Concetti Chiave
- Il progetto mirava a coniugare valori umanitari ed economici, attirando sostenitori tra gli industriali e il partito socialista, ma affrontò una forte opposizione.
- Gli agrari, i grandi proprietari terrieri, si opposero per preservare i loro privilegi, mentre i sindacalisti estremisti criticavano le politiche giolittiane.
- I clericali, considerati nemici dello Stato laico, cercarono di boicottare le leggi percepite come dannose per la Chiesa e i suoi sostenitori agrari.
- Giovanni Giolitti si trovò costretto a fare compromessi e a omettere alcune azioni per perseguire l'obiettivo di una crescita industriale in Italia.
- Le dinamiche politiche dell'epoca mostrarono un chiaro conflitto tra riformisti e rivoluzionari, creando tensioni significative nel panorama sociale e politico.
Un progetto rivoluzionario
Un progetto tanto razionale, che per giunta aveva il pregio di unire i valori umanitari ai vantaggi economici, trovò alcuni sostenitori e molti oppositori: concetti che oggi possono sembrare scontati erano all’epoca considerati “rivoluzionari”.
Sostennero il progetto gli industriali che vi riconobbero le condizioni necessarie per lo sviluppo delle loro aziende e che però in quegli anni erano una categoria poco numerosa e tutt’altro che forte, e almeno all’inizio, il partito socialista, di ideologia marxista, però più favorevole alle riforme che alla rivoluzione.
Ben più pericoloso e agguerrito fu lo schieramento dei suoi avversari.
- In primo luogo, il piano incontrò la feroce opposizione degli agrari, i grandi proprietari terrieri del sud e del nord che non intendevano perdere nessuno dei privilegi accumulati nei secoli, come ad esempio quelli di fare e disfare contratti con braccianti e mezzadri o di sfruttare in forme addirittura feudali i contadini dei latifondi.
- Dalla parte opposta si opposero i "rossi", come venivano chiamati i dirigenti sindacali, molto più estremisti dei loro "cugini" appartenenti al Partito socialista. Divisi tra riforme e rivoluzione, essi non concessero mai tregua ai governi giolittiani, moltiplicando gli scioperi e fornendo giustificazioni alla rabbia dei "padroni".
- Infine vi erano i "neri" ovvero i clericali, considerati in quel periodo i nemici più insidiosi dello Stato laico e liberale. Nel 1903 (l’anno stesso in cui Giolitti divenne presidente del Consiglio), morì Leone XIII, il papa che aveva mostrato importanti aperture verso il mondo moderno e gli succedette Pio X, il quale nel giro di pochi mesi sciolse tutte le organizzazioni cattoliche di ispirazione progressista e le sostituì con l’Azione cattolica, fondata per raccogliere tutti i laici vicini alla Chiesa più rigidamente osservanti della tradizione. Contemporaneamente, sebbene formalmente fosse ancora in vigore il Non expedit, un numero sempre maggiore di osservanti ebbe il permesso di candidarsi alle elezioni politiche, purché non pretendessero la fondazione di partiti dichiaratamente cattolici.
Compromessi di Giolitti
Inserendosi nei partiti già esistenti, i "neri" boicottarono leggi e iniziative che a loro giudizio danneggiavano le proprietà della Chiesa, il suo prestigio e gli interessi degli agrari che da sempre la sostenevano.
Minacciato costantemente da questi nemici, in Parlamento (dove continuamente gli veniva a mancare la maggioranza) e nelle piazze, dove si moltiplicavano le manifestazioni, Giovanni Giolitti scese a molti compromessi e peccò di molte omissioni, pur di realizzare il suo sogno di avviare la crescita industriale italiana.
Domande da interrogazione
- Quali erano i principali sostenitori del progetto di Giolitti?
- Chi si opponeva al progetto di Giolitti e quali erano le loro motivazioni?
- Quali compromessi Giolitti fu costretto a fare per realizzare il suo progetto?
I principali sostenitori del progetto di Giolitti erano gli industriali, che vedevano in esso opportunità per lo sviluppo delle loro aziende, e inizialmente il partito socialista, più favorevole alle riforme che alla rivoluzione.
Il progetto di Giolitti incontrò l'opposizione feroce degli agrari, che volevano mantenere i loro privilegi, dei dirigenti sindacali "rossi", che erano più estremisti e attivi negli scioperi, e dei "neri", i clericali, che boicottavano leggi ritenute dannose per la Chiesa e i loro interessi.
Giolitti, minacciato da opposizioni in Parlamento e nelle piazze, scese a molti compromessi e fece omissioni pur di avviare la crescita industriale italiana, cercando di mantenere la maggioranza necessaria per governare.