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Psicologia dello sviluppo

Istruttore: Emanuela Calandri

“Il mondo è pieno di cose ovvie che nessuno mai osserva” - Conan Doyle.

La psicologia dello sviluppo studia con metodi scientifici i cambiamenti (oltre ai processi sottostanti tali cambiamenti) che si verificano nel comportamento e nei processi cognitivi, emotivi e sociali dell’individuo nel corso dell’intera esistenza, al fine di comprendere come e perché avvengono.

Modelli teorici di riferimento

Psicologia dello sviluppo nella prospettiva del ciclo di vita o lifespan

Lo sviluppo riguarda tutta l’esistenza (Baltes e Reese, 1986).

Dimensione tempo

  • Lo sviluppo avviene nel tempo → non basta il passare del tempo perché ci sia sviluppo (può passare del tempo, degli anni, senza che ci sia uno sviluppo) → molto dipende da come trascorro il tempo.
  • Ruolo della variabile età: tempi tipici e dei tempi atipici (ci si aspetta maggiori difficoltà) → bisogna tenere in considerazione il tempo di sviluppo dell’individuo da un punto di vista organico, psicologico e culturale.

Importanza dei tre tempi: presente, futuro e passato non conta solo il passato, ma anche, per esempio, le aspettative sul futuro.

Periodo critico

Ciò che avviene in certi periodi sarà determinante per il dopo e se qualcosa in quei periodi non avviene non si potrà recuperare.

Periodo sensibile

Ci sono certi periodi della vita che a volte sono più brevi e a volte più lunghi, in cui vi è una maggiore possibilità di cambiamento → esistono dei periodi di vita per predisposizione biologica che vanno meglio per questi cambiamenti → quindi è importante che questi cambiamenti avvengano, altrimenti saranno più difficili da realizzare e possono andare a compromettere anche cambiamenti successivi → a differenza del periodo critico, quello sensibile non considera irreversibili certi cambiamenti → vi è interazione tra tanti fattori: dimensione biologica, culturale, sociale e di sviluppo.

Prospettiva tradizionale vs prospettiva del ciclo di vita o life span (attuale)

Adulto: L’età adulta non è, per la maggioranza degli individui, punto di arrivo, pieno dello sviluppo, perfezione, il periodo in cui si ha sviluppo ottimale, perfetto, e di tutte le capacità → età centrale, in cui mettere maggiore attenzione. L’età senile non è caratterizzata solamente da individui che stanno perdendo le capacità sociali e le facoltà intellettive e caratteristiche dell’età adulta.

Bambino e adolescente: In tutta la vita avvengono dei processi di sviluppo e dei cambiamenti evolutivi (anche nell’età adulta e in quella senile, poiché si hanno delle perdite ma anche delle acquisizioni) → non si ha un periodo ottimale.

Anziano: Adulto sprovvisto di molte capacità e caratteristiche → non si hanno più le capacità.

Centralità del presente

Esso offre opportunità e vincoli (non sempre oggettivi, ma anche soggettivi) che condizionano la nostra esistenza, che possono contribuire a modificare la traiettoria di sviluppo → resilienza: capacità di cogliere possibilità anche là dove vi sono vincoli strettissimi → vincoli e opportunità ce li dà in parte la vita e in parte la nostra capacità o la nostra incapacità di adattarci alla realtà.

È nel presente che possono verificarsi eventi particolarmente significativi (sono quelli che definiscono, che favoriscono certi percorsi) → induce a porre maggiore attenzione ai punti di svolta → modificano fortemente la traiettoria evolutiva, il percorso di crescita di un individuo → nella vita esistono anche molti passaggi, dei cambiamenti non così stravolgenti nel nostro mondo come lo sono i punti di svolta.

Biologia ed ambiente

Il rapporto tra maturazione (natura) ed esperienza (cultura): i fattori genetici delineano l’ambito delle potenzialità di sviluppo ma non la sua realizzazione → gli individui portano con sé delle caratteristiche genetiche che non necessariamente si svilupperanno, tuttavia queste comporteranno dei limiti:

  • I geni non indicano un programma che conduce verso un unico esito evolutivo;
  • Ad ogni genotipo corrisponde una serie (diversificata seppure non illimitata) di fenotipi in funzione delle peculiari caratteristiche ambientali entro cui avviene lo sviluppo.

I fattori biologici costituiscono l’insieme delle condizioni che rendono possibile un certo funzionamento psichico (dimensione dell’adattamento alla realtà, della capacità di pensiero, emotiva, le abilità relazionali, affettiva) lungo lo sviluppo.

Lo sviluppo psicologico è caratterizzato da un’elevata plasticità intraindividuale (molto è legato alle diverse esperienze di vita): in che misura uno stesso individuo potrebbe svilupparsi diversamente se le condizioni fossero diverse? → capacità di modificare le linee di sviluppo individuali in relazione alle caratteristiche ambientali e alle esperienze individuali (grazie alla plasticità è possibile migliorare certe difficoltà di partenza grazie all’esperienza, è possibile compiere dei grandi adattamenti alla realtà).

Lo sviluppo dell’individuo risente delle condizioni socio-culturali di un dato periodo storico. L’individuo evolve in un mondo che cambia. Lo sviluppo dell’individuo è legato all’interazione di tre sistemi di influenze: scalate per età (stadi), storiche (grandi avvenimenti, “mode”, tendenze), non normative (bassa prevedibilità, variabile incidenza → legate agli eventi di vita particolarmente importanti e che possono avere una forte incidenza sullo sviluppo individuale → non normative perché non riguardano una gran parte della popolazione, degli individui).

Continuità e discontinuità nello sviluppo

Sviluppo continuo: le abilità cambiano nel tempo in modo graduale. Ogni nuovo cambiamento origina da esperienze precedenti → non interrompono un percorso evolutivo, ma si inseriscono nei cambiamenti precedenti e li trasformano, li ampliano, li modificano in nuovi stadi evolutivi, in nuove forme di adattamento.

Sviluppo discontinuo: i cambiamenti importanti avvengono in maniera improvvisa. Lo sviluppo è il risultato di una successione di stadi (fasi o periodi) qualitativamente differenti tra loro → possiamo pensare anche ad una discontinuità legata all’individuo, al modo di pensare, di sentire.

Percorsi di sviluppo (percorso evolutivo)

Il tempo più importante è il presente: passato e futuro dobbiamo tenerne conto per come vengono nel tempo presente.

Individuo attivo: nel ciclo di vita, dalla nascita alla morte ed è un individuo attivo tra le sue interazioni biologiche e le influenze ambientali, che non le vive in modo passivo → noi siamo individui attivi sempre in virtù di alcune caratteristiche: pensiamo, agiamo (scegliamo, mettiamo in atto certi comportamenti, certe azioni), sentiamo (abbiamo emozioni, sensazioni, affetti) in relazione alla propria condizione fisica, biologica attuale (l’individuo è attivo in modo diverso in età diverse) → sono tutte e tre collegate → il mio organismo influenza il modo di pensare, anche rispetto al mio organismo stesso.

Noi scegliamo di mettere in atto certi comportamenti, e la scelta non è sempre razionale (a volte sono inconsapevoli, ma sono comunque delle scelte) → queste cose che facciamo, che scegliamo di fare, hanno degli effetti di ritorno su tutto, sul nostro modo di pensare, di agire, sul nostro corpo, sul contesto → tutto questo non avviene in una bolla temporale, ma è collegato con il passato, il quale non è determinante per il presente, ma è una variabile importante che va a influenzare il presente; inoltre l’influenza non è unidirezionale (notare le frecce), poiché è importante anche come io nel presente ricordo e sento le esperienze del passato, come lo rivivo (questo è molto importante perché lasciano grandi spazi all’adattamento, al cambiamento dove ci siano state delle esperienze precoci drammatiche → l’individuo non è mai sempre determinato).

Nel futuro alcuni hanno percorsi lineari (le linee rette), dove va tutto liscio, bene o male, si può prevedere, va migliorando o peggiorando fortemente. La maggior parte di noi invece vive percorsi evolutivi che vanno su e giù, con dei miglioramenti e delle ricadute, è uno sviluppo non lineare con alti e bassi → quando studiamo il percorso evolutivo di un individuo bisogna fare attenzione alle considerazioni che ci portano a pensare ad un percorso lineare, ma bisogna sforzarsi di pensare che dopo un momento di grave difficoltà può seguire un momento di ripresa anche non casuale, ma in relazione della psiche di noi stessi, siamo noi che riusciamo a riprenderci e migliorare la situazione → non possiamo pensare a percorsi di vita universali, ma percorsi di sviluppo specifici e individualizzati, sulla base delle specifiche condizioni di interazioni tra quell’individuo e quel contesto in quel momento (presente), in cui l’interazione con l’ambiente può produrre un cambiamento.

Prospettiva costruttivista ed interazionista

È un modo di vedere lo sviluppo, al cambiamento, che fa riferimento al ruolo attivo dell’individuo → capacità di ciascuno di costruire il proprio pensiero e quindi la conoscenza della realtà, dell’ambiente, di se stessi → il bambino (più in generale l’uomo) è un individuo attivo. Egli è in grado di agire su di sé e sul suo ambiente di vita. Questo ruolo gli è dato dalla capacità umana di costruire una rappresentazione cognitiva della realtà e di se stesso (da una certa età) → è strettamente legata alla capacità di pensiero.

Fra il bambino ed il suo ambiente di vita vi è un’interazione continua lungo il tempo, ed avviene sempre in un contesto complesso, che non è solo fisico ma anche sociale (questi contesti influenzano l’individuo e da esso sono influenzati → importante come le caratteristiche del contesto vengono percepite dall’individuo = è un ambiente percepito).

Il bambino (l’individuo attivo più piccolo) è un protagonista attivo di tale processo interattivo, soprattutto grazie alle sue abilità cognitive.

I modelli deterministici ed unicausali

Si tratta di modelli che facevano risalire ad una o poche cause, in modo deterministico, la spiegazione del comportamento umano, lo sviluppo → bisogna far attenzione a come si mettono insieme queste spiegazioni → legare un comportamento ad una causa e ipotizzare che tra la causa e il comportamento ci sia una relazione lineare → dare una spiegazione deterministica vuol dire cercare una causa e un effetto → è un modo molto diffuso, perché è un modo facile, veloce, ma dobbiamo imporci di andare oltre.

Le spiegazioni deterministiche ed unicausali hanno ricercato la causa del comportamento e dello sviluppo umano nell’ambiente o nei fattori biologici.

Esempi di modelli deterministici

  • Modello biologista: spiegazione delle esperienze di vita a partire dalle caratteristiche biologiche individuali.
  • Modello psicoanalitico: le situazioni attuali sono ricondotte alle prime esperienze infantili, in particolare alle prime relazioni con i genitori. Si instaura una continuità rigida e prevedibile tra l’esperienza infantile, quella adolescenziale e quella adulta.
  • Modello ambientalista: il comportamento viene spiegato in relazione alle influenze ambientali, esterne al soggetto. In opposizione ai due modelli precedenti, pone l’origine del comportamento in cause esterne al soggetto.

I modelli deterministici si sono dimostrati incapaci di:

  • A. Comprendere le vicissitudini del comportamento umano → possiamo spiegare la singola azione, ma poi il comportamento evolutivo ci sfugge.
  • B. Spiegare l’evoluzione nel tempo delle condotte umane → molto spesso ci troviamo davanti a previsioni che non si realizzano.

Le ragioni del superamento dei modelli deterministici → bisogna superarli tenendo conto di:

  • Imprevedibilità dello sviluppo del bambino/individuo, legata a tanti aspetti → vi sono sempre dei grossi margini di imprevedibilità e bisogna sempre tenerne conto.
  • Rilevanza del contesto ambientale in cui avviene lo sviluppo.
  • Ruolo attivo del bambino/individuo.

Bisogna passare a modelli di tipo probabilistico e multicausale: dobbiamo rinunciare ad un modello deterministico, alle nostre certezze, per adottare un approccio di tipo più complesso che tenga insieme più cause (multicausale), ma di tipo probabilistico, quindi ogni volta ragionare sulle spiegazioni di un comportamento senza dare certezze, ma consapevoli di un ragionamento che si basa sulla probabilità e la gamma delle probabilità può essere ampia → significa tenere insieme molti aspetti contemporaneamente, ma anche rinunciare a mettere delle frecce sulle cause (vi sono tanti fattori che agiscono, ma agiscono in modo diverso anche in base al contesto, all’ambiente, all’individuo stesso) → vi sono tante diverse cause che hanno un'interazione reciproca tra loro nel contribuire a spiegare un certo comportamento: in base all’interazione e al peso di questi diversi fattori noi possiamo fare delle previsioni, sempre di tipo probabilistico, mai in termini di certezza.

La teoria dei sistemi ecologici di Bronfenbrenner (1979, 1992)

Si rifà alla teoria di campo di Lewin, 1951 (nei sistemi il cambiamento di una parte genera il cambiamento del tutto). Concepisce lo sviluppo come funzione della persona e dell’ambiente (gli individui formano con il proprio ambiente dei sistemi, pertanto ogni cambiamento che avviene genera un cambiamento complessivo nel sistema).

“Le caratteristiche di una persona in un determinato momento della sua vita sono una funzione congiunta delle caratteristiche della persona e dell'ambiente lungo il corso della vita di quella persona fino a quel determinato momento” (Bronfenbrenner 1992) → a partire dagli studi sul neonato (non si possono separare mamma e bambino per capire i comportamenti dei due, poiché sono legati, sono uno in funzione dell’altro).

Propone la prospettiva ecologica dello sviluppo: è una prospettiva ecologica, perché la spiegazione dello sviluppo umano non può prescindere dalla comprensione dell’ambiente di vita dell’individuo, poiché anche l’ambiente è influenzato dall’individuo stesso che vive in quell’ambiente → individuo e ambiente formano dei sistemi integrati → comprendiamo un bambino non in laboratorio, ma solo se lo inseriamo nel suo ambiente di vita, con le persone con cui solitamente interagisce.

Ambiente ecologico

  • Microsistema: è il più piccolo sistema in cui un individuo è inserito. L’unità minima di analisi per comprendere lo sviluppo è, secondo Bronfenbrenner, l’interazione di un individuo con un altro individuo in un certo ambiente; è il livello in cui le unità interpersonali minime, le diadi, si rapportano al loro interno e tra loro (una famiglia, per esempio, ne contiene diverse e la sovrapposizione tra loro crea l’ambiente condiviso); famiglia, scuola, gruppi formali e informali sono esempi di microsistemi. Si fonda su pattern organizzati di relazioni interpersonali, attività, regole che si esperiscono in luoghi più o meno circoscritti.
  • Mesosistema: “sistema di microsistemi”: relazioni tra due o più microsistemi. Si riferisce a due o più contesti in cui il soggetto partecipa direttamente e alle loro connessioni. La relazione tra il gruppo di coetanei e la famiglia è un esempio di mesosistema → quanto più microsistemi sono sconnessi quanto più difficile la transizione da un sistema all’altro.
  • Esosistema: interconnessione tra due o più contesti sociali, in cui almeno uno dei due è esterno all’azione del soggetto ma esercita un'influenza. Un esempio di esosistema è la relazione tra vita familiare e lavoro dei genitori (effetti sul benessere economico, tempo trascorso insieme…); anche servizi sociali, sistema scolastico, mass media possono entrare a far parte di un esosistema.
  • Macrosistema: contesto sovra-strutturale. Sono comprese le differenze culturali, che con la globalizzazione si stanno assottigliando. Comprende le istituzioni politiche ed economiche. Comprende anche i valori e la cultura che vengono trasmessi da una generazione alla successiva attraverso i processi di socializzazione. Le risorse socioculturali di un contesto incidono significativamente sullo sviluppo degli individui. Ci sono effetti del macrosistema molto sottili quali, per esempio, l’incidenza della pubblicità → fa riferimento alla più generale condizione culturale, sociale, valoriale, in cui l’individuo è inserito.

Teorie della psicologia dello sviluppo

La comprensione dello sviluppo può partire da prospettive diverse. Stessi comportamenti o problemi possono essere studiati da punti di vista diversi. Molti psicologi dello sviluppo oggi si basano e integrano più assunzioni tratte da approcci diversi.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/04 Psicologia dello sviluppo e psicologia dell'educazione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher rebecca.raviola di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dello sviluppo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Calandri Emanuela.
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