Psicologia generale
Versione stereotipata della psicologia sugli aspetti disfunzionali dell’umano, a causa di una moderna cultura della psicologia ancora oggi si stenta a considerare la psicologia come una disciplina scientifica.
Definizione etimologica —> due termini greci psyco e logos: letteralmente discorso sull’anima. La psicologia rappresenta da sempre il tentativo di spiegare le cause del comportamento e le differenze tra le persone. Nell’accezione moderna è quella scienza che studia il comportamento umano e i comportamenti che determinano varie azioni.
Può essere considerata una scienza empirica perché si basa sull’evidenza come forma privilegiata di acquisizione di informazioni.
Psicologia nella cultura popolare
Psicologia come scienza diversa dalla psicologia ingenua (senso comune) che è l’insieme delle idee che le persone hanno riguardo al loro comportamento e a quello delle altre persone, derivano dalla nostra esperienza ed è necessaria per esprimere le proprie credenze psicologiche.
ES —> non credo che Laura sia davvero innamorata di Francesco —> capacità di cercare di costruire una teoria e stabilire quali sono le cause del comportamento.
Esempio che riguarda il fallimento della psicologia del senso comune, quando non è in grado di spiegare i pregiudizi riguardo ad un processo mentale (BIAS).
Illusione percettiva (Müller – Lyer).
Esempio nel quale la psicologia del senso comune fa fatica a spiegare questo fenomeno perché arriviamo ad un limite di questa spiegazione basata sulla nostra esperienza. È proprio dalla presenza delle linee inclinate che dipende l’efficacia dell’illusione. La psicologia intuitiva si limita a confermare la presenza dell’illusione.
Qual è la spiegazione corretta?
In realtà ancora non abbiamo una certezza rispetto alla spiegazione più corretta da dare a questa illusione.
La psicologia è una scienza?
Definizione teorie scientifiche —> si basa su ipotesi che possono essere contraddette e questo ci consente di distinguere l’ambito delle teorie controllabili da quello delle teorie non controllabili (metafisica).
ES: teoria psicanalitica —> teoria che molti osservatori ritengono non categorizzabile come teoria scientifica perché non produce, non deriva e non definisce ipotesi che possano essere vagliate da esperimenti che predicano l’esito di una o di un’altra osservazione. Anche oggi questo caso è dibattuto.
Cos’è il comportamento?
Il comportamento è ciò che le persone pensano, dicono, fanno e sentono.
La psicologia si propone di studiare il comportamento al fine di poterlo descrivere, spiegare, prevedere e cambiare al fine di migliorare il benessere delle persone, dei gruppi e delle comunità.
ES: persona attratta dal gioco d’azzardo —> lo psicologo tenta di capire il comportamento e cosa lo causa.
Tentano di trovare delle soluzioni che migliorano i problemi di adattamento o i comportamenti disfunzionali.
Come disciplina scientifica, la psicologia insiste su due macroaree:
- Ricerca psicologia di base (studio delle funzioni psicologiche) —> comprendere la natura dei fenomeni mentali e del comportamento umano.
- Ricerca psicologica applicata (studio del cambiamento) —> non focalizzata sulla spiegazione dei fenomeni mentali ma si focalizza sullo studio del cambiamento, come posso migliorare il benessere dei gruppi/comunità?
Alcuni esempi di psicologia come scienza
Esperimento del “precipizio visivo” – E. Gibson
- Si cercava di dimostrare che i bambini apprendono la paura di cadere insieme alla capacità di gattonare. L’esperimento consisteva in una lastra di plexiglas con sopra una tela a scacchi. La reazione dei bambini suggeriva che venisse veramente percepita una diversità tra profondità, ma non che venisse maturata una vera e propria paura della caduta.
“Esperimento sull’obbedienza” – Stanley Milgram
- Esperimento motivato dall’evoluzione dell’ideologia fascista. La sua ipotesi è che l’obbedienza fosse fondamentale e che spiegasse che le persone potessero eseguire anche atti immorali se posti nelle condizioni di dover obbedire. Crea un generatore di corrente, con un voltaggio a scelta anche potenzialmente letale. In sostanza lo sperimentatore è interessato a capire fino a quando il soggetto sarà disposto a farsi dare la scarica. I risultati evidenziarono che le persone mostravano una tendenza all’obbedienza verso lo sperimentatore anche quando l’attore denunciava un male fisico intollerabile. Questa procedura oggi non sarebbe accettata dai comitati etici, ma anche perché è molto controversa la metodologia sperimentale che è stata utilizzata quindi la natura dei dati raccolti potrebbe avere altre spiegazioni.
Quando si svolgono degli esperimenti controllati il ricercatore è interessato a tutti gli aspetti del comportamento umano e qualche volta sono “necessari” dei comportamenti non positivi, questo porta alla creazione di esperimenti che possano portare dei rischi alle persone e questo porta alla creazione di “regolamenti o profili etici”. In ogni dipartimento di psicologia ci sono delle commissioni che cercano di capire se l’esperimento è stato impostato correttamente e se la persona che partecipa all’esperimento è a conoscenza dei rischi che esso potrebbe portare. Questo avviene in tutte le ricerche delle scienze psicologiche e sociali. Il modo in cui la psicologia si relaziona con l’essere umano è estremamente rilevante.
“The Stanford Prison Experiment” – P. Zimbardo
- Si tentava di capire quanto l’appartenenza ad un determinato gruppo potesse determinare certi comportamenti. I soggetti sono stati divisi in due gruppi, carcerati e guardie, i secondi vennero formati sui comportamenti da tenere in quel ruolo. I risultati dell’esperimento furono drammatici tanto che venne interrotto prematuramente, a causa dell’impatto psicologico che questa situazione simulata ebbe sugli studenti che avevano partecipato alla ricerca. Nell’arco di pochissimo tempo le guardie svilupparono comportamenti sadici e autoritari che maltrattavano i carcerati che iniziarono a manifestare stress e depressione. Questi risultati furono interpretati come una dimostrazione che l’appartenenza ad un gruppo ha una forte importanza sul comportamento. Bisogna in ogni caso cercare di prevedere i risultati di queste manipolazioni, ed è quello che le commissioni etiche cercano di fare.
Test del marshmallow – W. Mischel
- Si intendeva testare l’abilità dei bambini di ritardare la gratificazione immediata. L’età dei bambini era tra i 4 e i 7 anni. Ad ogni bambino veniva consegnato un marshmallow, se riusciva a resistere ne avrebbe ricevuto uno in più, se non fosse riuscito ne avrebbe avuto solo uno. I risultati hanno osservato che solo un terzo dei bambini è riuscito a rimandare la gratificazione abbastanza a lungo per ricevere un altro dolcetto.
“Esperimento dell’incidente d’auto”
- Voleva studiare se il modo in cui viene posta una domanda può modificare come viene raccontato un evento, modificandone anche il ricordo. Ad ogni partecipante vengono fatte vedere delle slide facenti vedere un incidente d’auto. Successivamente vengono divisi in due gruppi, al primo viene chiesto a che velocità andasse il veicolo quando è avvenuto l’impatto, al secondo gruppo viene chiesto a che velocità andava il veicolo quando si fracassava contro l’altro. Il secondo gruppo aveva stimato la velocità molto più alta del primo gruppo.
Metodo scientifico e studio della mente
Prendiamo in esame come il metodo scientifico, il metodo galileiano, è applicato allo studio della mente e come si misura il comportamento umano in condizioni di laboratorio e in condizioni naturalistiche.
Galileo Galilei (1564-1642 / 17esimo secolo). Galileo ha orientato gli scienziati verso l’obiettivo della osservazione pura anziché verso la speculazione metafisica, cioè verso un orientamento che cerca di separare gli aspetti naturalistici dagli aspetti divini e speculativi di tipo metafisico. Ha anche prodotto una svolta di tipo quantitativo nella scienza, prima di lui uno studioso doveva semplicemente dimostrare che qualcosa avveniva e in qualche modo associare questo fenomeno alla realtà (ES: idea aristotelica che gli oggetti cadono a terra perché attratti dal loro stato naturale), invece l’innovazione di Galileo consiste nell’idea che lo scienziato debba in qualche modo spiegare i fenomeni utilizzando il linguaggio matematico ed usare il metodo sperimentale, la sperimentazione, per dimostrarli.
Uno scienziato dovrebbe utilizzare la matematica per predire il risultato mentre la sperimentazione per confermare e questo rappresenta il primo salto verso una metodologia di tipo ipotetico-deduttiva, cioè una metodologia che parte dalla osservazione di un fenomeno, dalla costruzione di una domanda di ricerca, la formulazione di un’ipotesi e poi l’esecuzione di un esperimento per mettere alla prova queste ipotesi. Galileo ha anche compreso l’importanza delle variabili e ha intuito l’importanza del fatto che uno sperimentatore (uno scienziato) dovrebbe cercare di eliminare, per quanto possibile, i fattori che possono interferire/influire/o confondere l’osservazione sperimentale.
Ad esempio, con il suo famosissimo apparato progettato per consentire alle sfere di rotolare verso il basso per misurare gli effetti della gravità, Galileo cercò di assicurarsi che tutte le superfici fossero il più lisce possibili per eliminare l’effetto dell’attrito, questo è proprio il concetto di controllo sperimentale.
Controllo sperimentale —> isolare le variabili di interesse per valutarne l’effetto in modo indipendente dalle altre potenziali variabili confondenti.
Il metodo scientifico galileiano è un metodo che deve assicurare la replicabilità di un risultato sperimentale, cioè un altro osservatore posto nelle stesse condizioni con lo stesso apparato e con la stessa procedura deve giungere a osservare e misurare le stessa variazioni di questo fenomeno e delle variabili.
Nascita della scienza psicologica
Alla fine del 19esimo secolo (1879) per vedere la nascita della scienza psicologica, ovvero la scienza dei fenomeni mentali. In quell’anno infatti, lo scienziato tedesco, Wilhelm Wundt (1832-1920) fondò il primo laboratorio dedicato esclusivamente alla ricerca psicologica a Lipsia. Spesso considerato il padre della psicologia sperimentale, Wundt è stato il primo studioso a considerare se stesso come uno psicologo e scrisse infatti il primo manuale sulla psicologia intitolato “Principi di psicologia fisiologica”.
Wundt era convinto che lo studio dei pensieri coscienti sarebbe stato fondamentale per comprendere la mente, il suo approccio allo studio della mente è stato rivoluzionario in quanto era basato sull’osservazione sistematica e rigorosa, fondando quella che viene considerata oggi sperimentazione psicologica moderna.
Wundt studiava sistematicamente aspetti come l’attenzione, i tempi di reazione, la visione, l’emozione e la percezione temporale, il suo metodo primario di ricerca era chiamato introspezione.
Introspezione —> in questo metodo le persone sono addestrate a concentrarsi e descrivere le proprie esperienze consapevoli quando esse reagiscono ad un determinato stimolo. Questo approccio è utilizzato ancora oggi nelle moderne neuroscienze, tuttavia molti scienziati criticano oggi l’uso dell’introspezione per la sua mancanza di oggettività.
Il laboratorio di Wundt fu anche il primo ad utilizzare complessi apparati e strumenti per misurare le risposte dei partecipanti, ad esempio per misurare i tempi di reazione, per rilevare in modo sistematico, non solo ciò a cui i partecipanti stavano pensando, ma anche quanto tempo impiegavano a farlo.
ES: Wundt scoprì che le persone impiegavano più tempo a dire quale suono avevano udito che a riferire di aver udito un suono dimostrando per la prima volta la differenza tra la sensazione di uno stimolo e la percezione di quello stimolo. Inoltre, l’idea di utilizzare i tempi di reazione per studiare gli eventi mentali oggi è divenuta un vero e proprio caposaldo della psicologia cognitiva.
Metodo sperimentale e variabili
Wundt ha fondato la psicologia sul metodo sperimentale che si pone come scopo quello di stabilire un nesso preciso, un rapporto di causa ed effetto, tra un evento (stimolo) e una risposta a quello stimolo.
Il metodo sperimentale si basa sul rapporto tra variabili.
Variabile —> un attributo o una condizione di una persona che può variare a seconda delle condizioni.
Da questo punto di vista possiamo distinguere tra due tipologie di variabili:
- Variabile indipendente —> è quella variabile che viene manipolata dallo sperimentatore, quella su cui lo sperimentatore agisce.
- Variabile dipendente —> è quella variabile che subisce gli effetti dei cambiamenti che lo sperimentatore agisce sulla variabile indipendente.
Le variabili possono inoltre essere distinte tra:
- Variabili quantitative —> variano in grandezza (ES: tempo di reazione ad uno stimolo).
- Variabili qualitative —> variano in genere (ES: professione di un soggetto che partecipa ad una ricerca).
Per capire se è possibile o no misurare il comportamento dobbiamo capire innanzitutto cosa significa misurare.
Misurare —> associare le proprietà dei numeri alle proprietà dei fenomeni. Quindi è possibile quantificare uno stato psicologico, come un’emozione, nel modo in cui noi assegnamo delle proprietà numeriche a questo fenomeno. Questo avviene attraverso la creazione di variabili, queste variabili sono il risultato del processo di misurazione, che può assumere valori diversi in un dato intervallo.
Esempi
- Intelligenza —> misurata attraverso il quoziente di intelligenza QI.
- Ansia —> misurata su una scala dell’ansia.
- Ecc…
Esempi di variabili
- Ritmo cardiaco.
- Acuità visiva.
- Ecc..
Quindi l’esperimento psicologico si basa sul concetto di misura e sul concetto di variabile.
Una variabile può essere qualsiasi elemento psicologico che viene misurato associando la proprietà dei numeri alla proprietà del fenomeno.
Un’altra distinzione importante dal punto di vista delle variabili è quella che riguarda le cosiddette:
- Variabili latenti —> sono quelle variabili che non sono direttamente osservabili, ma sono misurabili soltanto per via indiretta, tramite alcune variabili che sono chiamate indicatori. ES: come misuro l’intelligenza? Come faccio a misurare la socievolezza? Come misuro il livello di stress di una persona? Posso farlo solo mediante degli indicatori.
- Variabili osservabili —> dette anche indicatori, sono variabili che posso invece osservare direttamente e dalle quali posso in qualche modo intuire come varia la variabile latente a cui essi sono collegati. Queste sono quindi variabili che possono essere direttamente misurabili come: genere, peso, altezza, colore dei capelli.
Le variabili osservabili sono utilizzate come indicatori delle variabili latenti.
Predire il comportamento
Ma attraverso il metodo sperimentale è possibile predire il comportamento di un individuo?
Ci scontriamo qui con una serie di problemi di natura, non soltanto metodologica, ma anche epistemologica.
- Il primo problema è che ogni comportamento ha una natura cosiddetta multifattoriale —> ogni comportamento è influenzato da una molteplicità di fattori, da una molteplicità di cause. È un sistema complesso nel quale minime variazioni nelle condizioni iniziali, nelle condizioni di osservazione, possono determinare una diversa evoluzione, un diverso spettro di risposte comportamentali.
- Ruolo cruciale delle differenze individuali —> si è scoperto che le differenze tra le persone hanno un ruolo fondamentale nel determinare un comportamento, non esistono due persone uguali.
- Cause consce e inconsce (prospettiva psicanalitica) —> il comportamento non ha solo cause consapevoli ma, come la tradizione psicanalitica ha bene evidenziato, ha anche cause inconsapevoli o inconsce. Per questo motivo non sempre ciò che noi osserviamo è facilmente interpretabile o ascrivibile ad un'unica causa mentale. Questo rappresenta anche un limite quando vogliamo utilizzare una variabile comportamentale, cioè una variabile osservata, per misurare una variabile latente, ovvero una che non possiamo osservare direttamente (ansia, intelligenza, socievolezza).
Per questi ordini di difficoltà possiamo dire che la psicologia non è in grado di predire il comportamento con il grado di precisione e di accuratezza con cui sono prevedibili, ad esempio alcuni fenomeni fisici, tuttavia la psicologia procede nelle sue conoscenze adottando un approccio quantitativo, statistico, ovvero cercando di stimare (entro alcuni limiti) con quale probabilità un’ipotesi, sulla causa di un comportamento, può essere ritenuta vera o falsa.
Livelli di spiegazione dei fenomeni
La psicologia come scienza cerca di definire delle spiegazioni dei fenomeni adottando dei livelli di spiegazione che non sono unici, ma possono essere articolati a più livelli. Ad esempio possiamo prendere in considerazione:
- Il livello biologico —> è il livello più basso di spiegazione. La psicologia si interessa a quali sono i meccanismi neuro-biologici e neuro-fisiologici che spiegano un determinato comportamento. Ad esempio, le neuro-scienze hanno evidenziato che i nostri stati umorali e affettivi sono mediati dall’azione di alcune sostanze che con
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