Indice

  1. Traccia del tema
  2. Scaletta
  3. Svolgimento
  4. Don Rodrigo
  5. Il conte Attilio
  6. Il Podestà di Lecco
  7. Rapporto con la morale

Traccia del tema

Ne “I Promessi Sposi”, confrontare don Rodrigo, il Podestà e il Conte Attilio in base a come ci vengono presentati durante il banchetto. Individuare le caratteristiche comuni e le differenze.

Scaletta

• Introduzione
Nel romanzo, dove li troviamo riuniti nello stesso ambiente? Di che cosa sono il simbolo?
• Don Rodrigo
• Il conte Attilio
• Il Podestà

Svolgimento

Le tre figure compaiono insieme nel capitolo V, durante il banchetto nel palazzo di don Rodrigo. Essi rappresentano tre faccettature del potere, dei soprusi, dell’arroganza aristocratica e della corruzione morale del Seicento. Nonostante questo, ognuno di essi dimostra di essere in possesso di caratteristiche psicologiche ben individuabili.

Don Rodrigo

Don Rodrigo ci è presentato come un signorotto locale di scarso spessore. Per un capriccio, il matrimonio fra Renzo e Lucia non può essere celebrato e da questa situazione prende avvio il romanzo. La sua azioni sono conseguenza di tanta superbia e di un profondo orgoglio aristocratico. In confronto ai grandi personaggi malvagi della letteratura (come l’Innominato del romanzo del Manzoni, don Rodrigo è un mediocre. Prova dei dubbi, dei rimorsi e anche delle paure, come avviene dopo l’anatema di fra’ Cristoforo e il fallimento del rapimento di Lucia, nella notte de gli imbrogli. Le sue azioni dipendono molto dal giudizio che gli altri potrebbero esprimere sul suo operato. Vuole apparire, a tutti i costi, un uomo potente e per questo accetta la sfida del cugino Attilio che vuol vincere a tutti i costi.
Muore di peste abbandonato da tutti nel lazzaretto: al suo capezzale troviamo soltanto fra’ Cristoforo che tanto ha odiato fino a farlo allontanare da Pescarenico de Renzo, che lo perdono, simboli di tanti umili che ha sempre sopraffatto e su cui ha sfogato la propria violenza. La sua morte, avvenuta senza dignità è il simbolo della scomparsa della classe sociale di appartenenza.

Il conte Attilio

Cugino di don Rodrigo e quindi nipote anch’essi del Conte Zio, costituisce il simbolo deteriore dell’aristocrazia del tempo per il comportamento frivolo ed ozioso. Se a volte don Rodrigo sembra esitare, il conte Attilio non ha mai scrupoli e mai si sente in colpa. Per lui, chi non è nobile è un essere inferiore e nei confronti di questi ultimi tutto è permesso. È un abile manipolatore; infatti è lui che istiga don Rodrigo ad accettare la scommessa sulla seduzione di Lucia ed è sempre lui che spinge il Conte Zio a far allontanare Padre Cristoforo dal convento di Pescarenico travisando o fatti di proposito. Si presenta come un personaggio insolente, prepotente, arrogante, vanitoso e volgare. Come il cugino, anche lui morirà di peste.

Il Podestà di Lecco

Dei tre, è forse la figura più emblematica. In teoria, dovrebbe essere colui che fa rispettare la legge, che sta dalla parte di chi ha subito dei soprusi e che punisce i colpevoli. In realtà, essendo l’ospite fisso dei banchetti del signorotto locale, ne subisce una sorta di sudditanza psicologica. Durante il pranzo in casa di don Rodrigo, viene ritratto come un individuo pedante, e amante del formalismo. Nella discussione, adopera termini molto tecnici e citazioni latine non tanto per trovarvi un punto d’appoggio che giustifichi l’applicazione della giustizia, quanto un semplice artificio retorico per sfoggiare la sua cultura, per confermare i privilegi dei nobili e compiacere a questi ultimi (servilismo). Rappresenta lo Stato incapace di agire che, per corruzione, evita di creare conflitti e strumentalizza le leggi.

Rapporto con la morale

Tutti e tre hanno un rapporto con la morale negativo. Soltanto quando si sente meno sicuro, Rodrigo teme la giustizia divina e le leggi umane. Il cugino Attilio ignora del tutto la morale e è solito usare il potere politico per fini personale (cfr. l’intercessione che chiede al Conte Zio per allontanare padre Cristoforo. Infine, lo scopo prioritario del Podestà è di assecondare i potenti, venendo così meno al suo ruolo di amministratore della giustizia locale.

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