Concetti Chiave
- Nel capitolo finale, don Abbondio scherza con Renzo e Agnese, riflettendo sulla vecchiaia e le sue esperienze passate, evidenziando il suo carattere bonario.
- Lucia, inizialmente vista come timida e umile, dimostra in realtà un temperamento forte, capace di influenzare positivamente chi la circonda.
- Manzoni rappresenta Lucia come una tipica ragazza di campagna del Seicento, con virtù e difetti, che affronta diverse avversità nel suo percorso.
- La bellezza di Lucia è descritta come modesta, ma la sua carità, fede e onestà sono i suoi tratti distintivi, più che l'aspetto fisico.
- Il suo amore per Renzo è caratterizzato da pudore e modestia, culminando in una dichiarazione chiara dei suoi sentimenti nel finale del romanzo.
Indice
Conversazione finale
Nel XXXVIII ed ultimo capito del romanzo, quando tutte le cose si sono sistemate e gli ostacoli rimossi, don Abbondio si intrattiene a chiacchierare serenamente con Agnese, Renzo e la mercantessa. Il discorso scivola sulla vecchiaia e il curato riporta una frase di Cicerone secondo cui la vecchiaia è una malattia (Senectus ipsa est morbus). Scherzosamente, Renzo interviene dicendo che ora don Abbondio può parlare quanto vuole quel latino che un tempo aveva utilizzato per imbrogliarlo e per nascondergli la verità. Il colloquio continua sullo stesso tono e il curato ricorda bonariamente come gli siano stati giocati dei brutti tiri, riferendosi al matrimonio a sorpresa. Definisce Renzo un malandrino e un buffone delle cui azioni non c’è da meravigliarsi. Per quanto riguarda Lucia, invece, egli definisce la ragazza una “madonnina infilzata, un’acqua cheta, una santarellina” L’espressione è la stessa che aveva adoperato Perpetua nel cap. XI, quando, sfogandosi, sosteneva che quel brutto tiro (il matrimonio a sorpresa) era stato organizzato da un giovanotto per bene, da una vedova di rispetto e da una madonnina infilzata, come Lucia. L’espressione si riferisce all’apparenza timida, umile e pia della ragazza e deriverebbe dall’immagine popolare della Madonna addolorata con il cuore trapassato da sette spade (= i sette dolori).
Carattere di Lucia
In realtà Lucia non è proprio così; ha un temperamento forte in grado da agire su tutti coloro che l’avvicinano: trattiene Renzo da compiere atti violenti su don Rodrigo e se si lascia convincere a proposito del matrimonio a sorpresa è per calmare il giovanotto, all’Innominato appare come colei che dispensa grazia e consolazione, a Gertrude fa pensare “almeno a questa fo del bene”. Addirittura influenza i due bravi: il Griso si commuove e la paragona ad un fiore che non si può cogliere senza toccare la pianta (scena del rapimento) e il Nibbio va ancora più avanti perché alla vista della ragazza si lascia prendere dal sentimento di compassione assai insolito per un tipo come lui. In sintesi, essa rappresenta la virtù sempre attiva, senza contare la celebre frase rivolta all’Innominato che accende in quest’ultimo quel barlume di speranza che, da tempo, stava cercando.
Rappresentazione storica di Lucia
Manzoni, in coerenza con il suo senso storico, in Lucia rappresenta una ragazza di campagna del Seicento, con i suoi costumi, i suoi pregi e i suoi difetti; non poteva essere diversamente ed è per questo motivo che essa è meno espansiva rispetto a Gertrude o a Ermengarda. Essa si trova coinvolta in una serie di ostacoli che le impediscono di essere troppo coinvolta nel sentimento amoroso; infatti, deve lottare contro persecuzioni, sorprese, tradimenti, esilio, prigionia. Quando tutto è rientrato nell’ordine, essa mostra tutta la disinvoltura di cui prima non aveva mai dato prova: nel primo anno di matrimonio diventa madre di una bambina e nel tempo, ne nacquero tanti altri, maschi e femmine. Da sottolineare che nel romanzo, è l’ultimo personaggio a pronunciare parole d’amore, in risposta a Renzo che ripercorre le tappe principali del romanzo, elencando ciò che ha imparato e, da buon moralista, ricavando dalla sua esperienza norme di vita valide per tutti. La risposta di Lucia, ha questo significato: “e io che cosa volete che abbia imparato? io non sono andato a cercare i guai, son loro che son venuti a cercar me” e accennando ad un soave sorriso, precisa “A meno che voi neghiate che la mia intenzione sia stata sempre quella di volervi bene e di dare un senso al nostro rapporto”. Queste parole sono una discreta, ma inequivocabile dichiarazione di amore
Bellezza e virtù di Lucia
Lo scrittore ci presenta la ragazza “di una modesta bellezza”, ma il guardiano del convento di Monza parla di “una bella giovane”. Nel gruppo di ragazze che percorrono la strada di paese per andare alla filanda, don Rodrigo è attratto soltanto da lei. Inoltre nel nuovo paese del bergamasco dove la coppia si stabilisce con Agnese, la gente la definisce “bella baggiana” (“baggiano” nel Seicento era un termine dispregiativo, ma poi diventato comune con cui i bergamaschi indicavano un contadino originario del contado milanese. Faceva riferimento aduna persona poco accorta, ingenua, facile da imbrogliare), sia pure con un certo contrasto fra i due termini (forse oggi si direbbe “oca”). Per questi motivi, è ragionevole pensare che l’aggettivo “modesta” utilizzato dallo scrittore si riferisca alle virtù di Lucia, come dire “di una bellezza virtuosa”.
Amore e modestia
Tuttavia dobbiamo precisare che Manzoni non insiste troppo sulla bellezza della ragazza: di essa, mette soprattutto in evidenza la carità cristiana, la fede, l’amore, il pudore, l’onestà, la coerenza. Il suo amore, inteso come passione amorosa è trasferito nella figura di Renzo. In diversi passi del romanzo, il giovanotto le fa la corte e le dichiara apertamente il suo sentimento, ma mai Lucia resiste o mostra ripulso per questi atteggiamenti. Renzo le rimprovera di essere troppo timida e scrupolosa, ma mai di essere poco espansiva. A questo proposito, è significativa la frase inserita nell’ultimo capitolo. Rivedendo Renzo, dopo tante peripezie e dopo una lunga assenza, essa saluta il fidanzato con quattro parole: “Vi saluto, come state?”, pronunciate con pudore e a occhi bassi e Renzo risponde, prendendo subito la palla al balzo: ”Sto bene quando vi vedo”. Sembra una frase molto stringata, ma lo scrittore ci fa capire come il cuore di Lucia sia talmente colmo di emozioni da essere come bloccata nell’esprimerle. Gli umili, precisa lo scrittore, sono inclini a ridurre la portata dei convenevoli mentre gli altolocati, per convenzione, sono soliti farne un uso eccessivo.
Domande da interrogazione
- Qual è il significato della frase di Cicerone citata da don Abbondio riguardo alla vecchiaia?
- Come viene descritta la vera natura di Lucia nel romanzo?
- In che modo Manzoni rappresenta Lucia in relazione al contesto storico del Seicento?
- Qual è il messaggio principale riguardo alla bellezza e virtù di Lucia?
- Come si manifesta l'amore di Lucia nei confronti di Renzo?
Don Abbondio, nel finale del romanzo, riporta la frase di Cicerone "Senectus ipsa est morbus", suggerendo che la vecchiaia è vista come una malattia, un tema che viene discusso in modo scherzoso durante la conversazione con Agnese e Renzo.
Lucia, pur apparendo timida e umile, possiede un temperamento forte e attivo, capace di influenzare positivamente coloro che la circondano, come dimostra il suo impatto su Renzo e l'Innominato.
Manzoni ritrae Lucia come una ragazza di campagna del Seicento, con pregi e difetti, coinvolta in ostacoli che limitano la sua espressione amorosa, ma che, una volta superati, mostra una disinvoltura inaspettata.
La bellezza di Lucia è descritta come "modesta", ma le sue virtù come la carità, la fede e l'onestà sono enfatizzate, suggerendo che la sua vera bellezza risiede nel suo carattere virtuoso piuttosto che nell'aspetto fisico.
Lucia esprime il suo amore in modo discreto e pudico, come evidenziato dalla sua risposta a Renzo, dove afferma che la sua intenzione è sempre stata quella di volergli bene, rivelando così la profondità dei suoi sentimenti nonostante la sua timidezza.