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Psicologia dello sviluppo

Introduzione alla psicologia dello sviluppo

Cos’è? Che metodo usa?

Dibattito natura/ambiente/esperienza

  • Fenotipo e genotipo
  • Temperamento (modelli sul temperamento: Thomas e Chess, Buss e Plomin, Rothbar e Posner, inibizione comportamentale di Kagan, sensation seeking di Zuckerman)
  • Ambiente (teoria di Brofenbenner e teoria di Plomin)
  • Esperienza (modelli sull’effetto della resilienza: passivo, intermedio (modello diatesi stress) e attivo (differential susceptibility theory, biological sensitivity to the context))
  • Quando (periodi critici e periodi sensibili di apprendimento)

Teoria dell’attaccamento

  • Teoria dell’attaccamento di Bowlby
  • Sviluppo dell’attaccamento
  • Strange situation di Ainsworth
  • Evoluzioni della teoria (Main, Cassidy, Stroufe)

Sviluppo prenatale e neonatale

  • Sviluppo percettivo
  • Sviluppo motorio
  • Capacità di apprendimento
  • Comportamenti ad alta valenza socio-comunicativa
  • Sistemi motivazionali primari

Comunicazione e linguaggio

  • Elementi di psicologia della comunicazione e di linguistica (fonetica, fonologia, morfologia, sintassi, semantica, pragmatica)
  • Sviluppo della comunicazione nel bambino (Shaffer, Murray)

Sviluppo cognitivo: rapporto tra linguaggio e pensiero

  • Teorie classiche di Piaget e Vygotskij
  • Approccio innatista (Chomsky e Pinker)
  • Approccio cognitivo funzionalista (Tomasello)
  • Approccio interazionista
  • Approccio costruzionista (Bruner)
  • Teorizzazioni attuali

Approfondimento su Piaget

Teoria e sviluppo cognitivo

Approfondimento su Vygotskij

Teoria e sviluppo cognitivo

Cos'è?

La psicologia dello sviluppo si occupa di descrivere e spiegare la natura del cambiamento e della continuità che avviene nel tempo del comportamento di una determinata capacità, funzione, abilità o caratteristica psicologica propria degli esseri umani.

Descrivere e spiegare

  • Descrivere: spiegazioni relative a come un fenomeno avviene (es. come cambia la vista nei primi mesi)
  • Spiegare: rispondere al perché, si rinvia ai processi sottostanti di causa-effetto, c'è un processo primario che attiva una cascata di secondari (es. analisi dei cambiamenti legati alla maturazione delle vie visive)

La natura del cambiamento

Trasformazione. Vivere implica cambiamento. Lo sviluppo umano si può paragonare ad un aereo: fasi ascendenti (grandi acquisizioni fino ai 23 e 24 anni), discendenti, di stallo, cambiamenti repentini per via delle turbolenze (=eventi di vita che possono cambiare le traiettorie di vita).

Il cambiamento può essere: perdita (peggioramento qualitativo o quantitativo) o progresso (miglioramento qualitativo o quantitativo). Idea diffusa: cambiamento considerato come sempre diretto verso livelli più elevati di funzionamento, quindi solo accrescimento -> visione dello sviluppo in soli termini di progresso: ottocentesca, mutuata dalla biologia, legata al concetto di maturazione fisiologica. In realtà il cambiamento è anche perdita (es. quando un neonato nasce ha molti neuroni, con lo sviluppo c’è una progressiva perdita di neuroni, ad esempio si sintonizza solo sui suoni della sua lingua, anche se potenzialmente poteva capirle tutte).

Che avviene nel tempo

Detta psicologia del ciclo di vita, perché lo sviluppo psicologico riguarda ogni fase della vita:

  • Prenatale
  • Prima infanzia (0-2 anni)
  • Prima fanciullezza/seconda infanzia (2-6 anni)
  • Media fanciullezza (6-11 anni)
  • Preadolescenza (11-13 anni)
  • Adolescenza (13-18 anni)
  • Prima età adulta (20-40 anni)
  • Media età adulta (40-60 anni)
  • Anziani giovani (60-80 anni)
  • Anziani anziani: >80 anni

Del comportamento

Esistono molte definizioni.

Definizione comportamentista: attività di un organismo percettibile e misurabile. Oggi: l’attività soggettiva e oggettiva direttamente osservabile (comportamenti overt) e non osservabile (comportamenti covert, inferibili dai comportamenti overt) di un individuo, un sistema, un gruppo.

Capacità, funzione, abilità

  • Capacità= termine antico, prima del 1800. Insieme delle condizioni psichiche che sono necessarie al compimento di una certa attività (es. la memoria= capacità mnestica)
  • Funzioni= 1800/1900: il fine, il ruolo, a cosa serve, a cosa assolve (es. la funzione psichica della memoria è immagazzinare info); attività psichiche che rimangono immutate nelle diverse circostanze e indipendentemente dai contenuti (es. la memoria è una funzione psichica)
  • Abilità= attività implementate attraverso apprendimento, esercizio, esperienza (es. fare i calcoli)

Le attività psichiche possono essere:

  • Generali (es. memoria)
  • Specifiche (es. riconoscere i volti, capacità legata a una zona specifica)

Se ci si riferisce a un’attività generale i tre termini sono interscambiabili, se ci si riferisce a un’attività specifica non si può usare il termine funzione.

Caratteristica psicologica

Proprietà psicologiche per le quali soggetti diversi possono distinguersi (es. grado di socievolezza). Si distribuiscono nella popolazione secondo un andamento normale, seguendo una curva gaussiana: pochi hanno le caratteristiche nel più o nel meno, i più le hanno nella media.

Si occupa di

Tracciare le traiettorie tipiche di sviluppo rispetto all’età cronologica dei soggetti, considerando anche le traiettorie atipiche di sviluppo. Individuo l’atipico per poter intervenire e perché ci aiuta a capire meglio come funziona l’uomo.

Comprendere se i cambiamenti avvengono in maniera graduale oppure a salti; nello sviluppo ci sono continuità e discontinuità e grande variabilità individuale.

Definita “il cuore della psicologia” poiché tutte le aree della psicologia trovano un posto nella psicologia dello sviluppo, trattate con domande specifiche (es. ps sociale: pregiudizi nei bimbi…)

Ha l’ambizione di fornire attraverso l’uso del metodo scientifico informazioni che ci permettono di comprendere e rispondere al quesito: “chi sono io? Come mai sono quello che sono?” -> come le variabili incidono sullo sviluppo individuale (dove sono nato, che genitori ho) senza poter specificare troppo, perché ognuno di noi è unico e irripetibile.

Ambisce anche a spiegare l’essenza della natura umana nelle sue differenziazioni, confrontandola:

  • Confronti tra specie (natura umana a confronto di altre specie)
  • Studi cross culturali: paragone delle acquisizioni nel corso dello sviluppo, cosa è patrimonio della specie (biologia) o della cultura. Studi meno in voga ultimamente per via della globalizzazione.

Legata a

  • Antropologia e sociologia
  • Biologia (genetica del comportamento)
  • Neuroscienze

Utilizza il metodo scientifico e disegni di tipo

  • Longitudinale: vengono studiati gli stessi soggetti per un periodo e si osservano e confrontano i cambiamenti che avvengono in tempi diversi.
  • Trasversale: vengono confrontati gruppi diversi di uguale età o di età diverse.
  • Studi sul singolo caso: più rari.

Permettono di studiare sia le caratteristiche del singolo individuo, sia le caratteristiche di sviluppo tipiche.

Quesiti

  • Qual è la natura dell’uomo?
  • Il cambiamento nel corso dello sviluppo è qualitativo o quantitativo?
  • In che misura le caratteristiche individuali rimangono costanti o si trasformano?
  • In che modo natura e cultura contribuiscono allo sviluppo?

Qual è la natura dell’uomo?

Individuare caratteristiche specifiche che ci distinguono rispetto agli altri animali e sono comuni per noi.

  • Fattori universali= fattori comuni e caratteristici di tutta la specie, riconducibili in primis alla evoluzione biologica (patrimonio specie specifico): linguaggio, memoria, socialità. Abbiamo somiglianze anche con altre specie, ad esempio i sistemi motivazionali primari.
  • Fattori storico-culturali= fattori comuni a gruppi più o meno estesi di individui a seconda del periodo storico e alla cultura di appartenenza.

Diverse visioni della natura della mente dell’uomo da sfatare, riguardo al rapporto mente-cervello (corpo)

  • La mente è un epifenomeno del cervello= fenomeno dovuto ad un altro fenomeno: è il cervello che determina l’esistenza della mente. In realtà i legami tra mente e corpo non sono ancora compresi del tutto e continuano a essere oggetto di ricerca. Crediamo che si influenzino vicendevolmente.
  • La mente dell’essere umano all’inizio è una tabula rasa: gli studi sullo sviluppo prenatale dimostrano il contrario, gli individui nascono già con abilità strutturate (competenze di base), che poi si svilupperanno ulteriormente.
  • La mente non si sviluppa più dopo il termine dei processi di maturazione di SNC: lo sviluppo delle abilità umane dura tutta la vita: la mente cambia di continuo, varia nel quotidiano e nei momenti della vita. Ci sono continui processi di generazione neuronale e di cambiamento di SNC nel corso di tutta la vita. La mente varia non solo in relazione alla maturazione, ma anche alle esperienze.
  • Lo sviluppo delle abilità cognitive umane nel corso della vita è una curva senza turbolenze: ascesa (crescita) e discesa (perdita) con stallo e stabilizzazione nel mezzo ogni abilità umana è caratterizzata da curve normative con andamenti differenti, che non dipendono solo dall’età cronologica. Ad esempio è vero che nei primi anni si cresce molto, ma con esercizio si può far crescere la mente al di là dell’aspetto maturativo, ma sulla base di apprendimento e esperienza: creando connessioni neuronali nuove e perfezionando le conoscenze vecchie.

Diverse visioni della natura dell’affettività e socialità umana da sfatare

  • L’essere umano ama ed è guidato sulla base del soddisfacimento dei suoi bisogni: amiamo gli altri solo sulla base della loro gratificazione per noi (es. il bambino ama la mamma solo perché lo cura). Smentito dagli studi della teoria dell’attaccamento e clinici. L’affettività è un bisogno primario, amare e essere amati, l’uomo non ama sulla base dei bisogni. L’affetto stesso è un bisogno primario sovraordinato a quello del cibo.
  • Siamo la specie che più fa del male ma che è più in grado di fare del bene -> libero arbitrio. Non dobbiamo polarizzarci solo sugli aspetti negativi.
  • L’essere umano è governato da istanze egocentriche ed egoistiche che impara a controllare. Egoismo= favorire l’ego più che gli altri. Egocentrismo= io al centro della mia mente "i mode": concezione egoistica ed egocentrica dell’uomo. Tutti i viventi sono necessariamente egocentrici, gli uomini lo sono ma hanno anche la capacità di comprendere gli stati altrui: "we mode", interesse per l’altro, intersoggettività. Noi abbiamo queste due diverse modalità e ci comportiamo diversamente se siamo soli o con altri. Siamo l’unica specie che sa condividere, anche a scapito della vita. Concezione smontata dagli studi sul comportamento prosociale e sullo sviluppo socio-emotivo (empatia).
  • L’essere umano non nasce sociale ma lo diventa grazie ai processi di socializzazione (primaria e secondaria), viene educato alla socializzazione. Socializzazione= passaggio di informazioni da una generazione all’altra per imparare a vivere bene in una società (es. norme educative). (Sappiamo modificare l’ambiente per noi e trasmettere la cultura). Agenti di socializzazione= chiunque dia un’educazione al bambino, in senso ampio.
  • Sì e no: questi processi sono utili per capire processi di sviluppo su larga scala che comportano cambiamenti in varie aree del funzionamento sociale ma non spiegano tutto.

Grazie a questi processi il bambino riesce ad adattarsi all’interazione con partner sociali diversi, differenziando anche i contesti sociali dell’interazione e gli script di comportamento sociale previsti, fino a diventare socialmente competenti. Ma ciò avviene grazie al concomitante sviluppo del sé. Siamo modellati dalle regole ma non è condizionamento passivo: siamo attivi e possiamo scegliere.

Differenziano in primis l’altro da sé in senso diadico (es. con la madre) poi di piccolo gruppo in contesti sociali specifici ricorrenti (es. famiglia, classe) infine l’altro da sé in contesti sociali specifici (es. comportamento al ristorante) e poi in senso più ampio alla sua società.

Il cambiamento nel corso dello sviluppo è qualitativo o quantitativo?

  • Quantitativo: lo sviluppo viene visto come accrescimento, ovvero come somma e accumulazione progressiva di piccoli cambiamenti nel tempo. La stessa cosa mano a mano diventa più grande. Cambiamento graduale. Es. allenandomi sono più resistente nella corsa (accrescimento), ma se mi fermo per un po’ perdo l’abilità (diminuzione). Uguale per le funzioni psichiche.
  • Qualitativo: lo sviluppo viene visto nei termini di trasformazione di capacità ed emergenza di capacità nuove per effetto di specifiche transizioni e modificazioni evolutive. Cambiamento della modalità. Es. da piccoli avevamo alta reattività emotiva e ci bastava pochissimo per piangere, ora gli stimoli che ci rendono felici o tristi sono diversi: modificazione qualitativa dell’emotività, abilità di autoregolazione emotiva. Es. improvvisamente a un certo punto non ci interessano più gli stessi giochi ma ne vogliamo altri.

In che misura le caratteristiche individuali rimangono costanti o si trasformano?

Le caratteristiche psicologiche sono soggette sia a continuità che a discontinuità. Bisogna accertare: quali siano soggette a continuità e quali a cambiamento e perché, e se è così per tutti.

Forme delle caratteristiche nel tempo:

  • Omotipica: stessa forma
  • Eterotipica: la forma è cambiata, ma i cambiamenti di forma sono parte di un medesimo processo.

In ciò hanno ruolo:

  • Genetica
  • Ambiente
  • Ruolo dell’esperienza e momento in cui è avvenuta (il peso di qualcosa differisce a seconda del momento in cui avviene)

Es. il permanere dell’aggressività dopo l’età adeguata è indice di disturbi, idem con la timidezza.

Natura-ambiente-esperienza

La diatriba Natura & Cultura nello sviluppo delle caratteristiche individuali. Argomento discusso in filosofia, viene ripreso in psicologia dove si cerca di rispondere attraverso studi e ricerche empiriche. Fine 1800. La psicologia si stava formando scientificamente.

Cosa ci rende ciò che siamo? Il dibattito è polarizzato e assumeva posizioni estremiste e riduzioniste, si cercava di capire cosa fosse prioritario, il fattore più importante. Dibattito sul ruolo assunto da:

  • Patrimonio genetico= natura
  • Ambiente= cultura

Nel determinare le specificità di ogni individuo, ovvero le differenze individuali. Francis Galton: ricco inglese, cugino di Darwin, influenzato dall’evoluzione della specie. Si dedica allo studio della trasmissione dell’intelligenza (=funzionamento più o meno elevato di una serie di abilità, concezione ancora ristretta) (“Il genio ereditario”, 1871): studia storie familiari di personaggi di status elevato e nota che in alcune famiglie spiccavano molti personaggi distinti in vari modi. Studio storico, non vero esperimento -> la natura in persone di uguale ceto sociale prevale sulla cultura per quanto riguarda l’intelligenza, dunque in uguale contesto sociale l’intelligenza è dettata dalla biologia. Legge della regressione dell’intelligenza: tra due genitori intelligenti il figlio è facilmente di media intelligenza: la genetica è democratica e c’è sempre un rimescolamento.

Watson: primo 1900, primo comportamentista, scrittore del manifesto scientifico della psicologia. Non si può ereditare una caratteristica mentale, una capacità, un temperamento, una costituzione, un talento -> i comportamentisti credono che non esista l’ereditarietà e che le caratteristiche psicologiche dipendano totalmente dalle interazioni con l’ambiente. Concezione di Watson molto importante con la diffusione del comportamentismo. Molti psicologi e sociologi sostenevano che le influenze ambientali fossero di gran lunga più importanti di quelle genetiche. L’atteggiamento di disprezzo nei confronti del fattore genetico era dovuto a diversi fattori:

  • L’intento di migliorare le condizioni di vita: sull’ambiente si può intervenire.
  • Il rifiuto di una visione fatalistica dello sviluppo.
  • Una avversione nei confronti del possibile uso di tipo razzista che poteva essere fatto della genetica, necessità di non ghettizzare, perché se l’intelligenza fosse nel DNA ci sarebbero razze più intelligenti?

Studi negli anni '50 per legare intelligenza e razza ma si scopre che non sono legate -> tentativo di bloccare modalità di pensiero discriminativo.

Mutamento di prospettiva, cognitivismo e studi sul DNA. In psicologia dello sviluppo si iniziò a sviluppare una specifica area di ricerca: la psicologia ambientale (ecologia dello sviluppo), che annovera autori quali Vygotskij, Lewin e i primi comportamentisti, fra i suoi antesignani, di cui Brofenbrenner e Kagan sono fra i massimi rappresentanti attuali. Si concentra su fattori ambientali ma riconosce l’esistenza di fattori genetici.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/04 Psicologia dello sviluppo e psicologia dell'educazione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher vi.per.a di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dello sviluppo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano - Bicocca o del prof Caprin Claudia.
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