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Introduzione di psicologia applicata alle scienze motorie

La psicologia non è la scienza che spiega chi siamo, ma spiega i comportamenti dell’individuo. L’obiettivo è quello di acquisire i necessari strumenti di interpretazione per capire perché le persone si comportano in un certo modo, partendo prima di tutto dal conoscere noi stessi. Ad esempio, perché Pantani è morto? Perché ha scelto di morire da solo, chiuso in una stanza, quando non aveva nessun problema economico e aveva tutto nella vita? La psicologia ci fa capire da che parte stiamo, visto che nella vita siamo sempre chiamati a prendere decisioni.

La relazione fra noi e quello che vediamo è molto importante, se vediamo una persona che non conosciamo che piange, è una finta oppure verità? Cosa sta veramente dietro? Da che parte stiamo? Quanti ragazzi sono presi da crisi di ansia eccessiva nell’esercizio dell’attività fisica perché sono troppo soggetti a pressioni? Le persone si aspettano da loro una certa prestazione e non la crescita umana individuale. Il risultato è un prerequisito o la conseguenza di un percorso?

Dicono che la psicologia dello sport sia quella più completa perché è l’insieme di tante psicologie diverse. Ci occuperemo di grandi contenitori:

  • Sport e vita di gruppo: ruolo delle famiglie nel percorso educativo insieme agli allenatori, ruolo di maestri e miti, altruismo nello sport, aggressività nello sport, gruppi sportivi, convivenza, cooperazione e conflitto, vita nello spogliatoio;
  • Sport e regole del gioco: artefatto normativo, norme, regole, valori, sport, società, giudizio, ruolo di arbitri ed istituzioni, sport, comportamento individuale, doping (esistenziale), ansia da prestazione e modificazione della realtà;
  • Questione di valore: rispondere alle domande “Quanto valgo?” e “Per chi valgo?”. Noi valiamo tanto perché veniamo pagati? Se il mio valore è legato ai soldi, quando non ne guadagno più, il mio valore come persona dove va a finire? A qui si collega il tema dell’autostima. Tanti atleti, quando smettono di guadagnare, si rovinano economicamente, forse perché hanno perso la propria autostima e valore;
  • Psicologia sociale: scienza del comportamento dei piccoli gruppi (dalla coppia a circa 30 persone), nella maggior parte dei casi noi facciamo psicologia sociale. In particolare, ci dedicheremo al comportamento di coppia, perché senza accorgercene dedichiamo molto tempo alle relazioni di coppia (fidanzati, allenatore-atleta, dipendente-datore di lavoro, …);
  • Sociologia: scienza che si occupa delle masse;
  • Psicologia dell’età evolutiva, ovvero come far diventare i bambini degli adulti in futuro.

Bisogna acquisire gli strumenti per vivere in benessere e autonomia nel mondo grazie a qualcuno che mi educa, comprendere le relazioni mente-corpo. Il nostro è un lavoro di osservazione, guardiamo le cose e cerchiamo di dare delle spiegazioni. Julio Velasco ha fatto molti studi di psicologia approfondendo molto bene le tematiche che tratteremo, portando a profondi cambiamenti nella gestione delle attività motorie e sportive, che si basano sulla conoscenza profonda della mente. Ciò che è importante è l’analisi della fonte e la costruzione di un pensiero critico personale.

Psicologia dello sport: una scienza

Psicologia è una parola che deriva da psiche (anima) e logos (discorso). La psicologia non è la psicoterapia o la psichiatria, non si occupa di persone che hanno delle problematiche, ma è una scienza della mente che cerca di comprendere il comportamento delle persone. Anche se ultimamente c’è tanta attenzione sulla questione della preparazione mentale e sulla capacità di avere prestazioni migliori grazie all’uso della mente (mental coach), noi ci occupiamo maggiormente di benessere corpo-mente, o meglio che le persone stiano bene fisicamente e mentalmente capendo quello che stanno facendo all’interno di un sistema educativo: quello dell’attività motoria e sportiva.

Lo sport non deve far star male o essere un disturbo ossessivo-compulsivo, ma un’esperienza divertente, di crescita e consapevolezza del proprio corpo, dello star bene con se stessi e con gli altri. Al fine di supportare una progressiva acquisizione di benessere e felicità non è, infatti, sufficiente limitare o cancellare il negativo e il disfunzionale (psichiatria). Occorre invece chiedersi quali siano le basi del funzionamento ottimale delle persone.

Per questo, noi trattiamo di psicologia dello sport: scienza che studia le relazioni significative fra personalità degli individui, attività motoria, sport, livelli di salute utilizzando soprattutto metodologie e conoscenze provenienti dalla psicologia clinica per aiutare gli altri e condurre alla ricerca del benessere individuale; è una disciplina che si confronta con altre quali la biologia, la medicina, la fisica, le scienze motorie, la stessa psicologia dinamica, sociale, culturale, del lavoro, dell’età evolutiva, l’antropologia.

Positivismo

Alla metà del 1800 nasce il Positivismo, movimento scientifico, filosofico, ma in generale culturale. È l’approccio scientifico che ancora oggi è ritenuto fondamentale per le scienze esatte. Regole di fondo:

  • Siccome noi non siamo capaci di incartare 3 etti di emozioni, le emozioni non esistono, perché si considera solo ciò che è visibile e misurabile correttamente. Di conseguenza, bisogna ascoltare tutti gli scienziati e non gli psicologi, perché non trattano un tema serio la scienza appartiene agli scienziati. Oggi non è proprio così, perché per imparare meglio non bastano solo nozioni scientifiche, ma occorre sviluppare un pensiero critico grazie ad altre tipologie di discipline;
  • Un problema va affrontato segmentandolo in parti più semplici;
  • Lo studio e la ricerca si fanno in laboratorio;
  • Non bisogna parlare di Positivismo al popolo, perché è ignorante, non ha le basi per comprendere.

Dal Positivismo però deriva la psicologia positiva, che viene analizzata secondo un approccio biologico, secondo la psicanalisi e secondo il comportamentismo. Il primo a menzionare esplicitamente le potenzialità teorico-applicative della psicologia positiva è Abraham Maslow nel 1954. Egli sosteneva la necessità di cambiare la prospettiva della psicologia, una psicologia “positiva”: da una disciplina che evidenzia il lato oscuro, la negatività e le patologie a una disciplina fortemente basata sulla positività dell’esperienza soggettiva, dei tratti individuali e delle virtù sociali per un’efficace ricerca di benessere soggettivo e felicità.

A livello corporeo, la psicologia positiva è associata a un recupero più veloce delle patologie cardiovascolari, a un incremento del funzionamento immunitario e a più bassi livelli di cortisolo. A livello comportamentale invece, la psicologia positiva innesca dei processi di cambiamento nel soggetto (semplici azioni quotidiane come atti di gentilezza o riflettere sui propri punti di forza) destinati a essere vere e proprie risorse associate al benessere individuale, alla qualità della vita e alla gestione di situazioni di stress.

Uno dei risultati più interessanti della psicologia positiva è l’attenzione all’esperienza ottimale, chiamata anche “flow”, considerata come uno dei principali elementi per una vita appagante e pregna di significato. Nel “flow” l’attenzione del soggetto procede liberamente e in modo armonico con il contesto circostante, favorendo un livello totale di assorbimento nell’attività praticata, che diventerà non più un’esperienza momentanea, ma uno stato psicologico ottimale.

Ma il grande pensatore di questo mondo è Wilhelm Maximilian Wundt, il quale nel 1879 presso l’Università di Lipsia fonda il primo laboratorio di psicologia sperimentale, aprendo il mondo inesplorato del rapporto individuo-società con un approccio che non è filosofico o religioso; questa data è considerata come l’inizio della moderna psicologia. Infatti, egli dice che i comportamenti delle persone si affermano anche in base a qualcosa che non è prettamente scientifico, sostiene l’esistenza di una cultura per ogni popolo che deve essere osservata e attorno alla quale vengono costruiti riti, festività e credenze che vengono tramandate attraverso artefatti non visibili, condizionando la vita di un popolo.

Approccio bio-socio-culturale

È una strategia di approccio alla persona, che attribuisce il risultato del comportamento di un individuo all'interazione intricata e variabile di fattori biologici (genetici, biochimici, ecc.), fattori psicologici (umore, personalità, comportamento ecc.) e fattori sociali (culturali, familiari, socioeconomici, ecc.). Le esperienze nei contesti sociali e culturali danno forma, in modo reciproco, alle dinamiche tra cervello e comportamento umano.

C = f (G, CI, n) + (AN, CE, n) + I (G, CI, CE)

Questa si chiama equazione adattativa estesa del comportamento fenotipico di Massimini (1996) e spiega come funzionano i comportamenti fenotipici C in funzione a:

  • Fattori legati all’individuo (G, CI, n). N è una variabile tecnica che esprime il grado di penetranza, è un fattore ponderale che non è uguale per tutti, è un elemento statistico. G indica le istruzioni genetiche: il DNA non è solo struttura, ma anche un progetto, perché c’è dentro quello che siamo e che potremo essere (c’è chi è predisposto a una determinata malattia ma nel corso della vita non si manifesta). G però è una variabile che interagisce con CI, ovvero la cultura interna o intrasomatica: istruzioni culturali intrasomatiche interiorizzate da elaborazione individuale ed incorporate nel soma (= in noi stessi). Tutto questo è collegato alla memetica: gli artefatti, le cose che fanno le persone con cui vivo, con cui sto più a contatto, che sono materiali o immateriali, dotate di senso o no, servono a qualcosa perché si depositano dentro di me, le interiorizzo. Se avrò un figlio, gli trasmetterò chiaramente quella parte genetica, ma anche quel qualcosa in più che deriva dalla mia cultura interna, dalle esperienze personali che ho vissuto e che sono radicate nel mio essere oppure dagli artefatti che io stesso ho creato. L’istinto, per esempio, è un insieme di memi. Si apre anche un mondo legato all’ambiente: “io sono la mia terra”, so riconoscerla, è il mio punto di riferimento; l’artefatto è funzionale per fare qualcosa che mi serve nella vita. Noi siamo veicoli e applicatori di quegli artefatti di cui siamo testimoni e artefici.
  • L’evoluzione biologica (genetica) e culturale dialogano e si influenzano reciprocamente a livello di sviluppo, ci sono delle questioni culturali che influenzano lo sviluppo genetico e viceversa, modificando quindi il nostro comportamento. Luigi Luca Cavalli-Sfora è un grande biologo italiano che sviluppa il concetto di evoluzione culturale: l’antropologia, la linguistica, l’archeologia e la storia demografica influenzano i comportamenti umani modificandoli ed evolvendoli nel tempo. Ciò che dimostra come l’evoluzione biologica e l’evoluzione culturale interagiscano arrivando al differenziamento individuale sono l’epigenetica e la questione dei neuroni a specchio. EPIGENETICA termine originariamente coniato per descrivere l’informazione genetica che viene utilizzata durante lo sviluppo per produrre un organismo oggi usato per descrivere tutte quelle modificazioni ereditabili che variano l’espressione genica pur non alterando la sequenza del DNA. Benché questi cambiamenti vengano spesso tramandati alle diverse generazioni cellulari attraverso la mitosi e in molti casi attraverso la meiosi, non sono permanenti, ma possono essere cancellati o modificati in risposta a diversi stimoli, inclusi i fattori ambientali. Proprio perché il differenziamento è prevalentemente epigenetico, una cellula differenziata può essere riprogrammata e diventare totipotente, permettendo così il clonaggio di un intero organismo a partire dal suo nucleo. NEURONI A SPECCHIO sono una classe di neuroni motori che si attiva involontariamente quando un individuo esegue un'azione finalizzata, e quando lo stesso individuo osserva la medesima azione finalizzata compiuta da un altro soggetto qualunque. Uno dei riferimenti di questo percorso è Giacomo Rizzolati.
  • Fattori legati al mondo esterno (AN, CE, n): AN (ambiente naturale) indica che una persona con determinate caratteristiche bio-culturali, se si trova al Polo Nord o all’equatore, tenderà a comportarsi in un modo diverso, perché il clima, le luci, gli spazi, la temperatura, la morfologia del territorio, le risorse del territorio (ad esempio la presenza o meno di acqua), condizionano il mio comportamento. Cosa succede se prendo 10 topolini e li metto in una piccola scatola? Le ricerche dicono che questi topolini prima o poi si ammazzeranno, perché lo spazio è troppo piccolo, c’è bisogno di vita e di energia per poter vivere bene. Quindi, i nostri comportamenti cambiano in funzione dell’ambiente. Ma il fatto che il nostro comportamento cambi in un nuovo ambiente non vuol dire che gli altri debbano escluderci perché appariamo strani ai loro occhi, il giudizio negativo o positivo non deve essere fatto subito, va stabilita una certa relazione con l’altro; abbiamo bisogno di un ambiente adeguato per poterci comportare come ci aspettiamo da noi stessi e dagli altri. Le campagne di tutela dell’ambiente sono importanti perché se l’ambiente non risponde alle nostre esigenze di benessere, i nostri comportamenti saranno incontrollati, non è un problema solo politico, ma biologico e culturale.
  • CE (cultura extra somatica depositata) indica tutte quelle regole, codici, comportamenti desiderati o indesiderati che vengono proposti agli appartenenti a quella comunità. È qualcosa che sta fuori dal soma, fuori dal corpo, sono regole depositate, “incise nel marmo” (come la nostra Costituzione). All’inizio queste regole erano qualcosa di orale, ma successivamente avevano bisogno di essere depositate in qualcosa di scritto, condizionando per millenni i comportamenti degli individui, perché sono incisi dei comportamenti da seguire, che ci piacciano o meno. Il professore, anziché cultura, la chiama memoria extra somatica depositata, perché non è frutto di un qui e ora, ma di un’esperienza precedente che considera i padri di una civiltà che dettano comportamenti sulla base della memoria, di ciò che hanno vissuto (per esempio, per quanto riguarda la nostra Costituzione, essa è stata scritta sulla base del fatto che un’esperienza come quella fascista non si voleva più ripetere). Quando decidiamo di vivere in una comunità accettiamo di vivere secondo la CE di quella comunità. La questione delle regole è fondamentale perché condiziona alcune questioni di comportamenti di individui e gruppi nella logica dell’etica: molte società sportive si sono dotate di un codice etico che rappresenta proprio la CE, tu firmi il codice etico e ti impegni a comportarti in un certo modo. Un altro esempio è il codice della strada.
  • Regole di un mio ambiente (terza parentesi dell’equazione) appena penso alle regole di un ambiente che frequento abitualmente, mi vengono in mente subito quelle della mia squadra di pallavolo e di conseguenza quelle della palestra. Ho deciso di descrivere alcune regole, che sono anche quelle più importanti per me. Innanzitutto, ritengo che la puntualità sia un aspetto fondamentale di una squadra, perché trasmette un certo senso di responsabilità e di interesse verso l’attività che si sta svolgendo, ma soprattutto perché è una forma di rispetto verso i nostri allenatori e compagni che hanno deciso di dedicarci tempo ed energie. Purtroppo, questa regola non sempre viene rispettata da tutti (naturalmente mi sto riferendo ad un ritardo ingiustificato) e mi spiace, perché mi è stato insegnato che è preferibile fare una buona prima impressione, anche nei piccoli gesti, come in questo caso. Nella mia squadra attuale siamo sempre puntuali, ma mi ricordo che nelle squadre in cui giocavo da piccola chi arrivava in ritardo doveva fare le indesiderate punizioni, per esempio correre 5 minuti o sistemare tutti gli attrezzi alla fine dell’allenamento. La seconda regola che mi sento di menzionare è l’utilizzo della divisa e della tuta specifica durante le partite o le trasferte, perché trasmette il senso di appartenenza ad un gruppo, ad un mondo tutto nostro. Proprio parlando di gruppo, collego come ultima regola, un po’ implicita ma non meno importante, la collaborazione. Siamo una squadra che deve parlare, scambiarsi opinioni, sostenersi, aiutarsi, ridere, sorridere, perché l’unione fa la forza verso un obiettivo comune. Queste regole sono importanti anche perché poi vengono trasmesse in tutte le attività quotidiane che facciamo ed influenzano chiaramente il nostro comportamento, perché non penso faccia piacere al datore di lavoro vedere un suo dipendente in ritardo, senza il corretto abbigliamento e che non collabora con i colleghi per risolvere un determinato problema. Rispettare delle regole è la base per affrontare serenamente una nuova esperienza;
  • Fattori legati al tempo o inerzia I(G, CI, CE): resistenza al cambiamento nel tempo. Tutte le strutture analizzate prima tendono a cambiare e la gente, quando è sottoposta ad un cambiamento, ...
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/01 Psicologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher gizzeta di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia applicata alle scienze motorie e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Cesaro Franco.
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