I protagonisti
1.RenzoÈ un giovanotto ,di circa 20 anni, orfano di entrami i genitori che esercita la professione di filatore di seta e, nel tempo libero, coltiva un piccolo podere che ha avuto in redità. Di natura vigoroso, da vero montanaro, e dall’aspetto robusto, ha un carattere piuttosto ribelle che male si adatta ai soprusi e alle ingiustizie. Tendenzialmente ingenuo, le traversie in cui si trova coinvolto lo rendono più riflessivo e maturo. Per questo motivo, il romanzo potrebbe essere interpretato come un percorso della sua formazione.
2.Lucia
La ragazza è orfana di padre e vive con la madre Agnese. Come tante ragazze della zona, lavora nella filanda del paese. Molto prudente, sotto un’apparente fragilità ha un carattere forte. Ha una totale fiducia nella Provvidenza divina. Il suo amore per Renzo, anche se non è mai esplicitato, è molto profondo. La sua celebre frase “Per un atto di misericordia, Dio perdona tante cosa” costituisce la molla che fa scattare nell’Innominato il desiderio di redenzione.
I personaggi principali
Don AbbondioÈ il parroco del paese dei protagonista. Ha abbracciato il sacerdozio soltanto per poter contare su di una vita tranquilla. Per questo motivo manifesta in continuazione debolezza, egoismo e viltà. In balia dei prepotenti, individua ovunque un pericolo per la sua incolumità. Si confida spesso con la sua governante, Perpetua, di cui però, non ascolta i saggi consigli.
Padre Cristoforo
Al secolo Ludovico, proviene da una famiglia di ricchi mercanti che ambiva a poter diventare aristocratico. Si è fatto frate come espiazione per aver ucciso in duello, per futili motivo un giovanotto come lui. La famiglia della vittima lo ha però perdonato e in segno di perdono gli ha consegnato del pane (= il pane del perdono). Padre Cristoforo è il padre spirituale di Lucia ed è lui che scioglie la ragazza dal voto di castità fatto alla Madonna. In una celebre scena si oppone con veemenza a don Rodrigo il quale non accetta di rinunciare alle sue attenzioni verso Lucia. Il frate è anche vittima dell’ipocrisia e della sottomissione della Chiesa al potere politico, poiché per lasciare liberò il campo alle malefatte di don Rodrigo, il padre provinciale dei cappuccini, su richiesta del conte zio, accetta il suo trasferimento a Rimini. Muore di peste nell’esercizio della sua vita a servizio dei bisognosi.
Don Rodrigo
È l’antagonista. Signorotto del paese in cui vivono i protagonisti, è prepotente e dedito in continuazione a soprusi, con il supporto dei suoi sbirri, i bravi. A seguito di una scommessa con il cugino Attilio, decide di impedire il matrimonio fra Renzo e Lucia, ricorrendo anche ad un signorotto più potente de lui, l’Innominato. Non conosce né l’amore, né il rispetto, né la misericordia. Una delle pagine più celebri e significativa e quella che descrive l’incontro con padre Cristoforo. Muore vittime della peste, abbandonato dal suo stesso “sbirro” più fedele, il Griso.
L’Innominato
Si tratta di una figura ,realmente esistita, di grande statura morale. Nella che segue il rapimento di Lucia, nel suo animo si combatte la lotta fra ” l’uomo antico”, dedito al vizio, alla violenza e ai soprusi e “l’uomo nuovo”, desideroso di misericordia divina. In preda alla forte angoscia, medita anche di suicidarsi, ma ci rinuncia perché si rende conto che la morte non costituirà una soluzione al suo problema esistenziale. Ripensa alle parole piena di speranza e di misericordia divina che le ha detto Lucia, ma se esse lo possono liberare dall’incubo del passato, resta però l’ansia per il futuro. Questa oscillazione fra il “passato e il “nuovo” è sempre presente nel suo animo finché non ode lo scampanio delle campane del villaggio in onore del Cardinale Federigo in visita pastorale. Alla fine, dopo l’incontro con il prelato, “l’uomo nuovo” ha la meglio. Ed egli si converte, dedicandosi d’ora in poi ad opere di bene.
Il cardinale Federigo Borromeo
Uomo di grande fede e di carità. Fin dall’adolescenza prende come esempio il cugino S. Carlo Borromeo. L’espressione “ La vita è il paragone delle parole” definisce bene il suo modo di applicare nel concreto l’insegnamento cristiano di fratellanza e di carità
Gertrude
Detta anche la Monaca di Monza. Essa è il simbolo della Chiesa corrotta. Vittima degli interessi della casata e del principe-padre, è costretta ad entrare in convento. Incapace di opporsi, stringe una relazione amorosa con Egidio e essendo stata scoperta da una conversa, quest’ultima viene uccisa. Inizialmente, aiuta Lucia a nascondersi nel convento per sottrarla alle attenzioni dui don Rodrigo, ma poi, collabora con lo scellerato Egidio al rapimento di Lucia, commissionato dall’Innominato per conto di don Rodrigo. Gertrude e Lucia rappresentano due destini totalmente opposti, anche se entrambe sono due donne senza difesa, come voleva la società del Seicento. Lucia è l’immagine dell’umiltà e della Provvidenza, mentre la monaca è la vittima del sopruso familiare per debolezza diventa malvagia. Il rapporto con la fede e la speranza cristiana non è lo stesso: per Gertrude la religione è assimilabile ad una prigione, mentre in Lucia è sempre presente la pace interiore che le deriva dal sentimento religioso.
I personaggi secondari
AgneseMadre di Lucia. È una donna pragmatica con tanta esperienza. Per risolvere il problema del matrimonio impedito, consiglia di rivolgersi al dott. Azzecca-garbugli, ma fallito tale tentativo propone di organizzare un matrimonio a sorpresa.
Perpetua
La serva-governante di don Abbondio. Pettegola, dal carattere energico, è un pp’ la confidente del parroco. Sa dare dei consigli assennati che pero il padrone non ascolta. Muore colpita dalla peste.
I bravi
Propriamente, il termine significa “mercenari”, fuorilegge a servizio del signorotto del luogo (don Rodrigo o l’Innominato) sia per difendere la sua proprietà che per affrontare gli eventuali nemici o compiere scelleratezze, volute dal padrone. Le troviamo nella scena dell’incontro con don Abbondio, nell’organizzazione del primo tentativo di rapimento di Lucia e nell’incursione nella casa la notte de gli imbrogli, nel rapimento di Lucia, supportati da Gertrude e Egidio, facenti parti dell’entourage dell’Innominato ed infine nel momento in cui don Rodrigo scopre di essere stato contaminato dalla peste. I bravi più ricorrenti sono il Nibbio e il Griso.
Azzecca-Garbugli
Esperto di leggi. Totalmente asservito ai potenti con i quali non intende mettersi in urto, rifiuta di difendere Renzo quando ha capito che il giovane è vittima di un sopruso da parte del signorotto. Nuore colpito dalla peste.
Il conte Attilio
È il cugino scapestrato di don Rodrigo. Passa le giornate facendo scommesse e gozzovigliando con amici di pari rango. È lui che, per scommessa, spinge don Rodrigo a far rapire Lucia
Il conte Zio
Sollecitato dal nipote Attilio, ottiene dal padre provinciale dei cappuccini di far allontanare padre Cristoforo perché di impedimenti ai piani dell’altro nipote, don Rodrigo. Conosce bene l’arte del non dire, di lanciare minacce velate e di capire le debolezze del suo interlocutore che sa sfruttare a proprio vantaggio.
Il Padre Provinciale dei cappuccini
Rappresenta la sottomissione della Chiesa al volere dei potenti. Si cura più del buon nome dell’ordine che non del rispetto della giustizia. Risulta essere prudente, ma anche ipocrita.
Comparse
Fra’ GaldinoSi tratta del frate cappuccino che si occupa della questa. Racconta ad Agnese e Lucia il miracolo delle noci che mette in evidenza lo spirito di fratellanza e di carità evangelica che inspira da sempre tutte le azioni dei cappuccini.
Menico
È il ragazzo a cui Agnese affida il compito di recarsi al convento di Pescarenico, per conoscere da padre Cristoforo, come d’accordo il comportamento che Agnese, Lucia e Renzo devono tenere. Al ritorno, si imbatte con i bravi penetrati in casa per rapire la ragazza.
Il sarto e la sua famiglia
Un uomo che è il simbolo della solidarietà e della carità evangelica che mette in pratica concretamente. Ospita Lucia dopo essere stata liberata e resta molto colpito dal discorso del Cardinale Federigo. Più tardi, ospita i tre fuggiaschi per una sosta. Sostanzialmente è un uomo di una certa cultura: sa leggere e ama leggere testi letterari popolari.
Ambrogio
Il campanaro della chiesa parrocchiale di don Abbondio. Col suon della campana a martello, sveglia tutto il villaggio e fa fuggire i bravi che stanno perlustrando la casa di Lucia
Il cugino Bortolo
Accoglie Renzo con estrema cordialità e lo aiuta a rifarsi una vita nel bergamasco. Pur essendo benestante afferma che Dio gli ha dato i beni per potersene servire ad aiutare gli altri.
La mercantessa
Viene chiamata anche “la ricca vedova”. Conosce Lucia nel Lazzaretto e fra le due donne s’instaura un forte legame di amicizia. Lucia la considera come una seconda madre
Padre Felice
È il padre cappuccino che ha il compito di organizzare il lazzaretto
La madre di Cecilia
Si tratta della donna che consegna ai monatti il corpicino della figlioletta Cecilia, morta di peste. Il quadro dipinto dallo scrittore è estramente commovente.
Tonio e Gervasio
I due fratelli che si prestano a fare da testimoni nel matrimonio a sorpresa. Gervasio è definito un sempliciotto. Alla fine del romanzo, Renzo, ritornato al paese, incontra Tonio che la peste ha ridotto ad una larva d’uomo.
Antonio Ferrer
Costituisce un chiaro esempio di politico incapace. Le misure che adotta per combattere la carestia e la penuria di pane fanno l’effetto contrario ed è per questo che rischia di essere linciato dalla folla inferocita. Vive nel suo mondo fotto di astrologia e scienze occulte e muore di peste, nella credenza che il morbo sia stato causato dall’influsso degli astri,
Donna Prassede
Nobildonna della società milanese del XVV secolo. Esempio di donna pedissequa che si propone di educare Lucia e di farle dimenticare Renzo che considera un delinquente. Ha poche idee, ma ben radicate. Crede di esercitare la carità, ma in realtà con la sua rigidità ed il suo autoritarismo, ottiene l’effetto contrario, poiché impone a Lucia la sua visione del mono, ignorando totalmente i bisogni della ragazza. Morirà colpita dalla peste
La vecchia serva dell’Innominato
Il suo padrone le affida l’incarico di dare coraggio a Lucia tenuta prigioniera nel castello, ma non vi riesce. E’ una donna avida, golosa, un po’ volgare nei modi, abituata da sempre a vivere in un modo maschile dominato dalla violenza e dai soprusi.
Il vecchio servitore di don Rodrigo
Essendo al corrente del progetto di don Rodrigo di rapire per scommessa Lucia, ne informa segretamente padre Cristoforo. Esso è l’unica figura positiva che ruota intorno ai due signorotti del luogo, don Rodrigo e l’Innominato.
Il barcaiolo
Permettete a Renzo, Lucia e Agnese in fuga di attraversare l’Adda. Per carità cristiana, rifiuta ogni compenso
Il barrocciaio
Trasporta i tre protagonisti a Mona: Renzo è diretto al convento dei cappuccini e le due donne al convento della Monaca di Monza. Anche lui, per carità cristiana, rifiuta ogni compenso
Il pescatore
Traghetta Renzo verso l’altra sponda dell’Adda e quindi nella terra della Repubblica di Venezia. Abituato a far passare contrabbandieri o comunque viandanti che vogliono attraversare il confine senza essere riconosciuti, accetta il compenso che Renzo gli versa.
Il venditore di pesce
Per il suo lavoro, si sposta regolarmente fra Milano e Lecco. Informa costantemente Agnese di quello che sta succedendo nella città lombarda.
L’oste della Luna piena
Gestiste l’osteria in cui Renzo trova rifugio, dopo la giornata dei tumulti di S. Martino dell’ 11 novembre. Ci viene descritto con una faccia rotonda, con una barbetta rossiccia e con le occhi lucidi e chiari, segno di astuzia. Durante la cena, fa di tutto perché Renzo si ubriachi, affinché egli possa rivelare i suoi dati anagrafici e esporre le sue idee in merito alla rivolta e alla giustizia. Sembrerebbe che mostri della simpatia per Renzo, ma alla fine prevale l’interesse personale e si reca dal notaio criminale per denunciarlo.
Il mercante di Gorgonzola
Si tratta di un commerciante che, per lavoro, è spesso in viaggio. Nella sua sosta all’osteria, racconta le vicende del tumulto di Milano dal suo punto di vista di borghese conservatore. Le notizie che fornisce sono falsate dal suo modo di vedere l’accaduto. Renzo che, questa volta ha capitolo il pericolo che ha davanti, non interviene, paga il conto e lascia l’osteria in tutta fretta.
Il notaio criminale
Incaricato di arrestare i criminali e raccogliere le prove. In realtà, egli va alla ricerca di capri espiatori con l’obiettivo di compiacere ai potenti. È proprio lui che la mattina dopo i tumulti si presenta all’posteria della Luna piena per arrestare Renzo, denunciato per aver sobillato il popolo di Milano alla rivolta.
Il sedicente Ambrogio Fusella
Si tratta dello sbirro che, facendosi passare per spadaio, fa da guida a Renzo alla ricerca di un’osteria in giorno del tumulto di S. Martino. In realtà è lui che farà arrestare il protagonista.