Indice

  1. Definizione di scienza cavalleresca
  2. Il duello di Ludovico
  3. La conversazione durante il banchetto di don Rodrigo
  4. Don Ferrante

Definizione di scienza cavalleresca

La scienza cavalleresca è l’insieme dei trattati, molto diffusi dal Cinquecento in poi, aventi per oggetto il duello, l’onore e il modello di comportamento in generale previsto per gli uomini di alto lignaggio.
Nel romanzo, il Manzoni ce ne fornisce tre esempi.

Il duello di Ludovico

Una stupida questione di cavalleria è all’origine della conversione di Ludovico in padre Cristoforo
Un giorno Ludovico camminava lungo una strada accompagnato da due bravi e da un servitore, molto affezionato al suo padrone. Ad un certo punto, egli vede arrivare dalla parte opposta un signore, superbo e prepotente per abitudine. I due non si conoscevano, però si odiavano. Questo signore era seguito da quattro bravi e veniva avanti con arroganza, facendo mostra di un’eccessiva considerazione di sé. Entrambi i gentiluomini camminavano rasentando il muro. Occorre precisare che nel Seicento, per un motivo pratico, i marciapiedi erano molto più alti rispetto al livello stradale e le strade sterrate erano piene di polvere e di fango, pertanto se due persone si incontravano, una obbligatoriamente, era costretta a spostarsi sul piano stradale sterrato. Ma chi doveva spostarsi? Colui che rasentava il muro col lato destro colui che arrivava in senso inverso, rasentando così il muro con il lato sinistro? Ludovico sosteneva che il diritto era dalla sua parte perché rasentava il muro da destra mentre l’altro gentiluomo sosteneva che il passo era sua, in quanto di origine nobile [Ludovico per quanto appartenente ad una famiglia agiata, era di famiglia borghese]. Quando i due si trovano viso a viso, ciascuno rivendica la precedenza, lanciandosi anche delle offese. Entrambi, sostenuti dai rispettivi bravi, mettono mano alla spada e si avventano uno contro l’altro. Le conseguenze sono tragiche perché, il servo di Ludovico, accorso in aiuto al padrone ferisce a morte il contendente.
L’episodio mostra come la scienza cavalleresca e l’onore personale, nel Seicento, avesse la preminenza sulla buona educazione, sur rispetto della vita e sul buon senso.

La conversazione durante il banchetto di don Rodrigo

Incontriamo il primo durante il banchetto nel palazzo di don Rodrigo i cui convitati sono: il Podestà di Lecco, il conte Attilio, il dott. Azzecca-garbugli e due personaggi oscuri, presumibilmente dei “parassiti”. Questo il problema di cui si discute: un cavaliere invia una sfida a duello ad un cavaliere milanese; il portatore non trovando il destinatario del messaggio in casa, consegna il biglietto al fratello del cavaliere, il quale legge il contenuto della sfida e come tutta risposta prende a bastonate il portatore. Per il conte Attilio, il comportamento del fratello dell’interessato è corretto, mentre per il podestà la persona di un ambasciatore è sacra ed ha diritto ad ogni rispetto. Per il conte Attilio, il messo avrebbe dovuto chiedere il permesso di consegnare l’atto di sfida e, non avendolo fatto, passa da temerario e, giustamente, diventa passibile di essere trattato a colpi di bastoni. Per il podestà, colpire un messo è un atto proditorio e a questo punto la discussione scivola sul significato del termine “proditorio”. Viene chiamato in causa il dottor Azzecca-garbugli che fino ad allora ha espresso assenso, accennando a sorrisi Egli, allora, si esibisce in un discorso carico di ornamenti retorici, stando però, ben attento a non prendere alcuna posizione, per non urtare nessuno.
Questa questione di etica cavalleresca è senza importanza e denota la superficialità dei convitati. Addirittura, per risolvere la questione, il Podestà scomoda Aristotile, ricorrendo ad un sillogismo.

Don Ferrante

Don Ferrante è un esperto di scienza cavalleresca a tal punto che succeda che venga richiesto il suo parere per risolvere un caso difficile. La sua biblioteca comprende molti libri che trattano della materia, soprattutto quelli scritti da autori maggiormente accreditati. Egli sa citare a memoria tutti i passi della Gerusalemme liberata, opera capitale di scienza cavalleresca di Torquato Tasso, e della Gerusalemme conquistata. Anche in questo caso, come nei precedenti, Manzoni vuole ridicolizzare il concetto falsato dell’onore cavalleresco, all’origine di tanti soprusi.

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