Traccia del tema
Ne “I Promessi Sposi”, confrontare don Rodrigo, il Podestà e il Conte Attilio in base a come ci vengono presentati durante il banchetto. Individuare le caratteristiche comuni e le differenze.
Scaletta
• Introduzione
Nel romanzo, dove li troviamo riuniti nello stesso ambiente? Di che cosa sono il simbolo?
• Don Rodrigo
• Il conte Attilio
• Il Podestà
Svolgimento
Le tre figure compaiono insieme nel capitolo V, durante il banchetto nel palazzo di don Rodrigo. Essi rappresentano tre faccettature del potere, dei soprusi, dell’arroganza aristocratica e della corruzione morale del Seicento. Nonostante questo, ognuno di essi dimostra di essere in possesso di caratteristiche psicologiche ben individuabili.
Don Rodrigo
Don Rodrigo ci è presentato come un signorotto locale di scarso spessore. Per un capriccio, il matrimonio fra Renzo e Lucia non può essere celebrato e da questa situazione prende avvio il romanzo. La sua azioni sono conseguenza di tanta superbia e di un profondo orgoglio aristocratico. In confronto ai grandi personaggi malvagi della letteratura (come l’Innominato del romanzo del Manzoni,
don Rodrigo è un mediocre. Prova dei dubbi, dei rimorsi e anche delle paure, come avviene dopo l’anatema di fra’ Cristoforo e il fallimento del rapimento di Lucia, nella notte de gli imbrogli. Le sue azioni dipendono molto dal giudizio che gli altri potrebbero esprimere sul suo operato. Vuole apparire, a tutti i costi, un uomo potente e per questo accetta la sfida del cugino Attilio che vuol vincere a tutti i costi.
Muore di peste abbandonato da tutti nel lazzaretto: al suo capezzale troviamo soltanto fra’ Cristoforo che tanto ha odiato fino a farlo allontanare da Pescarenico de Renzo, che lo perdono, simboli di tanti umili che ha sempre sopraffatto e su cui ha sfogato la propria violenza. La sua morte, avvenuta senza dignità è il simbolo della scomparsa della classe sociale di appartenenza.
Il conte Attilio
Cugino di don Rodrigo e quindi nipote anch’essi del Conte Zio, costituisce il simbolo deteriore dell’aristocrazia del tempo per il comportamento frivolo ed ozioso. Se a volte don Rodrigo sembra esitare, il conte Attilio non ha mai scrupoli e mai si sente in colpa. Per lui, chi non è nobile è un essere inferiore e nei confronti di questi ultimi tutto è permesso. È un abile manipolatore; infatti è lui che istiga don Rodrigo ad accettare la scommessa sulla seduzione di Lucia ed è sempre lui che spinge il Conte Zio a far allontanare Padre Cristoforo dal convento di Pescarenico travisando o fatti di proposito. Si presenta come un personaggio insolente, prepotente, arrogante, vanitoso e volgare. Come il cugino, anche lui morirà di peste.
Il Podestà di Lecco
Dei tre, è forse la figura più emblematica. In teoria, dovrebbe essere colui che fa rispettare la legge, che sta dalla parte di chi ha subito dei soprusi e che punisce i colpevoli. In realtà, essendo l’ospite fisso dei banchetti del signorotto locale, ne subisce una sorta di sudditanza psicologica. Durante il pranzo in casa di don Rodrigo, viene ritratto come un individuo pedante, e amante del formalismo. Nella discussione, adopera termini molto tecnici e citazioni latine non tanto per trovarvi un punto d’appoggio che giustifichi l’applicazione della
giustizia, quanto un semplice artificio retorico per sfoggiare la sua cultura, per confermare i privilegi dei nobili e compiacere a questi ultimi (servilismo). Rappresenta lo Stato incapace di agire che, per corruzione, evita di creare conflitti e strumentalizza le leggi.
Rapporto con la morale
Tutti e tre hanno un rapporto con la morale negativo. Soltanto quando si sente meno sicuro, Rodrigo teme la giustizia divina e le leggi umane. Il cugino Attilio ignora del tutto la morale e è solito usare il potere politico per fini personale (cfr. l’intercessione che chiede al Conte Zio per allontanare padre Cristoforo. Infine, lo scopo prioritario del Podestà è di assecondare i potenti, venendo così meno al suo ruolo di amministratore della giustizia locale.