Psicologia generale
Lezione 1 (8-10)
La psicologia è una scienza? Non è una scienza esatta, perché per la psicologia non ci sono teorie fisse, come per la fisica.
Astrologia vs astronomia
La seconda è sicuramente una scienza, ma la prima? Entrambi hanno lo stesso oggetto di studi, gli astri, ma lo infangano in modo differente. Ciò che determina l'essere o meno una scienza è la metodologia, un metodo scientifico e non l'oggetto. L'oggetto di studio dello psicologo è la mente. Essa è complessa e affascinante, unica nell'universo, oggetto indagabile scientificamente ma intrinsecamente soggettivo. Vale a dire, un oggetto di studio dove gli stati mentali appartengono sempre a qualcuno, cioè non esiste un desiderio o un’intenzione che possiamo vedere, essi non hanno una natura propria, ma una persona che li possiede. Quando studiamo un fenomeno, esso è influenzato da una serie di molteplici variabili, e non tutte riusciamo ad indagare.
Fin da subito è chiaro che il sistema è complesso e probabilistico; infatti, quando noi studiamo la mente, usiamo modelli probabilistici. La psicologia consiste nello studio di una mente da parte di un’altra mente. Esistono tesi molto diffuse rispetto a cosa sia la scienza. La scienza è oggettiva perché si occupa di cose oggettive, cose misurabili. Se si assume questo punto di vista anche in psicologia, porta ad una conclusione → comportamentismo → sostenere che non sia possibile studiare la mente (comportamentismo hard), quindi le emozioni, i sentimenti e le opinioni sono soggettive, quindi non misurabili, perciò non si possono studiare. L'uomo è studiabile se si studiano i suoi comportamenti, perché la mente è una black box. Si nega così la cosa più ovvia: ad uno stesso stimolo due persone possono rispondere in modo differente. Il paradigma comportamentista è molto forte, è stato utile, ma non dà complessità.
Come possiamo pensare di studiare la psicologia correttamente se io rinuncio a qualcosa che non è oggettivo? Dobbiamo tornare indietro fino a Cartesio, colui che ha aperto l'indagine scientifica, il poter studiare il corpo, che a causa di condizioni teologiche non si poteva dissezionare. Cartesio introduce una distinzione, res cogita e res extensa (dualismo cartesiano). Se io tratto il corpo come una macchina, posso studiarlo, ma nel momento in cui Cartesio ha introdotto questa distinzione, ha tirato un freno a mano sulla psicologia, perché la mente, questa parte del corpo, rimane argomento teologico, quindi la ghiandola pineale, concetto di cui non è stato confermato l’esistenza, non è indagabile psicologicamente. La psicologia, quindi, non è una vera e propria scienza perché si occupa di un oggetto soggettivo, e fu questo a fermare la psicologia, il dualismo cartesiano.
Ontologia vs epistemologia
Se io distinguo due livelli di analisi, ho il livello ontologico e il livello epistemologico. Ontologia: lo studio dell’ente in quanto ente. Epistemologia: lo studio dei processi cognitivi umani ricostruendo le fasi del loro sviluppo nell'individuo, dall'infanzia all'età adulta. Il naturalismo biologico → l'osservazione che gli stati mentali sono proprietà biologiche e quindi fisiche del cervello. Analogia: ad esempio, la respirazione è una proprietà biologica e quindi fisica di un organo, i polmoni. Ugualmente vale per gli stati mentali. Se essi sono proprietà biologiche, sono anche fisiche. Esiste nell'universo una cosa, la mente, che è allo stesso tempo soggettiva ma fisica, oggettiva ma biologica. Quando si dice mente si intende la soggettività, io desidero, io credo, non esistono stati mentali che non appartengono ad una persona, ma essi possono anche essere indagabili in maniera scientifica poiché possiedono proprietà fisiche e biologiche. Jules Searle, filosofo americano, fu il primo a parlare di naturalismo biologico. La psicologia è una scienza fin quando utilizza un metodo scientifico.
L'idea del naturalismo biologico è che gli stati mentali siano proprietà biologiche e fisiche; il cervello si è evoluto in migliaia di anni per risolvere problemi adattativi, si è evoluto in modo tale da stanziare proprietà biologiche, gli stati mentali, che risolvono problemi.
Per molto tempo gli psicologici si sono disinteressati della mente, hanno svolto il loro lavoro senza sapere come funzionasse il loro oggetto di studio. Molti si comportano come se non contassero, nemmeno il cervello, non è più accettabile! Non possiamo non tener conto del rapporto causale tra l'organo, il cervello, e la funzione, la mente. L'ontologia è il cos'è delle cose, l'epistemologia è l'intrinseca natura dell'oggetto di studio. Non tutta la realtà è oggettiva, c’è una parte di realtà che è soggettiva, la mente, questa parte appartiene a qualcuno. Non può essere eliminata la parte soggettiva. Aboutness. Se Cartesio non avesse separato questi due mondi, con il dualismo, la psicologia sarebbe nata qualche tempo prima. Il monismo, teoria opposta a quella di Cartesio, afferma l'inesistenza della mente.
Il comportamentismo ha confuso ontologia ed epistemologia, poiché il comportamentismo, pur avendo dato importanti contributi scientifici, ha sostenuto che l'oggetto di studio deve essere oggettivo; quindi, posso essere scienziato solo del comportamento perché oggettivo, mentre la mente no. Per un comportamentista è problematico il fatto che le persone rispondano diversamente a degli stimoli. Nessun ricercatore serio direbbe che posso usare un metodo di studio oggettivo, ma la divisione avviene quando dobbiamo considerare oggettiva anche la realtà che stiamo studiando, ma così elimino la mente che è soggettiva. Il comportamentismo non accetta, e quindi studia solo il comportamento, non tenendo conto del passato, della storia di ognuno, poiché essi sono oggettivi, immettendo così il concetto di black box.
Ad un certo punto arriva l'intelligenza artificiale che permette di simulare la mente al computer, io ho un metodo, il computer che riproduce i processi mentali. Si fa un errore però, ritenere la mente un computer. Il più grande svilimento che è stato fatto è stato ritenere che la mente non fosse degna di essere indagabile perché soggettiva oppure perché essendo tale non sarei uno scienziato nell'indagarla. Quindi, gli psicologi sono scienziati anche se si occupano di un oggetto soggettivo, perché si usa un metodo scientifico. Ad oggi non possiamo fare a meno di studiare anche il cervello.
Nel momento in cui ci rendiamo conto che non è più separabile la funzione dall'organo, quindi mente e cervello non possono essere separati, l'analisi neuropsicologica parte dal presupposto che i sistemi complessi rivelano chiaramente il proprio funzionamento interno quando funzionano male. L'idea è che io possa acquisire informazioni studiando le persone che sono andate incontro a danni cerebrali. È stata intuita per primo da Proust; se io voglio capire come funziona il sonno, il modo migliore per farlo è occuparmi di persone che soffrono di insonnia.
Grazie al fatto che abbiamo cominciato a studiare la mente occupandoci del cervello, abbiamo capito che esistono la memoria, non una sola. Oggi noi sappiamo che la memoria è complessa, è differenziata e si struttura in diversi sistemi. Con il modello di Atkinsons e Shiffrin (molto datato), sappiamo che esistono almeno tre sistemi di memoria (ne esistono un po' di più): una memoria sensoriale, una a breve termine e una a lungo termine. Questo livello di analisi ci ha permesso di capire che la memoria è divisa per sistemi e la neuropsicologia ci permette di falsificare l'ipotesi. Il modello di analisi è importante perché permette la falsificazione di ulteriori modelli. Ad esempio, nell'ambito dei processi amnestici, abbiamo capito che un unico sistema di memoria non regge, nato il modello di Atkinsons e Shiffrin, viene falsificato successivamente. Come si può falsificare un modello? Io preservo l'ontologia, lo studio della memoria, la qualità soggettiva del ricordo, ma allo stesso tempo devo agire, da un punto di vista epistemologico, in modo oggettivo, studiando le persone che hanno dei deficit a specifici aspetti della memoria, ciò rende sempre più preciso il modello che si studia.
Presupposti teorici che caratterizzano lo studio scientifico della mente
Assurdi teorici:
-
Modularità cognitiva: l'idea che l'architettura dei processi mentali sia costituita da componenti specializzate, definite moduli cognitivi. Ci sono strutture che svolgono specifiche funzioni. C’è un input sensoriale che proviene dall'esterno. Se io vedo un cane, prima di avere l'immagine del cane, io ho in input l'immagine riflessa di un cane che colpisce la mia retina (fotoni) che trasmette l'informazione in alcuni distretti cerebrali che prima di avere l'immagine cane elaborano diverse informazioni. Esistono diverse aree del cervello che si occupano del colore, altre del movimento e così via. Lo studio scientifico della mente richiede sistemi che sono alla base di determinate funzioni. La modularità cognitiva è stata introdotta da Jerry Fodor e ha delle proprietà:
- Innato: le possediamo già dalla nascita, non c’è bisogno di apprenderle. È adattivo per un organismo avere una risposta pronta. Le emozioni sono risposte a base innata di fronte a scenari della mente, è innato perché già ci predispone verso, senza apprendimento.
- Specifici per dominio: tipo di informazioni che può gestire ogni area del cervello, si occupa di qualcosa, un dominio si occupa del colore, un altro della forma ecc.
- Attivato obbligatoriamente e automatico: se io apro gli occhi non posso decidere di vedere il mondo a colori o in bianco e nero, e non posso nemmeno decidere di vedere o non vedere ciò che c'è intorno a me, ciò che colpisce la retina, perché il modulo, se ci sono informazioni pertinenti, partirà automaticamente. L'unico modo per non funzionare è bendare gli occhi.
- Incapsulato informazionalmente: al loro interno non sono influenzabili da altri moduli, e nemmeno dalla coscienza. Se c’è uno stimolo che farà funzionare un modulo, io non posso influenzarlo da un atto di volontarietà, entro certi limiti.
a. >----<
b. <---->
I due segmenti sono identici, ma se io guardo in modo genuino i segmenti, pur sapendo che hanno la stessa lunghezza, non potrò dire che siano identici, a sarà più lungo di b. I moduli della percezione visiva non possono fare a meno di partire e dare un giudizio. Al suo interno il modulo non è influenzabile.
- Modularità anatomica: ogni modulo è implementato da aree cerebrali anatomicamente identificabili, cioè quelle strutture sono stanziate in una determinata area del cervello. Tutti noi abbiamo l'area di Broca e l'area di Wernicke, che sono nella stessa area del cervello di ognuno. Queste aree dialogano tra loro, poiché insieme fanno funzionare il cervello.
Queste due modularità sono tenute insieme dall'isomorfismo: tiene insieme la dimensione della modularità cognitiva e la modularità anatomica, esiste una corrispondenza tra l'organizzazione fisica del cervello e l'organizzazione sensoriale della mente. Due mani sovrapposte sono isomorfe, cioè hanno la stessa forma. L'idea è che esista un’architettura neurale, aree del cervello, e un'architettura cognitiva, strutture e processi della mente, che sono tra loro isomorfe. Tutti gli esseri umani hanno delle aree che svolgono certe funzioni. Esempio, dietro alla testa, altezza cervelletto, abbiamo delle strutture occipitali, che si occupano della vista. L'isomorfismo è quindi l'idea che esista una struttura universale in cui è organizzata il nostro organo cervello che produce sensazioni soggettive in modo universale.
- Uniformità dell'architettura atomo-funzionale tra le persone: cioè l'idea che non ci siano delle differenze tra le persone nel modo in cui sono organizzati i moduli cognitivi. Io devo poter svolgere un’indagine scientifica in modo oggettivo, mantenendo la soggettività.
- Costanza: l'idea che il funzionamento mentale di una persona con danno cerebrale è dato dal funzionamento dell'insieme dei suoi normali sistemi cognitivi meno il funzionamento dei sistemi lesi in seguito al danno cerebrale. Come una macchina alla quale tolgo un pezzo, ma questa continua a funzionare senza quel pezzo. Il vantaggio della mente è quello di funzionare ugualmente pur avendo un danno, e io così posso capire come funziona la mente. Tale assunto si chiama costanza perché il sistema rimane costante nel suo funzionamento. Se io ho una lesione occipitale, il sistema non si riorganizza completamente, ma il sistema continua a funzionare, ma io ho lesioni solo nel sistema occipitale. Io sono lo stesso di prima ma non posso più percepire attraverso la vista. Nonostante il deficit cognitivo, il sistema funziona, e il deficit mi permette di capire a cosa serva il sistema lesionato. Il nostro sistema mente-cervello non è una bolla di sapone che appena viene toccata in un punto scoppia tutta, ma continua a funzionare meno il deficit. Costanza → il sistema mantiene la sua organizzazione.
Lezione 2 (12-10)
Impostare un ragionamento di natura evoluzionistica. Iniziare a ragionare sugli aspetti costitutivi della mente-cervello. Quando ragioniamo in termini evoluzionistici ci sono diversi modi: se io prendo un aereo e arrivo in un luogo poco conosciuto, immaginiamo di essere studiosi dell'uomo e della psicologia delle persone che incontriamo, e incontriamo persone che non hanno avuto contatti con altre persone o altre culture. C'è qualche cosa in questa popolazione che siamo già in grado di prevedere, a livello psicologico? Cosa sappiamo già? Io posso prevedere i comportamenti innati, come digrignare i denti se ho paura, o sorridere. Oppure di fronte a degli sconosciuti, questa popolazione mostrerà paura.
Noi possiamo dire con certezza che queste persone abbiano un linguaggio, però non possiamo sapere se abbiano o meno una scrittura, poiché essa non è universale, ma una capacità culturale appresa che si fonda su degli universali biologici. Come noi, essi vedono il mondo a colori, hanno percezione di memoria, hanno dei presupposti innati. Ma siamo in grado di prevedere quante persone fanno parte del gruppo etnico? Stranamente sì, 150, tale numero è un vincolo biologico, sono le persone che ognuno di noi è in grado di gestire in un dato momento. Hanno una credenza ultraterrena? Credere che ci sia qualcosa che vada al di là della vita contingente, che vada al di là della morte. Non è conosciuta alcuna popolazione che non abbia una qualche forma di credenza ultraterrena. È sbagliato dire religione, poiché essa è una forma istituzionale di una credenza.
Quando si parla di teoria dell'evoluzione, ci si riferisce a Darwin. Noi siamo il frutto della nostra storia di sviluppo → sviluppo ontogenetico: sviluppo di una persona nel corso della sua vita. Non esiste nessun paradigma, nessun teorico che non abbia posto l'attenzione sulla storia di un individuo; se l'individuo fa parte di una determinata specie, io devo tener conto anche della storia di sviluppo della specie. La psicologia evoluzionistica è una branca della psicologia relativamente recente, formalizzata in ambito accademico da non più di 20 anni. John Bowlby è stato un grandissimo psicologo evoluzionista. Quello che stiamo facendo adesso è introdurre un livello di analisi: il presupposto da cui siamo partiti è che la mente sia complessa e sulla quale agiscano molte variabili, e possiede la caratteristica soggettiva, significa tenere conto della complessità partendo da un assunto.
Psicologia evoluzionistica
È l’idea che esista una mente umana che possa essere considerata il prodotto del processo evoluzionistico che ha caratterizzato la storia del genere Homo. Noi apparteniamo al genere Homo.
Ontogenesi → sviluppo individuale
Antropologia vs psicologia evoluzionistica
La prima cerca di studiare a livello di culture le pratiche di una popolazione, l’antropologo cerca di interessarsi delle caratteristiche che sono specifiche di quella cultura; la seconda cerca di capire quali siano i fondamenti psicologici universali degli individui indipendentemente dall’appartenenza a una cultura. Ad esempio, un antropologo che si occupa dei riti funerari, si chiederà come mai una popolazione cremi i propri morti, oppure un’altra semplicemente li seppellisca, ma uno psicologo evoluzionista si chiede come mai tutte le culture abbiano una credenza ultraterrena, come mai e per quale motivo rispettino i loro morti e riservino a loro un funerale. L’antropologo guarda le manifestazioni culturali, lo psicologo evoluzionista va alla radice della questione, cerca di capire cosa accomuni le diverse popolazioni. L’idea della psicologia evoluzionistica è capire come ognuno di noi sia diverso a partire da qualcosa che abbiamo tutti noi.
Abbiamo a che fare con un modello concettuale che ipotizza che l’indagine filogenetica, insieme all’indagine ontogenetica, possa farci capire chi siamo, come funzioniamo e cosa sia il nostro sistema mente-cervello. Noi siamo quindi il risultato della nostra storia di sviluppo, ma conta anche la storia della nostra specie.
I problemi adattivi
Nella nostra storia di Homo sapiens abbiamo avuto avversità e abb...
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