Concetti Chiave
- Le figure femminili nel romanzo, tra cui Perpetua, Agnese e Lucia, sono percepite da don Abbondio come fonti di guai e complicazioni nella sua vita serena.
- Perpetua, la governante, svolge un ruolo di confidente ma incute timore in don Abbondio per la sua franchezza e praticità, nonostante offra consigli utili.
- Agnese è vista come una minaccia per il "quieto vivere" di don Abbondio, poiché è intraprendente e ha orchestrato un matrimonio a sorpresa, complicando i suoi piani.
- Don Abbondio considera Lucia la causa involontaria dei suoi problemi, giudicandola severamente e non riconoscendo mai il suo valore morale e la sua virtù.
- Il curato adotta un atteggiamento paternalistico verso le donne, vedendole come nemici e complicazioni, riflettendo un egoismo che lo spinge a cercare una vita tranquilla.
Indice
Le figure femminili nel romanzo
Nel romanzo, le figure femminili con cui don Abbondio entra in contatto sono tre: Perpetua, Agnese e Lucia. A queste, si aggiunge la breve apparizione davanti a don Abbondio della ricca vedova, alla fine del romanzo. Nei loro confronti egli manifesta disagio, nella convinzione che esse costituiscano una fonte di guai, che creino molestie e soprattutto che siano all’origine di imprevisti che minacciano la tranquillità della sua vita.
Il rapporto con Perpetua
Perpetua, la governante, è a contatto quotidianamente con il curato, con cui ha anche una certa confidenza. È vero che essa ama spettegolare, però al momento giusto sa anche dare un saggio consiglio.
Venuta a sapere dell’intimidazione di don Rodrigo, suggerisce subito a don Abbondio di informare il cardinale dell’accaduto e quando quest’ultimo è in visita pastorale, lo spinge a presentarsi a lui insieme agli altri curati della zona. Quando si viene a sapere che i Lanzichenecchi stanno arrivando, prima di fuggire, pensa nascondere sotto terra i beni più preziosi. Per don Abbondio è come una confidente, però ha paura delle sue risposte dirette e prive di ipocrisia. Di carattere energico, e solita concentrarsi più sui fatti e le azioni che non sulle considerazioni teoriche ed è per questo che la teme. Alla fine del romanzo tramite il curato veniamo a sapere che essa è morta di peste. Nel riferire la notizia, nei confronti della donna non esprime il minimo sentimento di pietà: “Ha fatto proprio uno sproposito Perpetua a morire ora; ché questo era il momento che trovava l’avventura (= una relazione amorosa in vista di un matrimonio) anche lei”. Don Abbondio si riferisce al fatto che, passata la peste, la vita ha ripreso il suo normale corso e giovani hanno ripreso a sposarsi (nella sola parrocchia di don Abbondio l’ultima domenica ci sono state cinquanta pubblicazioni di matrimonio). On questa battuta priva di tatto e piuttosto feroce, il curato fa riferimento al debole della sua governante per i matrimoni mancati e per gli spasimanti forse mai esistiti. Fra l’altro, in modo piuttosto volgare invece di utilizzare il termine “marito”, dice “avventore”, cioè il cliente di una locanda: fa lo spiritoso, ma non risparmia la memoria di Perpetua.
Agnese e il suo impatto
Agnese è una donna con la testa sulle spalle, dotata di spirito di iniziativa è molto attiva e non ha paura di nulla. Per questo motivo, don Abbondio la percepisce come una donna pericolosa per il suo “quieto vivere” e per il suo benessere psicologico. Come detto chiaramente nell’ultimo capitolo del romanzo, egli sa bene che Agnese è stata l’ideatrice e la fautrice del matrimonio a sorpresa e la vede come un grosso ostacolo alla sua tecnica di prendere tempo.
Lucia e la sua influenza
Don Abbondio è convinto che Lucia sia, seppur senza volerlo, all’origine della situazione spiacevole in cui egli si è trovato coinvolto: se non avesse attirato l’attenzione di don Rodrigo, non ci sarebbe stata l’intimidazione, il matrimonio sarebbe stato celebrato e tutto sarebbe filato liscio. Questo è il succo del soliloquio del curato mentre insieme all’Innominato si reca al castello per liberare la ragazza. Non riconosce mai la grandezza morale, la coerenza, la virtù e la fede della ragazza. Riconosce la sua bontà, ma ne sottolinea la passività, almeno apparente. Su di lei, nelle ultime pagine del romanzo esprime un giudizio severo, etichettandola come “madonnina infilzata”, cioè una donna la cui apparenza inganno, che sembra timorata di dio, tutta casa e chiesa, ma che, sotto sotto, è ben altra cosa.
La ricca vedova e il giudizio
Sempre alla fine dell’ultimo capitolo, troviamo don Abbondio a chiacchiera con alcune donne fra cui anche la mercantessa (chiamata anche la ricca vedova) che ha preso Lucia sotto la propria protezione non solo affettiva, ma anche economica. Don Abbondio la vede per la prima volta e le si rivolge in modo molto disinvolto e maleducato. Ricollegandosi alla battuta su Perpetua, le dice: “…E lei, signora, non hanno principiato a ronzarle intorno de’ mosconi?”, cioè non si sono fatti avanti dei pretendenti. Questa frase che vorrebbe essere galante, in realtà è piuttosto goffa e priva di finezza nei confronti di una signora. Probabilmente anche della ricca vedova, il curato non ha molta stima e mantiene delle remore
Don Abbondio e le donne
A questo ci possiamo chiedere se don Abbondio fosse misogino. Senza arrivare a tanto, nei confronti delle figure femminili, mantiene un distaccato atteggiamento paternalistico; le considera non come alleate per superare gli ostacoli della vita, bensì dei nemici subdoli dai quali bisogna guardarsi. In realtà tutte le volte che il curato inventa delle scuse e si scontra con la realtà, allora dà la colpa ad una donna, vista come un essere di difficile comprensione e fonte di complicazioni. Più che misogino, si potrebbe dire che don Abbondio è uno scapolo egoista che ricerca soltanto una vita tranquilla. Infatti, se ha deciso di abbracciare lo stato clericale è solo per avere una certa sicurezza sociale e non perché manchi di considerazione nei confronti delle figure femminili. In sintesi, per don Abbondo la presenza femminile è scomoda perché con il loro comportamento sono capaci di incidere sul suo punto debole.
Domande da interrogazione
- Qual è il ruolo di Perpetua nel romanzo e come influisce su don Abbondio?
- Come viene descritta Agnese e quale impatto ha su don Abbondio?
- Qual è la percezione di don Abbondio nei confronti di Lucia?
- Come si comporta don Abbondio nei confronti della ricca vedova?
- Qual è la visione di don Abbondio sulle donne nel romanzo?
Perpetua è la governante di don Abbondio e, sebbene egli la consideri una fonte di guai, lei si dimostra una confidente e un consigliera pratica. Tuttavia, don Abbondio teme la sua schiettezza e la sua energia, come evidenziato dalla sua reazione alla notizia della sua morte, priva di pietà (testo).
Agnese è una donna intraprendente e attiva, che don Abbondio percepisce come una minaccia al suo "quieto vivere". È lei l'ideatrice del matrimonio a sorpresa, rendendola un ostacolo ai suoi piani di procrastinazione (testo).
Don Abbondio considera Lucia responsabile della sua situazione difficile, ritenendo che la sua bellezza abbia attirato l'attenzione di don Rodrigo. Non riconosce mai la sua grandezza morale e la giudica severamente, etichettandola come una "madonnina infilzata" (testo).
Don Abbondio si rivolge alla ricca vedova in modo maleducato e goffo, dimostrando una mancanza di rispetto e stima nei suoi confronti. La sua battuta sulla presenza di pretendenti è priva di finezza e riflette il suo atteggiamento distaccato (testo).
Don Abbondio mantiene un atteggiamento paternalistico verso le donne, considerandole più come nemici subdoli che come alleate. La sua ricerca di una vita tranquilla lo porta a incolpare le donne per le complicazioni della sua vita, rivelando un egoismo piuttosto che una vera misoginia (testo).