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Freud, la psicologia e l’arte. Alcune questioni preliminari

A) I diversi aspetti della psicoanalisi

Dalle origini ad oggi, sono stati numerosi i cambiamenti. Ma il periodo delle origini, con il pensiero di Freud, resta un periodo imprescindibile, dove sono già presenti tutte le questioni e i nodi che riguardano il rapporto con l’arte e la letteratura.

Proprio per il fatto di trovarsi in una fase iniziale questi elementi sembrano assumere una maggiore evidenza e prospicuità, consentendoci di trovare più facilmente le soluzioni o l’impostazione più adeguata. È difficile fare un discorso nuovo sulla psicologia dell’arte senza partire da Freud.

La psicoanalisi presenta inoltre molti aspetti e prospettive diverse che erano già presenti fin dalle origini. Dovremo considerare:

  • L’elemento clinico/terapeutico.
  • L’elemento legato alla tecnica psicoanalitica.
  • Quello teorico.
  • Quello delle applicazioni della psicoanalisi.

Per quanto riguarda il primo punto, logicamente pensando alle implicazioni terapeutiche la prospettiva clinica della psicoanalisi sembra essere prevalente. Ma questo non è scontato e fin dalle origini questo aspetto si è mescolato con gli altri.

Inizialmente nemmeno Freud era interessato al versante terapeutico della psicoanalisi, per quanto questo possa sembrare paradossale. Prevaleva il gusto per la ricerca su quello della cura e per Freud la terapia era al servizio della teoria. Ma non è una questione che riguarda solo Freud e la sua particolare condizione di padre fondatore. È una questione più ampia.

Cosa si intende per terapia? Si tratta di eliminare i sintomi oppure di guarire proprio il paziente? E che significa nel caso del disagio psichico guarire? In questo caso la psicoanalisi suggerisce una lezione di problematicità, apertura e tolleranza, sottolineando la difficoltà di distinguere tra normale e patologico.

Da questo punto di vista la prospettiva psicoanalitica si discosta da quella biologica che vede la malattia psichica come una malattia del cervello che va pertanto curata con farmaci. L’aspetto terapeutico della psicoanalisi ci riguarda da vicino perché comprende la questione della cura degli artisti.

È pericoloso per un artista andare a curarsi? Non c’è il rischio che curando il sintomo nevrotico venga curata anche la sua capacità di creare? È una questione molto discussa negli anni 20 e 30 del ‘900 ma che al di là di soluzioni piuttosto semplici che rinviano alla differenza tra arte e nevrosi, ciò comporta alcune implicazioni teoriche.

Inoltre pratiche terapeutiche usano modalità di cura attinenti all’arte. Senza parlare di arte terapia, vedremo che anche la cura utilizzi procedure di tipo poetico/metaforico (es. filone narrativista pag. 24).

L’aspetto tecnico invece non è legato solo a quello terapeutico ma anche a quello metodologico. Nella psicoanalisi questi due metodi sono più intrecciati che mai e il saggio di Freud è un contributo importante sulla metodologia della ricerca scientifica in generale.

Esiste infatti sia nella pratica che nella teoria una regola fondamentale che sembra esplicitare il paradosso di quest’ambivalenza della psicoanalisi; questa regola è quella delle libere associazioni cui fa da corrispettivo l’attenzione fluttuante dell’analista.

L’idea di regola fondamentale rinvia alla libertà e all’imprevedibilità delle associazioni. Compito dell’analista è quello di lasciarsi sorprendere (pag. 24) per Freud questa disponibilità e apertura non era solo qualcosa legato alla tecnica ma si situasse proprio nel cuore del procedere scientifico e connotasse l’immagine stessa della scienza (pag. 25).

La stessa visione aperta e problematica della scienza è presente in due saggi del 1937, Costruzioni in analisi ed Analisi terminabile ed interminabile, che scritti appena due anni prima della sua morte diventano come una sorta di testamento epistemologico di Freud (pag. 25). Nel secondo saggio Freud si domanda quando un’analisi si può dire conclusa, ma sembra tendere verso un’interminabilità.

L’aspetto teorico ha ovviamente ricadute a livello epistemologico e metodologico. L’idea di inconscio è problematica e dirompente. L’idea dell’io che non è padrone in casa propria mette in crisi la concezione filosofica, quella del cogito cartesiano.

È inoltre un ulteriore colpo al narcisismo dell’uomo dopo che Copernico aveva scoperto il sistema eliocentrico e Darwin aveva svelato all’uomo di non essere superiore alle altre creature.

Nella psicoanalisi la relazione tra soggetto ed oggetto mette in crisi l’unilateralità del processo di conoscenza perché ci troviamo davanti a un soggetto che deve indagare innanzi tutto sé stesso. Inoltre dobbiamo considerare che se assumiamo la relazione analitica come modello di un ideale processo conoscitivo ci troviamo di fronte a un modello che è anche soggetto e partecipa e condiziona il modello di conoscenza tramite le dinamiche del transfert e contro transfert.

Le ricerche psicoanalitiche sull’arte comprendono tutte queste teorie e in qualche modo dovrebbero esaltarne la ricchezza e la polivalenza. Ma quando questi studi si cristallizzano in una psicoanalisi applicata si dimostrano abbastanza deludenti.

B) Il primato della letteratura

La psicoanalisi dimostra di avere una sorta di primato della letteratura, cioè un’attrazione al testo scritto, al romanzo. È una qualcosa che si percepisce anche a livello quantitativo: gli studi psicoanalitici rivolti all’universo letterario sono enormemente di più rispetto a quelli rivolti alle arti figurative e quanto prende in considerazioni queste ultime raramente lo fa sullo specifico pittorico e visivo, ma ci si concentra di più o alla personalità degli artisti o alle loro opere in quanto contenuto.

Questa preminenza dell’elemento letterario è qualcosa di primario (legato alla natura della psicoanalisi) o di contingente (legato a fatti esterni)? La risposta deve necessariamente prendere in considerazione entrambi i piani.

Dal punto di vista strutturale dobbiamo dire che la psicoanalisi si configura come una scienza della parola in cui l’elemento verbale in tutte le sue articolazioni ha un’importanza preponderante. Ad esempio nella seduta il paziente parla e trasfigura necessariamente anche elementi più strettamente visivi in materiale verbale e lo stesso avviene nel sogno.

Dunque la psicoanalisi passa attraverso il racconto la storia del paziente. E nel frattempo l’analista scrive, scrive molto, di nuovo confermiamo l’idea della psicologia come romanzo.

Ritorniamo al sogno; il sogno nasce come esperienza eminentemente visiva, ma esso viene interpretato come racconto, come testo. Il lavoro dell’analista si basa sul testo del sogno.

Un altro motivo della predominanza di questo aspetto letterario è il fatto che molti dei padri della scoperta dell’inconscio li troviamo tra i romanzieri. La scoperta dell’inconscio da parte degli artisti e l’approfondimento della psicologia individuale rientrano nel novero della letteratura.

È la dimensione del romanzo che diventa psicologia ed assume un preciso statuto conoscitivo. Ovviamente anche attraverso l’immagine si può comunicare questo statuto interiore, ma in questo caso si dovrà avvalere di mezzi e procedure specifiche.

Tra i fattori più contingenti che creano questo primato letterario possiamo annoverare il problema del gusto estetico e della formazione di Freud stesso, e in questa formazione c’è più letteratura che arti visive.

Nonostante due delle sue opere più famose siano dedicate a Leonardo e a Michelangelo, nel caso del Leonardo l’interesse è più incentrato sulla vita dell’artista che sulla sua opera. Inoltre nel Mosé, Freud stesso ammette di non essere un intenditore d’arte (pag. 30). Bisogna ammettere che nei limiti consentiti Freud ammirava molto l’archeologia e collezionava oggetti.

C) Psicoanalisi e archeologia

Il fascino esercitato dall’archeologia su Freud ha anche un risvolto nella sua opera. Questo contribuisce al suo interesse per la Gradiva di Jensen, ma il passaggio più suggestivo dedicato alle analogie tra archeologia e psicoanalisi lo troviamo in Costruzioni in analisi (pag. 32 33).

Un altro motivo contingente è dovuto a una lettura strutturalista di Freud e della psicoanalisi in Francia negli anni ’70 del secolo scorso nascono moltissimi trattati dedicati alla linguistica e alla psicoanalisi. Secondo Lacan l’inconscio è strutturato come un linguaggio. Tali studiosi hanno analizzato l’elemento verbale del sogno come testo (pag. 35).

Da Freud a Charcot, da Charcot a Mesmer. A ritroso sulle tracce di una psicologia come romanzo

Vediamo le origini della psicologia dal punto di vista medico – psicologico in quanto la scoperta dell’inconscio era già stata sperimentata dai medici e psichiatri dell’800 in particolare grazie agli studi sull’ipnotismo, molto diffusi in Francia.

E in Francia vi si recò anche Freud, dal 1885 al 1886, dove soggiornò alla Salpetriere, già famosa ai tempi e diretta in quegli anni da Charcot. Inoltre le prime scoperte di Freud e Breuer sull’isteria vennero fatte basandosi su un metodo detto catartico, cioè sull’ipnosi, che solo successivamente verrà sostituita dalle libere associazioni.

Ma ci concentreremo solo sul vedere gli elementi di contiguità tra questi studi e la vocazione artistico/letteraria che caratterizza la psicoanalisi dai suoi primi anni. In questi studi la cifra del meraviglioso e del fantastico che affascina sempre molti artisti e scrittori è straordinariamente presente sia a livello di teorie e metodi sia a livello clinico, nelle esemplificazioni di storie e casi paradossali, raccontati con un’efficacia narrativa.

Il fantastico, quella dimensione estrema della dimensione artistico – letteraria ha consentito a certi filoni della psicologia di scoprire e studiare l’inconscio.

A) Charcot, l’isteria e gli studi sull’ipnotismo e la suggestione in Francia

Charcot era un noto neurologo e clinico che ha come merito principale quello di far accettare il metodo ipnotico al mondo degli scienziati, dato che questo metodo era poco accreditato.

Ce lo presenta Ellenberger nel suo libro intitolato La scoperta dell’inconscio: la Salpetriere era un luogo storico più che scientifico e veniva evitato da studenti di medicina e da studiosi stessi: Charcot riuscirà a convertire tale edificio storico/artistico dalla bellezza architettonica prorompente in un edificio di interesse scientifico.

Egli acquistò anche tutti gli oggetti necessari all’analisi, alla ricerca. Costruì un museo di anatomopatologia e iniziò a condurre lezione. I suoi studenti annotavano con cura le sue lezioni che venivano poi pubblicate su importanti riviste da lui stesso fondate.

Il suo prestigio arrivò a tanto che ben presto nessuno poteva ottenere una cattedra senza il suo consenso. Inoltre incarnava uno spirito patriottico perché era un genio della scienza e questo rendeva orgogliosi i francesi. Era anche un uomo estremamente ricco e potente (grazie al matrimonio con una ricca vedova e gli onorari carissimi richiesti ai pazienti). Ma Charcot è anche uomo di cultura e artista, disegna e dipinge bene, e conosce perfettamente la letteratura francese, Shakespeare e Dante.

La sua fama cresceva con l’alone di mistero che lo circondava. La sua fama crebbe a dismisura nel 1882 con il saggio sull’ipnotismo. Agli occhi della gente Charcot aveva esplorato i limiti della mente umana, da qua il suo soprannome di Napoleone delle nevrosi: il suo nome era associato allo scoperta dell’isteria, dell’ipnotismo …

Charcot inoltre guardava gli abissi del passato interpretando retrospettivamente le opere d’arte, e dando moderne diagnosi neurologiche alle pose distorte degli artisti. I suoi due giornali furono i primi a fondere insieme arte e medicina.

Egli fu anche noto per aver trovato una risposta scientifica alla possessione demoniaca che considerava come una forma di isteria. Dopodiché ci viene descritto un Charcot nei panni di insegnante: le sue lezioni erano piacevoli e in esse egli dava sfogo alle sue particolari capacità innate, come ad esempio quella per la recitazione, e spiegava anche con l’uso di vari esempi e avvalendosi dell’aiuto di pazienti reali.

Fu inoltre il primo a introdurre le proiezioni fotografiche per spiegare la lezione. Era molto interessante e le sue lezioni non gravavano, anzi lasciavano basiti, e lo stesso accadde a Freud quando si recò alla Salpetriere (pag. 38, 39, 40, 41).

L’interesse di Charcot per l’ipnosi era dovuto ai suoi studi sull’isteria: egli vedeva delle precise correlazioni tra le due parti. Secondo lui le isteriche si prestavano meglio di altri pazienti all’ipnosi e fu questo a far convincere Charcot di associare l’ipnosi all’ambito della patologia e a ritenere che solamente individui isterici potessero venire ipnotizzati (cosa che si rivelerà non vera).

L’ipnosi agiva in maniera diretta sui sintomi isterici che venivano riprodotti quando la paziente era normale mentre alcuni venivano risolti quando la paziente era sotto crisi più intense.

Inoltre c’è da considerare che le donne considerate isteriche da Charcot erano in realtà diverse da quelle che analizzerà in seguito Freud: queste donne dall’aspetto così simile a quello di una persona isterica, in realtà avevano un vissuto drammatico alle loro spalle, fatto di violenze, stupri ed emarginazione.

Al contrario le isteriche di Freud erano signorine per bene, abituate a frequentare i migliori salotti, che non avevano nemmeno mezza delle crisi violente che passavano le pazienti di Charcot. Bisogna tener conto di questo per capire come in effetti il vissuto della paziente condizioni profondamente i sintomi.

L’isteria è un disturbo normalmente attribuito all’universo femminile, è una malattia che ha avuto grande importanza nella storia della psicologia del profondo. Ciò che la qualifica prima di tutto è il fatto che è una patologia che pur presentando sintomi di carattere somatico, ha un’origine psicologica: si tratta di fenomeni di conversione.

L’incredibile capacità di somatizzare che ha il nostro apparato psichico è ormai leggenda, che viene universalmente accettato. In ogni caso, già ai tempi di Charcot si riconosceva un’isteria più lieve, come quella della Madame Bovary di Flaubert, considerata come la quintessenza del carattere femminile rispetto ai casi eclatanti descritti da Charcot.

Interessante il pensiero di Richet a proposito; le donne isteriche aumentano a dismisura i loro sentimenti: qualsiasi evento anche il più banale può portare al totale entusiasmo o alla disperazione. Si disperano per nulla perché prese da un’improvvisa consolazione, che si trasforma in un pianto a dirotto che dura delle ore ma poi sparisce per lasciare il posto a un’inaspettata gaiezza.

Questa sorta di altalena vale anche per il cibo e sarà impossibile farle mangiare decentemente e questa cattiva alimentazione comporterà anche problemi di salute nella costituzione: è un circolo vizioso per cui spesso le anemiche sono più isteriche delle altre.

Il carattere delle isteriche Richet lo definisce pittoresco, perché presenta punti di vista vari ed imprevisti. Il giorno dopo si è docili il giorno dopo si diventa indisciplinatissime; tutto diventa motivo di dramma. Le isteriche non comprendono la semplicità della vita; le isteriche non hanno volontà ma si lasciano guidare dal sentimento, a seconda di dove soffia il vento: si è simili ai fumatori di haschisch.

Comunque non ci si sa mai come comportare con una persona isterica, per via del loro carattere mutevole. Malgrado tutto ciò le isteriche sono delle mentitrici: amano l’inganno e la menzogna, che vengono spesso dette con crudezza e distacco, sconcertando il medico. E proprio il medico deve tener conto di quest’attitudine alla menzogna quando le ha in cura.

Le leggere forme di isteria non sono altro che caratteri femminili che aumentano le tipiche sensibilità femminili (pag. 44, 45, 46).

Charcot convince il mondo scientifico del fascino dell’ipnosi e lo fa mettendo in evidenza in particolare quei sentimenti neurologici/somatici piuttosto che quelli più eminentemente psichici. Un elemento fondamentale del positivismo è infatti procedere sempre dal semplice al complesso e mai viceversa (pag. 46).

Un’altra dialettica che rientra nel discorso è quella tra normale e patologico; ciò che è patologico non è qualitativamente diverso da ciò che è normale, ma è soltanto l’eccesso di alcune qualità biologiche: partire dal patologico ci fa capire ciò che è normale.

L’ipnosi, che Charcot ascriveva alla sfera del patologico, permetteva infatti di svelare i meccanismi della psiche isterica tramite l’artificio di un vero e proprio laboratorio sperimentale. Così la scuola di Parigi si concentra sugli aspetti fisico – somatici dell’ipnosi le cui variazioni venivano analizzate e documentate attraverso le sofisticate apparecchiature di cui era dotata la Salpetriere.

Ma questi dati non potevano soffocare l’impatto emotivo e psicologico che certi fenomeni paradossali ed eclatanti esercitavano sull’opinione pubblica: fenomeni come sdoppiamento di personalità, allucinazioni, polarizzazione, avevano in sé un carattere spettacolare difficilmente nascondibile all’opinione pubblica.

Particolarmente suggestivi i comandi “post ipnotici” in cui al paziente venivano dati, in seduta d’ipnosi, dei comand

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/04 Museologia e critica artistica e del restauro

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Darcy di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dell'arte e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Ferrari Stefano.
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