Indice
- La famiglia d’origine
- L’educazione e la gioventù
- Marianna prende i voti
- La relazione con Gian Paolo Osio
- L’assassinio dell’amministratore dei beni di suor Virginia
- La relazione prosegue
- L’assassinio di suor Caterina
- La fuga di Gian Paolo Osio e gli assassini
- L’interrogatorio di suor Virginia e la condanna di Osio
- La condanna di suor Virginia e l’epilogo
- Errore storico del Manzoni
La famiglia d’origine
Per introdurre nel romanzo la figura di Gertrude, il Manzoni si inspira ad una suora realmente esistita: Marianna de Leyva. Il padre è don Martino de Leyva che aveva eredito come feudo la città di Monza.Attratto dalla carriera militare, egli si arruola nell’esercito del re di Spagna e nel 1571, prende parte alla battaglia di Lepanto, in cui l’esercito della Santa Lega sconfigge la flotta turca.
Tre anni dopo, don Martino sposa donna Virginia Maria Marino, vedova con cinque figli del conte Ercole Pio di Savoia.
L’educazione e la gioventù
Nel 1575, nasce Marianna. La bimba viene allevata da una zia, una donna affetta da una grave mania poiché la madre poco dopo muore vittima della peste e il padre è sempre lontano da Monza per impegni militari. Nel frattempo, il padre si risposa in Spagna e da questo secondo matrimonio nascono quattro figli (tre maschi e una femmina). Quando, nel 1599, il padre muore all’età di cinquanta anni e quattro figli e Marianna, a rotazione biennale si occupano del governo del feudi Monza che all’epoca contava circa 5.000 abitanti.Marianna prende i voti
Dieci anni prima, Marianna era già entrata nel convento delle Umiliate Benedettine di Santa Margherita a Monza. Il padre, con molta disonestà le aveva sottratto quasi i tre quarti dell’eredità materna. Il Manzoni ricorda questo particolare quando riferisce che nel Seicento, per garantire l’integrità dei beni di famiglia, nelle famiglie nobili si era soliti far in modo che le figlie si facessero monache. A 16 anni, la ragazza pronunciò i voti definiti, prendendo il nome di Virginia Maria.La relazione con Gian Paolo Osio
Vicino al convento abitava la famiglia Osio, dei possidenti originari di Bergamo conosciuta ovunque per la violenza e i sopruso a cui i componenti erano soliti dedicarsi. Venne così a instaurarsi una tresca fra la suora e Gian Paolo Osio (nel romanzo “Egidio”) che aveva l’abitudine di passare il tempo spiando ed insediando le novizie nel cortile, affidate alla custodia di suor Virginia. Testimonianze storiche ci riportano che il giovane era avvenente e si dedicava ad ogni sorta di scelleratezza.L’assassinio dell’amministratore dei beni di suor Virginia
La vicenda inizia con un delitto: Gian Paolo Osio manifesta interesse per un’educanda e per questo viene redarguito dalla monaca. L’educanda viene subito ritirata dal convento pe essere data in sposa ad un agente di suor Virginia incaricato di amministrare i beni di famiglia a Monza. Per rivalsa, Gian Paolo uccide quest’ultimo. Suor Virginia impartisce l’ordine di arrestare l’assassino, ordine che viene revocato grazie all’intervento della Madre Superiore, amica della madre di Osio. Grazie all’intercessione del curato della vicina chiesa di San Maurizio, Gian Paolo può recarsi al convento per ringraziare Virginia che lo riceve nel parlatorio, in presenza di altre due suore, suor Ottavia e suor Benedetta.La relazione prosegue
La relazione con Gian Paolo continua e una notte con la complicità delle due suore sopracitate, Osio le usa violenza e il rapporto dura nove anni durante i quali osio frequenta Virginia travestito da monaca e Virginia a recarsi a casa del giovane con la complicità delle due suore. La situazione si complica perché Osio intrattiene rapporti sessuali anche con suor Ottavia e suor Benedetta mentre anche il losco curato dedica le sue attenzioni ad un’altra suora.Nel 1602, suor Virginia dà alla luce un bambino morto e due anni dopo una bambina che sarà riconosciuta e allevata dal padre.
L’assassinio di suor Caterina
La situazione precipita quando una conversa di 23 anni, che ha assunto il nome di suor Caterina, viene a diverbio con suor Virginia e minaccia di riferire alla curia di Milano ciò che molti sospettavano e sapevano della condotta della suora. Per punizione la ragazza fu imprigionata e quattro giorni dopo assassinata da Gian Paolo Osio in presenza di cinque monache. Il cadavere prima viene occultato in un pollaio e poi trasportato in casa Osio per essere decapitato. Per far credere che invece suor Caterina era fuggita, viene scavato un buco nel muro di cinta del convento. L’Osio teme però di essere stato visto da qualcuno nel momento in cui trasportava il cadavere in casa sua e con l’aiuto di suor Benedetta dà ordine ad un bravo di uccidere il fabbro che aveva contraffatto per lui le chiavi del convento (pare 50, perché ogni volta che Virginia si incontrava con Osio veniva presa dal rimorso e gettava la chiave in un pozzo. Ma per i due amanti, il testimone più pericoloso è lo speziale che procurava delle pozioni a suor Virginia per farla abortire. Per questo motivo, Osio dà ordine ad un dei suoi bravi di uccidere anche lo speziale, ma la prima volta il tentativo fallisce. A questo punto il governatore spagnolo di Milano avvia le indagini e Gian Paolo viene arrestato e imprigionato nelle carceri di Pavia da cui, però, riesce ad uscire con l’aiuto di suor Benedetta e suor Ottavia. Il secondo tentativo di uccidere lo speziale va a colpo sicuro e Osio, ricercato, ripara nel convento. Nello stesso momento, anche l’autorità religiosa avvia le sue indagini e suor Virgine viene arrestata e condotta a forza nel monastero delle Benedettine di Sant’Ulderico, dopo aver tentato di scagliarsi, armata di spada, contro il vicario criminale e i suoi uomini.La fuga di Gian Paolo Osio e gli assassini
Gian Paolo riesce a scappare dal convento con l’aiuto di suor Ottavia e di suor Benedetta che decidono di fuggire con lui.Durante la fuga Gian Paolo Osio tenta di uccidere suor Ottavia, gettandola nel Lambro e finendola con il calcio del fucile. Soccorsa da un contadino di passaggio, riesce comunque a testimoniare e muore un mese dopo. Nello stesso periodo suor Benedetta è ritrovata con una gamba rotta in un pozzo in cui Gian Paolo l’aveva gettata e presa a colpi di pietra. Più tardi, nello stesso pozzo, le autorità troveranno anche il teschio della conversa. Nello stesso mese, su iniziativa del fratello di Gian Paolo, Teodoro, forse con lo scopo di alleggerire le responsabilità del familiare, Teodoro, viene arrestato anche il curato della chiesa di San Maurizio.
Successivamente il Senato di Milano confisca tutti i beni della famiglia Osio e la casa, confinante con il convento viene saccheggiata dai soldati spagnoli.
Con una lettera datata 20 dicembre 1607, G. Paolo Osio scrive una lettera al cardinale Borromeo con la quale cerca di scaricare la responsabilità dell’accaduto sulle due suore e sui preti che all’epoca erano in contatto con il convento. Due giorni dopo inizia l’interrogatorio di Virginia.
L’interrogatorio di suor Virginia e la condanna di Osio
L’ interrogatorio inizia il 22 dicembre, con molto ritardo. Questo avviene per due motivi: da un lato suor Virginia, durante i primi giorni di reclusione ha più volte tentato di suicidarsi, dall’altro il cardinale Federigo si trova fra due fuochi perché deve procedere contro un membro di una famiglia molto potente pur essendo sollecitato dall’autorità spagnola che sta dando la caccia a Gian Paolo. Per evitare queste pressioni, decide di nominare un nuovo vicario criminale non del luogo, proveniente da Spoleto ed attende anche che il tribunale civile abbia emesso la sentenza contro G. Paolo Osio, atto che avviene alla fine del febbraio 1608: l’uomo e condannato al patibolo e tutti i suoi beni sono confiscati. La sua casa viene rasa al suolo e sul luogo, in ricordo, viene eretta una Colonna infame, che cinque anni dopo sarà, però, abbattuta su richiesta delle suore di Santa Margherita, della famiglia De Leyva e dell’opinione pubblica che voleva trovarsi sempre davanti agli nocchi un così lugubre simbolo.La condanna di suor Virginia e l’epilogo
Nell’ottobre 1608. Suor Virginia è condannata al carcere a vita in una piccola cella nella Cassa delle convertite, nei pressi di Sant’Ambrogio; condanne analoghe sono inflitte a tre suore complici, mente il curato di San Maurizio è condannato a tre anni come rematore sulle galere spagnole. Nell’inverno successivo, G. Paolo Osio rientra segretamente a Milano e viene ospitato in casa di un conte, fratello di un cardinale e funzionario del re di Spagna. Viene però ucciso a colpi di bastone dallo stesso conte, forse perché voleva liberarsi da un ospite così incomodo, è decapitato e la testa esposta su di un palco in piazza.Dopo tredici anni di reclusione, la monaca è graziata dal cardinale e liberata. E da allora essa vivrà nell’ombra del cardinale, anzi il prelato le affiderà il compito di sostenere e confortare, per scritto, le monache in crisi vocazionale. Morto il cardinale, rientra definitivamente nell’ombra e muore nel 1650 nelle carceri religiose di Santa Valeria.