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Il colloquio clinico

Ogni volta che due persone s’incontrano ci sono sei persone presenti in realtà: per ogni uomo ce n’è uno per come egli stesso si vede, uno per come lo vede l’altro, uno per come egli è realmente. (William James)

La storia raccontata deve essere analizzata centrando:

  • Informazioni derivanti dal racconto del paziente.
  • Materiale verbale emerso all’interno del colloquio, costituite dalla ricerca delle cause di una condizione di malessere o manifestazioni psicopatologiche a cui si vuole portare sollievo.

Ogni descrizione che riguarda la definizione di cosa sia il colloquio clinico deve sempre tenere in considerazione la relazione pz-clinico.

Oggetto di indagine sarà la vita emotiva e relazionale, caratteristiche psicologiche e modalità e difficoltà adattive.

La prima volta che entrano in contatto si creano aspettative riguardo l’altro.

1° obiettivo: stabilire un rapporto e una comprensione condivisa, trasmettere al paziente che verrà ascoltato, accettato, valutato e considerato come persona unica con problemi specifici e distintivi.

Aree di indagine del colloquio

  1. Vicende dello sviluppo psicologico: infanzia, educazione ricevuta, atteggiamento verso la scuola, rapporti sociali, esperienze traumatiche, rapporti con genitori e fratelli e dinamiche familiari, passaggi evolutivi significativi.
  2. Attuali rapporti familiari e sociali, vita affettiva, attività lavorativa, grado di realizzazione.
  3. Caratteristiche psicologiche: percezione di sé, insight, stili adattivi e difensivi, capacità autocritiche e introspettive.
  4. Fonti di disagio e sofferenza, sintomi comportamentali e psicologici e modo di affrontarli.

L’osservazione del comportamento

Componenti paralinguistiche accompagnano il contenuto del discorso: tono della voce, intercalari…

Comunicazione non verbale

La comunicazione non verbale è meno controllabile dalla volontà e maggiormente rivelatrice della vita emotiva e potente nel trasmettere emozioni, non possiamo non notare perché solitamente fuori dal controllo consapevole della persona che parla, trasmettendo qualcosa della persona.

Es: “Fai questo” in un colloquio, ad esempio, assume significati diversi e ci suscita reazioni emotive molto differenti a seconda che venga proferita in modo pacato, come un invito o come un’imposizione.

La conduzione del colloquio

Tipologie di colloqui

  • Colloquio direttivo: è l’operatore che guida il dialogo in modo attivo facendo domande e richiamando l’attenzione del soggetto nella direzione prescelta, es. anamnesi medica in cui il pz risponde passivamente alle domande specifiche.
  • Intervista strutturata: insieme di domande già stabilite che vanno secondo una progressione predefinita.
  • Intervista semi strutturata: permette maggiore libertà nella conduzione del dialogo, con possibilità di permettere ampliamenti e di includere spunti spontanei ed elementi informativi che emergono dai temi proposti.

Caratteristiche

  1. Ambivalenza: pazienti sono raramente in grado di arrivare rapidamente al punto a causa della loro incapacità di individuare con precisione quello che realmente li disturba. Non è lineare.
  2. Ambivalenza della scomparsa dei sintomi: la malattia è spesso un adattamento funzionale.
  3. No totale distinzione tra diagnosi e terapia: l’anamnesi raccolta può essere già terapeutica.
  4. Ascolto e accettazione dei racconti del paziente, conferma che la sua vita ha significato e valore, è presente una certa azione terapeutica.
  5. Coinvolgimento attivo del paziente: egli è collaboratore in un processo esplorativo e fornisce un notevole contributo alla comprensione diagnostica finale, vs medico: strutturazione delle domande, velocità.

Transfert

Il transfert è una ripetizione, i sentimenti associati a una figura del passato vengono rivissuti con il clinico ed è quindi indicazione delle relazioni significative del passato del paziente e delle attuali.

È una dimensione critica della valutazione perché influenza profondamente la collaborazione del paziente col clinico.

I clinici considerano le distorsioni di transfert fin dall’inizio del colloquio per esaminare ostacoli che si oppongono alla raccolta dell’anamnesi.

Es. 1 - pazienti che considerano il clinico come rigida figura genitoriale saranno molto meno disponibili a rivelare aspetti imbarazzanti.

Es. 2 - pazienti che considerano il clinico come persona intrusiva e indiscreta possono astenersi dal dare informazioni e rifiutarsi di collaborare al colloquio.

Raccolta dell’anamnesi

La raccolta dell’anamnesi implica un obiettivo di diagnosi descrittiva e di diagnosi dinamica = valutazione accurata del paziente.

Per raggiungerli, il clinico deve mantenere una conversazione flessibile che oscilli dalla ricerca strutturata di fatti specifici, sintomi, storia..., a un atteggiamento non strutturato di ascolto del paziente.

Metodo: registrare ciò che il paziente dice ma anche modo e tempistiche nel quale fornisce informazioni, cogliere in quale fase del colloquio e in connessione a cosa egli introduce le proprie idee, lamentele e ricordi riguardo i propri disturbi somatici ed emotivi.

Il colloquio col bambino

  • Può durare anche 1h 30’: approccio più flessibile.
  • Identificare le condotte di sofferenza per cui viene in consultazione.
  • Analizzare l’esatto collocamento/motivo della sofferenza: nel bambino, nei genitori, fratelli, a scuola...
  • Per l’adulto abbiamo la sua richiesta, per il bambino la richiesta viene spesso da altri e portato da altri.
  • Valutare il loro ruolo nell’organizzazione psicopatologica dell’individuo e nel sistema delle interazioni del gruppo familiare: spesso la patologia portata dal bambino ha un ruolo all’interno della famiglia, capro espiatorio oppure organizzatore della famiglia.
  • Sofferenza e sintomi del bambino non arrivano da soli.
  • Precisare il loro livello confrontato con lo sviluppo genetico: conoscere il livello dello sviluppo infantile del bambino, generalmente il livello cognitivo sviluppa prima dell’affettivo, perché procedono in maniera discontinua, con tante differenze individuali tra bambini rispetto allo sviluppo genetico, evoluzione di linee di sviluppo del sonno, cibo, autonomia, gioco...
  • Riconoscere il loro senso nella storia del bambino e dei suoi genitori.
  • Valutare la normalità o la patologia d’una condotta: perché nel bambino e adolescenza ci sono fasi più turbolenti rispetto agli adulti, ad esempio fare tanti incubi.
  • Capire quando questi comportamenti turbolenti sono effettivamente devianti dalla norma.
  • Considerare le possibilità terapeutiche immediate o successive.

Modalità comunicative tra clinico e bambino

Dimensioni specifiche - le relazioni bambino-genitori-clinico.

  • Il gioco: gioco delle macchinine, treni, bambole, cucina durante i quali il bambino rappresenta i suoi fantasmi, domina la sua angoscia, s’identifica con le persone del suo ambiente, uso giochi che trova anche in casa perché esprime come funziona la sua vita quotidiana.
  1. Modalità del contatto: telefono, visita, lettera.
  2. Persona che prende il contatto: madre, padre, assistente sociale, parente.
  3. Motivazioni brevemente annunciate.
  4. Fino alla preadolescenza, 11-12 anni, almeno 3 incontri.

a) momento in cui i genitori parlano in p

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/08 Psicologia clinica

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