Concetti Chiave
- La poetica degli scapigliati si distingue per la mancanza di valori e certezze, denunciando la crisi degli ideali del Risorgimento e il conformismo borghese.
- Le opere degli scapigliati utilizzano frequentemente metafore e personificazioni per esprimere il disagio esistenziale e la crisi spirituale della società.
- Il lessico della poetica riflette la sofferenza e la precarietà della condizione italiana post-unitaria, con termini che evocano malattia e miseria.
- La ribellione degli scapigliati si manifesta in uno stile di vita sregolato, caratterizzato dall'uso di alcool e droghe, e nella loro arte provocatoria.
- La crisi del ruolo intellettuale è evidente nella perdita di prestigio del poeta e nella trasformazione dei libri in meri oggetti commerciali, rivelando l'angoscia della vita moderna.
La poetica degli scapigliati
La poetica degli scapigliati (“noi siamo i figli dei padri malati”), a differenza da quella romantica, risorgimentale, manzoniana e del tardo romanticismo sentimentale, si fonda sulla mancanza di valori e certezze (sono tramontati gli ideali politici, civili, religiosi del Risorgimento). Gli scapigliati provano noia e oscillano tra le aspirazioni ideali e la realtà degradata, prosaica, bassa, brutta e cantano il vero, ossia la crisi delle certezze, il male (i 7 peccati capitali) e il brutto, protestando contro il conformismo borghese legato alla tradizione e proprio dei lettori, per tanto "nemici", ma accomunati dalla sofferenza umana (perciò fratelli).
Metafore e personificazioni
Particolare attenzione va attribuita al livello retorico poiché sono frequenti le metafore:
"noi siamo i figli dei padri ammalati", "aquile incapaci di volare", “arca” (dell'alleanza, contiene le tavole della legge di dio, quindi significa che gli scapigliati sono consapevoli della fine dell'ispirazione religiosa manzoniana), "tra il cielo e il loto" (mondo ideale e quello materiale degradato). Ricorrono anche alcune personificazioni: “Noia", "i 7 peccati capitali stanno inginocchiati", "l'ideale annega nel fango".
Sofferenza e crisi intellettuale
si riconosce anche l’anafora: "canto” viene ripetuto sei volte in questo testo che contiene la dichiarazione della nuova poetica, “invano” viene ripetuto tre volte, per evidenziare che è inevitabile la rottura con il passato. Per quanto riguarda il livello lessicale, fanno parte del campo semantico della sofferenza: “ammalati”, “affamati”, “agonia”, “esausta”, “piango”, “pallido”, “misera”. Rinviano alla precarietà e alla fragilità della condizione dell'Italia, all'indomani dell'unificazione e del ruolo degli intellettuali in particolare. Il componimento risale al 1864, degli anni immediatamente successivi all'unità d'Italia (del 1861), ed esprime il disagio di fronte ai problemi dell'Italia (carenze di strutture, strade, ferrovie, ospedali, scuole, difficoltà amministrative data la lunga separazione precedente, problemi sociali come brigantaggio e la questione meridionale, divario tra attese del periodo risorgimentale e mancanza di uguaglianza sociale e sviluppo demografico). Esprime anche la crisi del ruolo dell'intellettuale: con l'unità e l'indipendenza era venuto meno il ruolo di guida della società dell'intellettuale durante il processo risorgimentale e il letterato perdeva prestigio nella realtà industriale dominata dall'interesse economico che riduceva anche la letteratura e l'arte a merce.
Ribellione e vita sregolata
Gli scapigliati spesso si dedicano alle arti figurative, alla musica, oltre che alla letteratura. Per esempio Praga era anche pittore, Boito era anche musicista. La ribellione si manifesta non solo nella poetica ma anche nella vita, inquieta, disordinata, sregolata, dissipata, dedita a alcool e droghe, stroncata prematuramente da malattie (per esempio Praga era un alcolizzato affetto da nevrosi, morì di Tisi a 36 anni). Il termine “Scapigliatura” è l'equivalente del termine francese bohème, fu utilizzato come auto-definizione degli scapigliati, dagli artisti a Parigi a metà dell'800, che rifiutavano le convenzioni borghesi e vivevano in maniera sregolata, in maniera zingaresca, infatti il significato del termine francese è proprio questo: si credeva che gli zingari provenissero dalla Boemia. Da parte di autori stranieri è avvertita la crisi del ruolo intellettuale e la protesta si esprime con un atteggiamento provocatorio, tanto che Praga definisce nemico il lettore, così come Baudelaire in "Fiori del male", lo definisce ipocrita.
Crisi del ruolo intellettuale
I libri sono ridotti a merce, il poeta perde l'aureola, il potere quasi sacro che aveva contraddistinto gli intellettuali precedentemente. L'uomo risulta angosciato dalla vita moderna, dalle grandi metropoli e gli atteggiamenti diventano trasgressivi, inclini al vizio e la tematica baudelairiana della noia, della malattia interiore, dello spleen, la tensione verso l'ideale la perdizione nel vizio e nel male accomunano questi autori. La scapigliatura ha in comune con il romanticismo europeo il macabro, l'orrido.
Domande da interrogazione
- Qual è la principale differenza tra la poetica degli scapigliati e quella romantica?
- Quali temi ricorrono nella poetica degli scapigliati?
- Come si esprime la sofferenza nella poetica degli scapigliati?
- In che modo la vita degli scapigliati riflette la loro poetica?
- Qual è la crisi del ruolo intellettuale descritta nel testo?
La poetica degli scapigliati si fonda sulla mancanza di valori e certezze, a differenza di quella romantica che si basava su ideali politici e civili, come evidenziato nel testo.
Gli scapigliati cantano la crisi delle certezze, il male e il brutto, protestando contro il conformismo borghese e condividendo la sofferenza umana, come descritto nel testo.
La sofferenza è espressa attraverso un lessico ricco di termini come “ammalati” e “agonia”, che rimandano alla precarietà della condizione dell'Italia post-unitaria, come indicato nel testo.
La vita degli scapigliati è caratterizzata da una ribellione sregolata, dedita a alcool e droghe, che rispecchia la loro poetica di protesta contro le convenzioni borghesi, come sottolineato nel testo.
La crisi del ruolo intellettuale si manifesta nella perdita di prestigio degli intellettuali e nella riduzione dei libri a merce, evidenziando l'angoscia dell'uomo moderno, come riportato nel testo.