Concetti Chiave

  • Renzo è un giovane di 20 anni, caratterizzato da coraggio e impazienza, in attesa del matrimonio con Lucia, ma affronta la paura e i soprusi di don Abbondio e don Rodrigo.
  • Nonostante le ingiurie altrui, Renzo è descritto come giudizioso e generoso, capace di atti di bontà verso i bisognosi e con una certa umiltà nella sua vita quotidiana.
  • Il rapporto di Renzo con la giustizia è chiaro e diretto; critica apertamente le ingiustizie e si schiera a favore dei poveri, dimostrando un forte senso del bene comune.
  • Renzo ha un legame profondo con la natura, trovando conforto nei suoi paesaggi e considerandoli quasi come amici, evidenziando la sua sensibilità e umanità.
  • La sua evoluzione da contadino ingenuo a uomo responsabile rappresenta una crescita personale, facendolo diventare simbolo di onestà e fede nel contesto delle avversità umane.

Renzo è il primo personaggio “vero” che appare sulla scena del romanzo. Ci viene presentato come in giovanotto di 20 anni con la baldanza e l’impazienza di colui che è in attesa di un lieto evento (il matrimonio) che si oppone alla paura intrisa di egoismo di don Abbondio reduce dall’incontro con i bravi di don Rodrigo e da una nottata passata in bianco. Nel corso dell’opera supera ostacoli, reagisce contro i soprusi, gestisce vari guai, ma non viene mai meno al sentimento che lo lega con Lucia. Infatti afferma “Il cuore in pace io non lo metterò mai”. Anche se lontano dal paese e fuggiasco, a compensarlo di tanta sofferenza gli basta il ricordo di quella “treccia nera” (siamo nella capanna in riva all’Adda, dove trascorre la notte impaurito e solitario, in attesa di poter entrare senza controlli nella Repubblica di Venezia) oppure il ricordo della casetta con un fico la cui chioma oltrepassa il muro di recinzione.

Indice

  1. Caratteristiche di Renzo
  2. Renzo e la giustizia
  3. Generosità e umiltà di Renzo
  4. Renzo e la natura
  5. Valori cristiani e persecuzioni
  6. Conclusione sul personaggio di Renzo

Caratteristiche di Renzo

Don Abbondio lo tratta da “ragazzone”, da “ragazzaccio”, da “giovanotto ignorante”, precisando che si è perduto dietro a quella Lucia, innamorato come…”. Don Rodrigo lo chiama “un tangherone”, cioè un individuo rozzo e goffo e donna Prassede non esita a definirlo “un poco di buono”, “un sedizioso”, “uno scapestrato”, uno scampa forche”, un rompicollo”. In realtà è un ragazzo giudizioso, positivo e che sa gestire con giudizio i suoi averi, cioè un piccolo podere che faceva lavorare o coltivava lui stesso; per questo motivo lo si poteva considerare agiato. Sappiamo che i suoi genitori erano morti e che esercitava la professione di filatore di seta. Nel colloquio con l’Azzecca-garbugli precisa: “Domandi pure a tutto il mio comune, sentirà che non ho mai avuto che fare con la giustizia.” È coraggioso, intraprendente e dall’intelligenza acuta, anche a volte si dimostra un po’ ingenuo. Di buon cuore, non esita ad aiutare coloro che hanno bisogno (la donna con la nidiata di figli durante la peste a cui dà del pane o la famigliola di medicanti fuori dall’uscio della locanda di Gorgonzola a cui fa l’elemosina di qualche soldo); sa amare, essere paziente (anche se qualche volte di fronte all’ingiustizia non riesce a contenersi), è capace di pregare, odiare, ma anche perdonare chi ha l’0ha sottoposto a soprusi. In pratica, Renzo è il simbolo del popolo che attira la simpatia dello scrittore: credente, umile, rassegnato, lavoratore e dedito al sacrificio

Renzo e la giustizia

A proposito della giustizia ha le idee molto chiare e non esita ad esprimere chiaramente le sue idee in faccia a tutti. A don Abbondio dice; “Ma tocca proprio ai preti a trattar male coi poveri?. E all’Azzecca-garbugli on esita a precisare “un buon galantuomo….. uno che aiuta veramente i poverelli”. Alla folla in tumulto che vuole linciare il Vicario di provvisione, grida “Vergogna!, vogliamo noi rubare il mestiere al boia? Assassinare un cristiano?”. Nell’insieme, Renzo è la voce del buon senso e compie sempre gesti generosi e di amicizia: infatti, cerca di compensare il barcaiolo che lo ha traghettato sull’altra riva dell’Adda o il barrocciaio che lo ha condotto a Monza; offre la cena a Tonio e Gervasio, offre da bere al sedicente spadaio all’osteria della Luna Piena e presta il suo aiuto per salvare Ferrer dalla folla tumultuosa.

Generosità e umiltà di Renzo

È capace di essere umile, come davanti all’ Azzeccagarbugli, di provare commozione nel vedere la donna che esce di casa tenendo la sua bambina in braccio morta di peste, è preso da tristezza notando come la sua vigna sia abbandonata e sa essere tenero e riconoscente nei confronti dell’amico che gli offre ospitalità, dopo tante vicissitudini. Con se stesso non è tenero: “Non sono un signorino avvezzo a star nel cotone”, “”…. Perché son povero figliuolo ma avvezzo alla pulizia…” Davanti ad un fiasco di vino suoi occhi si mettono a luccicare, ma prova imbarazzo nel trovarsi davanti carta penna e calamaio.

Renzo e la natura

Il suo rapporto con la natura è singolare. Egli subisce il fascino dei suoi monti, del lago e durante la fuga si dichiara pronto a passare la notte su di un albero come gli uccelli. Altrove, lo scrittore lo descrive sull’uscio di casa mentre, triste ed accorato, sta osservando l’aurora del suo paesello. Sente così umana la presenza dell’Adda da considerare il fiume alla stregua di un amico ritrovato.

Valori cristiani e persecuzioni

Intorno a Renzo, ruotano tanti valori di ispirazione cristiana. Pur essendo innocente, paga per tutti, pur essendo la persona più giusta, risulta essere quelle più perseguitata. L’azzecca-garbugli lo scambia per un bravo, don Abbondio lo considera un oppressore in diverse occasioni. A Milano, la prima volta, è preso come responsabile del tumulto, promotore del saccheggio e dell’omicidio e pur avendo guidato il tutto in nome della giustizia, viene arrestato e ammanettato. La seconda volta passa per untore e si salva per un pelo

Conclusione sul personaggio di Renzo

In sintesi, nell’idea dello scrittore, Renzo rappresenta l’individuo onesto, generoso, timoroso di Dio e credente nella Provvidenza che continuamente cade nella trappola che la malvagità umana gli tende. Manzoni lo definisce “il primo uomo della storia”, non solo perché è il protagonista principale, ma soprattutto perché nel corso del romanzo egli si trasforma da contadino ingenuo in uomo maturo e responsabile. Per questo motivo si può affermare che nella sua ottica, “I promessi sposi” sono un romanzo di formazione.

Domande da interrogazione

  1. Quali sono le principali caratteristiche di Renzo?
  2. Renzo è descritto come un giovane coraggioso, intraprendente e generoso, capace di gestire il suo piccolo podere e di aiutare chi è in difficoltà. Nonostante le critiche di don Abbondio e don Rodrigo, egli è un simbolo del popolo, credente e umile, che attira la simpatia dello scrittore.

  3. Come si manifesta il senso di giustizia di Renzo?
  4. Renzo ha idee chiare sulla giustizia e non esita a esprimerle, criticando apertamente chi maltratta i poveri e difendendo i diritti altrui. È la voce del buon senso e compie gesti generosi, come compensare chi lo aiuta e difendere i più deboli.

  5. In che modo Renzo dimostra generosità e umiltà?
  6. Renzo mostra umiltà nei confronti degli altri, provando commozione per le sofferenze altrui e riconoscendo il valore dell'ospitalità. Non si considera un privilegiato e si imbarazza di fronte a situazioni che richiedono un certo status sociale.

  7. Qual è il rapporto di Renzo con la natura?
  8. Renzo ha un forte legame con la natura, trovando conforto nei paesaggi montani e nel fiume Adda, che considera un amico. La sua connessione con l'ambiente riflette la sua sensibilità e il suo desiderio di libertà.

  9. Come si evolve il personaggio di Renzo nel romanzo?
  10. Renzo evolve da contadino ingenuo a uomo maturo e responsabile, affrontando le ingiustizie e le persecuzioni con determinazione. Manzoni lo definisce "il primo uomo della storia" per la sua crescita personale e il suo ruolo centrale nel romanzo di formazione.

Domande e risposte

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