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Psicologia dinamica

La psicoanalisi come sovversione del sapere

Un nuovo punto di vista: rapporto medico-malattia: per la psichiatria classica l’oggetto di indagine è l’organo sofferente o la funzione distorta, e la finalità ultima è costituita dall’intellegibilità del sintomo intesa come connessione necessaria e costante tra causa organica ed effetto patologico; il nesso ottenuto viene catalogato come sindrome.

Freud: sostituisce all’evidenza del sintomo la domanda del paziente. Il medico che si risponde all’ascolto si rende passivo nei confronti del malato che parla, si lascia invadere dal suo discorso. La psicoanalisi si distacca dalla medicina, scienza del corpo, e diventa scienza dell’uomo. Freud pone al centro della sua costruzione concettuale l’inconscio ed organizza un nuovo campo del sapere pur cercando per quanto possibile di non scindere la teoria dalla prassi, la meta-psicologia dalla clinica. La psicoanalisi nasce come terapia dell’isteria ed è dal rapporto con le isteriche deriva la convinzione che regge tutta la sua ricerca: che tutto l’agire umano, anche il meno intenzionale, sia dotato di senso, un significato nascosto che va ricercato con opportune strategie.

Ogni manifestazione umana può essere letta come discorso manifesto che rimanda ad un discorso latente che ne detiene il senso, non si tratta solo di scoprire una verità velata ma di costruire un senso storico attraverso il lavoro analitico di scomposizione e ricomposizione dell’evidente. La psicoanalisi è un lavoro nel corso del quale emerge l’inconscio, che non è una cosa né una zona dell’apparato psichico, ma un’esperienza concreta e una necessità logica. Solo se ammettiamo l’esistenza dell’inconscio possiamo capire brandelli d’esperienza che rimarrebbero altrimenti privi di soggettività e di significato.

L’inconscio in se stesso rimane inconoscibile, ci è dato conoscerlo solo nei suoi derivati, sogno, sintomo, lapsus, motto di spirito, gioco, attraverso i quali possiamo risalire alle sorgenti di quel desiderio inconscio che anima la nostra vita. La psicoanalisi si configura quindi anche come “scienza delle tracce” resa possibile dal principio del determinismo inconscio che, negando allo psichico ogni casualità, collega tutti i nostri atti in una catena associativa ferrea. L’inconscio non è latente o remoto, ma attuale ed efficace. Recuperando l’inconscio all’intellegibilità, la psicoanalisi ottiene effetti di verità e, di conseguenza, di mutamento. I risultati ottenuti possono essere trasmessi in due modi: esperienza di analisi e insegnamento tradizionale.

Definizione psicoanalisi

Freud è costretto ad articolare la definizione in 3 distinti livelli:

  • Procedimento per l’indagine di processi psichici cui altrimenti sarebbe impossibile accedere.
  • Metodo terapeutico per il trattamento dei disturbi nevrotici.
  • Serie di conoscenze psicologiche acquisite per questa via che gradualmente si assommano e convergono in una nuova disciplina scientifica.

La psicoanalisi va intesa in riferimento costante alla sua pratica. È infatti dal confronto dinamico delle ipotesi teoriche con la terapia che si delinea e concresce la nuova disciplina scientifica applicabile anche alla soluzione dei problemi in altri ambiti. Con la sua capacità di decostruzione può infatti far scricchiolare certezze, apportare una maggior consapevolezza della complessità degli scambi dell’uomo con l’uomo e dell’uomo col mondo.

Crisi dell’umanesimo classico

Con la psicoanalisi vengono meno l’immagine di mondo e la figura di uomo costruiti intorno alla solidità del “cogito cartesiano”. Freud considera come oggetto anche il soggetto della conoscenza, analizzando la storia della scienza non come “teoria delle cose” ma come relazione dell’uomo col mondo e così facendo è possibile formulare un discorso clinico sul nostro sapere. Pensare l’uomo al centro del mondo svolge una funzione consolatoria ed autogratificante ma tutto il sistema di certezze che vi si appoggiava è stato progressivamente minato dalla scienza che, nel suo procedere non può far altro che smantellare false sicurezze, consolatorie teorie. La conoscenza scientifica ha provocato vere e proprie ferite al simulacro ideale che l’uomo si era costruito di se stesso, ferite narcisistiche. Ne sono autori:

  • Copernico: con il modello eliocentrico, decentrando la terra, priva l’uomo della sua collocazione sovrana nel quadro dell’universo, riducendolo ad una particella insignificante.
  • Darwin: mette in crisi la discendenza divina dell’uomo collocandolo nelle generazioni del regno animale.
  • Freud: con la psicoanalisi mette in crisi l’illusione dell’uomo di essere padrone della propria interiorità dimostrando che l’Io non è padrone neanche in casa propria. L’io si inganna costantemente ritenendo che psichico sia identico a cosciente.

Accadono nella mente molte più cose di quante il fragile Io ne controlli e ne conosca. La psicologia filosofica riconosceva la presenza dell’inconscio, ne avvertiva le pulsioni ma si adoperava costantemente per attutirlo, delimitarlo, lasciarlo fuori dallo spazio della cultura.

Sessualità e parola

La sessualità umana per Freud è questione di pensiero, fantasia, parola mentre per la medicina tradizionale coincideva con il processo riproduttivo. Era considerata una funzione del corpo che inizia con la pubertà ed è esclusivamente finalizzata alla generazione e ogni comportamento erotico che non fosse volto alla procreazione veniva tacciato di anormalità e cadono nella patologia. La sessualità “disturbata” veniva vista come la causa di ogni sintomo e di ogni comportamento disturbato, l’obiettivo di ogni terapia. Attraverso la pratica della confessione la sessualità si psicologizza, ma ciò che i discorsi sulla sessualità non dicono è il “sesso inconscio”, cioè quello composto da pulsioni parziali, disarticolate e contraddittorie, duplicate dall’immaginario, lavorate dalle vicende individuali e dai rapporti sociali. L’isterica rappresenta il “sesso non sessualizzato”, non traducibile in discorso in quanto parla con il corpo, il suo discorso specifico è il sintomo ed è da lì che bisogna partire.

Biografia di una scoperta

Il romanzo familiare di Freud

Sigmund Freud nacque il 6 maggio 1856 a Freiberg, in Moravia, attualmente Cecoslovacchia, da una famiglia di ebrei commercianti di lana. A 4 anni si trasferì a Vienna, dove negli anni che precedevano il conflitto mondiale il sentimento predominante era l’angoscia e il senso di precarietà.

Storia di una formazione culturale

A Vienna la scuola di Helmholtz espone per la prima volta il principio di conservazione dell’energia, principio che Freud utilizzerà nell’organizzazione del suo modello di apparato psichico e Freud partecipò attivamente alla ricerca sperimentale di Helmholtz, studiando l’istologia delle cellule nervose. Nel 1881 Freud si laurea in medicina e abbandona la carriera da ricercatore per andare a lavorare negli ospedali psichiatrici, 3 anni. Il periodo più proficuo fu quello trascorso nella clinica psichiatrica di Meynert dove si avvicinò per la prima volta a pazienti psicotici. Nel 1885 dopo le sue pubblicazioni istologiche e cliniche viene nominato specialista in malattie nervose. Nello stesso anno, grazie ad una borsa di studio, raggiunse Parigi per seguire le lezioni che Charcot teneva alla Salpêtrière.

Freud rimase solo 4 mesi a Parigi ma l’incontro con Charcot fu molto importante in quanto simbolizza il convergere di due filoni della ricerca psicologica, quello sperimentale, che si svolgeva in laboratori annessi, e quello clinico che avveniva nell’ospedale psichiatrico e aveva come metodo l’ipnotismo.

L’isteria, una patologia tipicamente femminile che la medicina classica attribuiva a malformazioni o disfunzioni uterine aveva ottenuto dagli studi di Charcot dignità di fenomeno scientifico. Egli attraverso un’attenta osservazione delle sue manifestazioni ne aveva ordinato la caotica sintomatologia, tremori, fobie, contrazioni muscolari, convulsioni, paralisi temporanee, in precisi quadri nosografici, ma ciò che mancava a Charcot era un modello psicologico funzionale al quale far riferimento. Da una parte considerava la sintomatologia isterica, per l’assenza di lesioni organiche, come effetto di simulazione e suggestione, dall’altra la elevava al livello di determinazione delle affezioni neurologiche.

Freud riuscì a superare questa dicotomia trattando l’isteria come una morbosità specifica che comporta una eziologia specifica e, ricercandone le cause psichiche, accetterà al tempo stesso il suo essere una malattia “per rappresentanza”. Tornato a Vienna Freud cercò di diffondere le nuove teorie psichiatriche nell’ambito medico ma ottenne un rifiuto, tanto più che si era attirato la generale riprovazione per il modo con il quale aveva sperimentato, anche su di sé, la cocaina, sottovalutandone gli effetti di tossicità e dipendenza.

Iniziata l’attività professionale Freud doveva riconoscere ben presto inefficace le terapie più diffuse per la cura dei disturbi nervosi: l’idrologia e l’elettroterapia. Anche l’ipnotismo, che pur garantiva risultati immediati, gli parve insufficiente perché i suoi effetti erano momentanei e sporadici. Mentre prosegue gli studi neurologici, continua ad interrogarsi sul rapporto tra il disturbo psichico ed il substrato organico, avendo notato che la paralisi isterica differisce da quella organica perché la sua distribuzione non rispetta le carte anatomiche ma risponde ad un concetto psichico di corpo.

Ma, anche supposto che il nucleo patogeno sia psichico, Freud non conosce altro modo per aggredirlo che la suggestione ipnotica ed è proprio per perfezionarsi in questa tecnica che nel 1889 si reca a Nancy da Bernheim. Di questa esperienza lo colpisce soprattutto la capacità di Bernheim di indurre i pazienti a rievocare avvenimenti accaduti sotto ipnosi, di cui essi sembrano non conservare alcuna consapevolezza, amnesia post-ipnotica. È dunque possibile secondo Freud recuperare a, certe condizioni, contenuti psichici che si credevano perduti. Quanto più il suo interesse si allontana dall’eziologia organica, tanto più investe il campo della parola, il rapporto che si stabilisce nel corso della terapia tra medico e paziente. Progressivamente emerge una correlazione tra parola e sintomo.

Un paradigma di spiegazione scientifica: l’isteria

L’isterica ed il linguaggio del sintomo

Breuer, medico importante nella comunità ebraica, entrò in contatto con Freud nel laboratorio di Brücke, presso il quale faceva la ricerca, ed è proprio dalla narrazione che Breuer fece a Freud della terapia alla quale stava sottoponendo una giovane paziente, Anna O, che si fa discendere la psicoanalisi. Anna era stata colpita da sintomi isterici, paralisi, deficienze della funzione visiva, tosse nervosa, anoressia e idrofobia, delirio, comparsi dopo che la ragazza si era dedicata al padre, poi deceduto per una grave malattia. In quel periodo doveva aver sofferto di una sorta di acuto esaurimento che Breuer chiamava “stato ipnoide” che considerava, conformemente propizio all’insorgere della patologia isterica.

Breuer riteneva fosse necessario riprodurre con l’ipnosi una situazione simile, di abbandono e di passività in cui operare l’“abreazione”, cioè la scarica emozionale con la quale il paziente si libera dall’effetto connesso al ricordo di un evento traumatico. Un giorno accade che Anna gli riferisse in che situazione era sotto uno dei suoi sintomi e, al termine della rievocazione fortemente emotiva, il sintomo scomparve: da qui Breuer fece di un avvenimento occasionale un metodo che egli chiamò “catartico” e che applicò progressivamente su di un sintomo per volta dopo averlo enucleato dal complesso della patologia. Ogni sintomo aveva la sua storia che, ripercorsa a ritroso, portava all’evento traumatico che sembrava averlo determinato.

Breuer interruppe improvvisamente la terapia di Anna spaventato dall’intenso legame affettivo che si era reciprocamente creato: Freud vide che questa relazione affettiva è parte essenziale del processo terapeutico, il suo asse portante. Attraverso l’affettività del rapporto terapeutico che Freud chiamò traslazione e che oggi chiamiamo transfert, è possibile che il nevrotico abbandoni le proprie difese, quelle barriere che aveva creato attorno all’avvenimento traumatico per mantenerlo lontano e isolato. Così l’affettività ritorna in circolo arricchendo la vita psichica fino a riportare l’individuo alla sua perduta efficienza. Con ciò il sintomo ha ottenuto il suo primo scopo: quello di comunicare, simbolicamente, una libertà di espressione.

Freud chiamerà il sintomo “discorso d’organo”: stabilendo un continuum tra anima e corpo si materializza lo psichico e si psicologizza il corpo. Nel caso di Anna, l’educazione, la morale e il costume non permettono l’assunzione degli aspetti sessuali della personalità. Questo blocca la normale espressione della sessualità femminile e la incanala nelle forme patologiche, ma socialmente accettate, del sintomo. Freud vede nel sintomo il nodo terminale del trauma ma sembra sottovalutare le determinanti sociali e culturali della malattie e non legge nella famiglia stessa una causa patogena né riconosce la specificità della condizione femminile.

Nel 1896 interrompe ogni rapporto con Breuer: la causa del dissidio verte sull’eziologia dell’isteria che Freud attribuisce a fattori sessuali, mentre Breuer rifiuta il primato della sessualità.

Freud e il suo altro

1887-1902: epistolario Freud-Fliess che risulta essere particolarmente significativo per il sapere psicanalitico, complesso edipico, sessualità infantile, interpretazione sogni, teoria esplicativa della nevrosi. Freud rinuncia all’ipnosi ma continua a sollecitare il ricordo nei pazienti in quanto sosteneva ci fosse una correlazione tra l’attualità del sintomo e la ripresentazione del passato. La ricostruzione del passato spesso evidenzia zone d’ombra che concerne esperienze e traumi di n

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/07 Psicologia dinamica

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