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Politica economica

La politica economica studia ciò che l'economia deve o dovrebbe essere, partendo dagli schemi già stabiliti; studia l'intervento dei soggetti pubblici nel sistema economico e suggerisce strumenti da utilizzare per raggiungere alcuni obiettivi socialmente desiderabili. L'economia politica studia sistemi economici già esistenti e l'organizzazione economica, in breve studia ciò che l'economia è. L'obiettivo della politica economica è quello di utilizzare i sistemi che l'economia politica ci offre per raggiungere dei determinati obiettivi. Un sistema economico non può essere lasciato libero ma deve essere controllato e ci devono essere degli interventi per raggiungere un determinato obiettivo.

Interventi della politica economica

  • Politica fiscale: Regolare il livello della domanda aggregata (domanda di beni e servizi da parte di tutti) attraverso variazioni della spesa pubblica e della pressione fiscale rispetto all'offerta aggregata. Il governo usa la spesa pubblica e la pressione fiscale per modificare la domanda aggregata che in rapporto all'offerta aggregata ci conduce all'equilibrio desiderato.
  • Politica monetaria: Usa come strumento l'offerta di moneta. Essa serve a regolare il livello della domanda aggregata attraverso un aumento o una diminuzione dell'offerta di moneta. C'è un'offerta e una domanda e bisogna cercare di raggiungere un equilibrio che dà vita ad un tasso.

Nei sistemi nostri sono due sistemi diversi, regolati da persone diverse. Ci deve essere una forma di regolamento.

Obiettivi della politica economica

Breve periodo

  • Piena occupazione delle forze del lavoro (non tutti lavorano, c'è sempre una disoccupazione frizionale). In Italia la piena occupazione corrisponde ad un tasso di disoccupazione intorno al 3-4%. Il diritto al lavoro è un diritto costituzionale e non solo economico.
  • Il controllo del livello generale dei prezzi (deve svilupparsi ma in modo corretto e graduale, no inflazione o deflazione). Non ci devono essere periodi di troppa crescita dei prezzi (=inflazione) o periodi di troppo abbassamento dei prezzi (=deflazione). Negli ultimi anni si parla di deflazione e il problema era che i prezzi diminuissero troppo perché la gente vede che i prezzi si abbassano e continuano ad aspettare per un prezzo ancora più basso e quindi la domanda crolla e quindi non si ha piena occupazione. L'obiettivo è quello di mantenere un tasso abbastanza medio, tenuto sotto il 2-3%, è normale che si alzano e si abbassano, stabilito dalla BCE, che ha il compito di mantenere il tasso di inflazione intorno al 2%, in certi casi è riuscita in altri no.
  • Equilibrio della bilancia dei pagamenti, elemento fondamentale della contabilità nazionale, rappresenta il peso di ciò che acquistiamo dall'estero e ciò che vendiamo all'estero. Non può essere sempre in attivo o sempre in passivo (acquistiamo dall'estero dei beni in quantità maggiore rispetto a quelli che vendiamo). Essere in debito deve essere temporaneo e non una situazione permanente, ci deve essere un equilibrio.

Lungo termine

  • Incremento del reddito della collettività (mettere a disposizione più reddito possibile).
  • Distribuzione personale del reddito. Essa può essere di tipo orizzontale cioè la gente che ha più reddito e chi ha meno reddito e controllare le disuguaglianze (cercare di togliere le diseguaglianze in base alla società stesse che sono tutte diverse. Ci sono società che hanno un sistema simili di reddito e altre che sono completamente diverse).
  • La modificazione della distribuzione territoriale del reddito (le persone ricche vivono vicino a persone ricche. Questo crea delle disuguaglianze. In Italia questo è molto accentrato tipo tra nord e sud).

Tre variabili fondamentali

  • PIL, valore della produzione aggregata, la produzione di beni e servizi aggregata.
  • Tasso di disoccupazione: proporzione di lavoratori non occupati e in cerca di lavoro sul totale delle forze di lavoro dell'economia (non coincidono con la popolazione).
  • Tasso di inflazione, andamento dei prezzi. Si misura con il tasso di crescita del prezzo medio dei beni presenti nell'economia.

Analisi storica

Anni 60

Grande crescita del PIL in USA dove si cerca di rialzarsi dalla Seconda Guerra Mondiale e simile anche in Europa. Cresce di più invece in Giappone. Tasso di disoccupazione molto basso sia in USA che in Europa e anche molto basso in Giappone, ma anche a seguito delle loro caratteristiche sociali. Tasso di inflazione alquanto bassi rispetto a momenti peggiori che seguiranno.

Anni 90

Sembra che il mondo si sia diviso dove si ha un tasso di crescita elevato con un tasso di inflazione molto contenuto e anche la disoccupazione. Di solito si pensa che bassa disoccupazione e alta crescita fosse normale ma il prezzo da pagare per una grande crescita di solito è un alto tasso di inflazione. Questo non accade negli anni 90 negli USA. Si sperava che si fosse ottenuto un ottimo metodo ma in realtà si erano ottenute le basi per una serie di crisi che sono partite nel 2001, che c'è stato un crollo della borsa e quindi sono andati persi molti risparmi delle persone. Si crea un periodo di recessione. Questo problema è stato affrontato con degli interventi di tipo fiscale e monetario. Si crea una bolla immobiliare perché c'era liquidità in eccesso e si comprava case. La gente comprava casa e la rivendeva perché il prezzo saliva e così poteva pagare il debito e comprarsene una più grande. Questo finisce nel 2007. In Europa si ha una crescita stentata e si hanno gli stessi problemi statunitensi come la bolla immobiliare. Il tasso di disoccupazione è molto elevato rispetto a prima, in Italia era molto elevato. Il tasso di inflazione è rimasto costante grazie anche alla BCE, che ha come obiettivo la crescita del sistema economico europeo, mantenere stabile l'inflazione e controllare il sistema finanziario. Il Giappone è uscito distrutto dalla guerra, ma grazie anche all'USA è riuscita ad alzarsi molto velocemente e a diventare una potenza. Poi si stabilizza tanto che ha una crescita pari a 0 e rimane stabile. Questa assenza di crescita non incide sulla disoccupazione perché è un sistema che riesce a mantenere i rapporti di lavoro. Il tasso di inflazione è sotto lo zero per molti anni e porta deflazione ed è un problema che porta una difficile crescita economica perché non c'è domanda.

Anni 2008-2020

C'è un periodo di recessione. C'è una crisi profonda che colpisce un po' tutto il mondo. L'America riesce a portarsi in crescita ed è costante fino a quest'anno. Anche la Germania ha delle oscillazioni ma il tasso di crescita rimane sempre positivo. In Italia si va in negativo nel 2012 e 2013 perché hanno dovuto trovare delle soluzioni di breve periodo per la crisi del 2008. Le soluzioni si sono trovate nell'intervento statale, non si poteva distruggere le attività e lo stato ha dovuto accollarsi i problemi. Ci sono paesi più abili nel risolvere il debito pubblico e altri meno. L'Italia aveva già problemi e un debito pubblico elevato e per questo ha avuto difficoltà tanto da aver messo in dubbio la nostra capacità di ripagare i debiti. Noi ci siamo riusciti, la Grecia no. Siamo in perdita nuovamente nel 2020 con un -14.

Contabilità nazionale, PIL e tasso di inflazione

Contabilità nazionale

La contabilità nazionale è una serie di schemi che permette di descrivere in modo sintetico i risultati dell'attività economica di produzione, di scambio e di trasferimento di risorse all'interno di un'economia nazionale. Sono state individuate 4 categorie di operatori che operano nel sistema economico:

  • Famiglia: Offre dei servizi e viene remunerata. In base allo stipendio ricevuto e al reddito accumulato negli anni, la famiglia compra beni e servizi che servono.
  • Impresa: Beni o servizi che vengono venduti.
  • Pubblica amministrazione: Svolge un ruolo di trasferimento dei redditi perché raccoglie reddito tramite le tasse e poi le trasferisce tramite sussidi. Svolge anche un'attività economica.
  • Estero

Fattori della produzione

Si può porre una distinzione anche tra i fattori della produzione e ne vengono identificati di due tipi:

  • Lavoro: Attività umane sia fisiche che mentali.
  • Capitale: Infrastrutture e beni di produzione che servono per la produzione in un determinato istante.

Tipi di beni

  • Beni di produzione: Beni capitale (bene ad uso durevole) o beni intermedi (una volta utilizzati basta).
  • Beni di consumo: Ad uso durevole (lavatrice) e beni ad uso immediato.

Primo caso: Economia chiusa

Flusso circolare di beni e servizi

Nel primo caso ci troviamo in questa condizione:

  • Economia chiusa (nessun rapporto con l'estero)
  • Non c'è il settore pubblico
  • Solo beni ad uso immediato (sia per consumo che per produzione)

In questo primo flusso, le imprese realizzano beni di consumo che vengono venduti alle famiglie, possono trattarsi di beni fisici o di servizi. Poi si hanno i beni intermedi che vengono venduti tra imprese e per la produzione.

Flusso monetario

Ad ogni flusso di beni e servizi corrisponde un flusso monetario. In questo caso abbiamo le aziende che pagano alle famiglie salari e stipendi, che vanno a comporre il reddito. Grazie a questo le famiglie pagano alle imprese il prezzo dei beni di consumo. Infine abbiamo le imprese che pagano ad altre imprese il prezzo dei beni intermedi.

PIL

PIL: Fornire una misura della produzione aggregata. Ci sono 3 modi per calcolarlo:

  • Valore dei beni e servizi finali prodotti nell'economia in un dato periodo di tempo (anno, mese o trimestre). In questo arco si ha una produzione di prodotti finali nell'economia.
  • Somma del valore aggiunto realizzato in un dato periodo di tempo. Con il termine valore aggiunto si va ad indicare la differenza tra il valore della sua produzione e il valore dei beni intermedi che l'impresa usa.
  • Somma dei redditi percepiti nell'economia in un dato periodo di tempo.

I primi due modi guardano il PIL dal lato della produzione, il terzo dal lato del reddito. Per il primo caso di flusso vanno bene tutti e tre.

Esempio

Valore della produzione realizzata dalle imprese in un anno è pari a 1000. Valore della produzione venduta alle famiglie in un anno è pari a 800. Valore della produzione scambiata tra imprese è pari a 200.

Come calcolare il PIL secondo i 3 metodi
  • Valore dei beni e servizi finali prodotti in un anno: Il risultato è pari a 800 perché i prodotti finali, in questo caso, sono quelli che vengono acquistati dalle famiglie.
  • Somma del valore aggiunto: Si parte dal valore della produzione delle imprese che è pari a 1000 e si sottraggono i beni intermedi pari a 200 quindi 1000-200= 800.
  • Somma dei redditi percepiti: Si parte in questo caso dal valore della produzione delle imprese che è pari a 1000 e si sottraggono le spese per i beni intermedi, pari a 200. Le imprese incassano 1000, ma spendono 200 per beni, la differenza serve per pagare gli altri fattori che, in questo caso, è solo la famiglia quindi 1000-200= 800.

In un'economia chiusa tutti e tre i metodi portano allo stesso risultato.

Secondo caso: Economia chiusa con investimenti

  • Economia chiusa
  • Non c'è settore pubblico

In questo caso vengono presi in considerazione i beni durevoli, quindi gli investimenti, indicati con la lettera I, fissi e non finanziari. Gli investimenti fissi sono il valore dei beni di produzione ad un uso durevole che si aggiungono allo stock preesistente. Per calcolare l'ammontare degli investimenti, si comprendono anche le scorte, cioè la variazione, positiva o negativa, dell'ammontare delle giacenze di beni intermedi. Prima la domanda finale era composta solamente dai consumi delle famiglie, ora devono essere considerati anche gli investimenti fissi. Gli investimenti concorrono alla formazione del PIL insieme alla spesa per beni di consumo finale -> PIL= C + I.

In un'economia chiusa i risparmi sono uguali agli investimenti ma solo in questo caso.

Risparmio (S): La parte di reddito che non viene spesa in beni di consumo finale. PIL= C+S -> partendo dalla somma dei redditi: in questo caso la parte del reddito che non viene spesa in consumo viene messa a risparmio, perciò si può dire che in questo caso gli investimenti sono pari al risparmio.

PIL= C+I partendo dalla produzione di beni finali.

PIL (prodotto interno lordo) e PIN (prodotto interno netto): la differenza

Un'azienda che possiede uno stock capitale deve prendere in considerazione il fatto che questo perde valore sia per usura fisica sia per invecchiamento tecnico, fenomeno chiamato obsolescenza. Questa perdita di valore viene comunemente chiamata ammortamento. In questo caso, contrariamente alla chiusura dei conti, l'ammortamento corrisponde a quella quota del PIL che dovrebbe essere messa da parte per mantenere inalterata la capacità produttiva dell'azienda. Il PIN quindi si ottiene dalla differenza tra il PIL e gli ammortamenti. Si ottiene così il valore netto: PIN= PIL – ammortamento.

Inoltre si può sottolineare che nel PIL, i beni e i servizi prodotti vengono valutati ai prezzo di mercato (prezzo che contiene le imposte indirette) e non al prezzo percepito dal venditore (costo dei fattori). Il PIL al costo dei fattori è uguale a PIL- imposte indirette.

Terzo caso: Economia chiusa, presenza di investimenti e di pubblica amministrazione

  • Economia chiusa

Solitamente per valutare l'attività economica si valutano le attività che passano nel mercato, ma ci possono essere delle eccezioni, volontarie o involontarie. L'eccezione più importante è quella della pubblica amministrazione, poiché le transizioni non passano nel mercato ma rientrano nel PIL. Con PA s'intende lo Stato come amministrazione centrale, enti previdenziali, enti autonomi. La pubblica amministrazione si occupa di:

  • Produzione di servizi non destinati alla vendita come istruzione, giustizia, assistenza sanitaria. Questa attività la svolge grazie all'utilizzo di fattori produttivi primari che vengono acquistati da aziende private. Questo aspetto entra nel PIL.
  • Trasferimento di redditi attraverso prelievi come le tasse ed erogazioni come sussidi senza che vi sia una contropartita. Questo aspetto non entra nel PIL.

Calcolo del PIL per la pubblica amministrazione

  • I servizi prodotti dalla PA non vengono venduti e di conseguenza non si può stabilire il prezzo di mercato. Perciò non è possibile calcolare il valore aggiunto come differenza tra il valore della produzione a prezzo del mercato e il valore dei beni intermedi utilizzati. Si calcola in modo diverso cioè sommando gli stipendi dei dipendenti pubblici e gli ammortamenti.
  • Il valore della produzione si ottiene sommando il valore aggiunto e gli acquisti di beni intermedi.

NB: dal punto di vista della domanda finale - la PA concorre alla formazione dei consumi finali nella misura dei consumi pubblici e alla formazione degli investimenti lordi nella misura degli investimenti pubblici: PIL = C(privati e pubblici) + I(privati e pubblici).

NB: dal punto di vista dell'utilizzo dei redditi - la PA concorre alla formazione dei consumi finali nella misura dei consumi pubblici e alla formazione del risparmio nella misura del risparmio pubblico: PIL = C(privati e pubblici) + S(privato e pubblico).

Economia aperta

PIL e PNL (prodotto nazionale lordo): differenza

Con economia aperta si ha la differenza tra il PIL e il PNL.

  • PIL: Misura del valore dei beni e servizi finali prodotti all'interno del paese. Una parte del PIL italiano viene prodotto da persone anagraficamente residenti in altre nazioni (ma che hanno il centro del loro interesse economico in Italia).
  • PNL: Prodotto nazionale lordo, misura del valore di beni e servizi finali prodotti dai residenti italiani, indipendentemente dal paese in cui tale produzione ha avuto luogo. Parte del PNL italiano è prodotto all'estero (da persone anagraficamente residenti in Italia).

Avere un'economia aperta significa:

  • Acquisto e cessione di servizi produttivi tra paesi.
  • Esportazioni ed importazioni.
  • Trasferimenti di reddito da e per l'estero e non c'è sempre una contropartita.

Importazioni (M): Acquisti in Italia di beni e servizi prodotti all'estero.

Esportazioni (X): Vendite all'estero di beni e servizi prodotti in Italia.

Economia aperta significa che la produzione interna non viene destinata esclusivamente ai consumi o agli investimenti del paese; i consumi e gli investimenti interni (inclusi gli acquisti di beni intermedi da parte delle imprese) possono avere per oggetto beni e servizi prodotti al di fuori del paese. A questo punto, si può dire che in un'economia aperta la coincidenza tra domanda finale, valore aggiunto e reddito nazionale non è più garantita. Nel caso dell'economia aperta si può dire che il PIL è composto dalla somma dei consumi finali interni, investimenti lordi ed esportazioni, ai quali vengono sottratte le importazioni.

Come è già stato detto un'economia aperta porta a importazioni ed esportazioni, generando così un flusso monetario internazionale. Se noi al PIL, che viene inteso come una somma di redditi percepiti all'interno del paese, sottraiamo i flussi di reddito per servizi produttivi che escono dal nostro paese e aggiungiamo invece quelli in entrata otteniamo il reddito nazionale lordo (RNL).

RNL: Misura dei redditi percepiti dai residenti nazionali, indipendentemente dal fatto che questi redditi provengano da imprese italiane o da imprese estere.

Difficoltà di misurazione del PIL

Il calcolo del PIL può sembrare una semplice operazione, ma nella realtà non lo è. In primo luogo bisogna...

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/02 Politica economica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher martasimonetto di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Politica economica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Ca' Foscari di Venezia o del prof Magrini Stefano.
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