Politica economica: capitolo 1
I fondamenti
1. Introduzione alla politica economica
Ci sono molti atteggiamenti che l’economista può assumere in tema di decisione:
- Economia positiva: concentrarsi sugli effetti delle scelte pubbliche. L’economista cerca di determinare attraverso quali canali le decisioni pubbliche influenzano i comportamenti privati (es. aumento di spesa pubblica, riforme fiscali ecc…). La politica economica in questo senso viene vista come un dato esogeno di cui l’economista cerca di studiare l’impatto, e viene studiata con stessi concetti e metodi utilizzati per qualsiasi fenomeno economico.
- Economia normativa: tentare di esercitare un’influenza sulla politica con raccomandazioni. Si basa sull’economia positiva e l’economista si mette nei panni del consigliere del Principe e si domanda quale insieme di decisioni pubbliche possa meglio sostenere le finalità dichiarate, come il riassorbimento della disoccupazione, il miglioramento del tenore di vita ecc… Il decisore pubblico viene visto come un benevole pianificatore sociale ed è necessario che l’economista espliciti le conseguenze di ogni possibile scelta del principe.
L’economia normativa obbliga molto spesso a rinunciare a scelte di first best (che conducono a un ottimo di Pareto) per raccomandare soluzioni di second best (scelta quando ci sono dei vincoli che impediscono la soluzione first best), ma non sempre queste portano benefici a tutti.
Nascono una serie di distorsioni che risultano dal fatto che lo stato non dispone di un’informazione completa sui comportamenti dei consumatori, distorsioni che portano a una perdita di benessere, e lo stato si trova a creare altre distorsioni per correggerne di altre.
Non vi è garanzia che il risultato della sua azione sia positiva in termini di benessere complessivo. D’altronde, l’economia pubblica moderna ha messo in evidenza la vastità dei problemi che nascono a causa dell’informazione asimmetrica fra il decisore pubblico e coloro ai quali quest’ultima si applica.
L’approccio tradizionale della politica economica postulava l’informazione perfetta del decisore e l’esecuzione perfetta dei suoi ordini, ma questo non è vero nella realtà di oggi.
L’importanza dell’asimmetria informativa nel funzionamento dei mercati è stata messa in evidenza da tre insegnanti, anche se è stato Laffont a mostrarne le conseguenze per l’economia pubblica, e grazie ai loro studi l’economia pubblica moderna ha preso in considerazione le imperfezioni dell’informazione e il comportamento degli agenti in relazione ad essa.
In sintesi, l’economia normativa si imbatte in difficoltà a cui l’economia positiva sfuggiva: le asimmetrie informative, la necessità di definire obiettivi e di comporre trade-off fra di essi e l’incertezza sulla decisione giusta in un mondo in cui non sono possibili che degli ottimi second best.
- Political economy: assumere la politica come tema principale. Essa rappresenta un prolungamento dell’economia positiva ma considera il comportamento dei decisori politici non come esogeno ma come se fosse un agente privato e si sforza di rappresentare il comportamento dei funzionari e l’articolazione del potere pubblico e come questo influenzi la performance dell’economia. Inoltre, il ruolo dell’economista non è quello di consigliare il Principe ma di studiare i vari regimi di politica economica e i vari incentivi che muovono i decisori pubblici.
La politica economica si sofferma sulle aspettative:
- Adattive: si osservano fatti passati e si cercano di adattare quelli futuri a quelli passati.
- Razionali: le ricerche di Robert Lucas sulle aspettative razionali hanno messo in discussione l’idea secondo cui lo stato debba sovrastare l’economia e dirigerla e che a volte l’intervento pubblico possa fallire. Infatti Lucas ci dice che gli agenti privati non sono automi, ma hanno capacità di giudizio nel tentativo di anticipare le decisioni politiche, reagiscono a decisioni di politica economica in base alla propria razionalità.
Crisi: Lehman Brothers nel 2007
Con l’ottobre del 2008 scoppia la crisi.
Una crisi di una banca, di un sistema bancario che ha utilizzato la cartolarizzazione di debiti ponendoli dal lato dell’attivo. Si fece credere che le passività cartolarizzandole possono diventare attività e le hanno vendute.
Ci sono delle passività, non esigibili e vengono cedute ad un’altra società (che normalmente, viene costituita ad hoc dalla stessa società che cede le passività), e questa società emette delle azioni dello stesso importo/valore, queste azioni vengono vendute, e in sostanza si vende un debito come se fosse un credito.
Queste passività diventano attive nel bilancio, le attività sono dei derivati, le passività invece non è detto che non è mai esigibile.
Il problema della Lehman Brothers è che la non esigibilità del debito aveva garanzia degli immobili, quindi non era detto che quella non esigibilità si mantenesse nel tempo, perché se diventano esigibili la società terza ci guadagna.
Dov’è stato il problema? Le quotazioni immobiliari sono crollate, e conseguentemente la non equiparazione fra valore del debito contratto e valore immobiliare che le banche avevano in mano in forma ipotecaria non hanno risolto il problema.
I soggetti terzi, le banche ordinarie di tutto il mondo che hanno acquistato questi titoli, hanno acquistato “spazzatura”. Questo creare una società terza, che cartolarizza facendo vedere un patrimonio sulla base di titoli non esigibili, e con questi titoli sono riusciti a venderli alle altre banche.
Il guadagno non sta per chi fa questa attività, sono gli altri che non conoscendo il contenuto su cui si basa il processo della cartolarizzazione di un titolo, acquistava titoli, come si fa a sapere se il titolo pacchetto del fondo comune è stato creato con titoli su base della cartolarizzazione di debiti?
Quando la Lehman Brothers ha invaso il mercato con questa spazzatura, tutti compravano e i rendimenti erano molto alti, e il fatto che questi rendimenti erano alti, hanno continuato a comprare, e loro ci hanno guadagnato perché erano debiti esigibili.
Qual è il contro-altare di un’emissione di un titolo? È il capitale esigibile.
Se io compro titoli della Banca Nazionale del Lavoro, quel titolo è un titolo di raccolta di fondi che dà un rendimento, questo vuol dire che la credibilità di quel titolo ha come contro-altare una esigibilità alla sua scadenza.
Quei titoli non avevano esigibilità, perché erano stati la cartolarizzazione di debiti non esigibili, quindi i soggetti economici, tutte le banche, che hanno acquistato questi titoli li hanno acquistato su dati fiduciari rispetto al colosso che era il Lehman Brothers (semi-pubblica), quindi le banche non sapevano, e non pensavano, che questo colosso avesse pensato un imbroglio del genere.
Ma di fatto, il patrimonio finanziario non era alla portata dell’emissione dei titoli emessi, hanno fatto credere che quelle erano attività ma di fatto erano passività.
Quando si sono accorti che questi crediti non erano più esigibili, che non avevano contenuto patrimoniale, e le avevano vendute c’è stata una crisi di liquidità, perché tra il 2008/2009 tutti i risparmiatori delle banche ordinarie hanno avuto un panico bancario e sono andati a ritirare la propria liquidità presso le banche.
Quindi molte banche, soprattutto americane avevano acquistato questi titoli e li avevano in conto capitale finanziario nell’emissione dei loro titoli, quindi non riuscivano a rimborsare.
L’America è intervenuta dando liquidità alle banche, cercando di sistemare quello che è scoppiato nel 2009 ma era già iniziato decenni dietro.
Le banche americane come la Lehman Brother hanno erogato credito a soggetti rischiosi, perché questi soggetti hanno pagato tassi di interesse molto alti, per acquistarsi la casa, è vero che la banca poi aveva l’ipoteca però questi hanno più potuto pagare gli interessi sul debito, né a rimborsare il capitale e hanno iniziato a vendere gli immobili, avendo venduto molti immobili sul mercato, il valore degli immobili è calato/crollato e da lì la crisi, se non ci fosse stato questo ancora oggi c’era tutto ciò nelle banche.
Anche in Italia, prima degli anni 90, rischiava di fallire il Banco di Napoli, per non farlo fallire, perché falliva un sistema economico-finanziario e bancario italiano, c’è stata la cartolarizzazione dei debiti, lo stato ha incamerato per una parte i debiti e la quota rimanente è stata acquisita da Banca Intesa, infatti la Germania voleva acquistare il Banco di Napoli ma quando ha visto la situazione si è tirata indietro.
Si possono creare delle fondazioni, che acquisiscono le passività, ovvero non esigibilità, sono debiti e scorporano le passività e tolgono l’elemento di passività rischiosa alla banca, questo non vuol dire che la questione è finita, ma vuol dire che nominalmente si tratta di vedere se sono la stessa.
Quindi a quel punto il Banco di Napoli, giuridicamente è stato possibile venderlo, anche se è un trucco perché il fallimento c’è stato, che hanno pagato tutti i cittadini, perché hanno incamerato le passività, hanno lasciato le attività, gli immobili non li hanno più venduti perché pur vendendoli tutti non avrebbero coperto le passività però lo stato italiano si è fatto carico di tutto ciò.
Molti dicono che la crisi arriva da questo evento, ma questo è un evento iceberg. La vera crisi inizia negli anni 70, perché una parte del capitale (capitale fisico) è stato sostituito da attività finanziarie.
Cambia la realtà economica, e nell’economia occidentale il capitale fisico diminuisce perché inizia un processo di de-industrializzazione dell’economia avanzata, queste trasferiscono le loro produzioni in Asia, in Cina e quindi tutto ciò viene sostituito dalla finanza.
Quelle conseguenze comportamentali hanno dato certo un’incidenza di sistema, ma dal 70 in poi inizia un processo di sostituzione del meccanismo del mercato finanziario su quello reale (nuovo modo di accumulare capitale, la ricchezza non è più solo capitale fisico ma è capitale finanziario, ma anche capitale umano, capitale umano vuol dire la cultura).
La crisi dell’area euro, non ha tenuto conto dei giochi strategici fra gli speculatori privati e le autorità pubbliche.
I privati (Lehman Brothers) e le banche sono soggetti speculatori, la crisi vera nasce dal fatto che questi agenti privati conoscevano le preferenze dei decisori pubblici o almeno le hanno ipotizzate, e quindi hanno potuto speculare sulla probabilità che un paese entrasse in default sul suo debito e quindi lasciasse l’Euro-zona (Grecia).
Nella misura in cui non c’è un facile coordinamento dei giochi, quindi i privati vanno per conto loro, se io prevedo un’azione di politica economica e se prevedo un default di un determinato paese si fa speculazione.
Fare speculazione aumenta la crisi (quelle che è avvenuto), e l’azione di policy non ha esito e ancora oggi tutte le azioni da parte della BCE non hanno esito, perché gli speculatori finanziari hanno un grosso peso.
Quindi l’azione dei governi dipendono molti da quelle degli altri attori, quindi anche il governo partecipa al gioco con questi ultimi, quindi non è più una politica economica esogena.
- Estrapolative: ponderare la probabilità che la propria aspettativa si verifichi.
Diventa importante comprendere tutto ciò, individuare gli obblighi che pesano sulle scelte dei decisori pubblici e analizzare le loro risposte in situazione di conflitto di interessi invece di determinare la soluzione di first best.
La riflessione attuale sulla politica economica attinge a questi tre approcci (normativa, positiva e political economy). L’economia positiva resta alla base dell’analisi delle decisioni pubbliche.
NB: la politica fiscale è una politica reale, è diretta e agisce sulle variabili effettive.
L’economia normativa è cosciente dei propri limiti e la political economy fornisce spiegazioni utili al fine di apprendere la dimensione economica della riforma delle istituzioni nazionali e internazionali.
1.2 Qual è il ruolo della politica economica?
La politica monetaria è non reale, agisce sulle variabili monetarie per arrivare alle variabili effettive. Dipende da r e y disponibile e alla propensione marginale all’investimento.
I principali compiti dei decisori di politica economica:
- Definire e applicare le regole del gioco economico: definiscono il quadro all’interno del quale gli agenti privati assumono le proprie decisioni: protezione dei consumatori, politica della concorrenza, controllo delle banche ecc…
- Tassare e spendere: la spesa pubblica (corrente, non in conto capitale), 40 anni fa era molto bassa, mentre oggi è molto elevata. Oggi rappresenta circa la metà del PIL nei paesi dell’Europa continentale e un terzo del PIL del Regno Unito, degli USA e del Giappone (capace di sostenerlo internamente). Le decisioni di bilancio colpiscono il reddito delle famiglie e delle imprese attraverso le imposte e la sicurezza sociale, la produttività attraverso le spese per le infrastrutture, l’istruzione ecc…
Y = C + I + G + (X - M) con G = T abbiamo il pareggio di bilancio, se G > T saldo negativo e bisogna aumentare T e se G < T saldo positivo di bilancio, le entrate sono maggiori delle spese.
- Emettere moneta e regolarne l’offerta: la scelta di un regime monetario e di cambio è una decisione importante. La definizione e la realizzazione di politica monetaria dipendono dalla Banca Centrale, che è responsabile della fissazione dei tassi di interesse, del mantenimento del valore di moneta e della disponibilità di liquidità per il settore bancario. Inoltre, all’interno della UE il regime di tasso di cambio è fisso e irrevocabile, e la BC non può emettere tutta la moneta che vuole se no potrebbe esserci inflazione.
La politica economica guarda il LP (realizzazione della piena occupazione dei fattori produttivi) ma gli interventi di policy servono a spronare l’economia nel BP. Comunque sia anche se tutto il fattore lavoro fosse impegnato, si tratta di capire se il capitale fisico di una nazione è tutto impegnato.
Il valore di una nazione è composto anche da infrastrutture, tecnologie e risorse nazionali e la produttività marginale di K risente dell’innovazione, tecnologie ecc…
- Produrre beni e servizi: il settore pubblico interviene quando c’è necessità di creare o offrire un bene non offerto o creato dei privati. Per esempio nella crisi del 2007-2008 ha condotto a un’operazione di politica economica: portò gli stati a ricapitalizzare le banche e le banche centrali a fornire loro liquidità.
- Risolvere i problemi (o pretendere di farlo): i ministri possono pur sempre cercare di influenzare le decisioni private o almeno darne l’illusione, anche se molti problemi sono fuori dalla loro portata. Problemi intesi come chiusura delle fabbriche, disordini dei mercati finanziari, negoziazioni salariali ecc…
- Negoziare accordi con altri paesi: viviamo in un’economia aperta e non possiamo pensare a mercati autarchici. I governi negoziano in tema di liberalizzazione commerciale o di definizione delle regole internazionali, partecipano alla governance delle istituzioni regionali e mondiali e a forum informali (G8, G7 ecc…) dove si accordano sulle sfide globali ecc…
In effetti, la politica economica ha delle accezioni diverse da paese a paese ed è quindi specifica di ogni paese rispondendo a ciascuna caratteristica dei paesi.
Essa ha obiettivi macroeconomici come la crescita del reddito nazionale, il controllo e l’aumento dell’occupazione, l’inflazione, il livello degli investimenti, ma tiene conto anche dei come gli agenti micro influenzano aspetti macro e viceversa.
Cerca anche di aumentare la domanda (Y = C + I + G + (X - M), domanda programmata diventa effettiva solo quando offerta = domanda).
Es.: negli USA le discussioni di politica economica si incentrano soprattutto sulla fissazione di tassi di interesse che decide la FED, si tiene conto delle reazioni del congresso alle proposte del presidente sulle decisioni di politica fiscale, riforma dell’istruzione ecc…
Nell’UE sono le riforme strutturali il tema centrale del dibattito, riforme che fanno riferimento alle scuole, sanità, sicurezza sociale, pensioni ecc… sono quelle riforme che cercano di cambiare ciò che istituzionalmente si è realizzato nel corso degli anni (per esempio si è arrivati al contratto di lavoro).
Le riforme strutturali hanno due obiettivi: la maggiore efficienza e la tendenziale convergenza dei singoli paesi.
In Europa orientale, Cina e nelle economie emergenti domina una dinamica del mercato e la privatizzazione delle imprese di stato, mentre in Argentina, Brasile ecc… il controllo dell’inflazione, prevenzione della crisi ecc…
A. Una rappresentazione semplificata della politica economica
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