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Concetti Chiave

  • All'inizio del XVIII secolo, la rivoluzione agricola in Gran Bretagna ha introdotto la rotazione quadriennale e i campi chiusi, aumentando la produttività e accumulando capitale per investimenti.
  • Innovazioni tecnologiche come la macchina a vapore di James Watt e il telaio meccanico hanno dato impulso alla produzione industriale, portando alla nascita delle fabbriche e all'urbanizzazione.
  • La crescita demografica, favorita dalla fine delle epidemie e dall'aumento delle nascite, ha ampliato il mercato dei consumatori e reso necessario un sistema di trasporti più efficiente, come la ferrovia.
  • La divisione del lavoro, proposta da Adam Smith, ha rivoluzionato l'organizzazione della produzione, mentre il liberismo ha promosso la libertà di iniziativa e la concorrenza tra le imprese.
  • Il livello culturale elevato in Inghilterra ha favorito l'alfabetizzazione e la formazione dell'opinione pubblica, ma gli operai hanno affrontato condizioni di lavoro difficili e un ambiente di vita malsano, dando origine a movimenti come il luddismo.

Le basi della rivoluzione industriale

All’inizio del XVIII secolo in Gran Bretagna si creano le basi per la cosiddetta rivoluzione industriale. I fattori determinanti per questo cambiamento epocale non vanno cercati soltanto nell’incremento dei traffici commerciali e dell’artigianato, ma anche e soprattutto in una grande rivoluzione agricola. Fino a ora, infatti, il sistema agricolo inglese era basato sui campi aperti dove si è praticata la rotazione triennale, che ha comportato numerosi sprechi. A partire dal Settecento, invece, vengono introdotti i campi chiusi dove si attua la rotazione quadriennale, che risulta estremamente più produttiva e permette alla gentry di arricchirsi e di accumulare capitale da investire.

Innovazioni tecnologiche e urbanizzazione

Intorno alla metà del secolo, sono molto numerose le invenzioni volte a facilitare le attività artigianali e manifatturiere. Il settore tessile conosce un aumento della produzione grazie all’uso della jenny e del telaio meccanico, brevettato da Edmund Cartwright nel 1784. Tre anni prima, nel 1781, James Watt ha perfezionato la macchina rotativa a vapore, che viene applicata a un filatoio avviando cosi la rivoluzione industriale. L’invenzione di Watt determina la nascita delle fabbriche e nelle città che le ospitano aumenta il bisogno di manodopera. Così, gli ex contadini abbandonano le campagne e si trasferiscono nel centri urbani creando un nuovo urbanesimo e trasformandosi in operai che hanno bisogno di beni di consumo.

Crescita demografica e trasporti

Via via che il mercato dei compratori si allarga, cresce la domanda; di conseguenza cresce l’offerta che porta alla necessità di aumentare la manodopera e la massa dei consumatori. Questa spirale virtuosa può verificarsi solo grazie alla prodigiosa crescita demografica, dovuta alla fine delle epidemie di peste, alla diminuzione della mortalità, all’aumento delle nascite. Intanto la nuova industria ha sempre più bisogno di trasporti rapidi e nel 1814 George Stephenson costruisce la prima locomotiva, aprendo l’era della ferrovia e la rivoluzione dei trasporti.

Divisione del lavoro e liberismo

I ritmi imposti dalle macchine rendono necessaria una nuova organizzazione ed è Adam Smith, nel 1776 a metterla a punto dandole il nome di divisione del lavoro. Per favorire lo sviluppo economico, inoltre, le banche abbassano il tasso di sconto e le leggi sul lavoro smantellano le ultime corporazioni artigiane, creando però gravi conseguenze sul piano sociale. Nasce il liberismo, teorizzato ancora una volta da Adam Smith che sostiene che il benessere dell’individuo coincide con il benessere della società. Il liberismo si basa sulla libertà di iniziativa, l’assenza di tasse doganali, di monopoli di stato e di leggi a protezione dei lavoratori nonché sulla sfrenata concorrenza tra le imprese. Il liberismo economico si sviluppa in Inghilterra parallelamente alla grande corrente europea del liberalismo politico.

Cultura e impatto sociale

La rivoluzione industriale nasce e si sviluppa in Inghilterra grazie anche al livello culturale generale del paese: l’alfabetizzazione è altissima, nel 1704 Daniel Defoe fonda il primo quotidiano, si moltiplicano stampatori e librai, nei club fervono le discussioni e si forma così l’opinione pubblica. La rivoluzione industriale arricchisce gli imprenditori e porta a un generale miglioramento del livello di vita, ma all’inizio gli operai subiscono un trauma violento: orari e condizioni di lavoro sono massacranti e i quartieri in cui vivono sono luridi e malsani. Molti tentano di distruggere le macchine e danno vita al luddismo, che si esaurisce nel 1824. Intanto però, si sono formate le prime leghe operaie e comunque, malgrado tutti gli svantaggi, i vantaggi offerti dalla vita in città sono evidenti.

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Domande da interrogazione

  1. Quali sono i fattori chiave che hanno portato alla rivoluzione industriale in Gran Bretagna?
  2. I fattori determinanti includono non solo l'incremento dei traffici commerciali e dell'artigianato, ma anche una grande rivoluzione agricola, con l'introduzione dei campi chiusi e la rotazione quadriennale, che ha permesso alla gentry di accumulare capitale (testo).

  3. Come hanno influito le innovazioni tecnologiche sulla nascita delle fabbriche?
  4. Le invenzioni come la jenny e il telaio meccanico, insieme al perfezionamento della macchina rotativa a vapore da parte di James Watt, hanno facilitato la produzione e dato origine alle fabbriche, aumentando la domanda di manodopera nelle città (testo).

  5. Qual è il ruolo della crescita demografica nella rivoluzione industriale?
  6. La crescita demografica, dovuta alla fine delle epidemie e all'aumento delle nascite, ha ampliato il mercato dei consumatori e ha reso necessaria una maggiore manodopera, contribuendo così alla spirale virtuosa di domanda e offerta (testo).

  7. Che cos'è la divisione del lavoro e chi l'ha teorizzata?
  8. La divisione del lavoro, teorizzata da Adam Smith nel 1776, è un'organizzazione necessaria per i ritmi imposti dalle macchine, che ha favorito lo sviluppo economico e ha portato alla nascita del liberismo (testo).

  9. Quali sono stati gli impatti sociali della rivoluzione industriale sugli operai?
  10. Sebbene la rivoluzione industriale abbia portato a un miglioramento del livello di vita generale, gli operai hanno subito condizioni di lavoro massacranti e vivevano in quartieri malsani, dando origine a movimenti come il luddismo e alla formazione delle prime leghe operaie (testo).

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