ricordi, i pensieri, e i sentimenti diversi che le avevano create, attraverso la condensazione, lo spostamento e la simbolizzazione.
L’interpretazione del sogno inverte il processo della formazione del sogno, rifacendo all’indietro il percorso, dal travestimento di superficie fino ai segreti nascosti nel profondo. La struttura dei sintomi nevrotici, dei lapsus e degli errori in generale è identica in tutti i casi alla struttura del sogno: un compromesso raggiunto tra un pensiero o un sentimento inaccettabile, e la difesa contro di esso. Al materiale proibito viene consentito l’accesso all’esperienza cosciente soltanto in forma camuffata.
Teoria della seduzione e sessualità infantile
Freud scopriva che i sintomi che pensava fossero stati rimossi attraverso il metodo catartico spesso ricomparivano. Indagando più a fondo su quei sintomi, scoprì che l’evento che si pensava essere all’origine del sintomo celava un’esperienza spiacevole precedente. Se il sintomo non veniva fatto risalire all’episodio precedente, era probabile che ricomparisse.
Freud cominciò a sospettare che i conflitti attuali e i sintomi fossero invariabilmente legati a eventi della prima infanzia; questi episodi avevano a che fare con attività precoci di carattere sessuale.
Teoria della seduzione infantile: alla radice di ogni nevrosi c’è l’introduzione prematura della sessualità nell’esperienza del bambino. Più dati Freud accumulava a sostegno della sua teoria, meno essa sembrava plausibile. Egli arrivò quindi alla conclusione che molti di quegli incontri sessuali probabilmente non si erano mai verificati, e che quelli che aveva scambiato per ricordi di eventi reali erano in realtà ricordi di desideri.
Il crollo della teoria della seduzione infantile portò nel 1897 alla teoria della sessualità infantile. Ormai Freud era convinto che gli impulsi, le fantasie e i conflitti che scopriva al di sotto dei sintomi nevrotici dei suoi pazienti non derivavano da influenze esterne, ma dalla mente del bambino stesso.
Freud si convinse che una sessualità conflittuale domina l’infanzia di tutti gli uomini, non solo di quelli nevrotici, sessualità naturale nel bambino, e che la sessualità nascosta nella sintomatologia dei nevrotici non si limita al rapporto eterosessuale convenzionale, ma è più simile alla sessualità delle perversioni.
La teoria pulsionale e le fasi psicosessuali
La teoria della sessualità che Freud elaborò negli anni successivi si fonda sul concetto di pulsione. La mente è un apparato per scaricare gli stimoli che premono su di essa. Esistono 2 varietà di stimoli: esterni, predatore, e interni, fame. Gli stimoli esterni possono essere evitati; gli stimoli interni continuano ad accumularsi. Di grande importanza tra gli stimoli interni sono le pulsioni sessuali.
La libido orale sorge nella cavità orale, la fonte, crea il bisogno dell’attività di suzione, la meta, e si dirige verso un oggetto necessario per il soddisfacimento, il seno, primo oggetto libidico.
La concentrazione delle terminazioni nervose in particolari organi ne sottolinea la funzione come fonte di pulsioni. Queste “zone erogene” hanno sempre un potenziale di eccitamento sessuale, ma Freud era convinto che in diversi momenti della fanciullezza una zona o l’altra diventasse dominante, e l’attività connessa a questa zona diventasse il fulcro della vita affettiva del bambino.
Freud propose una sequenza di fasi psicosessuali, attraverso la quale diverse parti del corpo e le attività libidiche a esse associate diventano dominanti:
- Fase orale.
- Fase anale.
- Fase fallica.
- Fase genitale.
Freud era convinto che gli impulsi della sessualità infantile sopravvivessero nell’età adulta, camuffati e non; ma la maggior parte degli elementi dell’esperienza sessuale infantile sono sgradevoli per la mente adulta socializzata. Nei casi più favorevoli vengono incanalati in forme di gratificazione sublimate, inibita nella meta. Molte pulsioni sono troppo riprovevoli perché sia loro concessa alcuna forma di gratificazione; vengono quindi costruite difese elaborate per mantenerle rimosse o deviarle in attività innocue.
Il complesso edipico e il Super-io
Nucleo della teoria evolutiva freudiana: complesso edipico. Freud riteneva che i vari elementi della sessualità convergessero intorno all’età di 5-6 anni in un’organizzazione genitale, in cui le componenti pulsionali pregenitali vengono assoggettate al primato genitale.
La meta di tutti i desideri del bambino diventa il rapporto sessuale genitale con il genitore del sesso opposto. Il genitore dello stesso sesso diventa un rivale pericoloso e temuto. Freud riteneva che il complesso edipico venisse risolto attraverso la minaccia dell’angoscia di castrazione: il bambino vuole eliminare la minaccia rappresentata dal rivale castrandolo, e fa l’ipotesi che il padre voglia punire lui nello stesso modo; è soltanto a causa di questa minaccia che il bambino rinuncia alle ambizioni edipiche.
Nel 1922 Freud introdusse il concetto di Super-io, l’erede del complesso edipico, per spiegare l’interiorizzazione dei valori genitoriali che accompagna la risoluzione del conflitto edipico e tiene sotto controllo la sessualità infantile.
Inconscio, sessualità e dualismo pulsionale
Freud sostenne che quella che consideriamo la nostra mente non è che una piccola parte di essa; il resto non è affatto trasparente alla nostra fragile consapevolezza. Il significato reale di gran parte di ciò che pensiamo, sentiamo e facciamo è determinato in modo inconscio, al di fuori della nostra consapevolezza.
La mente possiede strumenti raffinati per regolare le tensioni pulsionali che sono la fonte di ogni motivazione e che esercitano una continua pressione per la scarica. La psiche e la personalità sono costruite da strati di pulsioni altamente complessi e dalla trama intricata, dalle trasformazioni di quegli impulsi e dalle difese contro quegli impulsi.
Freud considerò la pulsione sessuale la fonte di tutti i conflitti e di tutte le psicopatologie. Si occupò di altre pulsioni oltre a quella sessuale ma pensava che fossero gli impulsi e i desideri derivanti dalla pulsione sessuale a creare la frammentazione del Sé. Egli considerava l’aggressività e il sadismo come parti della sessualità, componenti della pulsione sessuale.
Nel 1920 Freud introdusse la teoria del dualismo pulsionale in cui assegnava all’aggressività la stessa posizione della sessualità come fonte dell’energia pulsionale fondamentale che dirige i processi psichici.
Nei suoi primi scritti Freud presentò una concezione in cui le persone lottavano con impulsi e desideri che erano diventati proibiti soprattutto a causa delle convenzioni sociali relative alla sessualità, alcune delle quali erano a suo parere eccessivamente rigide e costrittive.
Dopo il 1920 Freud cominciò ad avere una visione della natura umana sempre più cupa. Giunse a credere che ciò che viene rimosso non siano soltanto innocui desideri sessuali, ma una potente e selvaggia distruttività derivante dalla pulsione di morte.
La rimozione non viene imposta senza ragione da una società restrittiva, ma è una forma di controllo sociale che salva gli uomini da loro stessi e rende loro possibile vivere insieme senza uccidersi e sfruttarsi costantemente. La salute mentale ideale non implica l’assenza di rimozione, ma la conservazione di una rimozione modulata in modo da permettere la gratificazione e nel contempo impedire che le pulsioni sessuali e aggressive prendano il sopravvento. Questa visione portò a una maggiore attenzione alle diverse
-
Riassunto esame psicologia Dinamica, prof Sarno, libro consigliato L'esperienza della psicoanalisi di Stephen A. Mi…
-
Riassunto esame Psicologia Dinamica, prof. Grotto, libro consigliato Lezioni sul Pensiero Freudiano, Mangini
-
Riassunto esame Psicologia, prof. Lauro, libro consigliato Manuale di Psicologia dinamica, Lauro Grotto
-
Riassunto esame Psicologia dinamica, prof. Menarini, libro consigliato Neotenia dalla psicoanalisi all'antropologia