Concetti Chiave
- Il romanzo presenta una costante presenza di servitori a fianco di personaggi nobili, evidenziando le dinamiche di potere tra le classi sociali.
- La serva di Azzecca-garbugli simboleggia l'avidità e la corruzione dell'ambiente giudiziario, mostrando disprezzo verso chi proviene da classi inferiori.
- Ludovico, prima di diventare padre Cristoforo, è affiancato da un servitore che dimostra dedizione, il quale perde la vita difendendolo, influenzando il successivo percorso di Ludovico.
- I bravi di don Rodrigo, come il Griso e il Nibbio, incarnano la violenza e l'ingiustizia del XVII secolo, eseguendo gli ordini del loro signore senza scrupoli.
- La figura della vecchia del castello rappresenta l'invidia e la complicità nel sistema oppressivo, rimanendo indifferente alla sofferenza di Lucia nonostante un apparente ammorbidimento nel tempo.
Ogni volta che nel romanzo viene introdotto sulla scena un personaggio nobile o comunque appartenente ad una classe sociale elevata, o comunque degna di rispetto, non manca quasi mai la presenza di un servitore.
Il dottor Azzecca-garbugli può contare su di una serva: essa riceve Renzo con i quattro capponi in mano in modo piuttosto brusco e con fermezza. Si potrebbe quasi pensare che lo consideri come un essere inferiore che poiché proviene dal contado non sa come comportarsi con i signori. Abituata a regali di questo tipo, in modo sbrigativo e senza indugiare, allunga le mani per prenderli, ma Renzo si ritira perché vuole che prime l’Azzecca-garbugli li possa vedere e si renda conto che il cliente non è venuto a mani vuote. La ritroviamo alla fine del colloquio quando il padrone le ordine di restituire le quattro bestie a Renzo. Getta una sguardo di disprezzo che tradisce il suo pensiero. “questo giovane deve aver combinato qualcosa di grosso perché è la prima volta che il padrone rifiuta un regalo”. La donne è il simbolo dell’avidità e della corruzione dell’ambiente che ruota intorno alla giustizia.
Indice
Il servitore di Ludovico
La famiglia di padre Cristoforo, quando si chiamava ancora Ludovico e non aveva ancora indossato l’abito religioso apparteneva alla ricca borghesia. Nonostante ciò il padre aveva impartito al figlio un’educazione da nobile e lui stesso conduceva una vita da aristocratico. Questo spiega perché nel duello con un suoi simile, Ludovico è affiancato da un servitore, Cristoforo, un uomo di circa 50 anni. Quando quest’ultimo vede che il suo padrone è stato ferito e quindi è in difficoltà, interviene a sua difesa, ma viene trapassato dalla spada dell’avversario. La reazione di Ludovico è immediata: egli reagisce con impeto e violenza e uccide il rivale. Il servitore rappresenta la dedizione e l’abnegazione nei confronti del padrone. Ludovico, a seguito di questo episodio entra nell’ordine dei cappuccini e, come riparazione, dona tutti i suoi averi alla vedova di Cristoforo (di cui per ricordo assumerà il nome) e agli otto figli rimasti orfani.
Il vecchio servitore di don Rodrigo
Nell’economia del romanzo, esso ha un ruolo importante. Arrivato al palazzotto di don Rodrigo, un vecchio servitore del signorotto apre la porta al frate. Lo ritroviamo dopo il colloquio: ha udito tutto e promette a padre Cristoforo di metterlo al corrente dei piani che ha in mente il suo padrone. La sua figura rappresenta una forma di ribellione e di resistenza interna al male e quindi costituisce l’unico elemento positivo in quell’ambiente
La serva di don Abbondio
Donna molto loquace e attiva, oltre ad essere la serva di don Abbondio è anche la sua confidente. A servizio del curato da molto anni, svolge i propri compiti con fedeltà ed affetto; sappiamo che ha superato l’età sinodale (= i quaranta anni). Senza di lei don Abbondio si sente perso ed è anche colei che spesso dà consigli più saggi. Ha, però, un debole: la questione degli spasimanti: dice di averne avuto più di uno da lei sistematicamente rifiutati, ma le voci di paese sostengono che in realtà nessuno l’ha mai voluta per moglie. Nel linguaggio corrente, il nome proprio, per antonomasia è divento il termine per indicare la governante di un parroco, assai chiacchieroni ed invadente.
I bravi di don Rodrigo
Fra tutte le persone a servizio dei signorotti, i bravi di don Rodrigo occupano una posizione di spicco e di essi, soprattutto del Griso – il capo – e il Nibbio abbiamo diverse informazioni. Già dal loro abbigliamento si capisce quale sia il loro ruolo: i capelli sono raccolti in una reticella verde da cui esce un ciuffo ricadente sulla fronte utile per nascondere l’identità in caso di un crimine o di un sopruso, portano dei baffi arricciati, una cintola con delle pistole, un coltellaccio in tasca e dal collo pende un corno sempre pieno di polvere da sparo. Con Arroganti e senza scrupoli, hanno il compito di difendere il loro signore di cui eseguono ciecamente la volontà e in cambio ricevono protezione perché nel passato hanno compiuto dei crimini. Essi ordinano a don Abbondio di non celebrare il matrimonio, organizzano ed effettuano il fallito rapimento di Lucia mettendo a soqquadro la casa e rapiscono la ragazza nelle vicinanze del convento di Gertrude. Anche l’Innominato ha i suoi bravi che si riuniscono nella taverna “La Malanotte”, per passare il tempo, giocando d’azzardo.
I bravi sono il simbolo dei soprusi e della mancanza di giustizia nel XVII secolo.
La vecchia del castello
Si tratta di una vecchia avida, pigra, irascibile e cinica, ben integrata nell’atmosfera del castello. Fisicamente ha gli occhi incavati e il mento a punta, non mette mai in discussione gli ordini del padrone e nei confronti della giovinezza di Lucia prova invidia. Suo marito, morto in battaglia, era anch’esso alle dipendenze dell’ Innominato. Il suo compito è quello di tranquillizzare la prigioniera, ma all’inizio è insensibile alla disperazione di Lucia. Col tempo, però, sembra che questa indifferenza si attenui, pur restando incapace di provare dei sentimenti postivi per, tutto sommata resta complice del suo padrone. Per alcuni studiose, la donna ricorda Urfried, custode di Rebecca, anch’essa rapita, nell’ “Ivanhoe di Walter Scott oltre a ricollegarsi alla “vecchia di casa”, cameriera di Gertrude.
Il paggio e Gertrude
Il paggio, nel Seicento, era un giovane servitore di origine non plebea, addetto al servizio di persone altolocate e, pertanto, si distinguevano dagli componenti della servitù. Il contegno di questo giovane corrispondeva a ciò che Gertrude sognava e idealizzava da tempo. I genitori di Gertrude che qualcosa è cambiato nella figlia e da allora la tengono ancora di più sotto controllo. Una mattina, però, una cameriera sorprende Gertrude mentre sta piegando un biglietto (era destinato al paggio) e con la forza glielo sottrae per farlo arrivare poi nelle mani del principe padre. Si tratta di un episodio umiliante per Gertrude di cui è complice la cameriera che porterà la ragazza alla monacazione forzata. Il paggio viene allontanato con l’intimazione di non lasciarsi sfuggire una parola sull’accaduto e il principe-padre arriva perfino a schiaffeggiarlo, mentre Gertrude viene rinchiusa in camera sotto la custodia della cameriera che aveva scoperto il biglietto.
Domande da interrogazione
- Qual è il ruolo dei servitori nel romanzo e come riflettono le dinamiche sociali?
- Come si manifesta la dedizione dei servitori nei confronti dei loro padroni?
- In che modo i bravi di don Rodrigo simboleggiano la giustizia nel XVII secolo?
- Qual è la funzione della serva di don Abbondio nel romanzo?
- Come si sviluppa il personaggio della vecchia del castello e quale ruolo gioca nella storia di Lucia?
I servitori nel romanzo rappresentano una riflessione delle classi sociali e delle dinamiche di potere, evidenziando l'avidità e la corruzione dell'ambiente che circonda la giustizia, come nel caso della serva di Azzecca-garbugli.
La dedizione è evidente nel servitore Cristoforo, che sacrifica la propria vita per difendere Ludovico, dimostrando un forte legame di abnegazione e lealtà, che porta Ludovico a redimersi dopo l'episodio.
I bravi di don Rodrigo, come il Griso e il Nibbio, incarnano la mancanza di giustizia e i soprusi dell'epoca, eseguendo gli ordini del loro signore e perpetuando la violenza e l'ingiustizia.
La serva di don Abbondio è una figura chiave che fornisce supporto e consigli al curato, rappresentando la saggezza e la fedeltà, ma anche un certo grado di chiacchiericcio e invadenza.
La vecchia del castello, inizialmente insensibile alla sofferenza di Lucia, rappresenta l'avidità e la complicità, ma la sua indifferenza si attenua nel tempo, mostrando una complessità nel suo carattere e nel suo rapporto con la prigioniera.