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Psicologia dinamica

Capitolo uno

Sigmund Freud (1856 – 1939)

1. La vita

Sigmund Freud:

  • È nato il 6 maggio 1856 a Pribor (Frieberg) in Moravia, oggi appartiene alla Repubblica ceca e allora all’Impero austriaco.
  • I nomi scritti nella Bibbia di famiglia erano Sigismund Schlomo (Salomone, il saggio), ma Freud usò sempre Sigmund.
  • I genitori erano Jakob Freud: commerciante, aveva 20 anni in più della madre che era Amalie Nathanson: aveva 21 anni. Il padre era al terzo matrimonio: dal primo erano nati:
  • Emanuel: era sposato e aveva due figli, John e Pauline, coetanei di Sigmund e furono i suoi compagni di giochi infantili.
  • Philip.

I due emigrarono a Manchester in Gran Bretagna.

  • Ebbe 5 figli:
  • 1) Anna
  • 2) Rosa
  • 3) Marie
  • 4) Adolfine
  • 5) Pauline
  • 6) Julius: un anno più piccolo che morì a 8 mesi
  • 7) Alexander.

Per lui, da bambino, l’ordine delle generazioni della sua famiglia non era semplice: all’apparenza vi erano:

  • I bambini: lui e i figli di Emanuel.
  • I giovani adulti: Emanuel e la moglie, Philip e la madre Amelie.
  • I vecchi: il padre Jacob e la bambinaia Monika Zaijc.
  • Per le difficoltà economiche nel 1859 si spostarono a Lipsia e quindi a Vienna.
  • Scelse studi medici e si dedicò alla ricerca biologica: presso la stazione zoologica di Trieste ricercò le gonadi dell’anguilla: sviluppò metodi istologici per studiare i neuroni ecc.
  • Si laureò nella primavera del 1881. Frequentò come dimostratore il Laboratorio di fisiologia del professor Brucke ma nell’estate del 1882 decise di dedicarsi alla professione medica.
  • Aveva conosciuto Martha Bernays, che viveva con la madre vicino ad Amburgo; si era fidanzato con lei e desiderava sposarsi. Ebbe l’occasione di studiare la cocaina: sulla quale scrisse una monografia in cui non colse l’importanza del suo effetto anestetico per la cui scoperta divennero poi famosi due suoi colleghi.

Si sposarono nel 1886 ed ebbero sei figli:

  • 1) Mathilde (1887 – 1978) che sposò un commerciante e non ebbe figli.
  • 2) Jean Martin (1889 – 1967) avvocato, vissuto in Inghilterra; partito volontario, fu ferito sul fronte russo e combatté su quello italiano dove fu prigioniero.
  • 3) Oliver (1891 – 1969) ingegnere, che fece un’analisi con Franz Alexander a Berlino ed emigrò negli USA; combatté nel genio.
  • 4) Ernst (1892 – 1970) architetto lavorò a Berlino e a Londra; fu sul fronte russo ed ebbe tre figli:
  • Lucian Michaele (1922 – 2011), pittore.
  • 5) Sophie (1893 – 1920) la ‘’figlia della domenica’’, morì nel 1920 durante l’epidemia di spagnola, lasciando due figli:
  • Hienele: morì poco tempo dopo a soli 4 anni per TBC.
  • Ernest Wolfgang: il nipotino del famoso gioco del rocchetto. Freud fu colpito alla notizia della morte del nipotino e si mise a piangere: perché per lui significava il futuro, e lo ha portato via con sé; scrive all’amico Oskar Rie (ibidem). Il nipote Ernest W. fu affidato alla zia Anna, fece un’analisi con Willy Hoffer e lavorò come analista in Germania e Gran Bretagna.
  • 6) Anna (1895 – 1982).
  • Nel 1923 fu diagnosticato a Freud il cancro alla mascella. Inizia una serie di interventi chirurgici più demolitivi, applicazioni radioterapiche, uso di protesi più invalidanti che gli resero più difficile l’articolazione della parola e la masticazione, difficoltà che misero alla prova lo stoicismo del suo carattere.
  • Nel 1938, dopo l’Anschluss, grazie all’aiuto dell’amica principessa Bonaparte, riuscì con i suoi familiari ad andare in esilio in Inghilterra.
  • Si stabilì a Londra al n. 20 di Maresfield Gardens, dove morì nel 1939.

La nascita della psicoanalisi

  • Ha inventato un metodo terapeutico nuovo, una teoria del funzionamento della mente e una concezione dello sviluppo psicologico nuova.
  • Ha dato vita a un movimento di seguaci che hanno approfondito e tramandato le sue conoscenze ‘’proteggendole’’ come una verità religiosa.
  • È partito dallo studio dell’isteria. I metodi di cura delle malattie nervose erano empirici:
  • Elettroterapia
  • Idroterapia
  • Dieta
  • Massaggi
  • Cure climatiche
  • Viaggi

Anche per questo suscitavano grande interesse i fenomeni legati alla suggestione:

  • Anton Mesmer (1734 1815), medico austriaco, ebbe successo prima a Vienna e poi a Parigi. Pensava di poter curare le persone concentrando un’energia propria degli organismi viventi, il magnetismo animale (baquet), una vasca con acqua magnetizzata.

Un suo caso famoso fu quello della pianista Maria Theresia Paradis divenuta cieca, che egli guarì, ma solo provvisoriamente. Fu sfidato a dimostrare l’efficacia delle sue cure di fronte a due commissioni d’inchiesta nominate dal re Luigi 16 e composte dagli scienziati importanti dell’epoca come Benjamin Franklin, ambasciatore americano a Parigi, il chimico Lavoisier e il professore di anatomia Guillotin (inventore della ghigliottina). Le conclusioni furono negative: non esistevano prove del magnetismo animale, i fenomeni che si producevano erano legati alla suggestione.

Lo studio scientifico della suggestione fu intrapreso in Francia da Jean-Martin Charcot (1825 – 1893):

  • Primario del reparto per i malati cosiddetti ‘’convulsivi’’ della Salpetrière.
  • Fu una figura napoleonica, un luminare della medicina dell’epoca.
  • Scoprì che i sintomi dell’isteria erano riproducibili attraverso la suggestione e che l’ipnosi poteva essere usata per ‘’vietarli’’.

Freud ottenne una borsa di studio per specializzarsi da Charcot; al ritorno da Parigi, aprì il suo studio (Berggasse 19, che rimase la sua fino all’esilio londinese) e cominciò la sua attività. Fece un secondo viaggio di studio in Francia, a Nancy, dove lavoravano Ambroise Liébeault (1823-1904), un medico di campagna ipnotista, e Hippolyte Bernheim (1840 – 1919), professore all’Università di Strasburgo. Essi contestavano l’affermazione di Charcot di una radicale divisione della coscienza tra coscienza vigile e sonnambulica. Infatti se in ipnosi si dà un compito a un individuo, egli da sveglio lo eseguirà senza ricordarne il contesto, ma se si insiste a chiedergli di ricordare, alla fine un individuo ricorderà quello che era successo in ipnosi.

Questo portò Freud a maturare la convinzione dell’inutilità dell’ipnosi. Nell’esperienza clinica infatti essa alla lunga è inefficace perché i sintomi si manifestano in modo nuovo, ed essendo una procedura meccanica non permette di capire il significato del sintomo e della sofferenza.

Gli studi sull’isteria

L’abbandono della tecnica ipnotica e la conquista di un nuovo metodo terapeutico – la psicoterapia – sono testimoniati dagli Studi sull’isteria (1892 – 95) scritti da Breuer e Freud e pubblicati nel 1895.

Il primo caso clinico descritto era quello di Breuer: la signorina Anna O:

  • Ebrea di 21 anni, il cui vero nome era Bertha Pappenheim (1859 – 1936).
  • Fu in cura per gravi sintomi isterici dal dicembre 1880 al giugno 1882 con Joseph Breuer (1842 – 1925): un medico molto noto a Vienna, più anziano di Freud di quasi 15 anni, suo amico e protettore.
  • Curò Bertha senza usare l’ipnosi per proibire i sintomi ma utilizzando le autoipnosi spontanee della paziente per far emergere le emozioni sottese al sintomo: il metodo catartico (in greco significa purificazione).
  • Freud ne fu molto interessato e ne intuì l’importanza per quella che chiamò abreazione: la reazione a distanza, vale a dire la liberazione dell’affetto rimasto bloccato nella situazione traumatica. Negli stessi anni anche Pierre Janet a Parigi fece esperienze analoghe in due casi, Lucie 1886 e Marie del 1889.
  • Scrive Breuer: aveva un temperamento poetico e fantastico, ma era dotata di spirito critico e forte volontà.
  • Nell’infanzia: aveva perso le due sorelline, Henriette e Flora.
  • Era molto colta, conosceva, oltre al tedesco, l’inglese, il francese e l’italiano, era ricca di bontà e simpatia umana, ma lunatica e portata all’esagerazione degli affetti ‘’l’elemento sessuale era poco sviluppato’’.
  • Apparteneva a una famiglia benestante di ebrei ortodossi, conduceva una vita monotona e si abbandonava con piacere a sogni a occhi aperti, che chiamava il suo teatro privato.

La sua malattia si sviluppò in 4 fasi:

  • L’incubazione latente: nel luglio 1880 il padre di Anna si ammala di pleurite e la figlia lo assiste giorno e notte. Comincia a soffrire di:
  • Assenze
  • Allucinazioni
  • Ripugnanza per il cibo
  • Accessi di tosse
  • La malattia manifesta: dal dicembre del 1880 al primo aprile 1881. In rapida successione una serie impressionante di sintomi costringe la pz a letto:
  • Paralisi
  • Contratture
  • Anestesie del lato dx del corpo e a volte anche del sx
  • Paralisi dei muscoli del collo
  • Strabismo convergente
  • Disturbi visivi
  • Allucinazioni visive (serpenti neri)
  • Impressione che le crollino addosso le pareti
  • Disturbi del linguaggio: mutismo, afasia, perdita della capacità di parlare in tedesco, confusione delle lingue, per cui alla fine parla solo in inglese e pretende di esser capita anche da chi non lo parla.
  • Sdoppiamento della personalità
  • Attraversa periodi che chiama CLOUDS in cui è intrattabile e violenta e dei quali non conserva alcun ricordo.
  • La famiglia consulta Krafft – Ebing e quindi Breuer, che la prende in cura. Il suo trattamento migliora le condizioni della pz che può così alzarsi dal letto.
  • La recrudescenza dei sintomi: dopo la morte del padre, il 5/04/1881:
  • Rifiuto di alimentarsi
  • Allucinazioni negative (non riconosce le persone ma solo Breuer)
  • Insonnia persistente (per cui le viene dato il cloralio)
  • Tentativi di suicidio che consigliano il ricovero in una casa di campagna (dal 7 giugno fino all’autunno 1881).

Breuer aveva notato che all’ora del tramonto ella cadeva in uno stato di stupore durante il quale mormorava alcune parole. Egli prese a indurla in una sorta di trance autoipnotica durante la quale la paziente collegava alle parole pensieri e fantasie che l’avevano preoccupata durante il giorno. Dopo averlo fatto, Anna usciva dal trance e si sentiva meglio. Essa chiamò questo metodo TALKING CURE = la cura con le parole o in modo umoristico, CHIMNEY-SWEEPING = pulire il camino.

Non riusciva a bere da sei settimane ma quando durante una sua trance ricordò di aver visto un giorno nella stanza della governante inglese un cane bere l’acqua da un bicchiere (scena che le provocò disgusto ma che per educazione non poté manifestare) l’idrofobia sparì e Anna poté riprendere a bere.

  • Trattamento sistematico: dato che i sintomi si risolvono risalendo al primo episodio in cui si sono manifestati e ricordando le emozioni a esso collegate, Breuer decide di eliminarli completamente iniziando un trattamento sistematico che dura fino al 7 giugno 1882. La paziente si dissocia oscillando tra due stati:
  • 1) Vive nel presente
  • 2) Passato esattamente nello stesso giorno precedente.

Durante le sedute di autoipnosi serali, Breuer deve così occuparsi di tre cose contemporaneamente:

  • 1) Eliminare le allucinazioni e le fantasticherie della giornata.
  • 2) Riprodurre le esperienze negative del giorno corrispondente dell’anno precedente.
  • 3) Ripercorrere nell’ordine inverso in cui si sono manifestate, tutte le occorrenze dei vari sintomi.

Per accelerare questa fase di terapia, Breuer decide di vedere la pz anche la mattina per ipnotizzarla e farsi dare indicazioni sulle domande da farle nell’autoipnosi serale. I sintomi così recedono e la pz decide che il trattamento avrà termine il 7 giugno, anniversario del suo ricovero. Dopo aver sistemato la camera come quella del padre, Anna rivive l’allucinazione di quella notte quando paralizzata e muta per il terrore aveva visto un serpente nero strisciare verso di lei: ‘’in questo modo si concluse anche tutta la isteria…. Immediatamente dopo parlò in tedesco…. Poi lasciò Vienna per un viaggio, le ci volle ancora tempo prima di ritrovare del tutto il suo equilibrio psichico. Da allora gode perfetta salute’’.

Non era così, la conclusione di Breuer era troppo reticente. Jones riporta che Freud raccontava che la sera dopo la conclusione della terapia, Breuer venne chiamato d’urgenza a casa della pz in preda a una crisi, un parto isterico. ‘’Adesso nasce il bambino che ho avuto dal dott. Breuer’’, gridava Bertha. Breuer si spaventò, calmò la pz con l’ipnosi e l’indomani stesso partì con la moglie per un viaggio a Venezia, una nuova luna di miele.

Secondo Freud, Breuer si era spaventato di fronte all’intensità delle emozioni che si erano scatenate. Avrebbe dovuto continuare a cercare di capire quello che stava succedendo. In una lettera a Stefan Zweig del 1932 Freud scrive: ‘’quella sera egli aveva in mano la chiave che gli avrebbe aperto la strada verso ‘’le Madri’’, ma la lasciò cadere. Breuer non aveva nulla di faustiano.’’

Breuer in una lettera ad Auguste Forel del 1907, ricordava quella cura come una grande sofferenza: ‘’all’epoca giurai a me stesso di non affrontare mai più un simile calvario’’.

Ellenberger ha scoperto che Breuer, preoccupato delle condizioni di Bertha, in realtà l’aveva fatta ricoverare nella clinica Bellevue a Kreuzlingen, la famosa clinica dei Binswanger. Sono stati trovati molti documenti clinici: il rapporto di prestazione che Breuer redasse allora, all’epoca del ricovero, in cui, oltre ai sintomi isterici, parla della grave dipendenza da morfina della pz, contratta per il trattamento di una nevralgia facciale a seguito di un intervento chirurgico mal riuscito; i rapporti dei medici curanti e un rapporto in inglese scritto dalla pz stessa in cui ella lamenta di soffrire periodi di assenza (TIMEMISSING).

Bertha Pappenhem venne poi ancora ricoverata altre tre volte, riuscendo a superare la dipendenza dalla morfina. Nel 1895 si trasferì con la madre a Francoforte sul Meno dove cominciò quelle attività sociali per cui diventerà famosa: ‘’la sua vita fu dedicata alla causa della donna, alla sua emancipazione e ai bambini. Tra le iniziative vi furono varie missioni in:

  • Russia
  • Polonia
  • Romania

Per adottare i bambini rimasti orfani nei pogrom. Fondò e diresse l’Orfanotrofio femminile ebraico e la Lega delle donne ebree. Scrisse vari libri di argomento sociale ma anche racconti per bambini e romanzi, alcuni con lo pseudonimo di Paul Berthold, Aforismi (Denkzette) e poesie che chiamò Preghiere (Gebete).

Amava molto la musica e suonava al piano Haydn e Mozart. Nel 1907 fondò a Neu-Isenburg, con il patrimonio familiare, una città dei bambini, quattro grandi edifici dove accolse ragazze madri, orfani e bambini abbandonati: una struttura organizzata sul modello di Beyt Istrael, la casa di Israele. ‘’La severità è amore’’ era il suo motto: ‘’amo la parola DOVERE = perché rappresenta un necessario e salutare contrappeso alla mia fantasia che correrebbe senza alcun limite … e debbo dire che i doveri che ci si impongono non sembrano gravi’’.

Morì nel 1936, poco dopo essere stata interrogata dalla Gestapo. Scrisse 5 diversi necrologi: ‘’quando scenderò nel buio eterno e le onde dello spazio e del nulla si chiuderanno sopra di me con fragore, fa allora che io abbia desiderato il giusto, sempre, con forza, senza mai un compromesso’’.

Due anni dopo due degli edifici venne incendiato; poi tutti, bambini e adulti, vennero deportati e Neu – Isenburg divenne sede della Hitlerjugend. Oggi vi si trovano un Memorial e una scuola.

Eine Heilung mit Defekt, una cura incompleta, l’ha definita Freud, riferendosi al fatto che ‘’nonostante si fosse ristabilita, sotto un certo aspetto avesse chiuso con la vita’’: non si sposò, né ebbe relazioni sentimentali, condizioni che insieme alla capacità di lavorare sono gli indici della buona salute psicologica.

Bertha non s’interessò più di psicoanalisi, non confidò mai a nessuno di essere Anna O. e sembra che avesse chiesto ai famigliari di mantenere il silenzio su di lei. Dora Edinger, la sua biografa e parente, ricorda un suo giudizio sulla psicoanalisi: ‘’la psicoanalisi è per il medico quello che la confessione è per il sacerdote cattolico. Dipende da chi la usa e da come la usa se essa diventa uno strumento benefico o una spada tagliente.’’.

Con i suoi disturbi sensoriali e motori, del linguaggio e della memoria, le allucinazioni, la dissociazione della personalità, la diagnosi del caso Anna O. è rimasta molto controversa: un caso di schizofrenia, una psicosi isterica o un grave stato borderline. Steinmann (1984) ha sottolineato il conflitto dell’identità femminile; altri autori il disturbo di conversione, la depressione e la sindrome della personalità multipla. Pollock ha suggerito una psicosi tossica dovuta all’abuso di morfina.

Anna O. è certo una personalità fuori del comune, profondamente in conflitto tra l’intensità delle emozioni che vive e la rigidità del controllo che esercita su se stessa per essere all’altezza delle sue aspettative. Il suo rifugio era l’abbandono alla fantasia ma esso era diventato improvvisamente pericoloso perché era ent

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/07 Psicologia dinamica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher annarella1989 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dinamica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Gabriele D'Annunzio di Chieti e Pescara o del prof Candelori Carla.
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