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Politiche di genere

Quando si parla di policies, è necessario adottare un approccio pratico. Le istanze populiste-neoliberiste ostacolano le tematiche di inclusione di alcune categorie sociali nella società, alcune politiche hanno come risultato una discriminazione. Studio come le politiche pubbliche devono integrare una prospettiva di genere. Termine “genere” non riferito solo alle donne, solo una parte della società ma l’impatto che tutte le politiche devono avere su tutte le persone cercando di non creare discriminazione.

La prospettiva storica e la non-discriminazione

Storica Eldaguerra: tematica della non-discriminazione in una dimensione storica. Come i diritti delle donne sono stati cronologicamente ottenuti in una misura diversa rispetto a quella degli uomini (delle volte prima, delle volte dopo). La storia non ci fa notare molto le differenze tra uomini e donne. Costruire politiche neutre che non guardano alle differenze è riduttivo, produce delle discriminazioni nella pratica.

L'idea che il cittadino dopo la Rivoluzione Francese (Dichiarazioni dei diritti dell’uomo e del cittadino, donne non nominate) sia un cittadino neutro, idea che tutti i cittadini siano uguali (es: suffragio universale, ma donne, poveri, prostitute e carcerati esclusi dal suffragio, in realtà solo suffragio universale maschile). 1948 in Italia primo vero e proprio suffragio universale dove tutti potevano votare.

Lotta per il diritto di voto e le discriminazioni storiche

Ricerca delle intersezioni dentro le quali le discriminazioni si possono nascondere. Lotta delle donne per ottenere il diritto di voto (suffragette) è durata più di 70 anni (da fine ottocento per alcuni paesi, Nuova Zelanda, UK, alcuni paesi africani, gran parte dei paesi dopo la 1GM, altri paesi come Italia, dopo la 2GM e ultimo paese 1970, la Svizzera). Le cronologie dei diritti sono state diverse per ogni paese e differenziati (sociali, politici e civili).

Per arrivare a parlare di parità, bisogna prima parlare delle donne. (anche se le questioni di genere, sono una convenzione sociale di una società patriarcale, costruzione dei ruoli sociali nella società, ci si aspetta che le donne si comportino in un determinato modo).

Diritti della cittadinanza e codificazione di Marshall

Prospettiva storica per guardare ai diritti che costituiscono la cittadinanza, tre tipi di diritti (classificazione del sociologo Marshall, che codifica la cittadinanza come un insieme di diritti), per essere cittadino devo essere in possesso di: diritti politici, diritti civili (diritti di libertà), diritti sociali. Questi diritti si acquisiscono esistendo progressivamente nel corso della mia vita guadagno, ottengo o perdo alcuni diritti.

Diverse cronologie di ottenimento dei diritti emerge la necessità di concentrarsi sulle donne. Codificazione di Marshall non tiene conto delle donne, non considera le diverse cronologie di ottenimento dei diritti tra uomini e donne, non considera il fatto che le donne hanno dovuto lottare per i loro diritti, ci sono stati 18 passaggi di richiesta da parte delle donne. In linea teorica, oggi rimangono fuori dalla codificazione solo i diritti sociali, sono più difficili da codificare, nella pratica sono più difficili da realizzare.

Le cronologie dei femminismi e le diverse ondate

Nascita di nuove ondate femministe (“Non una di meno”, movimento che nasce in Sud America nel 2014, volontà di liberare le donne dalla violenza maschile, si espande poi in tutto il mondo).

Femminismo nero: doppia discriminazione per il colore della pelle e per il fatto di essere donna, questione del colonialismo (neocolonialismo), intersezionalità (differenze che dovrebbero produrre valore e invece producono discriminazioni).

Anni '70: lotte femministe che hanno ottenuto numerose leggi che riguardano il corpo della donna (legge sull’aborto, divorzio, diritto della famiglia, consultori, diritti alla salute delle donne, educazione sessuale nelle scuole…). Non ancora leggi riguardanti la violenza domestica e la violenza sessuale. Ma solo nel 1996 la violenza sessuale viene definita come un reato contro la persona, prima era definita come un delitto contro la morale, era considerata come un reato minore.

Legge 40/2004 legge sulla procreazione assistita, alcuni articoli considerati anticostituzionali.

Il ruolo del linguaggio e delle istituzioni

La questione del corpo e del linguaggio che costruisce gli stereotipi del maschile e del femminile, il ruolo della pubblicità, dei media, dei social, il linguaggio politico che descrive le donne in politica e che usano le donne in politica (uso del termine “casalinga”).

L'architettura della parità

Le istituzioni di parità in Italia e in Europa. La parità è un tema già presente nelle istituzioni internazionali, nei loro trattati (soprattutto da dopo la 2GM).

Quadro internazionale e nazionale

  • Istituzioni mondiali (Nazioni Unite, conferenze mondiali delle donne)
  • Conferenza mondiale delle donne di Pechino del 1995
  • CEDAW convenzione per l’eliminazione della violenza contro le donne 1987
  • Convenzione di Istanbul sulla violenza di genere e la violenza domestica e la tratta di esseri umani e organi del 2014, dati rilevati dalle indagini ISTAT qualitative sulla violenza, dati statistici, non più solo denunce e dati delle forze dell’ordine
  • Sito EIGE: istituto per la parità di genere della Commissione europea

Le politiche di parità

Il comune è il livello più vicino ai cittadini, a questo livello l’Italia ha deciso di agire sul tema delle pari opportunità, delegando al territorio, ai comuni e alle regioni tutta una serie di istanze. I luoghi delle politiche della pari opportunità sono:

  • Gli assessorati alle PO (o deleghe), delegati alle pari opportunità
  • Le commissioni di parità comunali, intercomunali, regionali, metropolitane

Il ruolo degli assessorati

Cosa fanno? Raramente i Comuni portano informazioni riguardo alle pari opportunità, sono considerate parti di altre politiche o questioni legate alla privacy delle persone. Istituzionalizzare questi organismi ha avuto un significato più simbolico che concreto. Maggior sensibilità e sensibilizzazione su queste tematiche nell’opinione pubblica e anche a livello politico e istituzionale.

Negli anni '90 le istituzioni nazionali e internazionali hanno congiunto le pari opportunità con le politiche e le donne, costruzione dell’architettura delle pari opportunità. In altre università europee sono stati introdotti dei corsi di storia dei diritti delle donne (ma percorsi di sole donne, sono controproducenti, così come i percorsi solo maschili o neutri).

Lista delle attività degli assessorati alle PO

  • Asili nido: scuolabus, organizzazione del dopo scuola
  • Taxi rosa
  • Campagne di promozione delle parità (fiocchi rosa, bollini rosa)
  • Sostegno ai centri antiviolenza e case rifugio e centri per gli uomini maltrattanti
  • Corsi per le donne (empowerment delle donne in politica, riconoscimento del linguaggio sessista, autodifesa), ad esempio quelli di computer pubblicizzati dal governo per superare il digital divide e migliorare lo smart working, rischiano di rinforzare lo stereotipo della conciliazione vita/lavoro tutta sulle spalle delle donne
  • Ricordo di date importanti (25 novembre, 9 marzo)

Politiche per le donne

Politiche per le donne? Non hanno come ricaduta le donne, hanno delle ricadute nella vita delle donne ma non sono politiche per le donne. Sono politiche che vanno nella direzione di un benessere generale, i benefici di queste azioni li sentono tutti, impattano su tutti gli abitanti, non solo sulle donne. Le politiche di pari opportunità sono considerate come politiche per le donne ma non lo sono ma anche politiche che devono essere fatte dalle donne, in questo modo si rafforzano gli stereotipi di genere confinare le donne in un’area tutta per loro, considerandole come un gruppo sociale.

Il concetto di politiche di genere

Fare una lista di politiche di parità è impossibile. Tutte le politiche di un’amministrazione devono essere gender sensitive, inclusive e non discriminatorie. Cosa vuol dire allora politiche di genere? Bisogna cambiare la mentalità e cambiare il modo con cui sono costruite le politiche, cambiare il modo in cui gli assessorati sono organizzati. Le politiche di genere non esistono, tutto è di genere, è tutta la politica. La prospettiva di genere è una prospettiva che considera l’impatto che tutte le politiche hanno sugli uomini e sulle donne, sulla diversità delle persone. Non dovrebbe esserci un assessorato specifico che se ne occupa ma tutti gli assessorati dovrebbero esserlo. I cittadini non sono neutri (diverso sesso, religione, etnie, classi sociali..). Bisogna scardinare questa struttura.

Calcolo dell'impatto di una politica

Come si calcola l’impatto di una politica? (Che deve essere calcolato prima della sua attuazione, bisogna prevenire gli effetti discriminatori delle politiche).

  • Si raccolgono dati sulla popolazione, sul territorio, sul contesto quando si pensa ad una politica da attuare
  • Questi dati raccolti sono raccolti in maniera disaggregata (per sesso, per età etc)
  • Si fa una ricognizione dei bisogni delle persone che abitano prima di cominciare
  • Si valutano tutte le possibili criticità (aree di discriminazione) che queste azioni andrebbero a toccare
  • Si prevede di attuare un sistema di monitoraggio degli impatti di queste politiche nel tempo per vagliarne la validità
    Operazione che non viene quasi mai fatta

“Codice di condotta contro le molestie e il mobby” (creato nel 2004) dell’Università di Padova. Ma non è mai stato previsto un sistema di monitoraggio per la diffusione del Codice. L’architettura che abbiamo è carente rispetto all’intersezionalità delle discriminazioni. La parità deve essere il centro di tutte le politiche, deve essere una metodologia di costruzione delle politiche.

Le politiche per le città

Tutte e tutti vogliamo vivere in una città inclusiva, che non discrimina, in cui si sta bene tutti ma ci sono dei limiti strutturali del sistema regolativo. Il Sistema di governo della città spezzettato, a scomparti separati, non collegati ai livelli superiori della rete (Regione…). Non responsivo verso i cittadini (disinformati o informati troppo tardi, no partecipazione). Difficile dialogo, difficile innovazione, nessuna visione di tempo lungo, si lavora sempre in emergenza.

ES: La città di Vienna, ha lavorato nel senso dell’elaborazione di politiche di parità, per il benessere dei cittadini, servizi di qualità per tutti i cittadini.

Uguaglianza, equità e giustizia

Uguaglianza (equality): l’assunto è che ognuno possa utilizzare gli stessi supporti. Questo è un trattamento uguale. Offrire pari opportunità in partenza (opportunità uguale per tutti) non significa colmare le diseguaglianze.

Equità (equity): ognuno riceve il supporto di cui ha bisogno (concetto di azione positiva), così si produce equità. Però devo produrre una discriminazione, anche se al contrario, verso la persona a cui non si dà nulla. È una misura legale di azione positiva, discriminazione verso un’area di persone sovra rappresentazione a favore di un’area che invece è discriminata. Contesto americano: vengono introdotte le quote per etnia (vengono dati degli incentivi ai cittadini stranieri e non ai cittadini americani). Italia: quote in politica date alle donne, dichiarate incostituzionali, negli anni '80 sono state considerate discriminatorie verso gli uomini.

Giustizia (justice): tutti e tre vedono la partita senza supporti o agevolazioni perché la causa/e dell’iniquità sono state eliminate. Le barriere di sistema sono state rimosse. Devo trovare un’azione diversa, creativa, nuova che permette a tutti di poter godere di un servizio/diritto. Soluzioni di social justice, è quello che dovrebbero fare le politiche di parità nei vari territori che producono benessere per tutti. Soluzione creativa che risolve il problema per tutti.

Le politiche di parità devono passare dalle donne al coinvolgimento di tutta la società, in modo da coinvolgere tutti e creare benessere per tutti. Stato del lavoro del 1970 nuova idea di parità nei luoghi di lavoro. La legislazione elenca gli strumenti che nei luoghi di lavoro devono esserci:

  • Codice di condotta contro le molestie e il mobbing
  • Istituzione di un comitato interno (che nelle aziende pubbliche e private molto grandi, sopra i 100 dipendenti si chiama Comitato unico di garanzia contro le molestie il mobbing e le molestie sul lavoro, CUG) per costruire un luogo di lavoro paritario e non discriminatorio.

Conferenza di San Francisco, l’ONU mette tra le istanze di parità primarie dei governi la parità salariale. Anche se in realtà, ancora grande problema del gender gap (disparità salariale tra uomini e donne).

Le istituzioni e le parità di genere

Le istituzioni previste per la parità non dicono però nulla riguardo la pratica, le questioni che riguardano la parità sono considerate spesso accessorie. Conferenza mondiale delle donne 1995 a Pechino. Il genere è una prospettiva con cui costruire tutte le politiche Gender mainstreaming: avere una prospettiva di genere su tutte le cose (ma la Conferenza di Pechino non dice come si fa) non solo con riguardo alle donne. Questione del climate change, il cambiamento climatico ha un maggior impatto nei confronti delle donne, provoca maggiori danni nei loro confronti.

Il principio di gender mainstreaming consiste nell’adeguata considerazione delle differenze esistenti tra le situazioni di vita, le esigenze e gli interessi rispettivamente delle donne e degli uomini, in tutti i programmi e gli interventi economici e sociali. Tutti i programmi e le misure da adottare devono conformarsi all’obiettivo della parità tra uomini e donne ed essere valutati in base agli effetti che producono.

Il genere in tutte le politiche. Ma: no verifiche e no controllo, queste questioni passano attraverso raccomandazioni, carte, norme non vincolanti della comunità europea, che fatica ad attivare dei meccanismi di sanzione, viene tutto lasciato alla scelta dei governi. Anche se la parità tra uomini e donne è presente sia nel diritto comunitario che nelle costituzioni di tutti i paesi. Trattato che istituisce la comunità europea nel 1957 nell’art.13 fa già riferimento al principio di non discriminazione sulla base del sesso, razza, lingua, religione ecc. Carta di Nizza dei diritti fondamentali dell’UE (2000) Art.23 principio della parità tra uomini e donne in tutti i campi, anche in materia di occupazione, lavoro e retribuzione e legittima le azioni positive a favore del sesso sottorappresentato, oggi sancito nel Trattato di Lisbona del 2007.

Testo della Carta di Nizza: ci sono articoli precisi che riguardano le istanze di dignità, libertà, uguaglianza, cittadinanza e giustizia (sono diritti di cittadinanza, diritti civili, politici e sociali). Art. 21 e 23 parlano esplicitamente di parità e pari opportunità e divieto di qualsiasi forma di discriminazione.

Le istituzioni di parità in Italia: un'architettura complessa

Già la nostra Costituzione possiede molti riferimenti alla parità. L’Italia possiede un’architettura di parità estremamente complicata, possiede molte istituzioni, sedi, divise su tutto il territorio, ma spesso le strutture non comunicano tra di loro. Le istituzioni di parità in Italia formano un sistema complesso, articolato, spesso non sempre funzionante e produttivo di effettive condizioni di parità per le donne. Fin dagli anni ottanta abbiamo avuto un Ministero delle pari opportunità (Ministra senza portafoglio).

Dal 1991: un Comitato nazionale Parità, presso il Ministero del lavoro, con il compito di rendere operativi i principi di parità di trattamento e di opportunità tra lavoratori e lavoratrici, una Commissione per le pari opportunità tra uomo e donna presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, con il compito di fornire al Ministro per le Pari opportunità consulenza e supporto tecnico-scientifico nell’elaborazione e nell’attuazione delle politiche di pari opportunità fra uomo e donna. Una rete di Consigliere e di Consiglieri di parità nazionali, regionali e provinciali: sono figure istituzionali con funzione di promozione e di controllo dell’attuazione dei principi di pari opportunità e non discriminazione fra uomini e donne nel lavoro. Alla base della piramide, a livello territoriale decentrato, abbiamo i Comitati di pari opportunità, che operano dal 1986 presso le Amministrazioni pubbliche; Università ed enti di ricerca con il compito di promuovere azioni volte a creare condizioni di parità sostanziale delle lavoratrici e dei lavoratori, nell’ambito dei singoli luoghi di lavoro e le Commissioni di pari opportunità regionali, provinciali e comunali.

Le istituzioni di parità in Italia

  • Comitato di parità presso il Ministero del Lavoro (non c’è più)
  • Ministro delle pari opportunità (non c’è più)
  • Commissione per le parità tra uomini e donne presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, ora esiste una delega senza portafoglio di un ministro alle pari opportunità.
  • La rete di Consigliere e di Consiglieri di parità nazionali, regionali e provinciali, ora città metropolitane (Istituiti nel 2014), è una rete legata al Ministero del Lavoro. Hanno funzioni di controllo dell’attuazione dei principi di pari opportunità e di promozione della parità tra uomini e donne.

Legge 125/1991

Azioni positive per la realizzazione della parità uomo-donna nel lavoro-mette in luce il fatto che nel mondo del lavoro esistono discriminazioni, in cui avvengono azioni di m...

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Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher chiaraarnoldo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Politiche di pari opportunità e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Padova o del prof Perini Lorenza.
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