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Concetti Chiave

  • Machiavelli distingue tra principati acquistati con armi proprie e virtù e quelli conquistati con armi altrui e fortuna, evidenziando l'importanza della strategia del principe.
  • Il pensiero di Machiavelli sfida l'umanesimo, sostenendo che gli antichi non possono essere superati, ma solo imitati, riflettendo un pessimismo influenzato dalla crisi italiana.
  • Un principe virtuoso ha maggiori possibilità di mantenere il suo principato, poiché virtù e fortuna devono lavorare insieme, ma la virtù prevale nel lungo periodo.
  • L'occasione è fondamentale per un grande uomo, che deve essere in grado di sfruttare al volo le opportunità per dimostrare le sue capacità, specialmente in situazioni sfavorevoli.
  • Chi conquista un nuovo principato deve affrontare difficoltà nel creare un governo efficace, dovendo utilizzare la forza per superare la resistenza di coloro che vogliono mantenere i propri privilegi.

Distinzione tra principati nuovi

Mediante il metodo dilemmatico e propagginato, Machiavelli arriva a parlare dei principati nuovi, all’ interno di questi principati nuovi fa un ulteriore distinzione tra quelli che si acquistano con le armi proprie e con la virtù e invece quelli che si acquistano con le armi altrui e con la fortuna.

L’attenzione del Machiavelli a partire da questo capitolo si sposta dai tipi di principato ai Principi e si sposta sulle azioni dei principi e su come questi principati possono essere acquistati e sul metodo che deve essere adottato per mantenerli.

Imitazione degli antichi e pessimismo

In tutta la prima parte è completamente ribaltato il concetto umanistico dell'utilizzazione della lezione degli antichi. Gli umanisti partivano dal concetto che nel periodo classico si era raggiunto il massimo della perfezione, che non solo poteva essere imitata, ma anche emulata, nel senso che ciò che era stato raggiunto dagli antichi poteva essere addirittura superato. analisi del capitolo 6 del Principe di MachiavelliEssi avevano una sconfinata fiducia in loro stessi, e la lezione degli antichi era importantissima ma era sempre un punto da cui partire, non un punto d’arrivo. Invece, in questo capitolo, Machiavelli sta dicendo che quegli uomini grandi non possono essere superati, e quello che è stato fatto nel passato può essere al massimo imitato. Questo suo atteggiamento è sempre dovuto al pessimismo e alla crisi che gravava sull’Italia. Machiavelli a questo proposito fa il paragone con gli arcieri prudenti, dicendo che l’arciere sa fino a che punto massimo può arrivare la freccia lanciata dal suo arco, e sa che oltre quel punto non potrà arrivare: se il bersaglio da colpire è molto più lontano rispetto a dove può arrivare la sua freccia, deve prendere una mira che va ancora oltre il suo bersaglio per avere una speranza di poterlo colpire, quindi deve mirare molto più in alto per poter colpire più vicino. Machiavelli con questo esempio ha reso più chiaro il concetto precedente per cui i grandi del passato possono essere imitati ripercorrendo le loro strade, ma essendo consapevoli che quella grandezza non può essere raggiunta.

Virtù e fortuna nei principati

Machiavelli porta avanti l'idea per la quale più è virtuoso il principe, più sarà facile per lui portare avanti il principato, e sono necessarie sia la virtù che la fortuna insieme, ma è ovvio che se il principe, per conquistare il suo stato, si è basato molto di più sulla virtù che sulla fortuna, più facilmente riuscirà a mantenerselo.

In più, conviene che il principe che ha conquistato uno stato nuovo ci viva e non che lo governi da lontano.

Machiavelli, nel parlare del rapporto tra virtù e fortuna, porta l’esempio di grandi uomini: Mosè, Ciro, Romolo, Teseo, e non a caso prende questi esempi da vari campi per dimostrare che la sua teoria è valida in tutti gli ambiti.

Occasione e capacità del principe

In seguito introdusse il concetto dell’occasione spiegando che, data una situazione negativa, quest’ultima favoriva l’uomo grande, dandogli la possibilità di ribaltare la situazione e di dimostrare, grazie all’occasione, la sua bravura. Quindi l'esperienza dell’antichità doveva essere riportata nella realtà contemporanea, dove c’era la situazione sfavorevole, ovvero la frammentazione degli italiani, e corrispondeva al momento propizio per un Principe per dimostrare le sue capacità e qualità. Tutto questo divenne utopia poiché in Italia persistevano la situazione sfavorevole e l’occasione ma non vi era un uomo capace di sfruttarle, infatti Lorenzo il Magnifico non aveva le prerogative per diventare il Principe.

La fortuna, ai tempi di Machiavelli veniva rappresentata come una donna con il volto coperto dai capelli e dietro calva. Era così rappresentata per indicare che se non si aveva la capacità di afferrarla subito (per i capelli), non si poteva più afferrare (poiché dietro era calva). Quindi i grandi uomini avevano la capacità di cogliere e afferrare la fortuna, l’occasione, subito. L’occasione veniva donata ad ogni uomo e se quest’ultimo possedeva la virtù poteva sfruttarla.

Machiavelli continua la trattazione riportando le occasioni sfruttate dai grandi uomini nel passato, facendo quindi degli “exempla”.

Forza e innovazione nei principati

Chi acquistava i principati nuovi, mediante la virtù, aveva maggiori difficoltà nel conquistarlo ma minori nel mantenerlo mentre a chi l’acquistava con la fortuna accadeva il contrario. Inoltre chi conquistava un principato doveva istituire una nuova forma di governo e riscontrava notevoli difficoltà. Infatti persistevano coloro che avevano già governato, che volevano mantenere i loro privilegi, e coloro che non traevano nessun vantaggio dal tipo di governo precedente. Questi ultimi dovevano corrispondere al supporto del nuovo principe, poiché dovevano riconoscere nel cambiamento un miglioramento. Invece, non avendo esperienza del nuovo, risultavano intimoriti, avevano paura di ritorsioni e vendette del governo precedente e non erano di nessun aiuto per il principe che doveva operare in una situazione di grande difficoltà. Il principe, quindi, per mantenere il nuovo stato, aveva bisogno della forza e non delle preghiere, non doveva chiedere ma agire. La virtù non serviva soltanto nella conquista dello stato ma anche a mantenerlo. Per forza intende anche la violenza.

È necessario, pertanto, volendo trattare bene questo argomento, esaminare se gli innovatori si reggono sulle loro forze o se dipendono da altri: cioè se per realizzare i loro intenti, devono chiedere aiuto oppure possono usare forze proprie. Nel primo caso, finiscono sempre male e non arrivano a realizzare nulla; ma quando sono indipendenti e possono usare la forza, allora raramente corrono pericoli. Ne deriva che tutti i profeti armati vinsero e i disarmati andarono in rovina. Perché, oltretutto, la natura dei popoli è mutevole. È facile convincerli di una cosa, ma è difficile mantenerli fermi in quella convinzione. Perciò conviene creare delle istituzioni tali, che, quando essi non ci credono più, si possa usare la forza per rimanere al potere.

Esempi storici di successo

Mosè, Ciro, Teseo e Romolo non avrebbero potuto far osservare a lungo i loro ordinamenti se fossero stati disarmati, come accadde nei nostri tempi a fra’ Gerolamo Savonarola; il quale andò in rovina con le sue riforme non appena la moltitudine cominciò a non prestargli più fede; e lui non aveva la possibilità di mantener fermi nell’antica fede coloro che avevano creduto in lui, né di far credere gli increduli. Perciò questo tipo di governanti incontrano molte difficoltà e molti pericoli sul loro cammino, che possono superare solo con la loro virtù. Ma una volta superati e cominciando a venire rispettati, dopo aver eliminato coloro che li avversavano, restano potenti, sicuri, onorati e appagati.

Gerone Siracusano e il potere

Tra gli altri esempi si trova quello di Gerone Siracusano. Costui da privato cittadino diventò principe di Siracusa: e non ebbe altro dalla fortuna che l’occasione; perché i Siracusani essendo assoggettati (ai Cartaginesi), lo elessero capitano e in seguito meritò di esser fatto principe. E fu persona di tale intelligenza politica, anche nella sua condizione di semplice cittadino, che chi ha scritto di lui ha affermato «quod nihil illi deerat ad regnandum praeter regnum» (nulla gli mancava per essere re fuorché il regno). Gerone distrusse la vecchia milizia, ne creò una nuova; lasciò le antiche amicizie, strinse nuove amicizie; e, come ebbe amicizie e soldati suoi, potè su tale fondamento edificare le sue istituzioni: tanto che fece una grande fatica nel conquistare il potere, ma poca nel mantenerlo.

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Domande da interrogazione

  1. Qual è la distinzione principale tra i principati nuovi secondo Machiavelli?
  2. Machiavelli distingue tra i principati nuovi acquisiti con le armi proprie e la virtù, e quelli ottenuti con le armi altrui e la fortuna, evidenziando l'importanza delle azioni dei principi per mantenere il potere.

  3. Come cambia la visione di Machiavelli rispetto all'imitazione degli antichi?
  4. Machiavelli ribalta il concetto umanistico, affermando che i grandi del passato non possono essere superati, ma solo imitati, a causa del suo pessimismo e della crisi che affliggeva l'Italia.

  5. Qual è il ruolo della virtù e della fortuna nel mantenimento di un principato?
  6. Machiavelli sostiene che un principe virtuoso avrà maggiori possibilità di mantenere il suo stato, e che è necessaria una combinazione di virtù e fortuna, con una preferenza per la virtù.

  7. Cosa rappresenta l'occasione nel contesto del potere secondo Machiavelli?
  8. L'occasione è vista come un'opportunità che permette a un grande uomo di dimostrare le proprie capacità, ma richiede anche virtù per essere sfruttata efficacemente, come evidenziato dalla situazione sfavorevole in Italia.

  9. Qual è l'importanza della forza per un principe che acquisisce un nuovo stato?
  10. Machiavelli afferma che un principe deve agire con forza e non solo con preghiere, poiché la violenza e la capacità di mantenere il controllo sono essenziali per stabilire e mantenere un nuovo governo.

Domande e risposte

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