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Riassunto libro “Psicologia della personalità e delle differenze individuali”

Il costrutto di personalità nasce a cavallo tra il 1800 e il 1900, in particolare con la scuola di Allport (1920), Binet e con Lombroso, con l’esigenza di capire com’è fatto l’uomo e quindi per studiarlo da un punto di vista scientifico (misurare l’uomo). C’è quindi il bisogno di vedere come reagisce l’uomo di fronte alla realtà esterna.

Per personalità si fa riferimento alle caratteristiche del soggetto in relazione alle esperienze con l’esterno ed è stabile nel tempo e riguarda gli aspetti sociali della condotta (loquace, diligente, generoso ecc.). I costrutti maggiormente associati alla personalità sono:

  • Atteggiamento;
  • Carattere: dimensioni morali della condotta, ad es. bugiardo, avaro;
  • Temperamento: aspetto formale della condotta;
  • Tipo.

Cap. 1: Cognizione e personalità

1. Principali approcci allo studio psicologico

Esistono 5 filoni di studi che si occupano della personalità.

I filone: Approccio dei tratti

Secondo il modello basato sull’individuazione dei tratti, la personalità ha basi genetiche e stabili presenti fin dalla nascita. Un precursore di tale posizione può essere considerato Ippocrate, medico greco vissuto nel IV sec. A.C., che propose 4 tipi di temperamento in base alla prevalenza di uno degli “umori” del corpo o “liquidi biologici” e attraverso i quali potevano essere distinte le persone: ed è proprio al medico greco e alla sua scuola che dobbiamo la nascita del concetto di personalità che deriva dal greco “persona” e che vuol dire maschera, riferito all’azione del tipizzare.

  • Temperamento collerico: bile gialla, fegato, collera (persone irascibili, irritabili);
  • Temperamento melanconico: bile nera, milza, malinconia (pessimisti e tetri);
  • Temperamento sanguineo: sangue, cuore, emotività (allegri e passionali);
  • Temperamento flemmatico: flemma, cervello, apatia (indolenti e calmi).

I modelli della personalità biologica, come detto sopra, nascono dalla cultura greca e quindi il collocamento dell’anima tripartita nella testa, nel cuore e nel fegato e la sua organizzazione nella ragione, emozione e desiderio, rimane una classica organizzazione nello studio delle differenze individuali. Inoltre, con l’aggiunta del comportamentismo (comportamento), lo studio della psicologia viene definito come studio dell’affetto (emozione), del comportamento e della cognizione (ragione) e della motivazione (desiderio).

Nell’epoca moderna sono state proposte diverse tipologie di personalità basate sui tratti: ad es. Jung propose i tratti di introversione/estroversione che, a differenza di quelli di Ippocrate, erano solo psicologici e non anche fisici, mentre Sheldon mise in relazione caratteristiche del corpo al temperamento proponendo 3 dimensioni del corpo (endomorfo, esomorfo e ectomorfo) e 3 relative dimensioni del temperamento viscerale, somatico e cerebrale.

Allport fu un grande teorico dei tratti di personalità e riteneva che in una persona il pattern di disposizioni (tratti) potesse essere generalizzato attraverso le diverse situazioni, cioè si mantenesse stabile e determinasse il comportamento di quella persona. Tale pattern di tratti è diverso in due diverse persone (approccio idiografico – v. appunti). Con Allport si introduce quindi il concetto di tratto che si distingue dal temperamento.

  • Approccio idiografico: ci si concentra sul singolo individuo e sulla singola cosa;
  • Soggetto in divenire: studia l’individuo e il sé proiettato nel futuro, con i suoi cambiamenti;
  • Anatomia dei bisogni: piramide dei bisogni di Maslow che parte da Allport.

Allport inoltre parla di stili di apprendimento: ognuno ne ha uno che è legato al tipo di motivazione (intrinseca vs. estrinseca, lavorare per l’esterno e non per se stessi).

Intorno agli anni ’80-90 ci si focalizza sul modello del Big Five che individuava 5 fattori della personalità tramite la produzione libera di aggettivi descriventi la personalità (ipotesi lessicale di base) e la compilazione di un questionario da campioni di popolazioni provenienti da varie parti del mondo. La teoria del Big Five individua il tratto come un costrutto bidimensionale situato lungo un continuum nel quale a una estremità troviamo la caratterizzante del tratto e all’altra estremità l’aspetto opposto.

Quando si parla dei Big Five si fa riferimento ai termini proposti da Costa e McCrae:

  • Coscienziosità: misura il grado di organizzazione, affidabilità e scrupolosità da un lato e la noncuranza e la disorganizzazione dall’altro. Caratteristiche associate: obiettivi chiari, determinazione, focalizzazione sul compito;
  • Estroversione: misura il bisogno di attività e di socializzazione, all’opposto troviamo l’introversione come tendenza ad essere quieti e riservati. Caratteristiche associate: socievolezza, preferenza per il lavoro di gruppo vs. propensione per il lavoro individuale.

Quadro 1.1. Esistono varie tipologie di estroversi: nella prima tipologia Eysenck ipotizzò che introversi ed estroversi si differenziassero per il livello di attivazione corticale. L’esigenza di mantenere l’attivazione a un livello ottimale porterebbe a differenze comportamentali tra i 2 gruppi osservabili nella vita di tutti i giorni: gli introversi ricercherebbero situazioni tranquille e meno situazioni socializzanti, mentre gli estroversi preferirebbero situazioni stimolanti e ricercherebbero attivamente la compagnia di altre persone.

Una seconda caratterizzante riguarda le persone che con alta frequenza ed intensità ricercano sensazioni estreme, con la tendenza a cercare sempre sensazioni nuove, più forti e anche rischiose come lanciarsi con il paracadute.

Una terza caratterizzante riguarda una tipologia di individui che sin da B hanno manifestato irrequietezza con difficoltà nel mantenere l’attenzione o eccessiva attività motoria; si fa riferimento in questo caso a una vera e propria psicopatologia: il disturbo da deficit attentivo/iperattività. Si potrebbe pensare che l’attivismo di queste 3 categorie di persone sia associato a una specie di carica interna che si manifesta in comportamenti esuberanti, ma in realtà sembra che queste persone siano caratterizzate da una sorta di debolezza interna, un basso arousal, che cercano di combattere con uno scoordinato attivismo. Questa ipotesi è stata documentata nel caso dell’ADHD, per il quale si è visto che l’uso di eccitanti può fornire aiuto, permettendo di diventare capaci di autoregolare il proprio comportamento.

  • Nevroticismo (o stabilità emotiva): misura la stabilità/instabilità emotiva. Caratteristiche associate: emozioni negative come ansia, imbarazzo, vergogna, all’opposto emozioni positive e pochi sbalzi d’umore;
  • Apertura mentale: misura curiosità, creatività, originalità e al polo opposto convenzionalità. Caratteristiche associate: fantasia, preferenza per il nuovo, ricerca di esperienze, spinta all’esplorazione;
  • Amabilità: misura una modalità di porsi in relazione con gli altri in cui si spazia dall’essere buoni, cordiali, prendersi cura degli altri all’essere cinici, egoisti e indisponenti. Caratteristiche associate: tolleranza, propensione a dare/ricevere fiducia.

Nessuno dei 5 fattori mostra strette connessioni con gli aspetti cognitivi, proprio per questo negli ultimi anni molte ricerche hanno messo in relazione i 5 fattori con altre misure cognitive; ciò per capire quanto aspetti di personalità o di cognizione entrassero in gioco nello spiegare comportamenti complessi come il successo nello studio, la motivazione, le scelte lavorative.

II filone: Situazionismo e interazionismo

Secondo il quale la personalità dipende da rinforzi e ambiente. Nell’approccio del situazionismo appare molto netta la distinzione tra cognizione e personalità, secondo cui la personalità dipende soprattutto dall’ambiente e dalle situazioni più che dalle caratteristiche della persona. Ciò che conta è la serie di rinforzi e l’insieme di modelli cui la persona è stata esposta.

Altre visioni meno rigide si focalizzano sul versante interazionista e, pur ritenendo importante l’ambiente e il suo ruolo modellante, lasciano spazio all’interazione con caratteristiche tipiche di ogni individuo. Rientra fra queste la teoria proposta da Bandura e Walters (1963) sul modellamento e sull’apprendimento vicario.

La teoria dell’apprendimento sociale (1977) di Bandura spiega il comportamento umano in termini di una relazione causale reciproca e triadica (determinismo triadico reciproco) in cui fattori personali (biologici, cognitivi e affettivi), schemi di comportamento e situazioni ambientali interagiscono reciprocamente attraverso relazioni bidirezionali per spiegare il comportamento umano.

Nella teoria dei costrutti personali di Kelly si enfatizza la personale costruzione del mondo ad opera dei personali processi cognitivi. Da Kelly in poi il concetto di cognizione è stato incorporato all’interno della maggior parte delle teorie della personalità. Il punto di partenza dell’elaborazione di Kelly fu l’osservazione che i teorici della personalità utilizzavano dimensioni costruite da loro stessi. Per Kelly, invece, l’importante era scoprire le dimensioni che le persone utilizzano per interpretare se stesse e il proprio mondo sociale.

Il funzionamento della personalità è innanzitutto un adattamento ai significati che si attribuiscono ai vari eventi (costrutti personali). I processi conoscitivi e interpretativi (quello che pensiamo, ricordiamo, a cui prestiamo attenzione) sono al centro dell’esperienza psicologica come anche della personalità. Per Kelly, le persone sono una sorta di scienziati animati da un desiderio conoscitivo e da una capacità interpretativa e di giudizio applicata a se stessi e al mondo, così gli individui usano i loro costrutti personali a fini esplicativi e predittivi.

Kelly costruì uno strumento per identificare i costrutti personali, cioè il REP test (test di repertorio dei costrutti), che si basa su una griglia che incrocia le figure di rilievo per la persona (genitori, parenti, amici) con un insieme di costrutti. Per es. lo psicoterapeuta potrebbe chiedere al paziente di indicare, cerchiandole, 3 figure di cui 2 simili e una diversa e di trovare aspetti di somiglianza e differenza.

Un paziente che indicava se stesso e suo fratello come simili e la sorella più piccola come diversa, riportò per es. come tratto che lo assimilava al fratello quello dell’apertura alla novità e come costrutto che li differenziava dalla sorella la prudenza di quest’ultima. In questo modo vengono utilizzati costrutti del paziente che sono resi accessibili al terapeuta, il quale può intervenire nel caso si rilevino mal adattivi.

III filone: Sociocognitivo

Secondo il quale la personalità dipende da pensieri e interpretazioni nei contesti sociali. Bandura (1969; 1986) e Mischel (1973) svilupparono le teorie sociocognitive che mettono in risalto sia l’origine sociale del comportamento sia l’importanza dei processi cognitivi di pensiero in tutti gli aspetti del comportamento umano.

Secondo le teorie sociocognitive, quindi, la personalità si forma a partire dalle riflessioni e interpretazioni, da cui il termine cognitivo, svolte in contesti relazionali, da cui sociale; per es. di fronte all’insuccesso persone diverse possono fornire interpretazioni differenti. La persona viene considerata come agente attivo che usa processi cognitivi per comprendere gli eventi passati e attuali, prevedere quelli futuri, scegliere il corso delle azioni e comunicare con gli altri.

Da questa prospettiva l’approccio cognitivista alla personalità è stato concettualizzato come teoria dell’intelligenza. Per es. Cantor e Kihlstrom (1987), con la loro teoria dell’intelligenza sociale, hanno proposto che l’unicità dell’individuo, la personalità, trovi la sua origine e il suo terreno di sviluppo nella tipicità dei modi in cui si risolvono problemi della vita di ogni giorno.

Una conseguenza di questa visione della personalità è che viene meno la costanza del comportamento mentre si ha una costanza nelle situazioni, ovvero le persone possono atteggiarsi in modo differente cambiando persone o situazioni con cui si relazionano, mentre tendono a mantenere con le stesse persone e nelle stesse situazioni comportamenti, o personalità, simili.

Secondo Bandura, i comportamenti derivano da processi interni di autoregolazione che nascono dalle esperienze; tuttavia la posizione di Bandura si era centrata maggiormente sull’autoregolazione esercitata da figure di riferimento come i genitori attraverso forme di controllo basali e soprattutto del linguaggio.

Il concetto che ha reso popolare Bandura è quello di percezione di autoefficacia, che fa riferimento al grado in cui gli individui si percepiscano efficaci e come questo aspetto motivi e influenzi il comportamento. Per es. è stato osservato che l’autoefficacia guida le decisioni degli individui nella scelta dei compiti: l’agente sceglie non tanto i compiti per cui è veramente più capace ma quelli in cui si percepisce più competente.

Per quanto riguarda le differenze di genere si è rilevato in gruppi di ragazze e ragazzi di pari abilità intellettive che le ragazze tendono ad avere una minore percezione di autoefficacia nelle discipline scientifiche e di conseguenza scelgono con minore frequenza questo tipo di studi. Gli effetti di questi processi decisionali portano anche all’evitamento di alcuni settori, con la conseguenza che effettivamente le abilità non valorizzate risultino inferiori. Al contrario la persona che si percepisce efficace in una determinata attività ha minore ansia, presenta un maggiore impegno e sperimenta successo.

IV filone: Approccio psicoanalitico

Secondo cui la personalità dipende dai conflitti intrapsichici tra diverse istanze e da come questi conflitti sono stati risolti. Vi possono essere quindi delle difese come rimozione e proiezione, fissazioni in stadi precedenti, personalità narcisistiche e riferimento a contenuti inconsci che emergono attraverso tecniche proiettive, sogni, lapsus.

Queste teorie psicoanalitiche ritengono che la personalità si formi fin dai primi anni di vita. Elemento comune ai diversi filoni è l’importanza del ruolo del pensiero: nelle teorie psicoanalitiche esso aiuta a riconoscere i processi profondi, nelle teorie sociocognitive a costruire i propri significati.

V filone: Approccio umanistico-fenomenologico

Secondo il quale la personalità dipende dalla realizzazione di sé, vicinanza fra il Sé ideale e il Sé reale. In questo filone rientrano altre teorie come quelle proposte da Rogers con l’introduzione del concetto di valutazione organistica e da Maslow per quanto riguarda la teorizzazione della piramide dei bisogni.

Tutte queste teorie si accomunano per il tema della realizzazione di sé (self-actualization) e dello sviluppo della propria personalità. Per Rogers la forza di base che muove l’organismo umano è la tendenza attualizzante, cioè la tendenza a realizzare tutte le possibilità del Sé. Questo Sé reale è costituito da tutte le idee, le concezioni ed i valori che caratterizzano l’io della persona e si differenzia dal Sé ideale, quello che ci piacerebbe essere.

Tanto più il Sé ideale si distanzia dal Sé reale maggiori sono le insoddisfazioni che la persona percepisce, ma anche tanto maggiore è la distanza tra Sé reale ed esperienze della persona, maggiore sarà il disadattamento e l’infelicità. L’approccio umanistico alla personalità considera fondamentale la cognizione ma solo per quanto riguarda il suo versante soggettivo.

Per quanto gli psicologi umanistici abbiano tentato di cercare nuovi metodi per studiare il concetto di sé, le prove fornite non sono state del tutto convincenti. Inoltre il concetto del Sé in quest’approccio sembra tener conto più dell’autorealizzazione e del benessere del singolo che non a vederlo inserito in una società.

2. “La personalità dal punto di vista socio cognitivo”

La personalità definita come un sistema cognitivo-affettivo si sviluppa attraverso le interazioni reciproche con l’ambiente. Verso il 1970 la psicologia della personalità fu scossa dalla pubblicazione di alcuni libri che ne mettevano in discussione gli assunti base. Il più influente fu quello di Walter Mischel del 1968, Personality and Assessment, in cui l’autore metteva in evidenza i fallimenti empirici sia delle teorie psicodinamiche che di quelle dei tratti.

La sua critica si basava sulla questione che la debolezza della letteratura empirica sulla personalità impediva la possibilità di nuove teorie; inoltre erano necessarie nuove unità di analisi che permettessero lo studio empiricamente fondato della personalità, tali concetti dovevano inoltre:

  • Rendere conto delle differenze non solo individuali ma anche dello stesso individuo nelle diverse situazioni;
  • Essere basate sulle conoscenze della psicologia cognitiva e dell’apprendimento sociale.

Qualche anno dopo Mischel propose una serie di variabili che determinano i processi attraverso i quali le persone acquisiscono e organizzano informazioni su se stesse e l’ambiente che le circonda. Queste variabili sono chiamate variabili cognitive individuali dell’apprendimento sociale e sono:

  • Strategie di codifica che fanno riferimento a categorie per se stessi, gli altri, eventi e situazioni;
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/01 Psicologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher roxx86 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia della personalità e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bari o del prof Sinatra Maria.
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